Il Cile – In Cile Veritas: “Amo chi si rifugia nella mia musica” [INTERVISTA + RECENSIONE]

Il Cile - In Cile Veritas

Mi ha fatto innamorare della sua musica un paio d’anni fa quando incuriosita ho usato Shazam per scoprire a chi appartenessero le parole di Cemento Armato. Di lì a poco quelle parole avrebbero creato, a loro insaputa, uno di quegli inni generazionali che canti con il magone in gola, che parlano di rabbia ma non di resa. Con YouTube sono riuscita ad attribuire un volto a quella voce che sapeva di ruggine e miele al tempo stesso. iTunes mi ha dato la conferma del suo potenziale quando ho acquistato Siamo Morti a Vent’Anni, in formato digitale.

C’è stato poi il live all’Alcatraz, l’apertura del tour di Jovanotti a San Siro e il concerto al Carroponte che non hanno fatto altro che ribadire il concetto: Il Cile, all’anagrafe Lorenzo Cilembrini, è uno dei cantautori più promettenti e innovativi della scena musicale italiana. Versi affilati come lame, rime ABAB che vengono annientate da più imprevedibili assonanze e consonanze. Non si sa come ma in questi due anni è anche riuscito a trovare il tempo per scrivere il suo primo libro – Ho Smesso Tutto: un’altra perla preziosa. Sbalordire è il suo mestiere e lo sa fare bene.

Ciloski rock 'n roll @ La Feltrinelli, Milano

Perché Lorenzo io ce lo vedo sui banchi di scuola, non ad insegnare ma a distribuire manuali di sopravvivenza per i dopoguerra di vita e di amore. Ascoltando i suoi versi impari i trucchi per leccarti le ferite, ottimizzi i cerotti rimasti da mettere sulle ginocchia sbucciate, impari a convivere con il freddo del pavimento trovando la giusta angolazione per darti la spinta e rialzarti ancora una volta.

Le aspettative per questa seconda fatica musicale erano altissime. Con il primo singolo non è riuscito a conquistarmi ma ha saputo farsi perdonare con il secondo. L’ascolto dell’album ha fatto dimenticare i dubbi iniziali, come quando litighi alle 2 di notte e poi, dormendoci sopra, la mattina non ricordi nemmeno i motivi.

Qualche giorno prima che uscisse In Cile Veritas (che lui definisce un brindisi alla vita, a volte per sorridere altre per dimenticare), l’ho intervistato. Si è parlato di adrenalina da palco, di ispirazioni musicali e della grandezza delle piccole cose.

INTERVISTA

▨ 5 minuti prima di.. San Siro, Sanremo, un nuovo album in uscita: le farfalle nello stomaco cambiano in base all’esperienza che stai per vivere o sono sempre le stesse?

Sale sempre una strana inquietudine mista ad una strana voglia di vivere. In queste occasioni mentre canto piango ma lo nascondo bene. Perché sono lacrime di felicità.

▨ La ricerca di espressioni mai banali o scontate nei tuoi brani è frutto di notti insonni alla ricerca della parola perfetta o avviene tutto fluidamente senza troppe matite spezzate?

È connaturato a ciò che sono. Adoro l’italiano.. Non perdona errori ma è meravigliosamente complesso. Ci nuoto dentro dalle elementari.

▨ Qual è stato il tuo percorso musicale? E come hai nutrito il tuo particolarissimo timbro vocale?

La musica mi possiede. Fin dall’infanzia mi ha regalato evasioni meravigliose. Il timbro è nato studiando il canto ma a 20 anni mi dissero che non sapevo cantare. Mi sono rifatto.

▨ The Music Portrait parla di emozioni, sensazioni e sfumature connesse alla musica. Ti è mai capitato di associare colori alle canzoni che ascolti?

Per me la musica o è bianca o è nera.

▨ Back in the days: nella preziosa e bellissima Il Mio Incantesimo dici: E come un uomo elefante io mi emoziono per niente. In cosa ritrovi quel potere travolgente in grado di farti emozionare?

Io mi emoziono davanti all’amore e alle persone che amano. Tutto qui. 

▨ “Il Cile fa musica incazzata”, “Il Cile non sorride mai”, “Il Cile? Ma che nome è?” Quale tra queste espressioni è ormai diventata la più prevedibile?

“Il Cile non sorride mai” perché in realtà c’è poco da ridere. Io amo Johnny Cash che spiegò chiaramente che in quello che scriveva c’era molto poco da ridere. Per me la musica è la cartina tornasole dei miei tormenti. Non voglio compassione, voglio solo sfogarmi.

▨ Per il secondo singolo Sapevi Di Me hai chiesto la collaborazione dei tuoi fan per la realizzazione del video musicale: che rapporto hai con chi ti segue?

Quando ho visto il montaggio del video ho pianto. Quando ho visto l’album al 9° posto su iTunes in pre-order ho pianto. Io vivo per chi mi segue. Sono complesso ma amo chi si rifugia nella mia musica.


RECENSIONE
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Il Cile - In Cile Veritas


1. SAPEVI DI ME | ▻▻ Lyric Video
★★★★

Inizio col botto. Un continuo crescendo di espressioni da decifrare, di strofe alternate a ritornelli alternati a bridge, in una dinamica che mescola tutto e ti lascia, sfinita ma leggera, a fare i conti con te stessa. Il singolo che commuove anche i sordi.

♡ Sa di: spiagge insolitamente vuote, ritorni in macchina che sembrano più corti delle andate, singhiozzi nascosti per troppo tempo.
Dice: La vita ti asciuga le lacrime a volte togliendoti gli occhi.


2. ASCOLTANDO I TUOI PASSI
★★★★★ cum laude

Il Cile è un pazzo, un folle. Ho schiacciato play 7 minuti e 53 secondi fa e mi ritrovo già in una valle di lacrime. Questa canzone è una vera e propria pugnalata allo stomaco, così bella che fa star male. Ha la musicalità tipica di una canzone dei Coldplay ed è piena zuppa di quella sensibilità tipica di Lorenzo. Se non mi fa un altro scherzo di questi entro la fine dell’album qui lo dico e qui non lo nego: Ascoltando I Tuoi Passi è la canzone più bella che Lorenzo Cilembrini abbia mai scritto nonché una delle canzoni più belle degli ultimi anni. Sto tremando. Ho bisogno di una pausa. Vado a cercare un defibrillatore.

♡ Sa di: luci intermittenti riflesse sulla pelle e quel dolce senso di claustrofobia che ti provocano le gallerie in autostrada.
Dice: Il locale era pieno, posseduto dal fumo, io cantavo canzoni che non ricorda nessuno, mi fissavi negli occhi e mi ruppi come un bicchiere.


3. LIBERI DI VIVERE
★★★

Se questa canzone fosse un cocktail sarebbe una Caipiroska: alcol camuffato in quintalate di zucchero per farti indorare la pillola e far finta che vada tutto bene. Liberi Di Vivere è il fratello buono di Cemento Armato, quello che in faccia gli si rivolta contro ma poi elogia il fratello quando non c’è. La canzone che canteresti in una torrida notte d’estate, in riva alla spiaggia, poco prima di What’s Up. Quando Il Cile picchia duro su quel liberi a metà ritornello capisco che il ragazzo ha un’estensione mica da ridere.

♡ Sa di: falò e accettazione.
Dice: Di amici ne ho pochi ma tutti cattivi.


4. L’AMORE E’ UN SUICIDIO
★★★

Immaginatevi i Beatles spaccare chitarre come fossero i Rolling Stones. Aggiungeteci il capello spettinato – non è dato sapere se sia volontariamente spettinato o semplicemente il risultato di notti passate a rigirarsi sul cuscino. Ad ogni modo, questo è il mood della canzone che stravolge tutte le aspettative: dal titolo mi aspettavo un altro lento massacrante e invece fa quasi venir voglia di pogare. La prima uptempo dell’album ha tutte le componenti dei piatti forti di Lorenzo: dissacrazione dell’amore (quello finito perché quello attuale è troppo noioso) e ottimo arrangiamento musicale. Mi fa venir voglia di indossare le Dr. Martens. Solo quelle.

♡ Sa di: smalto sbeccato e Jack Daniels.
Dice: Principi e principesse azzurri ma carbonizzati, vittime della fiaba del c’eravamo tanto amati.


5. PARLANO DI TE
★★

Ci sono quei 5 secondi, quando ci alziamo al mattino, dove la mente non pensa, dove tutto sembra fatto di ovatta e non ci sono pensieri negativi che possono infestare la nostra anima: è il limbo tra i sogni e la realtà che, per colpa nostra, ci mette poco a riportarci con i piedi sul pavimento e nelle scarpe. Se la nostra vita avesse una colonna sonora che parte in automatico, in quel momento, dopo quei magici 5 secondi, partirebbe Parlano Di Te. Lei ti ha lasciato, tu hai fatto finta di niente ma ogni cosa che il tuo sguardo incontra ha il suo sapore. Anche quelle più stupide per cui i tuoi amici ti prenderebbero per il culo. Ogni persona che incontri ha qualcosa di lei, ogni tua abitudine sembra follia se fatta senza averla al tuo fianco. Quasi al pari di Ascoltando I Tuoi Passi, potrebbe esserne il seguito che rende giustizia. Riprendo il defibrillatore che ho lasciato sotto il tavolo.

 Sa di: secondi mazzi di chiavi abbandonati sul comodino.
Dice: Parlano di te tutti i miei piatti da lavare, parlano di te i vecchi film alla televisione che guardavamo isolati da tutto perché il tutto non ci ha mai voluto bene.


6. BARON SAMEDI
★★

Ce l’aveva fatta ascoltare durante i concerti del suo primo tour, come fosse una bonus track, come una di quelle canzoni che gli sarebbe tanto piaciuto inserire in Siamo Morti a Vent’Anni, sua prima fatica. Loop nostalgia dei live assicurato.

♡ Sa di: quella complessità immortale ed enigmatica tipica delle donne.
Dice: Sei la biologa che ridà la vita alle mie delusioni che trasmettono malinconie alle mie canzoni.


7. SOLE CUORE ALTA GRADAZIONE ▻▻ Video
★★½

Lui lo sa: Sole Cuore Alta Gradazione non mi ha entusiasmata e per questo sono stata ribattezzata Torquemada. Ma in fin dei conti è l’eccezione che conferma la regola e, arrivata alla settima traccia dell’album, direi che sono pronta a perdonargli questo (anti) tormentone che come scopo ha quello di dissacrare tutti i tormentoni della storia. L’idea è fighissima, il testo niente da dire, la melodia pre-ritornello in realtà è bellissima. Quello che non riesco a fare mio è l’intro oratoriale e la scontatezza del ritornello. Il video, divertentissimo e con una bellissima luce che risalta al meglio i colori de Il Cile, aiuta comunque un sacco.

Sa di: Tre Parole e Aserejé affogate in kili di Mentos e litri di Coca Cola.
Dice: C’è un cimitero di lattine indiane sul comodino di una strega abbronzata.


8. MARYJANE
★★½

Sono affezionata a Maryjane. Lorenzo l’aveva condivisa tempo fa su Facebook: in braccio la chitarra e la sua camera in bianco e nero a fare da sfondo. Se avessi il potere di decidere la scaletta dei suoi concerti la metterei tra le ultime tre canzoni. Perché Maryjane ha quella atmosfera da arrivederci in agrodolce.

Sa di: colpi di testa e fumata bianca.
Dice: Chissà con chi passi adesso le notti, se ami ancora per non essere amata, ignorando ogni tua ferita.


9. VORREI CHIEDERTI
★★

Ci sono occhi che non riusciamo a scordare, occhi che quando chiudiamo i nostri sono ancora lì a fissarci impavidi, consapevoli del loro effetto. Il respiro manca ma le gambe cominciano a tremare quando quegli occhi abbandonano i nostri abbassando lo sguardo, forse per un po’, forse per sempre. Quella persona diventa così assurdamente importante che riesce a tenerci in vita anche con la sua assenza, anche solo con i suoi silenzi. Vorrei Chiederti è la canzone dell’amore che poteva essere ma che, per errore o per destino, non è (più) stato. Un’occasione perduta. Il sipario che cala perché non riesci più a continuare. L’amico che ti incoraggia a lottare. Show must go on scritto sui muri e sul cuore. Rabbia, frustrazione, malinconia: qui più che le parole è la voce di Lorenzo a parlare. Inconsciamente più sporca del solito, ci arriva tutto il suo Io.

Sa di: afa e gelo e tutte le altre perfette contraddizioni di Milano.
Dice: Io che ringrazio Dio soltanto perché è riuscito a fare dei tuoi occhi un secondo paradiso.


10. UN’ALTRA AURORA
★★

La canzone che abbraccia e che vuole essere abbracciata. Un abbraccio protettivo, di quelli infiniti che ti fanno pensare che il mondo non è poi così male. Un’Altra Aurora è la canzone del presente che funziona.

Sa di: riconoscenza e riconoscimento.
Dice: Io che ti ho vista ricucire tutte le mie vene, io che di notte uccido i sogni se non stiamo insieme.


11. LIBERI DI VIVERE (Alternative Version)
★★

Bonus track regalata a chi ha deciso di pre-ordinare l’album su iTunes. Atmosfera rarefatta di quelle che piacciono a me, di quelle che la batteria entra dopo il primo minuto e a te dopo il primo battito è già venuta la pelle d’oca. Devo ancora decidere se mi piace di più questa o la versione con chitarra. Mi prenderò ancora qualche istante per decidere e per processare questo trip(udio) di emozioni.

Sa di: velluto, sbagli e gran finale.
Dice: Questa gioventù non ha mai smesso di bruciare, coi suoi rimorsi, i suoi conti da pagare, ma siamo liberi di vivere anche senza le istruzioni.


Il Cile - In Cile Veritas

L’album è giunto alla fine. Stranamente non ho quel pensiero da avrei voluto un paio di brani in più. Qui c’è tanto da metabolizzare. Mi sento sazia come ad una cena di Natale, in bilico tra il sentirmi scoppiare e l’essere grata per questo momento speciale.

Lorenzo è fortunatamente il Lorenzo di due anni fa, ha solo più tastiere e meno chitarre, ha solo scritto di più trovando ogni volta testi alternativi per i suoi ritornelli che non sono mai uguali ma ogni volta caramelle diverse da scartare. Perché sono tante le cose da dire e dirle in 4 minuti è sempre un’impresa.

Ho ascoltato Siamo Morti a Vent’Anni su una spiaggia siciliana e In Cile Veritas in una biblioteca milanese colma di studenti universitari a cui avrei voluto urlare di mollare tutto perché la vita, quella vera, non la si studia coi libri ma con le canzoni. Entrambi gli album sono arrivati a fine estate, come una scottatura che inizialmente ti dà noia ma diventa poi parte di te perché ti scuce la pelle ma poi te la rigenera.

E a dirla tutta, comincio a pensare che questa storia di fine estate non sia una semplice coincidenza. Comincio a pensare che la musica de Il Cile sia l’antidoto, la cura. E poco importa se il regalo da scartare arrivi i primi di settembre anziché gli ultimi di dicembre. Si tratta sempre e comunque di nuovi inizi, nuove porte che sbatteremo e nuove promesse che puntualmente infrangeremo.

In Cile Veritas non fa miracoli né aiuta a prevenire: è la crema doposole che dà sollievo alla pelle scottata, è la crema cicatrizzante che a distanza di tempo ci fa sfiorare le nostre ferite con quel sorriso in volto, tipico di tutti quelli che hanno imparato a rendere più sopportabili sbagli, sbadigli e paure.

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Il Cile LIVE @ Carroponte Festival: “Il coraggio va sempre premiato” [RECENSIONE]

Il Cile

ilcile.com

Alle parole, alla musica de Il Cile mi ci sono affezionata proprio tanto. Le esamino, le analizzo, do la mia interpretazione e, puntualmente, ogni volta ci trovo dentro mondi diversi, nuove sfumature e segreti di cui non mi ero accorta.

Un contorsionista delle espressioni verbali questo Lorenzo Cilembrini, suo vero nome. Una di quelle nuove voci della musica italiana su cui mi verrebbe da scommettere ad occhi chiusi ed orecchie ben attente, con quel graffio particolare nel timbro che lo rende estremamente interessante.

Perché mentre gli altri cantanti sono impegnati a scegliere la posa plastica con cui aprire il concerto, lui pensa a giocare magistralmente con le sue canzoni insieme al suo pubblico, un pubblico che sta lì perché è andato a sentir suonare un amico. Umiltà, creatività, profondità e anche quella giusta dose di sano scazzo che lo rende ancora più autentico di come ve lo aspettereste.

Va di 4 in 4 Il Cile: dall’Alcatraz di Milano al palco di Sanremo in soli 4 mesi per poi arrivare, dopo altri 4, ad aprire i concerti di Jovanotti allo stadio San Siro davanti ad un tripudio di gente. Che poi, mica è solo fortuna. Il Cile è uno che le cose le fa così bene che lo stesso Jovanotti, dopo aver espresso più volte la stima nei suoi confronti, gli invia un messaggio per chiedergli di essere uno dei suoi Opening Act.

E lì, dopo un palco così importante, viene da chiederti: sarà in grado di ridimensionare la percezione e dare il meglio di sé anche su un palco più modesto, più intimo come quello del Carroponte ieri sera? La risposta è sempre sì. Anzi, te lo vedi nel backstage che saltella cercando di stemperare la tensione che si prova prima di posizionarsi di fronte all’asta di un microfono, siano 20 o 50.000 persone. Quella tensione che si trasforma in adrenalina non appena emetti la prima nota, non appena ti rendi conto che il pubblico che hai di fronte ti sta osservando, scrutando e sorridendo, magari cantando a memoria le parole del tuo primo album.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

Così è stato. Dopo l’apertura dei bravi Plan De Fuga, gruppo rock italiano, Il Cile fa il suo ingresso accompagnato dalla sua ottima band (big up per Riccardo Presentini alle chitarre!) e accolto dal boato dei suoi ciloski, così a lui piace chiamare i suoi seguaci. Insieme ripercorriamo tutti i brani di Siamo Morti a Vent’Anni, l’album con cui ha sfondato il muro della canzone italiana, quel muro un po’ saturo di pezzi già sentiti e risentiti, l’album con cui è riuscito a crearsi uno spazio tutto suo: quello del cantautore sì incazzato ma mai arreso. Lo ripercorriamo insieme perché lo vedi che negli occhi de Il Cile c’è la voglia di cibarsi del calore di chi lo ascolta, perché in fondo anche lui, come noi, è ancora quel ragazzo un po’ insicuro che non riesce a capacitarsi di tutte le tappe che pian piano sta raggiungendo. Ricordo di aver ascoltato per la prima volta il suo album su una spiaggia siciliana sotto il sole cocente che bruciava la pelle e i ricordi dell’estate che stava finendo. Rimasi letteralmente stregata per il modo in cui aveva deciso di far combaciare le parole: tutto sembrava così complicato eppure così semplice. Dal Vangelo secondo Il Cile.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

È con Credere Alle Favole che apre il concerto al Carroponte passando per Tu Che Avrai Di Più e Il Mio Incantesimo fino ad arrivare a Tamigi, la canzone che più di tutte sento mia. Forse perché, come spiega Il Cile, “parla di una ragazza che ha deciso di lasciare tutto e andare a vivere all’estero e io penso che, dopotutto, il coraggio vada sempre premiato”. Che è quello che farò a breve scegliendo come meta l’Olanda, quella di cui Lorenzo parla all’interno de La Lametta. C’è spazio anche per Escluso Il Cane di Rino Gaetano, canzone a cui tiene tantissimo, un testo di altri tempi che nessuno oserebbe più scrivere e forse per questo così preziosa. Impossibile poi non cantare Le Parole Non Servono Più, brano portato a Sanremo Giovani che gli ha permesso di vincere il premio come Miglior Testo – e non c’è da stupirsi. Oltre a tutti gli altri pezzi presentati, La Tortura Medievale e I Tuoi Pugnali (altrimenti ribattezzata “la sperimentale Leone”), contenute all’interno dell’edizione speciale del disco, permettono di conoscere ancora più a fondo l’artista che abbiamo di fronte, quello che usa le sue ferite come ingredienti per la ricetta della canzone perfetta.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

Un paroliere che ti entra in testa e poi nella pancia e poi nel cuore. Un album che parla chiaro, senza illuderti con inutili coloranti, senza avere paura di puntare il dito contro ciò che non funziona, sia esso dentro o fuori di noi, nel corpo o nella società che abitiamo. Un animo semplice e profondo al tempo stesso che sa esprimersi attraverso la musica e soprattutto la scrittura. Probabilmente lo stesso effetto che a lui fa la cover di Rino Gaetano a me è la sua musica a farlo. Perché è qualcosa di altri tempi e non so se siano passati o futuri. So solo che si discosta dai cliché del cantante medio italiano ed è per questo che mi piace da impazzire. Uno di noi che parla per noi quando noi non abbiamo il coraggio di farlo. E dal Vangelo secondo Il Cile il coraggio va sempre premiato.

E allora chapeau, Lorenzo. E che la prossima volta San Siro sia tutto per te.

Il Cile

w/ @ilcile

Il Cile

w/ @prese82

Il Cile

w/ @LaEliNoel

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Jovanotti

jovanotti.it

Geniale. Geniale è la parola che mi viene da associare a Lorenzo. Un marasma di colori, allegria, buonumore. Così tanta spensieratezza che riesci a goderti anche i brani più intimi e malinconici con altrettanta attesa. Penso che se l’arcobaleno potesse prender vita finirebbe per chiamarsi Jovanotti – con tutte le sue sfumature, i suoi passaggi cromatici, la sua rivoluzione pacifica.

Assistere ad un suo concerto sarebbe grandioso, pensavo fino a ieri pomeriggio. Ma assistere ad un suo concerto in uno stadio va oltre a tutto ciò che mi sarei potuta immaginare.

500 m² di schermo sapientemente utilizzato per diventare parte integrante dello show: i video proposti e gli effetti utilizzati calzavano a pennello con la scaletta proposta. Un viaggio dentro la testa di Lorenzo, per proporci le sue perle dalla sua prospettiva. Perché Lorenzo ci tiene a farci sapere cosa passa per la sua testa, come vive le sue stesse canzoni, cosa si immagina quando scrive un pezzo, quando di notte un ritornello fa capolino così, per caso.

Un’esperienza a 360°, una corsa adrenalinica sulle montagne russe, di quelle che ti sballottolano così tanto che tutto quello che puoi fare è ridere, ridere, ridere e pensare a quanto bella sia la vita. Bambini, anziani, famiglie intere: una grande festa senza selezione all’entrata. O forse sì: si accettano solo spettatori che pensano positivo – o che perlomeno vogliono provarci, nonostante tutto.

Dopo gli Opening Act (Il Cile, Tre Allegri Ragazzi Morti, Pink is Punk), Lorenzo non si fa aspettare: alle 9.02, in puro Django style, fa la sua entrata di rosso-giallo-blu vestito. Milano è alle sue spalle e gode ancora degli ultimi momenti di luce. L’accoppiata Tramonto + Jova non fa una piega: una libidine – come avrebbe detto lui qualche anno fa. Ed è proprio con Ciao Mamma che si regala alla folla in visibilio, facendo seguire Megamix, Mix, Gimme Five e Non M’Annoio. Lorenzo parte dal principio prendendoci per mano e facendoci fare un salto pazzesco fino ai giorni nostri, uno di quei salti che ti facevano fare da bambino, quando ti trovavi in mezzo a due adulti che per farti salire sul marciapiede ti sollevavano tenendoti per mano e a te sembrava di aver fatto il salto più incredibile del mondo.

Jovanotti

facebook.com/lorenzo.jovanotti.cherubini

Con un balzo si arriva quindi a Tensione Evolutiva, in un gioco di luci ed effetti incredibile. Safari mi rapisce il cuore e mi accorgo di essere ormai stata risucchiata nel vortice Jovanotti e di non volerne uscire tanto facilmente. Con il blocco Mezzogiorno, La Mia Moto, Serenata Rap e Questa è la Mia Casa la giostra continua in senso antiorario, facendoci sorridere mentre pensiamo a quanto sia cresciuto quel ragazzotto che a fine anni ’80 impazzava nelle radio con in testa un cappellino storto e centomila pazze idee da coltivare. Con Mi Fido Di Te Lorenzo guarda al cielo e mi ritrovo con quel magone in gola che non sai se tenere lì o lasciare esplodere. La sua emozione è la nostra. Lorenzo riesce a parlare ai cuori, ne è consapevole ma non ne approfitta mai. Ci saluta mentre la canzone si conclude e torna con un cambio d’abito per regalarci Gente della Notte e Piove, mentre il cielo di Milano decide di regalargli una leggera pioggerellina, quasi fosse un effetto scenico voluto e previsto. Come faccia il Jova a mettere d’accordo l’intero universo non è dato sapere.

Si torna al presente con Tutto L’Amore Che Ho, La Notte dei Desideri e Ti Porto Via Con Me che tutto lo stadio balla senza pensare al domani, perché in fondo abbiamo sempre la speranza di poter ribaltare il mondo, un-giorno-chissà. Lorenzo ci racconta un piccolo aneddoto di lui bambino, di quando in famiglia si comprava La Settimana Enigmistica e lui tralasciava le parole crociate, i rebus e gli indovinelli per l’unica cosa che gli interessasse davvero: unire i puntini. Dall’1 al 30 per formare un’astronave, una giraffa, un uomo con la tavola da surf. E quando scopre Internet ascolta il discorso di Steve Jobs fatto alla Standford University (“The first story is about connecting the dots..“) e pensa che pensarla come lui sia un pensiero fantastico. Nella vita però può capitare che qualche puntino resti fuori, che non sia possibile collegarli tutti con precisione, facendo sempre quadrare tutto, facendo in modo che tutto sia perfetto. E allora Lorenzo ci confida che un po’ gli dispiace per quel 49 che rimane fuori, per quel 16 che si è perso per strada. Ma che, nonostante tutto, siamo qui e questo è ciò che importa. Ce lo ricorda intonando Ora, una poesia che ha la capacità di far riflettere, sorridere e piangere in soli 4 minuti.

Jovanotti

@IZ2SWM

E poi in ogni concerto arriva “quel momento”, quella canzone che ti muove qualche strana corda che non sai spiegare, che non sei in grado di comprendere totalmente, quella canzone che senti tua e basta. Il mio momento arriva con Le Tasche Piene di Sassi, che ogni volta che l’ascolto qualche lacrima scende e mi coccola e io semplicemente non so spiegare perché. Con gli occhi appannati riesco a godermi anche Terra Degli Uomini, un altro di quei tesori preziosi che brillano di luce propria. Ci si asciuga le guance tornando a ballare con Tanto, Io Danzo, Muoviti Muoviti e Una Tribù Che Balla dove uno-cento-mille Jovanotti si muovono a ritmo sul grande schermo, come a voler simulare tutti noi che siamo lì per spazzar via dalle spalle qualche pensiero di troppo, di quelli che fanno una gran polvere.

Con il blocco Bella, Raggio Di Sole, Baciami Ancora e A Te si canta a memoria e ci si sente più leggeri, mentre Lorenzo manda un saluto alla moglie e alla figlia presenti in sala. In dirittura di arrivo, il viaggio prosegue con Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang e la bomba ad orologeria: L’Ombelico del Mondo che vede Lorenzo al centro del palco (a forma di piovra, che circonda tutto il prato di San Siro) dare inizio alle danze con un grande tamburo colorato. Come abbia fatto questo pezzo a non stancarmi mai – correva l’anno 1995, non riesco proprio a spiegarmelo.

È con Ragazzo Fortunato e Penso Positivo che il concerto si conclude, fermo lì in un punto lontano, ancorato al passato, quasi a volerci dimostrare una volta per tutte che lui è sempre il Peter Pan di allora. Perché per conservare dentro l’anima tutta quell’energia, tutta quella creatività, il segreto è uno solo: bisogna sempre restare un po’ bambini. Perché è la vita che ci fotte, sono le responsabilità, gli impegni. Bisogna maturare ma restare sempre un po’ lì, come in un limbo da cui non puoi uscire perché qualcuno, chissà chi, ha buttato via la chiave.

Jovanotti

@ignaziodilauro

La pioggia alla fine non ha avuto la meglio e anche se l’avesse avuta l’avremmo benedetta. Perché ci sono quei momenti in cui il chissenefrega vince su tutto, quei momenti in cui vuoi goderti l’istante e svuotare la mente. Quei momenti in cui sei felice di esserci e sia come sia.

Perché come la poesia di Charles Bukowski pubblicata da Lorenzo qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook: “Non puoi sconfiggere la morte, ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.

Ora lo so..

Se l’arcobaleno potesse prender vita, finirebbe per chiamarsi Jovanotti.

Jovanotti

@fantasie84

SCALETTA:

Ciao Mamma
Megamix
Mix
Gimme Five
Non M’Annoio
Tensione Evolutiva
Safari
Mezzogiorno
La Mia Moto
Serenata Rap
Questa è la Mia Casa
Mi Fido Di Te
Gente della Notte
Piove
Tutto L’Amore Che Ho
La Notte dei Desideri
Ti Porto Via Con Me
Ora
Le Tasche Piene di Sassi
Terra degli Uomini
Tanto
Io Danzo
Muoviti Muoviti
Una Tribù che Balla
Bella
Raggio di Sole
Baciami Ancora
A Te
Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang
L’Ombelico del Mondo
Ragazzo Fortunato
Penso Positivo

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