The Script a Milano: Cronaca di un Concerto Elettrizzante [#3]

The Script | Milano

last.fm

Il copione vincente del concerto perfetto è quello che, guarda caso, seguono alla lettera i The Script. Apertura ad effetto, risate ed emozioni durante e gran finale col botto, il tutto condito da tanto cuore e genuinità. Dal loro primo (ed omonimo) album mi hanno letteralmente conquistata, riuscendo ad annoverarsi tra uno dei miei gruppi pop/rock preferiti di sempre. È come se il pop dei Savage Garden incontrasse influenze rap e si mescolasse nel frattempo con il rock dei Kings of Leon. La miscela è praticamente perfetta ed originale al tempo stesso.

Perché piacciono? Oltre all’indiscutibile fascino di Danny O’Donoghue, frontman del gruppo (insomma, anche l’occhio vuole la sua parte), dalla loro hanno la freschezza e la genuinità tipica irlandese, una musicalità semplice ma accattivante e lyrics ben confezionate e soprattutto non banali – come purtroppo succede a buona parte dei loro colleghi.

Ma soprattutto.. perché riescono a rendere sold out l’unica data italiana in così poco tempo? Ero stata al loro primo concerto qui a Milano un paio di anni fa e lo ammetto: di gente ce n’era abbastanza, ma non erano stati così memorabili da guadagnarsi il podio di miglior live band in circolazione. Danny non aveva dato il massimo in quanto a tecnica vocale e, più generalmente, non erano riusciti ad impressionarmi come durante l’ascolto dei primi 2 CD.

Ma che cambiamento ieri sera! La location era la medesima (Alcatraz di Via Valtellina), la gente si era magicamente duplicata. “Mi ricordo ancora di quando ci siamo esibiti qui, qualche tempo fa. Quanti di voi erano presenti? Beh, data la quantità di gente di stasera devo ammettere che siete riusciti a convertire un sacco di amici!” ironizza Danny. E loro? Veri e propri animali da palcoscenico. Danny ha utilizzato al meglio la sua estensione vocale saltando da una parte all’altra del palco. Glen e soprattutto Mark non sono stati da meno, intrattenendo il pubblico in visibilio, facendoci ridere ed emozionare.

The Script

thescriptmusic.com

Dopo l’apertura della band irlandese The Original Rude Boys (big up per la versione con ukulele di Niggas in Paris), è con Good Ol’ Days – canzone apripista del loro ultimo lavoro #3, che i The Script fanno la loro apparizione sul palco e danno inizio alle danze. Seguono a ruota due capisaldi: We Cry e Breakeven, la canzone del primo album che maggiormente rispecchia la (a quanto pare) burrascosa vita sentimentale di Danny. Si passa a Science & Faith, canzone omonima del secondo album, dove vengono analizzate le differenze tra ragione e sentimento, tra testa e cuore. Dolcemente fa capolino una delle canzoni più belle di sempre a livello di testo: The Man Who Can’t Be Moved che tutto l’Alcatraz canta a memoria dando vita ad uno splendido duetto improvvisato. Invito, chi non ne avesse ancora avuto modo di farlo, ad ascoltare attentamente le parole o a leggere le lyrics per rendersi conto della magia di questa canzone. Le emozioni continuano con If You Could See Me Now, canzone dell’ultimo album dedicata al padre di Danny e ai genitori di Mark, scomparsi quando aveva 12 anni e degnamente ricordati con questo brano. “I’m tryna make you proud / Do everything you didI hope you’re up there with GodSaying: that’s my kid“. Emozioni davvero indelebili, attimi davvero toccanti ma soprattutto veri e sentiti. È per questo che la forza dei The Script arriva forte e chiara: la loro emozione è pura e il pubblico lo sente.Ricordate che voi vedete noi su un palco ma noi da qui vediamo voi e vi assicuro che siete meravigliosi” ci ricorda Mark. Al cambio di prospettiva nessuno ci pensa mai, ma le emozioni dell’artista e del pubblico sono assolutamente bidirezionali. È questa la vera magia della musica.

Si torna ai “vecchi” tempi con Before The Worst, una delle canzoni emotivamente più vicine a me per poi passare a If You Ever Come Back, brano tratto dal secondo album. Con Nothing, che parla di quando siamo ubriachi e delle conseguenti tragicomiche conversazioni telefoniche con relativo/a ex, arriva il siparietto comico che vede Mark e Danny fare a gara per scolarsi una birra nel minor tempo possibile – con relativo ruttino finale e chiamata in diretta all’ex di una ragazza presente nel pubblico da parte di Danny. Dalla giocosità di Nothing si passa al momento più introspettivo della serata (nonché alla mia canzone preferita per eccellenza): I’m Yours, una ballata solo chitarra e voce scritta dal frontman del gruppo alle 3 di notte su una barca dopo una bottiglia di vino. Bella, pura, una canzone che mette a nudo la propria anima e la consegna incondizionatamente nelle mani del proprio partner. Si rimane in tema amoroso con Six Degrees of Separation, anche questa assolutamente eccellente a livello di testo. Anziché interpretare i sei gradi di separazione come si fa normalmente, i The Script li associano all’allontanamento graduale di una coppia ormai finita. “First, you think the worst is a broken heart / What’s gonna kill you is the second partAnd the third is when your world splits down the middle / And fourth, you’re gonna think that you fixed yourself  / Fifth, you see them out with someone else / And the sixth is when you admit that you may have fucked up a little.

È You Won’t Feel a Thing a chiudere il cerchio, in vista del finale. Finale che arriva con For The First Time, singolo vincente del secondo album, e ovviamente l’acclamata Hall Of Fame che ha sicuramente contribuito, con i suoi passaggi in radio e il featuring con will.i.am, ad aumentare la loro fama in Italia e nel mondo.

The Script | Milano

@thescript [Alcatraz, Milano – 29.01.13]

Un concerto senza timidi ed inutili convenevoli, quasi fosse una serata tra amici di vecchia data. Un concerto affiatato e di vero contatto, con Danny che più volte scende tra le prime file del pubblico e, a luci spente, si fa trovare su una delle balconate dell’Alcatraz, tra lo stupore e la sorpresa dei fan. Il calore del pubblico italiano li ha letteralmente travolti – più e più volte ci hanno ringraziati confessandoci quanto fosse meraviglioso sentirci cantare a memoria le loro canzoni con la consapevolezza che l’inglese non fosse la nostra lingua madre.

È così la canzone vincente, quella che parte dalle tue esperienze personali e, per qualche strano e misterioso motivo, arriva a risuonare e ad emozionare anche chi la ascolta. Ed è così anche l’artista perfetto: quello che parte alla grande con un album che vende milioni di dischi, quello che può deludere leggermente le aspettative al primo live dove deve ancora farsi le ossa, quello che poi torna più forte di prima e lascia tutti a bocca aperta, in un vero rollercoaster che si conclude con adrenalina in corpo e sorriso sul volto e la consapevolezza di aver assistito ad un’esperienza così elettrizzante da non avere precedenti.

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SCALETTA – Milano (29 gennaio 2013):

Good Ol’ Days
We Cry
Breakeven
Science & Faith
The Man Who Can’t Be Moved
If You Could See Me Now
Before The Worst
If You Ever Come Back
Nothing
I’m Yours
Six Degrees of Separation
You Won’t Feel a Thing
For the First Time
Hall of Fame

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Florence and the Machine: cronaca di un concerto etereo

Florence + the Machine

ageofaudio.com

Sembra fluttuare sul palco, Florence Welch. Leggera, delicata, attenta ai suoi passi, attenta ai suoi fan. Milano è la prima tappa del tour europeo e lei non smette di ricordarcelo, ringraziandoci, coccolandoci con la sua potente voce e i suoi acuti che lasciano brividi sulla pelle e la sensazione di essere stati investiti da un fascio di luce. E’ una bomba ad orologeria, una bomba che scoppia senza procurare danni. Si muove, fasciata in un meraviglioso abito Gucci, come una ballerina di danza classica.

L’accostamento con quel timbro importante, caldo e sicuro, produce quel contrasto che invece che stridere ha dentro di sé il bene e il male, il caldo e il freddo, la luce e le tenebre e quindi la perfezione. Due ore di pura energia che ti lasciano andare a casa con una quantità tale di adrenalina che qualsiasi musica, parola o pensiero successivi non sono in grado di eguagliare: ho avuto come l’impressione di dover rielaborare e metabolizzare quanto successo per non lasciarlo scappar via come “uno dei tanti concerti a cui ho assistito”. Due ore che ti riempiono e ti svuotano allo stesso tempo e che valgono più di lunghe ed estenuanti sessioni di palestra. Che poi Florence di palestra deve farne tanta se riesce a saltare per due ore di seguito da una parte all’altra del palco (e non sto esagerando). Una dea che calca il palco a piedi nudi, una creatura celestiale che riesce a parlare direttamente all’anima delle persone: ho visto gente abbracciarsi, urlare con le mani al cielo, chiudere gli occhi e sorridere: gente viva e felice di esserci, nel senso più profondo della parola.

Dopo la buona prova degli Spector, gruppo britannico dall’ottimo groove, il concerto di sua maestà apre con la sontuosità di Only If For a Night e l’agrodolce What the Water Gave Me, uno dei miei pezzi preferiti. Rimango subito estasiata dalla performance di questa artista che sembra provenire da un altro pianeta, pronta a portarci, mano per mano, in un’altra dimensione. Se in 3 anni e con solo 2 album all’attivo è riuscita a passare dalle 2.000 persone dell’Estragon (nel 2009) alle 10.000 del Forum di Assago qualcosa vorrà pur dire.

Le due ore corrono via veloci, sospese su un’altalena che fa avanti e indietro da Lungs, album di esordio, a Ceremonials, il secondo lavoro uscito lo scorso anno.

Da Cosmic Love a You’ve Got the Love, passando per la collaborazione con Calvin Harris in Sweet Nothing (“Questa è la prima volta che la canto dal vivo!“). Arriva poi il momento di No Light, No Light, All This and Heaven Too e Heartlines, dove la dolce Flo fa confusione e scoppia in una risata fragorosa: “Ogni volta è così, continuo a scordarmi le parole di questa canzone. Cantate con me, così mi aiutate“. Sa farsi perdonare tutto, Florence, anche qualche nota leggermente calante che equivale ad andare a trovare l’ago in un pagliaio. L’audio non proprio impeccabile si fa sentire su Spectrum, la canzone catartica per eccellenza, quella che permette di liberarsi ed esprimersi al meglio. “Italians have so much to express” ci ricorda. Ma si sa, la qualità di come suonano voce e strumenti non è proprio il forte del Mediolanum Forum.

Florence + the Machine

foto: Elena Di Vincenzo per Onstage Magazine – Clicca qui per guardare la gallery completa!

Lei, la scenografia che vagamente ricorda l’altare di una chiesa, le luci, il calore del pubblico: il sublime fa da protagonista in quel di Milano. In un battibaleno si è già alla fine e Florence (and the Machine, che sono stati davvero eccelsi) ci saluta con due dei suoi cavalli di battaglia: Shake It Out e l’inconfondibile Dog Days Are Over che l’ha consacrata al successo. Il pubblico pare impazzito, si alza in piedi, salta con lei. Sembra una grande famiglia che ha solo voglia di scrollarsi i suoi diavoli dalle spalle perché, si sa, con un fardello sulla schiena ballare pare impossibile.

E’ buffo pensare che fino a poco tempo fa non riuscissi ad apprezzare pienamente Florence + the Machine. Non avevo ancora ascoltato interamente i due album e mi basavo su dettagli di poco conto. Poi è successo qualcosa, che non so spiegare. Ero in viaggio verso Amsterdam con Florence nelle orecchie: la sua musica sapeva di buono, parlava con il mio stesso dizionario musicale e muoveva qualche dinamica interna fino a quel momento sconosciuta. La conversione non è stata graduale, è stata immediata ma per nulla violenta: mi sono ritrovata ad amare pazzamente questo quadro rinascimentale, un folletto hippy, una fata onirica con l’animo rock.

E io, che fino a ieri mattina non avevo nessuna speranza di godermi tutto questo, e nessun biglietto tra le mani, torno a casa con la consapevolezza di aver assistito ad uno dei concerti più belli della mia vita, ritrovandomi oggi a fischiettare motivetti nella testa, a sentirmi svuotata, a sentirmi felice. Non importa quanto durerà, se un’ora o un giorno intero. La musica, quella vera, riesce ogni volta a spiazzarmi e a stupirmi.

E questa volta sento di ringraziare una creatura fatata dalla pelle chiara e dalla chioma rosso fuoco, per avermi ricordato il senso di questa pazza vita: una favola con protagonisti e antagonisti, con streghe e principi azzurri.

Un’avventura a volte aspra e pungente ma che merita di essere vissuta.

Florence + the Machine

foto: Elena Di Vincenzo per Onstage Magazine – Clicca qui per guardare la gallery completa!

Grazie a: @GretasDrawer per avermi fatto conoscere questa meravigliosa artista.
Grazie a: @EliRilE che mi ha ceduto il biglietto della sua amica che non poteva esserci.
Grazie alla musica, alla vita, ai giorni in cui mi sento spensierata perché oggi va così.

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SCALETTA – Milano (20 novembre 2012):

Only If For A Night
What The Water Gave Me
Drumming Song
Cosmic Love
All This And Heaven Too
Rabbit Heart (Raise It Up)
You’ve Got The Love
Lover to Lover
Heartlines
Leave My Body
Sweet Nothing
Spectrum
No Light, No Light
Shake It Out
Dog Days Are Over

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I migliori TWEET:

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SWEET NOTHING live (per la prima volta!) @ Forum di Assago:

Back In The Days: Le Foto dei Cantanti da Piccoli

Quanti di voi vorrebbero tornare bambini, anche solo per un giorno, un’ora, un istante? Col senno di poi potrebbe essere divertente, giusto per un po’. La purezza, la genuinità, la meraviglia dell’essere piccoli è risaputo che va perdendosi quando nelle nostre vite arrivano società, relazioni e responsabilità da gestire. Ci ritroviamo ad indossare maschere, a non gioire così spesso delle piccole cose che la vita ci regala. La via di casa che prima ci appariva un’immensa autostrada ora ci appare monotona, il tramonto davanti a cui ci fermavamo a sognare ora diventa l’inevitabile chiusura delle nostre giornate. Ma rimanere un po’ bimbi è l’unico modo per vivere col sorriso sul volto, più sereni, anche un pochino più menefreghisti, cacciando via preoccupazioni – a volte inutili, sensi di colpa e paranoie.

Credete che al vostro IO di oggi piacerebbe il vostro IO di allora? Pensate che potrebbero andare d’accordo, piacersi, se dovessero incontrarsi per strada? Se vi trovate davanti ad una vecchia fotografia, la somiglianza è forte o vi riconoscete appena?

Girovagando sulla Rete, ho pensato che potesse essere divertente andare a scovare le foto dei cantanti in versione baby! Su alcune mi sono fatta una grassa risata nel constatare che sono praticamente rimasti identici, su altre mi sono persa a capire cosa fosse cambiato con il passare del tempo. Date un’occhiata e fatemi sapere che ne pensate!

E, dopo averci scherzato un po’ su, mi piacerebbe che vi soffermaste anche su un problema riguardante l’infanzia piuttosto sottovalutato.

In Italia 1 bambino su 4 oggi è a rischio povertà. Per questo motivo vi suggerisco di aderire alla campagna “Ricordiamoci dell’infanzia e aiutare Save the Children a chiedere al Governo di intervenire subito. Potete aderire all’appello e caricare una vostra foto di quand’eravate bambini.

Non vogliamo un Paese dove un bambino con un genitore non diplomato abbia solo 1 probabilità su 10 di laurearsi né accettiamo che una giovane donna debba scegliere se diventare mamma o mantenere il lavoro.

E allora ripensiamo all’autostrada di casa o al tramonto che ci faceva tanto sognare e ricordiamocidellinfanzia.it :)

antiwarsongs.org

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