Sanremo 2013: i 10 momenti memorabili del Festival

Sanremo 2013

C’è chi lo ama seguendolo fedelmente da circa una vita. C’è chi lo odia ma nelle pause, tra una partita di calcio e il blockbuster della rete nemica, non riesce a non dare una sbirciatina, così giusto-per-vedere-chi-vince. Perché, come dice la buon vecchia sigla, volenti o nolenti, Sanremo è Sanremo.

Ma è cambiato qualcosa rispetto alle edizioni passate? Se sì, cosa?

Sostanzialmente poco ma quel poco è cambiato parecchio. Tanto per iniziare nessuna soubrette che mostra cosce senza dare aria alla bocca ma una grande, grandissima Luciana Littizzetto che avrebbe potuto condurre l’intero Festival anche da sola: una boccata d’aria fresca, finalmente qualcuno che si è “permessa” di sdoganare il (finto) bigottismo di un’Italia che fa di tutto per mostrare ciò che non è. Dal punto di vista musicale, i cantanti hanno avuto la doppia possibilità di farsi conoscere portando in gara 2 canzoni di cui 1 eliminata da pubblico e giuria durante la prima serata. Nessun duetto internazionale per i BIG ma una puntata interamente dedicata alle canzoni del passato – qui più che andare avanti si son fatti 10 passi indietro.

Quali sono stati però i migliori momenti del Festival? Ripercorriamoli insieme!

♕ TOP 10 ♕

10. Il Ragazzo della Via Gluck versione reggae (by Almamegretta) e Luce versione jazz (by Raphael Gualazzi)

09. I travestimenti di Elio e le Storie Tese (memorabile quella da Papa)

08. La dichiarazione d’amore e di matrimonio di una coppia omosessuale, volata successivamente a New York per sposarsi il giorno di San Valentino

07. A Bocca Chiusa mimata con il linguaggio dei segni da Daniele Silvestri, Renato Vicini e tutta l’orchestra

06. I 40 minuti di monologo di Maurizio Crozza che ci ha ricordato che viviamo in un Paese incapace di aprire gli occhi

05. Le battute pungenti, scomode e irriverenti dell’immensa Luciana Littizzetto (e le imitazioni di Fabio Fazio, unico aspetto che salvo della sua conduzione)

04. Lo spessore e l’immensità di ospiti come Asaf Avidan, Antony and the Johnsons, Stefano Bollani, Caetano Veloso, Birdy, Andrea e Amos Bocelli

03. Il tripudio di tweet (ugualmente perfidi e brillanti) con hashtag #Sanremo2013, #sanctusremus, #spamremo

02. Elio che, durante l’ultima puntata, sbaglia l’ultima nota de La Canzone Mononota, l’unica a non essere un DO

01. Il monologo di Luciana Littizzetto contro la violenza sulle donne e la danza di One Billion Rising

One Billion Rising - Sanremo 2013

One Billion Rising | movieplayer.it

LE MIE CANZONI PREFERITE
♬ BIG ♬

In quanto a qualità, qualcosina in più rispetto alle passate edizioni si è sentito, ma non abbastanza se consideriamo l’importanza che viene data a questa manifestazione canora. La mia grande scommessa era Chiara, reduce dalla sua vittoria a X Factor. Purtroppo Zampaglione e Bianconi me l’hanno invecchiata di almeno 10 anni. Peccato perché lei, nonostante fosse evidentemente raffreddata ed emozionatissima, è stata vocalmente eccelsa. L’altro occhio di riguardo era per Raphael Gualazzi che personalmente ammiro a dismisura, in particolar modo come musicista. A differenza di pubblico e giuria, io avrei scelto Senza Ritegno come canzone da tenere in gara, decisamente più sperimentale di Sai (Ci Basta Un Sogno).

Impossibile non citare La Canzone Mononota di Elio e le Storie Tese, un vero e proprio esercizio musicale. Incompresa dalle orecchie più pigre, il brano degli Elii risulta essere di una difficoltà non indifferente: cambi di ritmo, velocità, mood ed entrate a sorpresa (l’inno di Cuba su tutti) caratterizzano l’intera durata del pezzo, che sulla Rete pare essere quello che ha riscosso più successo. Grande ammirazione per il duo Molinari-Cincotti, capaci di ravvivare una scaletta che pareva pendere o verso la ballad struggente o verso la canzone folkloristica zumpappà. E big up per il coraggio di Simona per quanto riguarda la scelta degli outfit, opinabili ma da “why not?” al tempo stesso.

Pollice verso per la soporifera Maria Nazionale che, con un cognome così importante, sembra essere la perfetta metafora di un Belpaese addormentato e poco vigile. Come non menzionare il vincitore Marco Mengoni (che si aggiudica anche la partecipazione all’Eurovision Song Contest)? Con la sua L’Essenziale è riuscito a confezionare, insieme al bravo Casalino e a De Benedittis, un pezzo piacevole, forse “già sentito” ma non per questo non meritevole. Tutti gli altri? Sufficienti, chi più chi meno.

Elio e le Storie Tese

Elio e le Storie Tese | repubblica.it

LE MIE CANZONI PREFERITE
♬ GIOVANI ♬

Impossibile non notare, quest’anno, la bravura degli 8 giovani in gara, agguerriti e con una gran voglia di esprimersi. La maggior parte delle canzoni sono state scritte esclusivamente da loro stessi e questo rende ancora più onore a questi piccoli grandi cantanti. A parte qualche rara eccezione, devo ammettere che ho apprezzato moltissimo tutti i brani proposti. Il mio occhio di riguardo era per Il Cile (che ho recentemente visto live a Milano e di cui ho adorato il primo, eccellente lavoro) e per Andrea Nardinocchi, fresco e frizzante, con un album appena uscito che non vedo l’ora di ascoltare. Ma non disdegno nemmeno Ilaria Porceddu né il vincitore Antonio Maggio, entrambi provenienti dalle prime edizioni di X Factor.

Giovani - Sanremo 2013

Giovani 2013 | radiopico.it

Un Sanremo comunque piacevole: 2 conduttori piacevoli, 22 canzoni piacevoli. Fin qui tutto ok. Sono i premi della critica che, beffardi, parlano chiaro: “paradossalmente” miglior testo a Le Parole Non Servono Più (Il Cile) e “paradossalmente” miglior arrangiamento a La Canzone Mononota (Elio e le Storie Tese).

Insomma, la morale qui è una sola: mai giudicare dalle apparenze.
Andare a fondo potrebbe riservarvi delle grandi sorprese.

Sanremo 2013, Classifica Finale

CLASSIFICA FINALE • tvblog.it

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Duetti internazionali a Sanremo 2012: gli IN & OUT della serata

Grande serata quella di ieri a Sanremo che, azzardando previsioni, probabilmente rimarrà la più bella di tutte e 5 messe insieme. Sul palco dell’Ariston si sono susseguiti 14 duetti con ospiti internazionali di piccolo e grande calibro per omaggiare la musica italiana “tanto amata” all’estero. Ciascun duo ha presentato un classico italiano (vecchio o meno vecchio) rivisitato e tradotto, in parte, in lingua inglese seguito da un secondo pezzo che poteva essere un altro omaggio o un cavallo di battaglia dell’ospite in questione.

Da una parte l’incapacità di conduzione di Gianni Morandi – che non fa altro che leggere sul gobbo e leggere male; la presenza (inutile) di Ivan(k)a Mrazova – che rispetto a Maria De Filippi negli stacchetti sembra una dilettante, e qualche simpatica gag firmata Rocco Papaleo. Dall’altra 14 big della musica accompagnati da altrettanti 14 (un bel po’ più big dei primi) che, a parte qualche strafalcione e stonatura, hanno contribuito (finalmente) ad un momento interessante di condivisione musicale.

Ma chi sono stati gli IN e gli OUT della serata?

>> CHIARA CIVELLO feat. SHAGGY

vanityfair.it

Sì, l’uomo del “pista l’ova l’ova” ha aperto le danze (che con Chiara Civello ferma immobile sembrava più un ballo maschile di lap dance). Shaggy comincia con Boombastic e fin qui tutto bene. Il problema comincia quando i due decidono di intonare la versione inglese di “Io Che Non Vivo” di Pino Donaggio, resa famosa all’estero da Dusty Springfield e, in seguito, da Elvis Presley con il titolo You Don’t Have to Say You Love Me. Ecco: dal sorriso si passa alla nausea, quella pesante. Shaggy raglia come meglio può ma nel cantato è piuttosto inascoltabile mentre continua a cadergli l’occhio sulla scollatura della Civello che intanto pensa “Ma chi me l’ha fatto fare?”.

Voto: 5

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>> SAMUELE BERSANI feat. GORAN BREGOVIC

style.it

Si sa, Bersani è sempre ineccepibile. Poi se gli aggiungiamo l’occhialetto nerd, la bava è assicurata. Ma, con tutto il rispetto che si possa provare per Bregovic, la loro Romagna Mia pare la versione allegra presentata alla sagra della salamella di Inverigo con tanto di coriste della Val Padana in abiti folkloristici. Va meglio quando Bregovic (che comunque a me fa tanto nome di calciatore) intona una sua canzone in lingua gitana insieme ad un cantante le cui sopracciglia risultano più fini di quelle della Orfei. Anche Bersani svela la sua incredulità sul duetto quando Morandi gli fa notare che non si sarebbe mai aspettato una versione del genere.

Voto: 6

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>> NINA ZILLI feat. SKYE

live.tvblog.it

Finalmente un  po’ di tregua per le orecchie che sanguinano (Shaggy ci è davvero andato giù pesante). Mina Zilli, pardon, Nina Zilli si fa accompagnare vocalmente dalla voce vellutata di Skye (frontwoman del gruppo dei Morcheeba) in Never Never Never. Il secondo pezzo è quello che ha consacrato la band al successo (e un vero e proprio omaggio all’Italia): Rome Wasn’t Built in a Day è sempre piacevole da ascoltare e anche se Skye con quel vestitino bianco sembra una bomboniera meringata, chiudiamo un occhio, apriamo un orecchio e la perdoniamo.

Voto: 7.5

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>> MATIA BAZAR feat. AL JARREAU

corriere.it

Chi non lo conosce se lo vede arrivare e pensa ad un vecchietto folle che ti guarda con quegli occhi strampalati e che fa cose assurde con la voce. Al Jarreau, per gli intenditori, è uno dei più grandi cantanti funky-jazz-pop (e chi più ne ha più ne metta) di sempre. Insieme a Silvia dei Matia Bazar si inerpica per note disumane tra gorgoglii e sovracuti facendo a gara a chi ha più note in estensione vocale. Le canzoni proposte sono Speak Softly Love dalla colonna sonora de “Il Padrino” e We’re in This Love Together, brano di Al Jarreau datato 1981.

Voto: 7.5

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>> EMMA feat. GARY GO

musicroom.it

Per un attimo mi è sembrato di veder arrivare Neo di Matrix sul palco dell’Ariston. Poi l’ho rivalutato e improvvisamente mi è sembrato Adrien Brody. Nel preciso istante in cui ha intonato le prime note ho capito che era l’inconfondibile timbro di Gary Go che, oltre al suo successone di qualche anno fa – Wonderful, ha presentato, con l’agguerritissima Emma, Il Paradiso di Mogol-Battisti. Lui è adorabilissimo mentre le tiene la mano, la riempie di attenzioni e prova a cantare in italiano. Lei, più agitata del solito, sbaglia ad entrare sulla strofa e ricicla la camicetta del giorno prima ma la si ama lo stesso.

Voto: 7+

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>> ARISA feat. JOSE’ FELICIANO

musicroom.it

Il livello comincia a salire: sul palco arrivano Arisa e José Feliciano che imbraccia la chitarra e, gaffes di Morandi permettendo, comincia ad intonare (ahimé) Che Sarà dei Ricchi e Poveri. Da sottolineare la delicatezza presente nella voce di Arisa, qualcosa di puro e magico in barba ai mille gridolini e sporcature tipici di tante cantanti. Il bis prevede C’era un Ragazzo che smuove e fa illuminare d’immenso il Gianni nazionale.

Voto: 7/8

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>> FRANCESCO RENGA feat. SERGIO DALMA

vanityfair.it

Poi capita che ti vedi arrivare sul palco due manzi di prima qualità e non capisci più nulla. Loro sono Francesco Renga e Sergio Dalma (cantante spagnolo da me, fino a quel momento, sconosciuto). I due intonano Il Mondo e le loro voci, entrambe bellissime (anche se Renga è evidentemente influenzato), si mescolano alla perfezione. L’apoteosi arriva con Bella Senz’Anima che fa di Sergio Dalma il nuovo Pappalardo-Cocciante versione spagnola. C’è da dire che il suo occhietto vispo e il capello brizzolato lo rendono decisamente più attraente dei due sopra citati. Le donne presenti vorrebbero urlare in coro “E adesso spogliati” ma si limitano a sorridere inebriate.

Voto: 7/8

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>> PIERDAVIDE CARONE & LUCIO DALLA feat. MADS LANGER

musicroom.it

Arriva il momento di zanna bianca: Pierdavide Carone (in cerca di uno studio odontoiatrico) canta Anema e Core insieme a Mads Langer, danese mica male e (siamo seri) voce bellissima. I due sono accompagnati al piano da Lucio Nano Dalla. Dopo l’impegno di Mads che prova a cantare in italiano e ci riesce benissimo, è tempo del suo cavallo di battaglia You’re Not Alone.

Voto: 6/7

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>> IRENE FORNACIARI feat. BRIAN MAY & KERRY ELLIS

newnotizie.it

Ok. Qui si entra nel vivo della serata. Con l’arrivo di Brian May, storico chitarrista dei Queen, Sanremo prende tutta un’altra luce. Per una quindicina di minuti sono riuscita addirittura a credere che Sanremo fosse uno dei festival più riusciti della storia mondiale – ma l’incantesimo è durato davvero poco. Vicino a lui, Irene Fornaciari dà il massimo accompagnata vocalmente anche da Kerry Ellis, voce fenomenale e protagonista del musical We Will Rock You. La canzone scelta è Uno Dei Tanti, sempre del maestro Mogol. Si rasenta la perfezione quando la canzone prende vita grazie alla chitarra di May che trasforma il terzetto nella versione sanremese dei Nightwish! Ne rimango estasiata. Si prosegue con We Will Rock You e un’altra scarica di adrenalina che mi fa credere, giustamente, che questa rimarrà la miglior performance della serata.

Voto: 11

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>> MARLENE KUNTZ feat. PATTI SMITH

newnotizie.it

L’estasi continua quando, insieme ai Marlene, fa il suo ingresso l’inarrivabile Patti Smith che ci regala una meravigliosa versione dell’altrettanto meravigliosa Impressioni di Settembre della Premiata Forneria Marconi. Quasi fosse in punta di piedi, Patti canta ad occhi chiusi risultando comunque perfettamente a suo agio sul pezzo che, verso la fine, si trasforma in una poesia che parla della natura che muore ma che poi, inevitabilmente, ritorna. Il secondo brano è l’immancabile Because The Night che la trasforma a tutti gli effetti nella dea number 1 dell’Ariston. Lei la dedica a Fred Sonic Smith, sposato nel 1980 e venuto a mancare nel 1994. La standing ovation a fine pezzo è spontaneamente obbligatoria.

Voto: 10

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>> LOREDANA BERTE’ & GIGI D’ALESSIO feat. MACY GRAY

corriere.it

Dalle stelle alle stalle, il momento idilliaco è terminato. Solo Macy Gray, inizialmente, sembra riuscire a sollevare la situazione. Appare quasi impaurita dalla Berté ma appena comincia a cantare sembra anche lei mezza storta (o magari stava solo capendo come far fuori entrambi in un colpo solo). La canzone proposta è “casualmente” Almeno Tu Nell’Universo ma sentire D’Alessio intonare le prime note è pari a sentire Fiocco Di Neve cantare l’Hallelujah di Buckley. La seconda canzone non va meglio e Macy Gray, a fine esibizione, vorrebbe scappare a gambe levate ma Morandi la ferma affermando che lei è la “kwin ov sol”. Macy sorride e lo maledice nello stesso momento.

Voto: 5

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>> EUGENIO FINARDI feat. NOA

corriere.it

Si torna ad un livello alto, altissimo e comincio a pensare che, con tutte ste montagne russe, Sanremo sballottola più del Blu Tornado. Meno male che c’è Noa: sublime sarebbe il termine esatto per lei. Pacata, gentile, sorridente, a piedi nudi sul palco e con un italiano pressoché perfetto. Insieme a Eugenio Finardi cantano Torna A Surriento in versione rock e con quartetto d’archi a seguito. Noa parla con Morandi del suo ultimo disco “Noapolis”, un omaggio alla città di Napoli e, come dice lei, al nostro repertorio musicale e culturale (fiuuu, non ha mai sentito D’Alessio). Tra Era de Magg’ e Beautiful That Way (colonna sonora de “La Vita E’ Bella”) la Fata Turchina e Mastro Geppetto ci salutano lasciandoci tutti più felici e contenti.

Voto: 9

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>> DOLCENERA feat. PROFESSOR GREEN

tvblog.it

L’alchimia tra i due è fortissima. Lei, occhietti da volpe e outfit da urlo. Lui, riporto con quintali di gel e tattoo-manifesto sul collo. Il pezzo da loro scelto è Vita Spericolata di Vasco Rossi, ma non si può chiedere tutto dalla vita. La seconda track è il loro singolo di successo pompato a manetta in tutte le radio: Read All About It, ovvero la versione casereccia di Love the Way You Lie portata al successo da Eminem e Rihanna. Dolcenera rimane comunque l’unica in grado di parlare inglese sul palco dell’Ariston e di fare una traduzione simultanea al suo ospite.

Voto: 7+

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>> NOEMI feat. SARAH JANE MORRIS

realityshow.blogosfere.it

L’ultimo duetto vede due voci particolarissime (i super bassi di Sarah Jane Morris e il twang di Noemi) amalgamarsi alla perfezione. Le due cantano Amarsi Un Po’ per poi regalarci una splendida versione acustica di Fast Car di Tracy Chapman. Nonostante i miei occhi brucino alla vista dei capelli di Noemi e del vestito da pavone nero di Sarah Jane (che Morandi, irrecuperabile, chiama Sarah James, chissà perché), quest’ultima accoppiata risulta perfetta per chiudere in bellezza una serata FINALMENTE degna di essere chiamata “62esima edizione del Festival di Sanremo”. Chapeau.

Voto: 8