Lenny Kravitz a Milano: “It’s All About Love” [RECENSIONE]

Foto: Debora Corti • Instagram: @deboracorti

Foto: Debora Corti • Instagram: @deboracorti

Per una volta lasciatemi fare la blogger con le ovaie: ieri sera al Mediolanum Forum di Assago era alquanto impossibile stabilire la quantità di feromoni sprigionati nell’aria nell’esatto momento in cui Lenny Kravitz si è palesato sul palco.

Che poi, “per una volta” mica tanto: questo era il mio-suo terzo concerto e il mio primo commento a riguardo è sempre stato questo. Come prima cosa, ovvio. Perché poi giustamente c’è dell’altro. Molto altro.

Però ecco, se penso a Lenny Kravitz, se ascolto Lenny Kravitz, se guardo Lenny Kravitz il pensiero casualmente va sempre lì, non c’è niente da fare. Sarà che lui sta all’aggettivo sexy come la combo Ciobar + coperta sta alle piovose serate invernali. (Esiste ancora la Ciobar?) – E poi mica è solo colpa mia: anche lui ci stuzzica in continuazione. Una cosa a caso? La cover di Sex, singolo del nuovo album Strut.

Lenny Kravitz

Foto/Instagram: @martipavan

Ok la smetto. Però prima di dirvi le mie impressioni sul concerto, vorrei soffermarmi sul mio ingresso alquanto plateale: 1) io e la mia BFF Irene siamo partite 2 ore prima da casa per paura del traffico (causa pioggia e ora di punta) e nonostante tutto siamo arrivate a metà della prima canzone 2) a causa della calca che si era creata tra le file dell’anello C qualche beata anima ha ben pensato di inondarmi con una bottiglietta d’acqua.

Perché? Perché per un millisecondo stavo coprendo la visuale. Capito? Ai concerti di Lenny Kravitz la gente è “generosa” e ti offre pure l’acqua naturale.

In faccia però.

Lenny Kravitz

Foto: Fiammetta Gianfrate • Instagram: @fiammetta_g

Insomma, va bene comunque. Anche perché, dopo esserci perse l’ingresso e metà The Chamber, la rabbia l’ho smaltita subito a suon di Dirty White Boots e American Woman che, tanto per cambiare, è sempre sexyssima come poche. A proposito, sapete tutti vero che è una cover e che il pezzo originale è dei Guess Who che di sexy hanno solo la chitarra?

Il concerto dura 2 ore e mezza e regala emozioni a non finire anche grazie ai suoi musicisti eccelsi: impossibile non citare i fiati (tra cui Trombone Shorty che a quanto pare ha anche fatto da supporter scaldando il pubblico in attesa di Lenny), la batterista Cindy Blackman e l’impareggiabile Craig Ross che con i suoi assoli sa far cantare / urlare / verbo-a-caso la chitarra come non mai.

Tanti i pezzoni della serata: dalle nuovissime Strut e New York City alle meno recenti It Ain’t Over Til It’s Over, Dancin’ Til Dawn, Sister e la bellissima Circus, scritta dal cugino Gerry DeVeaux che era presente tra il pubblico in sala.

Foto/Instagram: @nellyj89

Foto: Antonella Grillo • Instagram: @nellyj89

Arriva poi il momento di Dig In, Always On the Run, la famosissima I Belong To You e la lunghissima (ma mai noiosa) Let Love Rule che nei live dura sempre una buona ventina di minuti. Peccato che a sto giro non sia sceso tra il pubblico come aveva invece fatto nella data di Valencia a cui avevo partecipato nel 2011.

Prima di cantarla Lenny ci fa riflettere sui tristi fatti del giorno: la dedica va ai bambini uccisi durante un attentato terroristico in una scuola della Nigeria. Assurdo, soprattutto quando ci ricordiamo che siamo nel 2014.

La riflessione si fa più ampia quando ci sprona a non dar peso ai politici, ai media, alla società ma solo a ciò che ognuno di noi ha dentro di sé: quello, dice Lenny, nessuno ve lo può togliere, nessuno può controllarlo. It’s all about love. 

Lenny Kravitz

Foto: Ambroise Colombo

Il gran finale? L’accoppiata Fly Away + Are You Gonna Go My Way.

Che dire, il ragazzo (mi rifiuto di togliergli questo appellativo nonostante i suoi 50 anni) ha sempre le carte in regola e un estremo rispetto nei confronti dei suoi fan. La data italiana e poche altre che l’hanno preceduta arrivavano infatti dopo 9 giorni di completo silenzio: sui social ufficiali erano trapelate notizie di un’infezione virale che ha costretto Lenny a cancellare le date dell’Est Europa.

Ha voluto farci sapere tutto il suo rammarico, probabilmente anche la sua rabbia nei confronti di questa situazione – perché tutto quello che ho lo devo a voi e non è giusto che non sia al 100%. Vi prometto che la prossima volta sarò in piena forma.. nel frattempo stasera canto con il cuore.

Lenny Kravitz

Foto: Roberta Gotadoro

Non serviva che si giustificasse perché, a parte qualche nota calante e qualche secondo di voce spezzata, Lenny è stato ineccepibile. Più che altro io mi concentrerei a far sì che la carica che ha e che dà sia ancora più a fuoco. Tutte le volte che sono andata a vederlo è stato grandioso, credibile, prorompente ma a mio modesto parere manca sempre quel non-so-che che potrebbe far sì che il concerto sia davvero perfetto. Sarà la scenografia sempre scarna (anche se giustamente lui non ha bisogno di fuochi d’artificio per far capire che ci sa fare), sarà il divario che c’è sempre tra la partenza e la fine del concerto (l’energia iniziale è decisamente inferiore a quella finale).

Ma alla fine a Lenny gli perdoni qualsiasi cosa, pure la mezza caduta sul palco quando su una delle ultime canzoni proprio non ce la faceva più. Un po’ meno la mancanza in scaletta dei miei pezzi preferiti: Stand By My Woman, If You Can’t Say No, Believe In Me e l’irrinunciabile Again ma mi passerà :)

Lenny Kravitz

Foto: Veronica Camici • Instagram: @nika89

E allora riposati Lenny che al prossimo giro ti vogliamo più che perfetto. Non perché siamo fan esigenti ma perché ne sei capace e hai stoffa da vendere.

E sinceramente a noi poco importa se è glitterata e metrosexual.

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Ritratti di Cantanti con Nastri di Musicassette [VINTAGE]

Ricordate il video di Just The Way You Are di Bruno Mars, canzone che impazzava in tutte le radio qualche anno fa? Nel video lui fa una dedica d’amore alla sua lei facendo apparire il suo ritratto dalla bobina di una musicassetta – ok, più difficile a spiegarlo che a vederlo!

Beh, girovagando sul web, ho trovato una meravigliosa artista che, sulla falsa scia del video (ma al massimo è Bruno Mars che le ha fregato l’idea visto che lo fa dal 2000), si diletta nel ritrarre i personaggi della musica in questa stravagante maniera.

Il suo nome è Erika Iris Simmons (iri5 su Flickr) e nel suo album Ghost in the Machine ha avuto la brillante intuizione di dar vita ai volti di artisti e cantanti grazie al nastro presente nelle, ormai in disuso ma sempre affascinanti, musicassette.

Esatto, quelle che dopo cinque canzoni dovevi cambiare lato. Quelle che ogni tanto si inceppavano e, penna alla mano, dovevi cercare di riavvolgere il nastro nella maniera più precisa possibile. Quelle che per tornare indietro o andare avanti dovevi pazientare, senza la presunzione di far scivolare il dito su uno schermo togliendo così importanza alle canzoni niente-di-che.

flickr.com/photos/iri5

Da Jimi Hendrix a The Clash, da Bob Dylan a Blondie (passando anche per attrici quali Marilyn Monroe e Audrey Hepburn), ecco qui alcune delle sue meravigliose opere! Per un blog che si chiama The Music Portrait, direi che questo è oro. Enjoy!

Michael Jackson by iri5

Patti Smith by iri5

Lauryn Hill by iri5

Jim Morrison by iri5

Steven Tyler by iri5

Madonna by iri5

Kurt Cobain by iri5

Lenny Kravitz by iri5

The Beatles by iri5

Bruno Mars – Just The Way You Are

Lenny Kravitz: from Valencia, with love

foto: Mathieu Bitton

Quando ti si presenta un’occasione in cui ti viene regalato un pernottamento al Sorolla Palace – uno splendido hotel 4 stelle superior con vista mozzafiato, una Valencia card da 72 h da utilizzare gratuitamente su qualsiasi mezzo pubblico e, soprattutto, il concerto di una delle più grandi rockstar mondiali, come cavolo fai a dire di no?

Il “regalino”, gentilmente offerto da Visita Valencia, era in realtà della mia amica Fulvia che, avendo visto il concorso sulla mia bacheca, ha ben pensato (e per questo la ringrazio) di scegliere me come sua accompagnatrice.

Partenza ore 7.05 di martedì mattina e ritorno ore 23.05 di mercoledì sera, in questo tour de force devo ammettere che ci ho sguazzato allegramente. Innanzitutto, ho avuto l’opportunità di visitare e conoscere una città in cui non ero mai stata prima. La conseguenza è stata che me ne sono perdutamente innamorata tanto da eleggerla a “mi ciudad española favorita“. A Valencia non manca nulla: c’è la tradizione del centro storico con le sue viettine strette e i palazzi d’epoca, c’è la modernità con la Ciudad de las Ciencias – un complesso architettonico che farebbe impallidire chiunque, c’è il divertimento con i locali che rimangono aperti fino a tardi e, last but not least, c’è il mare e le sue spiagge infinite di sabbia dorata!

Avere avuto la possibilità di vedere Lenny dal vivo ha poi aggiunto valore al valore. Ero già stata ad un suo concerto anni fa al Forum di Assago a Milano, unica volta in cui ero beatamente andata sola soletta ad esultare e cantare a squarciagola le sue canzoni (chi l’ha detto che il divertimento deve essere per forza condiviso con qualcuno?).

Questa volta però, dopo tapas e sangria, ci sono andata con Fulvia e con la marea di sensazioni positive che la città mi aveva regalato fino a quel momento. Ho scoperto che staccare la spina anche per così poco tempo può davvero giovare alla salute e a tutte le preoccupazioni che si affollano nella testa – non che poi scompaiano, ma almeno se ne vanno a dormire per un po’.

Dopo aver cenato, con molta calma – lo ammetto, e aver sbagliato metro, finendo in una sorta di campagna valenciana, siamo arrivate al Velódromo Lluis Puig (quasi) in perfetto orario, nel perfetto istante in cui dalla quiete dell’attesa si passava all’adrenalina da concerto.

Amigas @ Lluis Puig, Valencia

Lenny? Impareggiabile come sempre. Le domande che ti poni davanti a cotanta perfezione sono 1. Come fa ad avere gli anni che ha (nonché uno sguardo che miete da anni milioni di vittime)? 2. Come fa ad avere una figlia della mia età? 3. Come fa ad essere così impeccabile vocalmente e musicalmente?

Credo di essermi innamorata almeno 100 volte nell’arco di due ore, di aver sospirato e bisbigliato “mamma mia” ogni minuto e di averlo stimato profondamente per la qualità della sua musica, della sua voce e dell’energia che riesce a trasmettere: un’energia contagiosa, mai forzata, a volte quasi spirituale.

Lenny Kravitz @ Lluis Puig, Valencia

Inutile negare quali siano stati i momenti clou della serata. Su American Woman aggressività e sensualità sono andate di pari passo e, nonostante al primo ritornello si siano erroneamente spente le luci sul palco, Lenny ha portato avanti la canzone fino alla fine in maniera egregia e professionale. Peccato che poi di canzoni senza luce ne abbia dovute fare almeno quattro e a quel punto come non concedergli un “We don’t need no motherfucking lights! All we need is you!“? Quando arriva il momento di Stand By My Woman – una delle sue perle più preziose a mio parere, il sentimento è talmente grande che, sfortunatamente, ci accorgiamo di una coppia accanto a noi che per tutta la durata del concerto, eccezion fatta per un paio di canzoni, se ne starà avvinghiata a palparsi e a copulare. Ma con Fly Away il fenomeno besitos si ridimensiona e la gente canta, urla, si sfoga a ritmo di chitarra elettrica, basso e batteria per poi passare al momento più intimista: Black and White America con una serie di diapositive dedicate alla sua famiglia e ai ricordi di quand’era piccino e I Belong to You in cui si siede a bordo palco per dedicarci una meravigliosa versione acustica che mi lascia completamente senza parole.

Due ore trascorrono veloci quando ciò che vedi e ascolti è qualcosa di infinitamente bello. E così arriva il momento della chiusura, che vede protagonista una di quelle canzoni che, negli attimi di sconforto, ti fa venir voglia di ricominciare a sorridere. E ad amare. La canzone in questione è Let Love Rule che, per l’occasione, dura una ventina di minuti. Nonostante i problemi di luce, un’acustica non proprio ottima e meno gente rispetto a quanta il velodromo potesse ospitarne, il fatto di vederlo scendere in mezzo alla folla entusiasta e passeggiare lungo tutto il perimetro cantando insieme a noi e chiedendo se ci stessimo divertendo fa di lui un artista umile e professionale, un artista che dà emozioni per riceverne e riceve emozioni per continuare a darne. Incondizionatamente.

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Ricordi valenciani – Top 10

✔ La Ciudad de las Artes y Ciencias e lo spettacolo al delfinario
✔ Anziani senzatetto che ti chiedono il gelato tirando fuori la lingua
✔ Sbagliare in continuazione mezzi pubblici e pretendere che le porte si aprino da sole
✔ La vista dalla camera del Sorolla Palace con piscina e idromassaggio annessi
✔ La cheesecake ai frutti di bosco di Starbucks e la (ma-anche-no) prova costume
✔  I Belong to You in versione acustica e gli spagnoli che con tutta la flemma del mondo urlano “Leeeeny Leeeeny”
✔  Scendere a Burjassot e trovarsi in una pseudo campagna valenciana
✔ Lo snack pack della Ryan Air (lo dico per voi, non provatelo nemmeno se siete a digiuno da due giorni)
✔ I programmi tragicomici di Tele Cinco
✔ Il potere e il brivido che solo una Valencia Card da 72 h può farti provare

Hasta luego Valencia!

Centro storico

Las Arenas

La Ciudad de las Artes y de las Ciencias

Sorolla Palace