Soltanto: Le Chiavi di Casa Mia [RECENSIONE CONCERTO + ALBUM]

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Quando il sogno di un’anima diventa il sogno di mille

Semplicità. Il segreto è tutto lì. Lui, ragazzo della porta accanto dal cuore grande, ci lascia “le chiavi di casa sua” per entrare a far parte di un progetto musicale bidirezionale, perché, come spiega, il progetto di Soltanto è di tutti coloro che in questi anni hanno supportato, condiviso e accolto la mia, la nostra storia. Per chi non lo conoscesse, Matteo Terzi è un busker (nonché Presidente degli Artisti di Strada di Milano) che, tra Via Dante e Piazza San Babila, allieta le giornate dei passanti della città meneghina a suon di voce e chitarra.

Conosciuto circa un anno fa, dal primo istante ho subito compreso che avevo di fronte a me un’anima pura, di quelle che oggi fatichi ad incontrare, di quelle che sanno trasformare la strada in palcoscenico con il semplice dono della genuinità. A volte pensiamo di dover strafare, di dover ricorrere a chissà quale aneddoto per farci notare, per farci ascoltare. Qui di calcoli non ce ne sono: il messaggio arriva forte e chiaro perché la comunicazione è senza filtri, tipica di chi sa guardare oltre, tipica di chi sa scovare e godere della grandezza delle piccole cose, di chi sa assaporare la vita sorseggiando un bicchiere mezzo pieno, possibilmente di birra.

Matteo è così: non ci sono giri di parole, non ci sono frasi fatte né ostentazione. Nelle liriche, nelle musiche di Soltanto c’è l’essenziale della vita. E anche se non lo conosci finisci per sentirlo amico. Perché è il riflesso di ciò che vorremmo essere, sempre e comunque: coerenti, leali, buoni.. ma soprattutto, coraggiosi.

Perché lui di coraggio ne ha (avuto) da vendere: è partito anni fa lasciando un lavoro sicuro per inseguire il suo sogno più grande: vivere di sola musica. Prima tappa Lione, a seguire le principali città europee. Nessun aereo, nessun ristorante costoso: via di autostop e panini del supermarket. Lui, una tenda e Cristina, il nome che ha dato alla sua chitarra. Umanizza spesso e volentieri, Matteo. E questo fa capire quanto per lui sia importante la relazione, la condivisione, il dialogo tra persone. A sua insaputa, un vero e proprio comunicatore. Perché nella musica di Soltanto il destinatario è importante quanto il mittente. Il destinatario è vera e propria fonte di ispirazione, è linfa vitale, è musa ispiratrice. Di questo ne ho avuto conferma lo scorso mercoledì, 24 aprile, quando sono andata a sentirlo live a La Salumeria della Musica per presentare Le Chiavi di Casa Mia, suo primo CD di inediti, realizzato – via Musicraiser, grazie agli aiuti di chi si è appassionato alla sua storia.

Ad aspettare la sua entrata un tripudio di gente. Ma non solo. Un tripudio di gente coinvolta, emozionata. Era come se su quel palco ci fossimo tutti noi. Avevamo il cuore a mille, eravamo preoccupati quando il suono della voce non riusciva a superare quello degli strumenti. Il cuore si rilassava a fine canzone, quando Matteo buttava fuori l’aria per la tensione. Spargevamo sorrisi quando, incredulo, ci fissava ed esordiva in un attonito Ma quanti siete? – Musicisti eccelsi hanno accompagnato la sua avventura in studio e sopra il palco (e ho scoperto che l’eleganza del violoncello riesce letteralmente a stregarmi).

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Pensateci: quando utilizzate l’avverbio soltanto? Quasi sempre per descrivere pensieri negativi. Che vuoi che sia, è soltanto un bambino. Voglio soltanto spiegarti la mia. Hai visitato soltanto quella città? E invece qui sa di zucchero, sa di carezza. Ascolti la sua musica, la sua storia e non serve aggiungere nulla di più. È tutto lì. È tutto racchiuso nella perfetta fusione tra una voce e una chitarra, ben posizionate nella cornice di un sogno che si avvera.

Perché in fondo, per essere felici, non abbiamo bisogno di molto. E mentiamo a noi stessi essendone consapevoli. Ci bastano gli affetti, un fuoco da tenere vivo e in tasca un mazzo di chiavi. Per sapere di poter tornare a casa. Eventualmente.

• Tracklist •

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1. LE CHIAVI DI CASA MIA | ▻▻ Video
Voto: ★★★★

Canzone apripista, singolo scelto per presentare il primo lavoro, video ben confezionato e coerenza con le lyrics. Una storia finita male. Un happy ending chimerico. Adoro come l’inizio riesce a spiazzarti: prima in acustico, poi con un marasma di emozioni e strumenti che, a inizio ritornello, ti confonde. Ma bastano un paio di secondi per tornare a far sorridere il cuore. Fatevi trascinare dall’atmosfera che si respira. Il violoncello a fine canzone è pura magia.

♬ Dice: Chissà se il dolore ha vinto sull’abitudine.
♡ Sa di: caffè, Champs Elysées e corse contro il tempo.

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2. LA VITA HA SCELTO TE
Voto: ★★★★

Una bellissima nenia che, per qualche assurdo motivo, mi fa pensare a scenografie medievali, di altri tempi. A livello di testi penso possa essere il perfetto claim per Matteo: Io non ti conosco ma canto per te è la frase che sentiamo sua, che sentiamo nostra. Un cerchio che si chiude, con la fine che riprende l’inizio, come a dare un senso a tutto ciò che è stato detto.

♬ Dice: Lascia i dubbi nel cassetto, riempiremo il letto di felicità.
♡ Sa di: carillon e dolci follie.

3. PICCOLA (STUPIDA)
Voto: ★★★+

Orecchiabilissima. Radiofonicissima. Una sferzata di energia per sdrammatizzare la cotta che ci si prende per le persone sbagliate al momento sbagliato.

♬ Dice: E tu non sai quanto mi sei mancata, col tuo sorriso da fine giornata.
♡ Sa di: cortili e illusioni.

4. ACCANTO
Voto: ★★★+

E poi ci sono invece quelle storie che finiscono ma che in realtà non finiscono mai. Le strade si dividono, si prendono strade diverse, ognuno cerca di rincorrere i propri sogni senza la necessità, il bisogno di stare mano nella mano. Agrodolce. Rassicurante come una coperta in più nella stagione più fredda.

♬ Dice: Prendi il tempo di rincorrere i tuoi perché.
♡ Sa di: cieli infiniti, confusione e futuro.

5. OVUNQUE SEI
Voto: ★★★★★

La mia traccia preferita. Il pezzo che mi ha rapito il cuore e l’ha gettato lontano sin dal primo ascolto. Lontano per andarlo a riprendere, per credere nei sogni senza arrendersi mai. Il brano che mi fa pensare a chi non c’è più e a ciò che non c’è ancora. Il ponte tra il passato e il futuro, il brano del presente, quello in bilico, quello che non riusciamo mai a sentire nostro. Testi e musiche ricercati. Oasis meet Daniele Groff. La vera perla dell’album.

♬ Dice: Ma tu continui a illuminare tutti i sogni miei, anche se non ci sei..
♡ Sa di: Bibi e Olanda.

6. MONTPELLIER
Voto: ★★★+

Una canzone vissuta fino all’ultimo secondo. Matteo racconta della sua esperienza a Montpellier, probabilmente il vero fulcro del suo viaggio in giro per l’Europa. Scanzonata e spensierata, ci sembra quasi di conoscere tutte le persone che cita all’interno: da Filippo che organizza le feste a Clara, la querida, fino al bacio di Cristina, la sua chitarra, quasi a suggellare il momento.

♬ Dice: Sai è strano pensare di tornare a partire.
♡ Sa di: falò sul mare e rifornimenti di Perrier.

7. DOVE SEI
Voto: ★★★★★

Bellissima. Dolcissima. Con il magone in gola per tutta la durata. Una canzone profetica per Matteo che si chiedeva quando e dove avrebbe potuto incontrare la sua metà. E, come succede nella più bella delle favole, un giorno, per caso, il destino ha voluto che il suo destino incontrasse quello di Alessandra che, togliendosi le cuffie, si rese conto di ascoltare la medesima canzone che quel curioso ragazzo in strada stava cantando..

♬ Dice: E quanti giorni perderò a uccidere i miei demoni..
♡ Sa di: serendipity.

8. LETTERA A ROSE

Ogni storia si compone di molti inizi e a volte quelli decisivi accadono lungo il cammino. Il vero inizio della storia di Soltanto è in Rue Saint Jean, nel centro storico di Lione, Francia. Viaggiavo ormai da settimane: autostop, strada, tenda e ancora autostop. Solo. L’euforia legata alla partenza si stava piano piano spegnendo lasciando spazio ai fantasmi.. È davvero la strada giusta – mi chiedevo, o sto semplicemente perdendo un sacco di tempo dietro a una chitarra, qualche spicciolo e uno stupido sogno in queste strade sconosciute d’Europa?

Il tempo si dilatava, le giornate si facevano ovattate. Ricordo che ci fu un giorno in particolare in cui tutta quella tristezza venne fuori. Sentivo il tarlo crescere, continuamente, ossessivamente.. e quel giorno più che mai sentii il bisogno fortissimo di andare a suonare in strada provare a liberarmi di quei demoni. Ed eccomi lì, in Rue Saint Jean, pronto a intonare la mia preghiera, Please Please Please, Let Me Get What I Want degli Smiths che dice: Non mi capita di avere un sogno da molto, moltissimo tempo. Ho avuto così poca fortuna nella vita che al posto mio un uomo buono si sarebbe trasformato in cattivo. E allora per favore, per favore, per favore, per una volta, una volta soltanto nella mia vita lasciate che io possa ricevere quello che desidero. Il Signore lo sa, sarebbe la prima volta.

Cantando queste parole da lontano scorgo una bimba, la vedo ancora adesso incrociare i miei occhi e di punto in bianco tirare la giacchetta della mamma per potersi fermare ad ascoltarmi. Eccola che mi guarda.. ancora. È allora che si lascia andare al sorriso più semplice, puro e sincero che io abbia mai visto, di quei sorrisi che avrebbero riempito anche il cuore più cupo e nero della città. La canzone finisce e lei, con mamma e fratellino, si avvicina per farmi una domanda..

Posso abbracciarti?

Il tempo si fermò e d’improvviso tutto si fece chiaro: la felicità non è solo sorrisi e pace dei sensi ma è anche e soprattutto poter condividere se stessi nei giorni di sole e in quelli di pioggia, liberamente, e io riesco a farlo solo con la musica. Ecco perché non avrei mai smesso di suonare in strada: tutta la fatica che avevo sempre fatto nel raccontare i miei stati d’animo quel giorno smise di schiacciarmi perché quel giorno trovai le ali e cominciai a volare, sicuro di meritarmi l’affetto delle persone che avrebbero voluto donarmene.

Buona vita, piccola Rose.
Ovunque sei.

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Le cartoline illustrate de Le Chiavi di Casa Mia!  [da un’idea di Alessia Bicocchi]

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Il mondo di Soltanto: quando la strada diventa palcoscenico

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Ci sono momenti, nella vita di ognuno, in cui capita qualcosa di inspiegabile, qualcosa di inaspettatamente magico. E tu ci sei dentro, protagonista assoluto di quella magia, anche se gli altri non lo sanno e non possono saperlo.

Non capita spesso, e forse è per questo che quando succede lascia un segno indelebile, ma quando capita la sua forza è talmente grande e sovrastante che riesce a smuovere in me qualcosa, riesce a toccare qualche corda che non pensavo nemmeno di possedere. E’ come se vivessi, in quel momento, in una sorta di bolla o in una realtà parallela e mi emozionassi, oltre che per la bellezza e la santità di quella parentesi, per far sì che quel momento non finisca tanto in fretta.

E’ capitato che, dopo l’esperienza del bootcamp di X Factor e l’eliminazione del mio gruppo vocale, decidemmo di andare verso il Duomo per regalarci un super gelato consolatorio. Fu lì, nella strada che collega la stazione di Cadorna e Vittorio Emanuele, che ci fermammo, per una decina di minuti, rapite da un’insolita dolcezza. Una voce pulita, soave, quasi angelica si insinuò tra orecchie, mente e cuore.

Si trattava di un busker, un musicista di strada, all’anagrafe Matteo Terzi, in arte Soltanto. Un nome quasi contraddittorio, che lascia quel senso di incompiuto ma che puoi far tuo in base alle tue emozioni e alla tua fantasia.

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Mi sono bastati pochi istanti per capire che mi trovavo di fronte a qualcosa, a qualcuno di grande. Qualcuno che la musica la sente scorrere nelle vene, che si nutre ogni giorno di note e melodie e lo fa con il coraggio e la forza che in pochi avrebbero. Toccando le corde della sua chitarra riesce a toccare le corde dell’anima di chi lo ascolta. Dolcemente, senza essere invadente, lasciando che sia tu a decidere se farti travolgere da quella magia accogliente o dalla vuota frenesia milanese.

Sulle note di You’re Beautiful di James Blunt e Fix You dei Coldplay calde lacrime si sono fatte spazio sul mio viso. Non erano lacrime di tristezza, erano lacrime di riconoscenza, di ringraziamento. Per qualche strana dinamica interna mi sono sentita nuda senza vergognarmene. Era come se qualcosa mi avesse chiesto di fare i conti con ciò che provavo, con l’esperienza musicale appena conclusa che mi aveva permesso di sancire ancora di più l’amicizia con le mie tre compagne musicali e con me, con quella buffa e tenera Ilaria che troppo spesso si lascia trasportare dalla corrente sbagliata per arrendersi al compiacimento altrui, trasformandosi in qualcuno che potrebbe piacere agli altri ma che potrebbe non piacere a se stessa, lasciandosi insoddisfatta, indecisa, incompleta.

Dalla tasca cercai una banconota. I miei piedi, senza esitare, mi portarono di fronte alla custodia della chitarra che Soltanto aveva tra le braccia. La lasciai scivolare, la lasciai fare amicizia con le altre banconote e le altre monete già presenti in quella nuova culla. E non pensai più al freddo materialismo dei soldi: era come se avessi strappato dalla tasca un pezzo di anima e lo avessi gettato lì, come a dire “mi ricorderò di questo istante quando guarderò il tassello mancante e me ne compiacerò.

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Raccolsi uno dei suoi CD, quasi gelosamente. Un occhiolino fece capolino e mi ringraziò per quel piccolo gesto che a me sembrò niente in confronto a ciò che quella voce e quella chitarra mi avevano donato.

Ho ascoltato il CD una volta Soltanto. Non per pigrizia o perché non avessi apprezzato (è bellissimo!) ma per timore di rimettere a nudo la mia anima, per timore di ricordarmi del tassello mancante. Ma so che uno di questi giorni mi metterò da qualche parte, ad occhi chiusi, e schiaccerò play, all’improvviso, senza esitare. Mi ricorderò che da qualche parte, sotto il sole estivo che picchia la strada, qualcuno sta suonando e cantando con il coraggio che io non ho mai avuto: quello di portare avanti i propri sogni senza lasciarsi condizionare. Dalla società, dai cliché, dai perché.

E per tutta la durata di quella dolce parentesi non avrò più paura.
Non avrò più paura di essere, finalmente, Ilaria. Quella vera.

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Qual è stato il tuo percorso musicale e, soprattutto, quando hai davvero capito che volevi vivere Soltanto di musica?

Ho iniziato come cantante in una band. Ma dopo anni di “lo facciamo per hobby” ho sentito l’urgenza di mettermi davvero alla prova. Così, a 25 anni, appena laureatomi, sono partito per un lungo viaggio on the road in autostop portandomi solo la chitarra. L’obiettivo era uno: provare, almeno per qualche tempo, a vivere Soltanto di musica. Della mia musica. E da allora, ormai oltre due anni fa, così è stato.

Hai girato per il mondo, scoprendo gusti e culture diversi. Ti ricordi in particolare qualche aneddoto curioso capitato durante una tua live session?

A Girona, in Spagna. Un pomeriggio triste, senza gente. Non ero dell’umore giusto per suonare, ma dovevo farlo, perché avevo fame e pochi soldi. Un simpatico nonnetto si ferma ad ascoltarmi per un’ora buona. Poi se ne va. Dopo qualche minuto ritorna con in mano un sacchetto. Era andato a farmi la spesa. Due panini farciti, un uovo sodo, un mandarino e una bottiglietta d’acqua. Dio solo sa quanto mangiai di gusto quel giorno.

Qual è l’aspetto che più ti piace del cantare on the road?

Non ti puoi mai sedere sugli allori. Non c’è mai un giorno in cui dici “ora mi sento arrivato”. Ogni volta che cominci un live in strada allo stesso tempo inizi anche una sfida: “devo dimostrare a chi passa che sono qui per fare la mia musica e non per chiedere elemosina”. E’ una sensazione forte, che a volte, spesso, fa anche tanta paura. Ma non la cambierei con niente al mondo.

Il pensiero che c’è dietro a The Music Portrait è quello di parlare di emozioni e colori in musica. A te capita mai di associare, oltre che sensazioni, determinati colori alle canzoni che ascolti?

Mi è capitato, sì. Spesso quando ascolto Damien Rice o i Coldplay mi capita di sentirmi cullato da immensi flussi di colore. Colori caldi, dolci.

Qualche suggerimento per chi, come te, è affascinato da questo percorso e vorrebbe intraprenderlo a sua volta?

Ponetevi nei confronti di questo percorso con la massima umiltà possibile. Annullate qualsiasi forma di egocentrismo. Si fa musica in strada per emozionare e per emozionarsi, non per dire “guardate tutti come sono bravo”. Il resto lo farà la strada.

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