10 Ottimi Motivi Per Guardare Tropico, Il Cortometraggio di Lana Del Rey

Lana Del Rey - Tropico

D’accordo, lo ammetto: ho una cotta per Lana. Ve ne sarete accorti leggendo la mia recensione di Born To Die (The Paradise Edition). Ve ne sarete doppiamente accorti quando l’ho osannata, pur rimanendo pseudo-obiettiva, a seguito del suo concerto di Milano lo scorso maggio. Ebbene, per concludere un capitolo e aprirne un altro Lana ha voluto superarsi. Un giorno si è svegliata e si è detta tra sé e sé: Cià, buttiamo giù il copione (visivo) per il mio primo film (breve). Detto, fatto.

Alla prémière tenutasi mercoledì 4 dicembre al Cinemarama Dome di Los Angeles ha incassato complimenti a gogo e, per ringraziare i fan dell’affetto dimostrato, ha ufficialmente rivelato le prime indiscrezioni sul suo prossimo lavoro (che ha visto la luce nel 2014 e si chiama Ultraviolence). Tropico: 27 minuti di pura libido, diretto da Anthony Mandler, già regista dei video musicali di National Anthem e Ride – a proposito, Time Entertainment l’ha intervistato per cercare di capirci qualcosina in più.

Tornando a noi, ecco i 10 motivi per cui NON potete perdervelo!

1. UTOPIA

Perché vi beccate John Wayne, Elvis Presley, Marilyn Monroe e Jesus Christ (sì, Gesù) in un colpo solo a gossippare contro Adamo ed Eva, come fossero amici di vecchia data.

2. RICONOSCENZA

Perché guardando il modello Shaun Ross (probabilmente modello per passamontagna!) vi ricorderete di quanto sia bello e attraente il vostro moroso nonostante i continui sogni erotici con Johnny Depp.

3. IMMAGINAZIONE

Perché riuscirete a dar forma a tre delle migliori canzoni prodotte dalla signorina Del Rey in Born To Die (The Paradise Edition). E a costo di sembrare ripetitiva mi esprimo ancora una volta a riguardo: ma quanto è spettacolare Bel Air? Se non l’avete ancora ascoltata rimediate subito!

4. COMPASSIONE

Perché tra spogliarelliste, rapinatori e mele morsicate vi sentirete più leggeri nei confronti dei vostri stupidi sensi di colpa. Sì, anche di quel muffin cioccolatoso doppio strato che vi state strafogando mentre leggete questo articolo.

5. CONVENIENZA

Perché – a meno che non siate fan sfegatati – potete risparmiare qualche euro senza acquistarlo su iTunes e gustarvelo free direttamente su VEVO o YouTube. Basta che con quei pochi euro non vi compriate un altro muffin.

6. SHAKERAGGIO SELVAGGIO

Perché le socie di Lana che nel video appaiono come strippers twerkano meglio di Miley. ….Va bene ok, anche Maria De Filippi twerka meglio di Miley. 1 a 0 per voi.

7. DUEPUNTOZERO

Perché con tutto quell’effetto marshmallow vi sembrerà di stare all’interno di un video di Instagram. E vi verrà da parlare a suon di #hashtag.

8. MITOLOGIA

Perché al minuto 2:52 c’è LUI: l’unicorno! Solo per veri hipster.

9. STUPORE

Perché se Lana Del Rey fosse davvero una gatta morta non si spiegherebbe come abbia potuto dar vita ad un concept così grandiosamente assurdo e complesso. A proposito, perché non farci godere per altri 60 minuti e farlo diventare un vero e proprio film? 

10. REDENZIONE

Perché il finale vi lascerà sospesi (letteralmente), incompleti, vulnerabili ma speranzosi. Perché il messaggio che vuol far passare la nostra Lana è che nonostante i nostri insuccessi, peccati, sbagli tutto è (ancora) possibile. Tropico è la breve storia delle seconde opportunità, del potere delle nostre passioni – in questo caso dell’amore e della musica. E della redenzione attraverso essa. È la storia di tutti noi, solo romanzata un po’ per sussurrarci dolcemente all’orecchio.. rialzati e provaci ancora.

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Lana Del Rey: cronaca di un concerto dedicato ai fan

Lana Del Rey

facebook.com/lanadelrey

In un mondo così frenetico che vede nel caos la soluzione per sopravvivere e nel futuro prossimo la direzione in cui andare, Lana Del Rey spiazza chiunque e, trionfante, fa capire che le cose, insomma, non stanno proprio così. O perlomeno non per tutti.

Il ritorno al passato, alle origini, a ciò che di bello ci siamo buttati alle spalle senza troppi ripensamenti è ancora troppo forte per lasciarlo andare davvero. Una diva tra quello che fu e quello che è, così vedo Lana. Tratti e lineamenti del passato e sì, qualche ritocchino chirurgico del presente. Leggiadria nei movimenti, nel parlare, nel cantare: è evidente non possano essere frutto di quest’era. Ma anche beat freschi, di nuova sperimentazione.

Un compromesso perfetto. O forse una contraddizione che funziona.  

La Nancy Sinatra degli anni duemila+dieci che ha sfornato due lavori in un anno, Born To Die e la sua ri-edizione The Paradise Edition che più che una ri-edizione è un album a tutti gli effetti. Due lavori superlativi, dal punto di vista cantautoriale e musicale. Quella che chiamo la mia piacevole scoperta 2012/2013. Finalmente qualcosa di nuovo e vintage al tempo stesso, finalmente il coraggio di distinguersi dalla massa dei cantanti di oggi che, per paura di mettersi in gioco, non osano, si amalgamano e si dimenticano nel giro di un singolo portafortuna.
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Ieri sera al Mediolanum Forum di Milano, dopo i concerti di Roma e Torino, sinceramente non sapevo cosa aspettarmi se non migliaia di persone in più rispetto a quelle che avrebbe potuto contenere l’Alcatraz, inizialmente venue dello show milanese, successivamente modificata per l’inesauribile richiesta di biglietti. Non sapevo cosa aspettarmi perché ero e sono tuttora convinta che Lana Del Rey è una di quelle artiste da ascoltare su CD. Non perché abbia dato rilievo alle voci insistenti che la vogliono stonata e insicura sul palco, tutt’altro. Lei che inizialmente, dopo le critiche ricevute a seguito della sua performance al Saturday Night Live, aveva deciso di posticipare il tour mondiale, ha fatto passi da gigante da quel punto di vista. Mai fuori luogo né fuori nota, sempre sorridente e divertita dall’affetto dei fan. Però la magia che riesce ad esprimere attraverso un lavoro ben confezionato è perfetta per una situazione da luce spenta, occhi chiusi e tanta voglia di far viaggiare la mente. Cosa che in piedi ad un concerto non è possibile, soprattutto se hai il vicino che ti calpesta i piedi o quello davanti che alza le braccia proprio nel momento in cui cerchi di fare la tua foto migliore.
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Lana Del Rey

LIVE @ Mediolanum Forum, Milan

Nonostante questo, la sua grazia e la sua onorevole umiltà hanno comunque fatto centro. Un concerto non troppo lungo – poco meno di un’ora e mezza, una squadra di bravi musicisti – big up per le violiniste con coroncina di fiori sui capelli, una scenografia di grande effetto – assolutamente in tema con la copertina di The Paradise Edition: tropicale, esotica, di altri spazi e tempi, con due grandi megaschermi che la riprendevano in versione seppia e in bianco e nero, effetto Instagram.
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Le luci si spengono, il boato del pubblico si fa sentire e da dietro le quinte la voce di Lana comincia il suo show: è con Cola che il velo posizionato davanti al palco cade giù e lascia apparire la bellissima scenografia con statue di leoni e palme tropicali incluse. Canta, scoppia a ridere, riprende la strofa: è divertita e travolta, Lana, dall’affetto dei suoi fan tanto che scende subito sotto al palco per salutarli e stampare un bacio sulle labbra ad uno di loro. Si prosegue la corsa con Body Electric e l’immancabile Blue Jeans che tutto il Forum di Assago canta a memoria. Stessa solfa, naturalmente, per Born To Die su cui Lana si lascia andare al politically uncorrect modificando le lyrics in let me f*** you hard in the pouring rain. Si arriva a Carmen in un batter d’occhio. Non si lascia trasportare dai grandi discorsi Lana se non intervallando con sorrisi e saluti una canzone e l’altra e provando a mettere le mani avanti: Ieri sera ho urlato così tanto che pensavo di non potercela fare stasera. Dai Lana che sei in grado. Con Blue Velvet, splendida cover di Tony Bennett, l’atmosfera si fa via via più intima fino ad arrivare ad American che, per l’occasione, viene storpiata in be young, be dope, be proud like an Italian. Chi glielo spiega che qui sta la crisi? Without You è uno dei pezzi che più le rende giustizia riadattato, sulla coda, in una versione rilassata della sempre piacevole Knockin’ on Heaven’s Door di Bob Dylan. Si continua a destreggiare con buoni voti anche su Young and Beautiful, colonna sonora del film Il Grande Gatsby che uscirà i prossimi giorni in tutte le sale italiane. Su Ride Lana si prende qualche minuto di riposo vocale grazie al discorso introduttivo del video musicale. Summertime Madness, una delle mie preferite, arriva subito dopo seguita da Burning Desire.Il gran finale si ha con Video Games su cui si emoziona nel sentire il pubblico che la precede nel cantarne le parole e una versione infinita di National Anthem che la vede scendere tra i fan per un arco temporale di 20 minuti (sì, avete capito bene) in preda a deliri, foto, autografi, baci e saluti.
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Lana Del Rey

LIVE @ Mediolanum Forum, Milan

Insomma, non sarà la prima della classe ma è anche vero che questo era un concerto che aspettavo da tempo sia per curiosità che per stima nei confronti di questa brava cantante e ottima autrice. Sincera? Pensavo peggio. Invece mi ha intrattenuta, divertita, emozionata. Ha dimostrato di aver lavorato sulle sue mancanze e di volerlo fare ancora e bene. Quello che mi ha davvero colpito di lei è la sua assoluta devozione verso i fan, forse un po’ esasperata per sopperire alle sue insicurezze ma sicuramente sentita. Mai visto nessuno firmare autografi o distribuire abbracci nel bel mezzo di un concerto e questo le fa sicuramente onore. E sono sicura che il prossimo tour la vedrà sempre più in gran forma.
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Intanto aspetto impaziente il terzo album per poter sognare ancora in quel limbo tra passato e presente che, con tutto il rispetto per il futuro, non gode di incertezze né rischi ma solo di una giusta dose di rassicurante nostalgia.
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SCALETTA CONCERTO
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1. Cola
2. Body Electric
3. Blue Jeans
4. Born to Die
5. Carmen
6. Blue Velvet
7. American
8. Without You
9. Knockin’ on Heaven’s Door
10. Young and Beautiful
11. Ride
12. Summertime Sadness
13. Burning Desire
14. Video Games
15. National Anthem
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Woodkid: The Golden Age, cronaca di un concerto apocalittico [+ RECENSIONE ALBUM]

Woodkid

vice.com

La poliedricità è un aspetto che mi ha sempre affascinata: sarà perché mi sento un po’ tirata in causa? Adoro fare venti, cento, mille cose (sicuramente non tutte assieme e soprattutto non tutte con lode), anche se musica e scrittura sono le due che prediligo. Diciamo che le personalità poliedriche, per forza di cose, mi attraggono. E direi che questo è proprio il caso di Woodkid, all’anagrafe Yoann Lemoine. Artista nel vero senso della parola, Yoann è regista, compositore e cantante. Dimenticavo l’aggettivo: visionario.

Tanto per cominciare, avete presente il video di Blue Jeans di Miss Lana Del Rey? E quello di Teenage Dream di Katy Perry o Take Care di Drake e Rihanna? Ecco, la regia è del signorino qui in questione. Il meglio di sé, in qualità di regista, lo dà però nei video delle sue stesse canzoni. Iron, Run Boy Run e I Love You sembrano essere uno il continuo dell’altro, come una vera e propria saga, rigorosamente in bianco e nero e, soprattutto, di grande impatto emotivo.

La vista non è l’unico senso da utilizzare quando si tratta di Woodkid. L’udito ha, dalla sua, probabilmente il primo scalino del podio. Un genere musicale difficilmente definibile. Melodie altamente apocalittiche. Lo ascolti e ti sembra di essere in una dimensione parallela, protagonista di un videogioco di ruolo, impegnato a scappare da mostri e problemi in una corsa senza fine. Insomma, spararvi Woodkid nelle cuffie corrisponde ad una corsa sulle montagne russe, con adrenalina a mille ed esaltazione alla massima potenza! Provare per credere.

E chi è stato ieri sera al concerto di Milano al Teatro Franco Parenti (questa sera non perdetevelo in quel di Roma!) non può che confermare. Luci e musiche sono state il connubio perfetto per venti, cento, mille scosse di adrenalina. Sul backdrop alle sue spalle immagini ad alta definizione: interni di chiese, cime innevate e l’inconfondibile bambino/statua di Run Boy Run sgretolato in mille pezzi davanti ai nostri occhi increduli. Insomma, il tocco inconfondibile di Woodkid-regista si è sentito eccome.

Dopo l’apertura del bravissimo Andrea Nardinocchi, Woodkid si presenta sul palco con una band di tutto rispetto: due tastiere, tre fiati e due tamburi. La performance è stata intenzionalmente suddivisa in due fasi: la prima, più soffice e delicata, con i pezzi più calmi di The Golden Age (e una splendida versione di Brooklyn) e la seconda, più movimentata ed elettrizzante, con la folla in visibilio tra salti e teste a tempo. Lui? Simpatico, alla mano, divertente e profondo al tempo stesso. E spesso di spalle.

Quasi a contemplare lui stesso quello che è stato capace di creare. Quasi fosse lui stesso parte integrante del pubblico e assistesse, nella sua umiltà, a qualcosa di superlativo.

Woodkid, Milano

@airaliworld

E per chi non avesse avuto la possibilità di sentirlo dal vivo, datevi una seconda chance e ascoltate The Golden Age su Spotify, uscito lo scorso 18 marzo, leggendo al tempo stesso la mia recensione. Sicura che non ve ne pentirete!

 • THE GOLDEN AGE Tracklist •

The Golden Age, Woodkid

1. THE GOLDEN AGE
Voto: ★★★★

Perfetto inizio di un album perfetto. Note malinconiche si susseguono tra violini e pianoforti per arrivare ad un ritornello che ti entra subito in testa e che rimpiange i vecchi tempi d’oro, quelli che passano e che non tornano più. Poco prima del secondo minuto la canzone si trasforma e così anche il vostro stato d’animo: il ritmo si fa incalzante e forse anche voi vi sentirete meno sconfitti e più risoluti. Da brivido la voce che sembra spezzarsi sul finale della canzone.

♬ Dice: Did you ever feel we’re falling as we grow?
♡ Sa di: lunapark abbandonati, lacrime e rimpianti.

2. RUN BOY RUN | ▻▻ Video
Voto: ★★★★

Suoni di campane segnano l’alba di questa canzone, uno dei singoli portafortuna. Probabilmente suggestionata dal video musicale (un vero e proprio capolavoro) ogni volta che l’ascolto mi sento la protagonista di una corsa senza tempo. I buffi mostriciattoli co-protagonisti del videoclip mi ricordano il film Nel Paese delle Creature Selvagge e il ritornello assordante sembra voler sottolineare un momento di esasperazione, disagio e insoddisfazione che sfocia nel cambiamento e quindi nella pace dei sensi. E’ proprio quando Woodkid abbassa i toni e spiega al ragazzino che domani sarà un uomo e quindi non avrà più modo di nascondersi che l’anima si quieta, speranzosa di avere ancora una possibilità.

♬ DiceRun Boy Run! Running is a victory!
♡ Sa di: inseguimenti, spine nel fianco e battito accelerato.

Run Boy Run

Clicca qui per guardare Run Boy Run!

3. THE GREAT ESCAPE
Voto: ★★★

Chissà perché l’inizio mi fa pensare subito a Dog Days Are Over di Florence + the Machine e riesce a strapparmi un sorriso. La base uptempo è piacevole e risolta ma Woodkid lo preferisco più quando suscita pathos..

♬ Dice: Can’t you see that we’re dead until we wake up?
♡ Sa di: vittoria.

4. BOAT SONG
Voto: ★★★

Sulle canzoni lente Woodkid sembra essere la perfetta controparte maschile di Lana Del Rey, sua grande amica. Il timbro si fa cupo e gli armonici risuonano in tutto il loro splendore. Il tema è ricorrente: il fato, il destino, le scelte. La canzone è piena di domande e dilemmi a cui non si riesce a dare una risposta e le immagini vedono il mare far da protagonista, specchio argentato delle nostre insicurezze.

♬ Dice: Are we instruments of fate? Do we really have a choice?
♡ Sa di: orizzonti, dubbi e addii.

5. I LOVE YOU | ▻▻ Video
Voto: ★★★

Questa canzone ha il potere di farmi venire la pelle d’oca alta due metri. Racchiude tutto nei suoi quasi 4 minuti: tutta l’insofferenza che si può provare per un amore non corrisposto, per una battaglia persa e forse inutile o forse una vittoria perché, in fondo, tutto può tornarci utile un giorno. Anche qui distese di oceani hanno la meglio: l’acqua è un simbolo ricorrente nelle canzoni di Woodkid. Ciò che nei nostri sogni rappresenta l’emotivo viene scelto da un grande artista per rappresentare tutto ciò che prova nei confronti della vita, della società, dell’amore. Il graffio sulla pelle lo dà poi quel suono metallico che sentite ad inizio canzone e che poi torna minaccioso sulle strofe. Pare quasi essere un cancello che si chiude, metafora perfetta per il significato del brano.

♬ Dice: I was synchronized with you but now the sound of love is out of tune.
♡ Sa di: sconfitta, tepore e Islanda.

I Love You

Clicca qui per guardare I Love You!

6. THE SHORE
Voto: ★★★

Torniamo alla malinconia con questa canzone dal mood inquietante. Il simbolo, guarda caso, è quello di una spiaggia su cui Woodkid passeggia immaginando quello che sarebbe potuto essere tra lui e l’amore della sua vita. Al minuto 2:20 le emozioni prendono il sopravvento grazie all’aiuto delle trombe che esasperano questa sensazione di disperazione.

♬ Dice: You don’t remember anymore the kisses that I stole from you.
♡ Sa di: vuoto interiore e mare d’inverno.

7. GHOST LIGHTS
Voto: ★★★★

Suoni possenti alla Iron ma smorzati dai pensieri continui rivolti all’amore perduto. Questa contraddizione sembra funzionare decisamente bene e mi fa pensare all’altalena dell’amore. A volte ti fa salire fino a su per farti toccare il paradiso con un dito e poi, puntualmente, ti riporta giù fino a farti sprofondare negli abissi.

♬ Dice: Without you I can’t stand the sound of the rain.
♡ Sa di: chiavi di casa e vetri frantumati sul pavimento.

8. SHADOWS
Voto: ★★★

Prima traccia completamente strumentale. Woodkid si riposa e ci porta, mano nella mano, in un viaggio al di là dell’atmosfera dove tutto sembrare fluttuare, dove tutto sembra senza consistenza.

♡ Sa di: galassie e buchi neri.

9. STABAT MATER
Voto: ★★★★

Una di quelle canzoni che calzerebbe a pennello come colonna sonora di uno di quei film dove la gloria è tutto. Quasi paradossalmente, il titolo Stabat Mater (che in latino significa Stava la Madre) rimanda ad una preghiera cattolica sulla sofferenza, amata moltissimo da grandi musicisti come Vivaldi e Rossini.

♬ Dice: Hey, do you still braid some flowers in your hair?
♡ Sa di: lutti e rivincite.

10. CONQUEST OF SPACES
Voto: ★★★★

Non so perché ma questo pezzo mi fa invece pensare ad un altro progetto musicale che amo tantissimo: i Nightwish. Nella seconda parte della canzone, quando i tamburi si fermano, più che allo spazio mi rendo conto di pensare ad una sorta di circo a cui ho accesso grazie ad una grande tenda rossa. Il ritornello è vincente e giova a tutta la canzone facendotela sentire tua già dal primo ascolto.

♬ Dice: Behind the dreams of mastery love dies silently.
♡ Sa di: navicelle spaziali e vite alternative.

10. FALLING
Voto: ★★★

Seconda traccia strumentale dell’album. Un crescendo di ansia e paura.. Abbandonate ogni speranza o voi che entrate!

♡ Sa di: incubi nel pieno della notte.

11. WHERE I LIVE
Voto: ★★★★★

La mia canzone. Ha tutto quello che cerco: musica giusta, melodia giusta, testo giusto. Le sensazioni che mi capita di provare nei giorni più bui Woodkid le spiega perfettamente in questo brano. Puro. Emozionante. Così puro ed emozionante che mi ritrovo alla fine con il groppo in golo e gli occhi lucidi. La perla preziosa e nascosta di tutto l’album.

♬ Dice: I’ll never reach the truth of lies. I’m just watching the flowers grow.
♡ Sa di: promesse infrante, frustrazione e immobilità.

11. IRON | ▻▻ Video
Voto: ★★★★★

Eccola arrivare, la colonna portante di The Golden Age. Utilizzata come soundtrack del trailer di Assassin’s Creed: Revelations, ha tutti gli elementi per chi vuole ascoltare un po’ di sana epic music. I viaggi che mi faccio con questa canzone.. Non basterebbe un’intera recensione per raccontarveli, anche perché sono cangianti e discontinui ma sempre appassionanti. Se non l’avete mai ascoltata mi chiedo quasi come abbiate fatto a sopravvivere finora :P

♬ Dice: I want to feel the pain and the bitter taste of the blood on my lips, again.
♡ Sa di: ibernazione e combustione al tempo stesso.

Iron

Clicca qui per guardare Iron!

11. THE OTHER SIDE
Voto: ★★★★

E così come si era aperto, l’album si chiude in maniera altrettanto perfetta con una marcia agonizzante di tamburi soffocati a fare da sottofondo. A sua volta, il finale della canzone è altrettanto perfetto: i tamburi sembrano più lontani e si arrendono ad una chiusura che sembra volerci sussurrare “All good things come to an end“.

♬ Dice: And in the arms of endless anger will end the story of a soldier in the dark.
♡ Sa di: secondo gradino del podio e risate agrodolci.

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Così come l’album, anche il concerto segue fedele lo stesso inizio e la stessa fine. Woodkid è uno preciso, mica fa le cose tanto per fare. Insomma, se non siete riusciti a leggere tutta la recensione leggete semplicemente quello che segue.

Se siete apatici e deboli di cuore, questa non è roba che fa per voi. Se siete ancora alla ricerca del significato della vita, nonostante siate disillusi da tempo, dategli una chance. Insistete se la musica, a primo ascolto, vi sembrerà simile e non riuscirete subito a comprenderla. I tesori preziosi sono sempre quelli nascosti. Se invece volete esaltarvi skippate diretti alla traccia numero 2 e poi alla 11 e poi ancora alla 2 e poi ancora alla 11, ad libitum.

Ma ricordate: uno che al suo stesso concerto si mette di spalle, stessa prospettiva del pubblico, non è uno che sta facendo il maleducato.. è uno che sa mettersi nei panni di chi ascolta e, a sua volta, ne sa ascoltare l’anima.

SCALETTA CONCERTO

Intro
The Golden Age
Baltimore’s Fireflies
Where I Live
Ghost Lights
I love you
Brookyln
Boat Song
Shadows
Stabat Mater
Conquest of Spaces
Iron
The Great Escape
Run Boy Run
The Other Side

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