Il Cile LIVE @ Carroponte Festival: “Il coraggio va sempre premiato” [RECENSIONE]

Il Cile

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Alle parole, alla musica de Il Cile mi ci sono affezionata proprio tanto. Le esamino, le analizzo, do la mia interpretazione e, puntualmente, ogni volta ci trovo dentro mondi diversi, nuove sfumature e segreti di cui non mi ero accorta.

Un contorsionista delle espressioni verbali questo Lorenzo Cilembrini, suo vero nome. Una di quelle nuove voci della musica italiana su cui mi verrebbe da scommettere ad occhi chiusi ed orecchie ben attente, con quel graffio particolare nel timbro che lo rende estremamente interessante.

Perché mentre gli altri cantanti sono impegnati a scegliere la posa plastica con cui aprire il concerto, lui pensa a giocare magistralmente con le sue canzoni insieme al suo pubblico, un pubblico che sta lì perché è andato a sentir suonare un amico. Umiltà, creatività, profondità e anche quella giusta dose di sano scazzo che lo rende ancora più autentico di come ve lo aspettereste.

Va di 4 in 4 Il Cile: dall’Alcatraz di Milano al palco di Sanremo in soli 4 mesi per poi arrivare, dopo altri 4, ad aprire i concerti di Jovanotti allo stadio San Siro davanti ad un tripudio di gente. Che poi, mica è solo fortuna. Il Cile è uno che le cose le fa così bene che lo stesso Jovanotti, dopo aver espresso più volte la stima nei suoi confronti, gli invia un messaggio per chiedergli di essere uno dei suoi Opening Act.

E lì, dopo un palco così importante, viene da chiederti: sarà in grado di ridimensionare la percezione e dare il meglio di sé anche su un palco più modesto, più intimo come quello del Carroponte ieri sera? La risposta è sempre sì. Anzi, te lo vedi nel backstage che saltella cercando di stemperare la tensione che si prova prima di posizionarsi di fronte all’asta di un microfono, siano 20 o 50.000 persone. Quella tensione che si trasforma in adrenalina non appena emetti la prima nota, non appena ti rendi conto che il pubblico che hai di fronte ti sta osservando, scrutando e sorridendo, magari cantando a memoria le parole del tuo primo album.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

Così è stato. Dopo l’apertura dei bravi Plan De Fuga, gruppo rock italiano, Il Cile fa il suo ingresso accompagnato dalla sua ottima band (big up per Riccardo Presentini alle chitarre!) e accolto dal boato dei suoi ciloski, così a lui piace chiamare i suoi seguaci. Insieme ripercorriamo tutti i brani di Siamo Morti a Vent’Anni, l’album con cui ha sfondato il muro della canzone italiana, quel muro un po’ saturo di pezzi già sentiti e risentiti, l’album con cui è riuscito a crearsi uno spazio tutto suo: quello del cantautore sì incazzato ma mai arreso. Lo ripercorriamo insieme perché lo vedi che negli occhi de Il Cile c’è la voglia di cibarsi del calore di chi lo ascolta, perché in fondo anche lui, come noi, è ancora quel ragazzo un po’ insicuro che non riesce a capacitarsi di tutte le tappe che pian piano sta raggiungendo. Ricordo di aver ascoltato per la prima volta il suo album su una spiaggia siciliana sotto il sole cocente che bruciava la pelle e i ricordi dell’estate che stava finendo. Rimasi letteralmente stregata per il modo in cui aveva deciso di far combaciare le parole: tutto sembrava così complicato eppure così semplice. Dal Vangelo secondo Il Cile.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

È con Credere Alle Favole che apre il concerto al Carroponte passando per Tu Che Avrai Di Più e Il Mio Incantesimo fino ad arrivare a Tamigi, la canzone che più di tutte sento mia. Forse perché, come spiega Il Cile, “parla di una ragazza che ha deciso di lasciare tutto e andare a vivere all’estero e io penso che, dopotutto, il coraggio vada sempre premiato”. Che è quello che farò a breve scegliendo come meta l’Olanda, quella di cui Lorenzo parla all’interno de La Lametta. C’è spazio anche per Escluso Il Cane di Rino Gaetano, canzone a cui tiene tantissimo, un testo di altri tempi che nessuno oserebbe più scrivere e forse per questo così preziosa. Impossibile poi non cantare Le Parole Non Servono Più, brano portato a Sanremo Giovani che gli ha permesso di vincere il premio come Miglior Testo – e non c’è da stupirsi. Oltre a tutti gli altri pezzi presentati, La Tortura Medievale e I Tuoi Pugnali (altrimenti ribattezzata “la sperimentale Leone”), contenute all’interno dell’edizione speciale del disco, permettono di conoscere ancora più a fondo l’artista che abbiamo di fronte, quello che usa le sue ferite come ingredienti per la ricetta della canzone perfetta.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

Un paroliere che ti entra in testa e poi nella pancia e poi nel cuore. Un album che parla chiaro, senza illuderti con inutili coloranti, senza avere paura di puntare il dito contro ciò che non funziona, sia esso dentro o fuori di noi, nel corpo o nella società che abitiamo. Un animo semplice e profondo al tempo stesso che sa esprimersi attraverso la musica e soprattutto la scrittura. Probabilmente lo stesso effetto che a lui fa la cover di Rino Gaetano a me è la sua musica a farlo. Perché è qualcosa di altri tempi e non so se siano passati o futuri. So solo che si discosta dai cliché del cantante medio italiano ed è per questo che mi piace da impazzire. Uno di noi che parla per noi quando noi non abbiamo il coraggio di farlo. E dal Vangelo secondo Il Cile il coraggio va sempre premiato.

E allora chapeau, Lorenzo. E che la prossima volta San Siro sia tutto per te.

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Eurovision Song Contest 2013: tutte le esibizioni della serata

Eurovision Song Contest 2013

L’evento più seguito al mondo, che con i suoi 120 milioni di spettatori è secondo solo ai grandi eventi sportivi, torna a far breccia nei cuori di chi, incuriosito, stravede per musica e cultura miscelate assieme. Non sempre di grande spessore, bisogna ammetterlo. A guardare l’Eurovision Song Contest pare che noi italiani, in quanto a patrimonio musicale, non siamo messi poi così male. Ci sono Paesi in cui spopola ancora la dance anni ’90 e ci sono artisti che definirli trash è il complimento più bello che possano ricevere. Insomma, una sorta di Giochi Senza Frontiere in cui tutti (o quasi) i Paesi d’Europa si scontrano tra di loro a suon di canzoni inedite per proclamare un unico vincitore. Le regole bizzarre di questa kermesse? La canzone deve durare massimo 3 minuti, l’esibizione del cantante non può prevedere più di 6 persone on stage ed è assolutamente vietato portare animali sul palco.

Ho particolarmente a cuore questo programma perché, oltre ad essere curioso da analizzare sia a livello multiculturale che sociale, ho avuto il piacere di partecipare in qualità di corista alla finale svizzera dell’edizione 2011, accompagnando Scilla con la canzone Barbie Doll, davanti a qualcosa come mezzo milione di spettatori. Insomma, una delle esperienze musicali più belle e intense della mia vita.

Quest’anno la gara si è tenuta sabato 18 maggio a Malmö, in Svezia, presentata dalla simpaticissima Petra Mede. Dopo le esibizioni di Raphael GualazziNina Zilli degli ultimi due anni, l’Italia ha deciso di mettere in campo Marco Mengoni, reduce dalla sua vittoria a Sanremo 2013. Curiosi di sapere come se la sono cavata lui e gli altri 25 concorrenti? Qui sotto trovate le mie pagelle con voto e descrizione per ciascuno. Be careful: sarò spietata!

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♬ FRANCIA | Amandine Bourgeois • L’Enfer et Moi

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 23° su 26

La prima a rompere il ghiaccio è la credibilissima Amandine, vincitrice di Pop Idol Francia dal bellissimo timbro graffiante. Un inizio perfetto, convincente, tutto in crescendo. Ottima presenza scenica e una vaga somiglianza con Courtney Love versione educata.

♬ LITUANIA | Andrius Pojavis • Something

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 22° su 26

Il suddetto ragazzo vive nientepopòdimenoche a Milano e più precisamente in Viale Zara. Il numero civico sarebbe ben gradito dato che, nonostante la canzone francamente noiosa, l’è un bel fiò. Emozionato, impacciato, caro Andrius ti preferiamo come modello.

♬ MOLDAVIA | Aliona Moon O Mie

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 11° su 26

Aliona Moon

youtube.com

La più bella esibizione della serata a livello scenografico. Vincitrice di Operazione Trionfo in Moldavia, a livello di trucco, parrucco e vestito potrebbe far impallidire Lady Gaga (giusto per un paio di secondi). A metà performance, il gonnellone che le cinge la vita si alza magicamente da terra per riflettere sopra il tessuto effetti quali fulmini e saette. Arte contemporanea e musica mescolate sapientemente.

♬ FINLANDIA | Krista Siegfrids Marry Me

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 24° su 26

Un’altra delle innumerevoli Pop Icon per eccellenza: si presenta vestita da sposa con con sneaker rosa annesse. La canzone è puramente adolescenziale. Prova a “scandalizzare” con tanto di bacio saffico ad una delle sue coriste (si mormora che la Turchia abbia vietato la messa in onda dell’Eurovision per questo motivo) ma lei giura di averlo fatto per sensibilizzare sui matrimoni omosessuali in Finlandia, unico Paese nordico a non averli ancora legittimati. A me sinceramente più del bacio “scandalizza” la sua somiglianza con Laura Freddi.

♬ SPAGNA | El Sueño de Morfeo Contigo Hasta El Final 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 25° su 26

La moglie di Fernando Alonso, super emozionata, fa la sua entrata sul palco dell’Eurovision insieme al suo gruppo. A piedi nudi ma fasciata in un bellissimo abito color del sole appare piuttosto imprecisa. La canzone? Altrettanto scadente.

♬ BELGIO | Roberto Bellarosa Love Kills

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 12° su 26

Origini italiane per questo ragazzetto dal capello alla One Direction e lo sguardo da fulminato. Vincitore di The Voice Belgio, dalla sua ha un timbro molto caldo e piacevole ma la sua poca esperienza si sente e si vede. Nel momento in cui sto per salvare almeno il bridge pseudo drum’n’bass mi scivola sul finale con la chiusura a pugni a mo’ di Gianni Morandi. Next!

♬ ESTONIA | Birgit Et Uus Saks Alguse

VOTO PERSONALE: ☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 20° su 26

Lei bellissima e bellissimamente incinta nel suo abito bianco. Canzone facilmente dimenticabile ma sull’acuto dimostra di saperci fare.

♬ BIELORUSSIA | Alyona Lanskaya Solayo 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 16° su 26

La canzone era già uscita tempo fa ma non essendo mai stata commercializzata è stata accettata ugualmente all’Eurovision con un arrangiamento diverso rispetto all’originale. A metà tra Kiss Kiss di Holly Valance e un brano che sembra essere la colonna sonora dei Mondiali di calcio, Alyona sembra credersi un po’ la Beyoncé della Bielorussia, anche se bisogna ammettere che la sua bellezza è comunque innegabile. Sgambatissima e con lo sguardo di una che sa il fatto suo, impossibile non notare la coreografia che sembra esser stata presa dagli archivi degli anni ’80 in un’imitazione impareggiabile di Lorella Cuccarini con La Notte Vola.

♬ MALTA | Gianluca • Tomorrow

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 8° su 26

Gianluca

di-ve.com

Adoro, adoro, adoro. Vi sfido a trovarmi qualcuno con la faccia più simpatica di questo Gianluca. Sulla falsa corda di I’m Yours e Hey Soul Sista, la canzone non spicca per originalità ma è comunque piacevole. Le lyrics sul backdrop aiutano a farcela sentire subito nostra e potrebbe tranquillamente impazzare in tutte le radio con molta facilità. Il più empatico della serata. Bravo!

♬ RUSSIA | Dina Garipova What If

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 5° su 26

Che noia. Dipinta come l’Adele della Russia, di Adele non ha proprio nulla. Vincitrice di The Voice in madrepatria, la canzone che presenta non ha nemmeno nulla di nuovo. L’atmosfera e la scenografia aiutano un po’, con tanto di lanterne che si alzano in volo sulle teste sognanti del pubblico. Commovente sì, ma anche da facile sbadiglio.

♬ GERMANIA | Cascada Glorious 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 21° su 26

Sì, quei Cascada. Quelli delle canzoni dance da autoscontri che ho sempre odiato. Lei giunonica dalla gamba assassina, riesce comunque a scaldare il pubblico che, inebetito, non si accorge che la canzone è la copia palese di Euphoria di Loreen, vincitrice dell’edizione precedente. Della serie: a noi piace(rebbe) tanto vincere facile.

♬ ARMENIA | Dorians Lonely Planet

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 18° su 26

Sopracciglia alla Elio per il cantante dei Dorians dal timbro molto italiano che però non sempre riesce ad essere preciso sulle note che fa. Pop-rock e assolo di chitarra (il primo e l’ultimo) per questa band che deve ancora farsi le ossa.

♬ PAESI BASSI | Anouk  Birds

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 9° su 26

Sarà che io sono innamorata di lei e dell’Olanda, ma questa canzone mi piace proprio tanto. Assolutamente lontana dal genere a cui ci ha abituati, Birds è compresa nel prossimo album in uscita di Anouk, Sad Singalong Songs, titolo piuttosto esplicativo. Una vera e propria poesia, da ascoltare più e più volte per poterla apprezzare appieno.

♬ ROMANIA | Cezar It’s My Life

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 13° su 26

Cezar

metro.co.uk

A rovinare la magia ci pensa Cezar, controtenore dall’outfit improponibile che sperimenta mescolando opera e (trash) dance. Il fratello segreto di Avetik – chi ha visto X Factor 6 sa di cosa sto parlando.

REGNO UNITO | Bonnie Tyler Believe in Me

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 19° su 26

Noi ci proviamo, cara Bonnie, a credere in te ma nulla riesce a riportarti in auge nonostante la grinta che dimostri all’alba dei 61 anni. Canzone uguale a mille altre, botox uguale a mille altri.

♬ SVEZIA | Robin Stjernberg You

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 14° su 26

Canzone carina ma ancora nulla di esaltante. Il ragazzo gioca in casa ma non riesce ad accendere gli animi peggiorando la situazione con zero testosterone e un kilo di fondotinta.

♬ UNGHERIA | Byealex Kedvesem

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 10° su 26

Hipster che promette bene per lo stile e per lo scazzo, ma che ti fa cambiare idea appena comincia a cantare. Calante, canzone poco catchy. Per me è no.

♬ DANIMARCA | Emmelie de Forest Only Teardrops 

VOTO PERSONALE: ☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 1° su 26

Emmelie de Forest

tv.uk.msn.com

Eccola qui, la vincitrice dell’Eurovision 2013. Vittoria meritata ma non troppo – anche lei gioca facile: la canzone era già stata pubblicata su YouTube in passato (dicono con 2 milioni di views tra l’altro) e viene riproposta con un remix. Lei è comunque caruccia, ci sa fare, molto acqua e sapone ma sul suo account Facebook c’è un album di foto insieme a Loreen, la vincitrice dello scorso anno, che la dice molto lunga.

♬ ISLANDA | Eythor Ingi  Ég Á Líf

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 17° su 26

Stile indeciso per il cantante islandese: capello lungo, liscio e biondo da metallaro e tuxedo da balera. La canzone ha quel non-so-che che fa molto Natale e che fa molto Hallelujah di Leonard Cohen versione beta.

♬ AZERBAIJAN | Farid Mammadov Hold Me

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 2° su 26

Occhio languido che miete migliaia di vittime per una canzone che non mi trasmette nulla. L’Europa la pensa diversamente dato che lo piazza al secondo posto dando del filo da torcere ad Emmelie de Forest. Dimenticavo, coreografia altrettanto senza senso che vede un uomo che fa il suo doppio rinchiuso in una scatola di vetro ed una tizia con abito rosso e strascico kilometrico. La domanda è: perché?

♬ GRECIA | Koza Mostra and Agathonas Iakovidis Alcohol is Free

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 6° su 26

Big up per il gruppo greco! Finalmente un po’ di folklore in questa manifestazione. Lo scopo della kermesse sarebbe quello di presentare lo stile musicale del singolo Paese che però, specialmente da qualche anno a questa parte, sembra sempre più omologarsi alle regole di mercato, tralasciando il fattore prettamente culturale. Questo pezzo rende però giustizia tra trombette, gonnelline e una buona dose di originalità.

♬ UCRAINA | Zlata Ognevich Gravity 

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 3° su 26

Di pessimo gusto l’entrata della cantante, portata in braccio da un uomo atipicamente alto e possente, a mo’ di vichingo. Piuttosto brava, certo, ma a mio parere la canzone non ha il sapore della vittoria. Ovviamente (!) salirà sul podio dei migliori tre a insindacabile giudizio dei telespettatori Europei.

♬ ITALIA | Marco Mengoni L’Essenziale

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 7° su 26

Marco Mengoni

sorrisi.com

Il Marcone nazionale sale sul palco emozionatissimo ma pronto a dare il meglio di sé. Nessuna coreografia trash né scenografie da capogiro per lui. Essenziale è la regola, di nome e di fatto. Il paradosso? La canzone, rispetto alla media, è una spanna sopra. In termini europei la traduzione è: meno piaciona delle altre e dunque non vincente.

♬ NORVEGIA | Margaret Berger • I Feed You My Love

VOTO PERSONALE: ☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 4° su 26

Creatura eterea proveniente da un altro pianeta, la ragazza ne sa perché pare essere direttrice musicale di NRK P3, una delle più famose radio norvegesi. Dance e rock sapientemente mescolati in questo esperimento che sa di buono. La giusta dose di energia che ci porta verso il finale della serata.

♬ GEORGIA | Nodi Tatishvili & Sophie Gelovani Waterfall

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 15° su 26

Duetto per la Georgia senza un vero e proprio amalgama delle voci. A tratti fa sperare bene fino a che non ti rendi conto che è il solito pippone strappalacrima che non aggiunge nulla di nuovo alla tua cultura musicale.

♬ IRLANDA | Ryan Dolan Only Love Survives

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 26° su 26

Un tamarro con giacca e pantaloni di pelle fa la sua entrata sul palco. Ricorda vagamente Peter André ma i muscoli della pop icon degli anni ’90 non li ha lui ma i suoi ballerini pseudo-tatuati che hanno il potere, nonostante tutto, di piallare l’ormone con un balletto tunz tunz che fa tanto pollaio. Il momento clou arriva con le coriste che distribuiscono cuori con le dita e sorrisi plastici. Ultimo in classifica mica per nulla.

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WINNER:

 

 

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Lana Del Rey: cronaca di un concerto dedicato ai fan

Lana Del Rey

facebook.com/lanadelrey

In un mondo così frenetico che vede nel caos la soluzione per sopravvivere e nel futuro prossimo la direzione in cui andare, Lana Del Rey spiazza chiunque e, trionfante, fa capire che le cose, insomma, non stanno proprio così. O perlomeno non per tutti.

Il ritorno al passato, alle origini, a ciò che di bello ci siamo buttati alle spalle senza troppi ripensamenti è ancora troppo forte per lasciarlo andare davvero. Una diva tra quello che fu e quello che è, così vedo Lana. Tratti e lineamenti del passato e sì, qualche ritocchino chirurgico del presente. Leggiadria nei movimenti, nel parlare, nel cantare: è evidente non possano essere frutto di quest’era. Ma anche beat freschi, di nuova sperimentazione.

Un compromesso perfetto. O forse una contraddizione che funziona.  

La Nancy Sinatra degli anni duemila+dieci che ha sfornato due lavori in un anno, Born To Die e la sua ri-edizione The Paradise Edition che più che una ri-edizione è un album a tutti gli effetti. Due lavori superlativi, dal punto di vista cantautoriale e musicale. Quella che chiamo la mia piacevole scoperta 2012/2013. Finalmente qualcosa di nuovo e vintage al tempo stesso, finalmente il coraggio di distinguersi dalla massa dei cantanti di oggi che, per paura di mettersi in gioco, non osano, si amalgamano e si dimenticano nel giro di un singolo portafortuna.
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Ieri sera al Mediolanum Forum di Milano, dopo i concerti di Roma e Torino, sinceramente non sapevo cosa aspettarmi se non migliaia di persone in più rispetto a quelle che avrebbe potuto contenere l’Alcatraz, inizialmente venue dello show milanese, successivamente modificata per l’inesauribile richiesta di biglietti. Non sapevo cosa aspettarmi perché ero e sono tuttora convinta che Lana Del Rey è una di quelle artiste da ascoltare su CD. Non perché abbia dato rilievo alle voci insistenti che la vogliono stonata e insicura sul palco, tutt’altro. Lei che inizialmente, dopo le critiche ricevute a seguito della sua performance al Saturday Night Live, aveva deciso di posticipare il tour mondiale, ha fatto passi da gigante da quel punto di vista. Mai fuori luogo né fuori nota, sempre sorridente e divertita dall’affetto dei fan. Però la magia che riesce ad esprimere attraverso un lavoro ben confezionato è perfetta per una situazione da luce spenta, occhi chiusi e tanta voglia di far viaggiare la mente. Cosa che in piedi ad un concerto non è possibile, soprattutto se hai il vicino che ti calpesta i piedi o quello davanti che alza le braccia proprio nel momento in cui cerchi di fare la tua foto migliore.
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Lana Del Rey

LIVE @ Mediolanum Forum, Milan

Nonostante questo, la sua grazia e la sua onorevole umiltà hanno comunque fatto centro. Un concerto non troppo lungo – poco meno di un’ora e mezza, una squadra di bravi musicisti – big up per le violiniste con coroncina di fiori sui capelli, una scenografia di grande effetto – assolutamente in tema con la copertina di The Paradise Edition: tropicale, esotica, di altri spazi e tempi, con due grandi megaschermi che la riprendevano in versione seppia e in bianco e nero, effetto Instagram.
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Le luci si spengono, il boato del pubblico si fa sentire e da dietro le quinte la voce di Lana comincia il suo show: è con Cola che il velo posizionato davanti al palco cade giù e lascia apparire la bellissima scenografia con statue di leoni e palme tropicali incluse. Canta, scoppia a ridere, riprende la strofa: è divertita e travolta, Lana, dall’affetto dei suoi fan tanto che scende subito sotto al palco per salutarli e stampare un bacio sulle labbra ad uno di loro. Si prosegue la corsa con Body Electric e l’immancabile Blue Jeans che tutto il Forum di Assago canta a memoria. Stessa solfa, naturalmente, per Born To Die su cui Lana si lascia andare al politically uncorrect modificando le lyrics in let me f*** you hard in the pouring rain. Si arriva a Carmen in un batter d’occhio. Non si lascia trasportare dai grandi discorsi Lana se non intervallando con sorrisi e saluti una canzone e l’altra e provando a mettere le mani avanti: Ieri sera ho urlato così tanto che pensavo di non potercela fare stasera. Dai Lana che sei in grado. Con Blue Velvet, splendida cover di Tony Bennett, l’atmosfera si fa via via più intima fino ad arrivare ad American che, per l’occasione, viene storpiata in be young, be dope, be proud like an Italian. Chi glielo spiega che qui sta la crisi? Without You è uno dei pezzi che più le rende giustizia riadattato, sulla coda, in una versione rilassata della sempre piacevole Knockin’ on Heaven’s Door di Bob Dylan. Si continua a destreggiare con buoni voti anche su Young and Beautiful, colonna sonora del film Il Grande Gatsby che uscirà i prossimi giorni in tutte le sale italiane. Su Ride Lana si prende qualche minuto di riposo vocale grazie al discorso introduttivo del video musicale. Summertime Madness, una delle mie preferite, arriva subito dopo seguita da Burning Desire.Il gran finale si ha con Video Games su cui si emoziona nel sentire il pubblico che la precede nel cantarne le parole e una versione infinita di National Anthem che la vede scendere tra i fan per un arco temporale di 20 minuti (sì, avete capito bene) in preda a deliri, foto, autografi, baci e saluti.
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Lana Del Rey

LIVE @ Mediolanum Forum, Milan

Insomma, non sarà la prima della classe ma è anche vero che questo era un concerto che aspettavo da tempo sia per curiosità che per stima nei confronti di questa brava cantante e ottima autrice. Sincera? Pensavo peggio. Invece mi ha intrattenuta, divertita, emozionata. Ha dimostrato di aver lavorato sulle sue mancanze e di volerlo fare ancora e bene. Quello che mi ha davvero colpito di lei è la sua assoluta devozione verso i fan, forse un po’ esasperata per sopperire alle sue insicurezze ma sicuramente sentita. Mai visto nessuno firmare autografi o distribuire abbracci nel bel mezzo di un concerto e questo le fa sicuramente onore. E sono sicura che il prossimo tour la vedrà sempre più in gran forma.
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Intanto aspetto impaziente il terzo album per poter sognare ancora in quel limbo tra passato e presente che, con tutto il rispetto per il futuro, non gode di incertezze né rischi ma solo di una giusta dose di rassicurante nostalgia.
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SCALETTA CONCERTO
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1. Cola
2. Body Electric
3. Blue Jeans
4. Born to Die
5. Carmen
6. Blue Velvet
7. American
8. Without You
9. Knockin’ on Heaven’s Door
10. Young and Beautiful
11. Ride
12. Summertime Sadness
13. Burning Desire
14. Video Games
15. National Anthem
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