Amsterdam LIVE (Part 1): 15 momenti imperdibili dai concerti di Drake, The Weeknd e Bastille

Drake, The Weekend, Bastille

Foto: tumblr.com – weheartit.com

Potrei iniziare questo post piangendomi addosso per l’immenso ritardo con cui pubblico questo mash-up di recensioni ma voglio adottare una winning attitude e dire meglio tardi che mai fosse solo perché sto sorseggiando un cappuccino XL mentre la città dei mulini si sveglia con gli occhi bistratti e stropicciati.

Dando per scontato il vostro perdono, eccomi qui pronta a ripercorrere gli ultimi concerti che mi hanno vista protagonista (tra il pubblico) nel mese di marzo 2014 – il mese pazzo per eccellenza, quello dei cambiamenti, della primavera, del mare in tempesta dove la musica sembra uno dei pochi scogli a cui aggrapparsi.

Pare sia stato un mese ricco di performance tutte al maschile: la prima settimana Drake con la partecipazione di The Weeknd allo Ziggo Dome, la seconda i Bastille all’Heineken Music Hall e l’ultima i Boyce Avenue al Paradiso (raccontati nella seconda parte del post che, mea culpa, è ancora tra le bozze di questo blog). Unico rimpianto: essermi persa quello dei tre re dell’R&B ovvero Tyrese, Ginuwine & Tank. Ma, giusto perché sono in vena di proverbi, non si può avere tutto dalla vita. Anche se lo trovo estremamente ingiusto.

Ad ogni modo, qui sotto trovate recensioni, foto e video per (ri)vivere con me gli highlight delle serate – un modo per mettere nero su bianco i ricordi ed essere sicura di non dimenticarli.


DRAKE (feat. THE WEEKND)

5 MARZO 2014 @ ZIGGO DOME

#1. LA SELFIE PER BENEDIRE IL CONCERTO

Ovvero, la #DrizzyCrew in tutto il suo splendore. Un ringraziamento particolare a Ciccio, Byro e Lauretta per essere stati i miei compagni di avventura.

Drizzy Crew

#2. L’APERTURA OMG DI THE WEEKND

Per chi non lo conoscesse, cantante R&B canadese con due album all’attivo portato al successo grazie al suo innegabile talento e alla sua amicizia con Drake. La voce di The Weeknd sarebbe in grado di far sciogliere chiunque – sulle note più alte mi ricorda il grandissimo Michael Jackson, con quel timbro maschile ma non troppo, un timbro magnetico che destabilizza e affascina al tempo stesso. Sensualità a livello puro in ogni sua canzone – la più conosciuta è Wicked Games, anthem del fedifrago DOC.

#3. LINGRESSO DI DRAKE

Per chi non lo conoscesse, rapper canadese in cima alle classifiche di tutto il mondo, noto alle cronache rosa per il triangolo amoroso Rihanna/Chris Brown/Drake (a proposito, la signorina era tra il pubblico). Sulle note di Headlines, l’ombra di Drake viene riflessa su un telo che continua a cambiare colore. Minimalista ma ad effetto.

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

#4. IL MOMENTO IT’S GETTING HOT IN HERE 

Ovvero il duetto con The Weeknd su Crew Love. Uno dei miei momenti preferiti dell’intera serata – il compromesso perfetto, la miscela perfetta. Nessun istituto di ricerca sui comportamenti sessuali sarebbe stato in grado di contare i feromoni sprigionati nell’aria in quei 5 minuti.

#5. IL MOMENTO OMMIODDIO-DRAKE-HA-GUARDATO-PROPRIO-ME

I cantanti più furbetti lo fanno sempre: all’interno del concerto trovano sempre un momento per rafforzare il loro rapporto con i fan e lo fanno nei modi più disparati. Quello di Drake dura almeno mezz’ora e lo vede su una piattaforma posta sopra le nostre teste che, muovendosi, riesce a raggiungere praticamente tutte le 18.000 anime presenti allo Ziggo Dome. Più facile da vedere che da spiegare (e per questo si ringrazia chi ha inventato l’arte della fotografia). Non solo, ma pare che Drake abbia una vista da falco dato che è capace di improvvisare freestyle descrivendo le persone che si trova di fronte: Hey tu con la maglietta blu e le scarpe luccicanti e i capelli rossi con la frangia di lato, ti vedo.. – Ma dai? Insomma, gran bella cosa Drake – soprattutto il momento accendini (aka cellulari), però potevi far durare il tutto 10 minuti, ti avremmo voluto bene lo stesso.

Drake @ Ziggo Dome

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

#6. IL MOMENTO CHI E’ QUELLA STR**** SUL PALCO?

Perché quello è il momento bipolare per eccellenza. Fanno salire sul palco una fan che sta lì imbambolata a guardare a meno di 1 metro di distanza le labbra del cantante in questione che, per l’occasione, le sta dedicando la canzone più piaciona del suo ultimo album (ndr: Hold On, We’re Going Home). Tu che invece sei tra il pubblico da buona sfigata non sai se immedesimarti e mettere alla prova i tuoi sovracuti urlando woohoo per 10 secondi di fila OPPURE invidiarla e ripassare la lista delle parolacce che con tanta devozione hai imparato durante le tue sessioni di “fammi chiedere agli amici come si dice in inglese…”. Appena però realizzi che la fortunella indossa una t-shirt con su scritto H.O.E. e Drake le sta cantando ‘cause you’re a good girl and you know it decidi di mettere alla prova i tuoi muscoli facciali e scoppiare a ridere come se non ci fosse un domani.

#7. L’USCITA DI DRAKE

Impossibile non finire con Started from the Bottom. L’intera venue è in visibilio tra coriandoli, fuochi d’artificio, luci psichedeliche e applausi ad oltranza. Si torna a casa ampiamente soddisfatti: ebbravo Drake.

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari


BASTILLE

12 MARZO 2014 @ HEINEKEN MUSIC HALL

#8. MERRY XMAS!

Ovvero quando ricevi dal tuo moroso il biglietto del concerto come regalo di Natale – dopo avergli fatto una testa tanto ascoltando l’intero album dei Bastille per tre volte di seguito nell’arco di un solo pomeriggio. Perché i Bastille sono uno di quei gruppi di cui ti innamori perdutamente e soprattutto all’improvviso senza una particolare spiegazione e che, diventando l’infatuazione del momento, si tramutano in droga musicale che DEVI ascoltare per ritrovare il buonumore. Ho conosciuto la loro musica i primi di dicembre e al concerto ero in grado di cantare a memoria ogni loro canzone. Questa sì che è devozione!

Bastille @ HMH

#9. IL MOMENTO SPERIAMO CHE VI PIACCIA

Ok, questo è il momento in cui il pubblico si divide a metà: c’è chi scalpita perché ha a disposizione una canzone nuova di zecca con cui provare ad immedesimarsi e chi invece sbuffa perché non sa le parole e non ha voglia di concentrarsi per quell’arco di tempo cercando di adattarsi ad una melodia sconosciuta e a lyrics mai sentite prima. Io in quel caso rientro nel primo gruppo e mi innamoro all’istante di Blame che, per l’occasione, viene accompagnata da luci spettacolari che sembrano muovere Dan Smith, il leader del gruppo, su prospettive e altezze diverse a ritmo di batteria.

#10. IL MOMENTO KLEENEX

Speriamo vi stiate divertendo e ci scusiamo in anticipo se questa sarà la canzone più deprimente dell’intero concerto: è così che viene introdotta Oblivion, una delle mie canzoni preferite di Bad Blood. Modestia a parte, si tratta di una canzone potentissima a livello di testo e atmosfera, ancora di più se si ha la fortuna di ascoltarla live. Mi perdo nel tunnel di luci e sensazioni mentre scavo nella borsa alla ricerca di fazzoletti 100% resistenti.

#11. IL MOMENTO DELLA VERITA’

Ed ora canteremo These Streets, la canzone che ho più a cuore dell’intero album. E improvvisamente ritorni 15enne gongolandoti del fatto che il leader del gruppo ha appena confessato la sua canzone preferita e da quel giorno, ogni volta che la ascolterai, non sarà più la stessa. DAN TV1MDB.

Bastille @ HMH

Foto: nufoto.nl

#12. IL MOMENTO CHE ASPETTAVI

Ovvero quello della canzone che ti gasa più di tutte, quella che più di tutte sprigiona ossitocina e ti fa raggiungere lo stadio supremo del benessere. Per me ha il nome di Things We Lost In The Fire e ha la capacità di far scatenare la mia immaginazione a più non posso ogni volta che l’ascolto. Ovviamente questo è anche il momento multitasking per eccellenza dove devi tenere a bada il tuo entusiasmo per ricordarti di schiacciare Record sul cellulare. Mica semplice.

#13. LE CANZONI TROPPO CORTE vs LA COCCOLOSITA’ DI DAN

Quando ascolti l’album non ci fai caso ma durante il concerto, quando solitamente si dà spazio alla rivisitazione e all’allungamento di alcuni brani, le canzoni dei Bastille risultano davvero troppo corte. 3 minuti scarsi a canzone e il concerto sembra volare. Forse nessuno gliel’ha mai fatto presente, forse è il loro primo vero tour e si potrebbe chiudere un occhio (o un orecchio) ma alla decima canzone ti sembra di averne ascoltate solo tre e vuoi protestare perché non è giusto che le cose belle durino così poco. A compensare questa mancanza ci pensa però l’infinita dolcezza di Dan – credo che non ci sia persona più umile e modesta di questo ragazzo all’interno del mondo musicale. Anche nelle interviste che rilascia a radio e giornali non fa altro che sottolineare il suo essere ordinario. Ricordo una sua frase quando gli venne chiesta la sua opinione sulla canzone Flaws e la sua risposta fu: Everything about me is a flaw (Tutto ciò che mi riguarda è un difetto). Roba che vorresti abbracciarlo a mo’ di teddy bear e non lasciarlo più. Tornando al concerto, questo suo lato era assolutamente visibile anche sul palco. Nonostante si sia scatenato come un pazzo ci siamo sentiti dire I am a terrible dancer e alla fine di ogni canzone Thank you so much veniva ripetuto almeno 4 volte di fila. Insomma, il mio livello di glucosio nel sangue non è mai stato così alto.

Bastille @ HMH

Foto: wenn.com

#14. L’ACCENTO SUPER BRITISH DI DAN

FANK YOU SO MUCH lo dico io ogni volta che apre bocca.

#15. LA PREVEDIBILITA’ DEL GRAN FINALE (CON PERDONO)

Insomma, già lo sai che Pompeii sarà l’ultima canzone in scaletta – a mio parere la canzone più bruttina (e sopravvalutata) di Bad Blood. Quindi non è che la aspettassi impaziente come il punto 12). Nonostante tutto, Dan & co. hanno saputo mediare iniziando con Of The Night, mash-up di due stra-famosissime canzoni dance anni ’90 – Rhythm is a Dancer degli Snap! e The Rhythm of the Night di Corona, facendo saltare il pubblico sul ritornello.

E visto che il nome alla francese me lo permette: CHAPEAU. Ma di quelli grandi e imprevedibili alla Pharrell se no non vale.

 (To be continued..)

Dedicato agli amanti dell’R&B vecchio stile: Joe LIVE @ Melkweg, Amsterdam [RECENSIONE]

stupiddopecom

Lo so che mi capite. Sì, dico a voi amanti dell’R&B vecchio stile. So che leggendo questa recensione potrete comprendere tutto il mio entusiasmo, la mia gioia infinita, quel groviglio di sensazioni positive nello stomaco. Un po’ come quando passano alla radio il vostro pezzo preferito mentre guidate con il finestrino abbassato e il vento tra i capelli. Un po’ come quando uscite la sera senza avere nessuna aspettativa e vi ritrovate tra le mani i ricordi della serata più grandiosa della vostra vita. O quando incontrate la persona che vi fa battere il cuore, quando ricevete una telefonata inaspettata o partite per un lungo viaggio. Insomma.. la Felicità (con la F maiuscola), quella della serendipity e delle piccole cose.

Ecco, è così che mi sento quando ascolto il Rhythm & Blues, quello di fine anni ’90 inizio anni zero-zero. Quei beat sincopati dove ogni basso, ogni cassa è un colpo al cuore, dove i ti-prego-torna e i non-vivo-senza-te sono assicurati e il sesso è sensuale e mai volgare.

Insomma, mettetemi un beat di quel genere a tutto volume e parto per mondi lontani e inesplorati. Da Bobby Valentino a Brian McKnight, passando per Maxwell, Jamie Foxx e Tyrese fino ad arrivare ad Aaliyah, Donell Jones e Ginuwine. Ecco, mescolando per bene, tra gli altri, trovate anche lui: JOE. No, nessun Satriani, nessun Cocker. Semplicemente Joe. O Joe Thomas, se proprio insistete. Un nome pulito, come la sua voce. Qualcosa di avvolgente, una coccola per l’anima che dà il meglio di sé sulle note alte, quando quel graffio gentile esce dal suo nascondiglio e provoca brividi tra collo e schiena.

urbanbackdropcom

Un vero gentleman, elegante ma anche provocante, quel poco che basta per accendere i pensieri proibiti delle donzelle presenti in sala. Al Melkweg (tradotto: Via Lattea), mitica venue per serate e concerti in quel di Amsterdam, martedì sera maggior parte del pubblico era femminile, ma sono comunque rimasta piacevolmente colpita dalla presenza di numerosi maschietti trenta-quarantenni. Già me li vedo, lì a rimpiangere i “vecchi” tempi in cui per prendere il numero di telefono della ragazza in questione cercavano in tasca un foglietto di carta e al bar più vicino una penna che scrivesse. E una volta tornati a casa provavano a chiamare con, in sottofondo, la canzone R&B del momento sperando fortemente che non rispondesse la madre.

E’ con Where You At, probabilmente la mia traccia preferita, che le luci si spengono e Joe fa il suo ingresso sul palco. Pubblico in visibilio, urla a non finire che nemmeno i peggiori film dell’orrore. Se non ci credete aspettate di dare un’occhiata al video che trovate a fine recensione. Nemmeno il tempo di pensare che ci si ritrova immersi in un’altra, bellissima canzone: If I Was Your Man. E da lì inizia un vero e proprio “calvario” con Joe che lancia asciugamani alla folla e accenna qualche passo di danza. Uno di quegli artisti che quando racconti il concerto ai tuoi amici non puoi far altro che dire: “Ti giuro, sembrava di ascoltare il CD“. Mai una nota fuori posto, mai un minimo errore. E no, non era in playback se non per qualche coro qua e là. Anche se, diciamo la verità caro Joe, una live band avrebbe completato il quadro.

Si spazia tra passato remoto e passato recente per scovare qualche bella perla tra cui le grandiose Stutter, Don’t Wanna Be a Player e Ride Wit Me. Sì, quella Ride Wit Me (no, l’acca non c’è) su cui abbiamo passato ore nei club a dondolarci sopra. Standing ovation su All The Things (Your Man Won’t Do) e la recentissima I’d Rather Have a Love. Da fine anni ’90 con I Wanna Know, dolcissima ballad, si passa ai primi anni 2000 con Let’s Stay Home Tonight per concludere con il bis di If I Was Your Man e la promessa che tornerà presto con una band dal vivo (ah ecco).

Note negative? La durata. Un’ora è troppo poco: il pubblico si è appena scaldato che tac.. finisce la magia. Insomma Joe, con 10 album alle spalle vuol dire sì e no una canzone ad album e, se proprio vogliamo dircelo, di canzoni belle e famose, come asso nella manica, ne hai almeno una ventina. Piacevole sorpresa? La parentesi acustica che l’ha visto imbracciare una chitarra e cantare un medley dei pezzi più famosi in maniera praticamente impeccabile. Prova che oltre ad essere cantante e autore è anche un eccellente musicista.

Non ci giriamo attorno: il ragazzo ne sa ed è in giro dal 1993, anno di pubblicazione di Everything, suo primo album. E sa come far breccia nel cuore degli innamorati senza troppi sforzi. E parlo degli innamorati dell’amore, della musica, di quel sound che oggigiorno è difficile trovare, così puro e semplice, senza autotune né contaminazioni dance. Ascolti una sua canzone e torni indietro con la mente: a tempi passati e ad amori finiti, a promesse infrante e a quelle mantenute, torni indietro a ciò che eri. Che poi, non importa come-quando-dove, ma ha contribuito a tutto ciò che sei. ORA.

E allora è a voi, amanti dell’R&B vecchio stampo e dei calici di vino rosso davanti ad un camino, è a voi che dedico il miglior sorriso piacione di Mister Joe Thomas, lo stesso che indosso quando ascolto la sua musica e la musica di chi come lui ha contribuito a farmi amare follemente questo genere musicale. E la vita, quando “ricordo di ricordarmi” quanto magnifica sia.

joe04

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English Review by @MissSpence91 

Time laps, tastes change, emotions are felt and the music world undergoes deep transformations. Almost 7 years on, I am still listening to Joe Thomas; despite the changes within the music industry, old albums never change and Joe has always remained to be one of my most favored artists. On Tuesday night me and my friend Ilaria went to see him perform live in Amsterdam. The set consisted of Where You At, If I Was Your Man, All the Things and so on. I was really surprised that he did not perform songs from his Signature or Joe Thomas albums. Besides the random choice of songs, he was full of energy and proved that he’s a true artist. However, after 45 minutes of intense songs, the set was over and he left. When it was all over, I really couldn’t believe how short it was. Besides the cut off, he was exceptional good and sounded exactly as he does on his album. If you have the opportunity to see Joe during this, don’t think twice: he is the real deal!

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Jovanotti a Milano: Il Grande Party di San Siro [RECENSIONE]

Jovanotti

jovanotti.it

Geniale. Geniale è la parola che mi viene da associare a Lorenzo. Un marasma di colori, allegria, buonumore. Così tanta spensieratezza che riesci a goderti anche i brani più intimi e malinconici con altrettanta attesa. Penso che se l’arcobaleno potesse prender vita finirebbe per chiamarsi Jovanotti – con tutte le sue sfumature, i suoi passaggi cromatici, la sua rivoluzione pacifica.

Assistere ad un suo concerto sarebbe grandioso, pensavo fino a ieri pomeriggio. Ma assistere ad un suo concerto in uno stadio va oltre a tutto ciò che mi sarei potuta immaginare.

500 m² di schermo sapientemente utilizzato per diventare parte integrante dello show: i video proposti e gli effetti utilizzati calzavano a pennello con la scaletta proposta. Un viaggio dentro la testa di Lorenzo, per proporci le sue perle dalla sua prospettiva. Perché Lorenzo ci tiene a farci sapere cosa passa per la sua testa, come vive le sue stesse canzoni, cosa si immagina quando scrive un pezzo, quando di notte un ritornello fa capolino così, per caso.

Un’esperienza a 360°, una corsa adrenalinica sulle montagne russe, di quelle che ti sballottolano così tanto che tutto quello che puoi fare è ridere, ridere, ridere e pensare a quanto bella sia la vita. Bambini, anziani, famiglie intere: una grande festa senza selezione all’entrata. O forse sì: si accettano solo spettatori che pensano positivo – o che perlomeno vogliono provarci, nonostante tutto.

Dopo gli Opening Act (Il Cile, Tre Allegri Ragazzi Morti, Pink is Punk), Lorenzo non si fa aspettare: alle 9.02, in puro Django style, fa la sua entrata di rosso-giallo-blu vestito. Milano è alle sue spalle e gode ancora degli ultimi momenti di luce. L’accoppiata Tramonto + Jova non fa una piega: una libidine – come avrebbe detto lui qualche anno fa. Ed è proprio con Ciao Mamma che si regala alla folla in visibilio, facendo seguire Megamix, Mix, Gimme Five e Non M’Annoio. Lorenzo parte dal principio prendendoci per mano e facendoci fare un salto pazzesco fino ai giorni nostri, uno di quei salti che ti facevano fare da bambino, quando ti trovavi in mezzo a due adulti che per farti salire sul marciapiede ti sollevavano tenendoti per mano e a te sembrava di aver fatto il salto più incredibile del mondo.

Jovanotti

facebook.com/lorenzo.jovanotti.cherubini

Con un balzo si arriva quindi a Tensione Evolutiva, in un gioco di luci ed effetti incredibile. Safari mi rapisce il cuore e mi accorgo di essere ormai stata risucchiata nel vortice Jovanotti e di non volerne uscire tanto facilmente. Con il blocco Mezzogiorno, La Mia Moto, Serenata Rap e Questa è la Mia Casa la giostra continua in senso antiorario, facendoci sorridere mentre pensiamo a quanto sia cresciuto quel ragazzotto che a fine anni ’80 impazzava nelle radio con in testa un cappellino storto e centomila pazze idee da coltivare. Con Mi Fido Di Te Lorenzo guarda al cielo e mi ritrovo con quel magone in gola che non sai se tenere lì o lasciare esplodere. La sua emozione è la nostra. Lorenzo riesce a parlare ai cuori, ne è consapevole ma non ne approfitta mai. Ci saluta mentre la canzone si conclude e torna con un cambio d’abito per regalarci Gente della Notte e Piove, mentre il cielo di Milano decide di regalargli una leggera pioggerellina, quasi fosse un effetto scenico voluto e previsto. Come faccia il Jova a mettere d’accordo l’intero universo non è dato sapere.

Si torna al presente con Tutto L’Amore Che Ho, La Notte dei Desideri e Ti Porto Via Con Me che tutto lo stadio balla senza pensare al domani, perché in fondo abbiamo sempre la speranza di poter ribaltare il mondo, un-giorno-chissà. Lorenzo ci racconta un piccolo aneddoto di lui bambino, di quando in famiglia si comprava La Settimana Enigmistica e lui tralasciava le parole crociate, i rebus e gli indovinelli per l’unica cosa che gli interessasse davvero: unire i puntini. Dall’1 al 30 per formare un’astronave, una giraffa, un uomo con la tavola da surf. E quando scopre Internet ascolta il discorso di Steve Jobs fatto alla Standford University (“The first story is about connecting the dots..“) e pensa che pensarla come lui sia un pensiero fantastico. Nella vita però può capitare che qualche puntino resti fuori, che non sia possibile collegarli tutti con precisione, facendo sempre quadrare tutto, facendo in modo che tutto sia perfetto. E allora Lorenzo ci confida che un po’ gli dispiace per quel 49 che rimane fuori, per quel 16 che si è perso per strada. Ma che, nonostante tutto, siamo qui e questo è ciò che importa. Ce lo ricorda intonando Ora, una poesia che ha la capacità di far riflettere, sorridere e piangere in soli 4 minuti.

Jovanotti

@IZ2SWM

E poi in ogni concerto arriva “quel momento”, quella canzone che ti muove qualche strana corda che non sai spiegare, che non sei in grado di comprendere totalmente, quella canzone che senti tua e basta. Il mio momento arriva con Le Tasche Piene di Sassi, che ogni volta che l’ascolto qualche lacrima scende e mi coccola e io semplicemente non so spiegare perché. Con gli occhi appannati riesco a godermi anche Terra Degli Uomini, un altro di quei tesori preziosi che brillano di luce propria. Ci si asciuga le guance tornando a ballare con Tanto, Io Danzo, Muoviti Muoviti e Una Tribù Che Balla dove uno-cento-mille Jovanotti si muovono a ritmo sul grande schermo, come a voler simulare tutti noi che siamo lì per spazzar via dalle spalle qualche pensiero di troppo, di quelli che fanno una gran polvere.

Con il blocco Bella, Raggio Di Sole, Baciami Ancora e A Te si canta a memoria e ci si sente più leggeri, mentre Lorenzo manda un saluto alla moglie e alla figlia presenti in sala. In dirittura di arrivo, il viaggio prosegue con Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang e la bomba ad orologeria: L’Ombelico del Mondo che vede Lorenzo al centro del palco (a forma di piovra, che circonda tutto il prato di San Siro) dare inizio alle danze con un grande tamburo colorato. Come abbia fatto questo pezzo a non stancarmi mai – correva l’anno 1995, non riesco proprio a spiegarmelo.

È con Ragazzo Fortunato e Penso Positivo che il concerto si conclude, fermo lì in un punto lontano, ancorato al passato, quasi a volerci dimostrare una volta per tutte che lui è sempre il Peter Pan di allora. Perché per conservare dentro l’anima tutta quell’energia, tutta quella creatività, il segreto è uno solo: bisogna sempre restare un po’ bambini. Perché è la vita che ci fotte, sono le responsabilità, gli impegni. Bisogna maturare ma restare sempre un po’ lì, come in un limbo da cui non puoi uscire perché qualcuno, chissà chi, ha buttato via la chiave.

Jovanotti

@ignaziodilauro

La pioggia alla fine non ha avuto la meglio e anche se l’avesse avuta l’avremmo benedetta. Perché ci sono quei momenti in cui il chissenefrega vince su tutto, quei momenti in cui vuoi goderti l’istante e svuotare la mente. Quei momenti in cui sei felice di esserci e sia come sia.

Perché come la poesia di Charles Bukowski pubblicata da Lorenzo qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook: “Non puoi sconfiggere la morte, ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.

Ora lo so..

Se l’arcobaleno potesse prender vita, finirebbe per chiamarsi Jovanotti.

Jovanotti

@fantasie84

SCALETTA:

Ciao Mamma
Megamix
Mix
Gimme Five
Non M’Annoio
Tensione Evolutiva
Safari
Mezzogiorno
La Mia Moto
Serenata Rap
Questa è la Mia Casa
Mi Fido Di Te
Gente della Notte
Piove
Tutto L’Amore Che Ho
La Notte dei Desideri
Ti Porto Via Con Me
Ora
Le Tasche Piene di Sassi
Terra degli Uomini
Tanto
Io Danzo
Muoviti Muoviti
Una Tribù che Balla
Bella
Raggio di Sole
Baciami Ancora
A Te
Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang
L’Ombelico del Mondo
Ragazzo Fortunato
Penso Positivo

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