Il Cile LIVE @ Carroponte Festival: “Il coraggio va sempre premiato” [RECENSIONE]

Il Cile

ilcile.com

Alle parole, alla musica de Il Cile mi ci sono affezionata proprio tanto. Le esamino, le analizzo, do la mia interpretazione e, puntualmente, ogni volta ci trovo dentro mondi diversi, nuove sfumature e segreti di cui non mi ero accorta.

Un contorsionista delle espressioni verbali questo Lorenzo Cilembrini, suo vero nome. Una di quelle nuove voci della musica italiana su cui mi verrebbe da scommettere ad occhi chiusi ed orecchie ben attente, con quel graffio particolare nel timbro che lo rende estremamente interessante.

Perché mentre gli altri cantanti sono impegnati a scegliere la posa plastica con cui aprire il concerto, lui pensa a giocare magistralmente con le sue canzoni insieme al suo pubblico, un pubblico che sta lì perché è andato a sentir suonare un amico. Umiltà, creatività, profondità e anche quella giusta dose di sano scazzo che lo rende ancora più autentico di come ve lo aspettereste.

Va di 4 in 4 Il Cile: dall’Alcatraz di Milano al palco di Sanremo in soli 4 mesi per poi arrivare, dopo altri 4, ad aprire i concerti di Jovanotti allo stadio San Siro davanti ad un tripudio di gente. Che poi, mica è solo fortuna. Il Cile è uno che le cose le fa così bene che lo stesso Jovanotti, dopo aver espresso più volte la stima nei suoi confronti, gli invia un messaggio per chiedergli di essere uno dei suoi Opening Act.

E lì, dopo un palco così importante, viene da chiederti: sarà in grado di ridimensionare la percezione e dare il meglio di sé anche su un palco più modesto, più intimo come quello del Carroponte ieri sera? La risposta è sempre sì. Anzi, te lo vedi nel backstage che saltella cercando di stemperare la tensione che si prova prima di posizionarsi di fronte all’asta di un microfono, siano 20 o 50.000 persone. Quella tensione che si trasforma in adrenalina non appena emetti la prima nota, non appena ti rendi conto che il pubblico che hai di fronte ti sta osservando, scrutando e sorridendo, magari cantando a memoria le parole del tuo primo album.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

Così è stato. Dopo l’apertura dei bravi Plan De Fuga, gruppo rock italiano, Il Cile fa il suo ingresso accompagnato dalla sua ottima band (big up per Riccardo Presentini alle chitarre!) e accolto dal boato dei suoi ciloski, così a lui piace chiamare i suoi seguaci. Insieme ripercorriamo tutti i brani di Siamo Morti a Vent’Anni, l’album con cui ha sfondato il muro della canzone italiana, quel muro un po’ saturo di pezzi già sentiti e risentiti, l’album con cui è riuscito a crearsi uno spazio tutto suo: quello del cantautore sì incazzato ma mai arreso. Lo ripercorriamo insieme perché lo vedi che negli occhi de Il Cile c’è la voglia di cibarsi del calore di chi lo ascolta, perché in fondo anche lui, come noi, è ancora quel ragazzo un po’ insicuro che non riesce a capacitarsi di tutte le tappe che pian piano sta raggiungendo. Ricordo di aver ascoltato per la prima volta il suo album su una spiaggia siciliana sotto il sole cocente che bruciava la pelle e i ricordi dell’estate che stava finendo. Rimasi letteralmente stregata per il modo in cui aveva deciso di far combaciare le parole: tutto sembrava così complicato eppure così semplice. Dal Vangelo secondo Il Cile.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

È con Credere Alle Favole che apre il concerto al Carroponte passando per Tu Che Avrai Di Più e Il Mio Incantesimo fino ad arrivare a Tamigi, la canzone che più di tutte sento mia. Forse perché, come spiega Il Cile, “parla di una ragazza che ha deciso di lasciare tutto e andare a vivere all’estero e io penso che, dopotutto, il coraggio vada sempre premiato”. Che è quello che farò a breve scegliendo come meta l’Olanda, quella di cui Lorenzo parla all’interno de La Lametta. C’è spazio anche per Escluso Il Cane di Rino Gaetano, canzone a cui tiene tantissimo, un testo di altri tempi che nessuno oserebbe più scrivere e forse per questo così preziosa. Impossibile poi non cantare Le Parole Non Servono Più, brano portato a Sanremo Giovani che gli ha permesso di vincere il premio come Miglior Testo – e non c’è da stupirsi. Oltre a tutti gli altri pezzi presentati, La Tortura Medievale e I Tuoi Pugnali (altrimenti ribattezzata “la sperimentale Leone”), contenute all’interno dell’edizione speciale del disco, permettono di conoscere ancora più a fondo l’artista che abbiamo di fronte, quello che usa le sue ferite come ingredienti per la ricetta della canzone perfetta.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

Un paroliere che ti entra in testa e poi nella pancia e poi nel cuore. Un album che parla chiaro, senza illuderti con inutili coloranti, senza avere paura di puntare il dito contro ciò che non funziona, sia esso dentro o fuori di noi, nel corpo o nella società che abitiamo. Un animo semplice e profondo al tempo stesso che sa esprimersi attraverso la musica e soprattutto la scrittura. Probabilmente lo stesso effetto che a lui fa la cover di Rino Gaetano a me è la sua musica a farlo. Perché è qualcosa di altri tempi e non so se siano passati o futuri. So solo che si discosta dai cliché del cantante medio italiano ed è per questo che mi piace da impazzire. Uno di noi che parla per noi quando noi non abbiamo il coraggio di farlo. E dal Vangelo secondo Il Cile il coraggio va sempre premiato.

E allora chapeau, Lorenzo. E che la prossima volta San Siro sia tutto per te.

Il Cile

w/ @ilcile

Il Cile

w/ @prese82

Il Cile

w/ @LaEliNoel

Ti potrebbe interessare anche:
Il Cile LIVE @ Alcatraz: cronaca di un concerto senza inutili coloranti [RECENSIONE]
Jovanotti a Milano: Il Grande Party di San Siro [RECENSIONE]

Annunci

Soltanto: Le Chiavi di Casa Mia [RECENSIONE CONCERTO + ALBUM]

Soltanto

facebook.com/soltanto

Quando il sogno di un’anima diventa il sogno di mille

Semplicità. Il segreto è tutto lì. Lui, ragazzo della porta accanto dal cuore grande, ci lascia “le chiavi di casa sua” per entrare a far parte di un progetto musicale bidirezionale, perché, come spiega, il progetto di Soltanto è di tutti coloro che in questi anni hanno supportato, condiviso e accolto la mia, la nostra storia. Per chi non lo conoscesse, Matteo Terzi è un busker (nonché Presidente degli Artisti di Strada di Milano) che, tra Via Dante e Piazza San Babila, allieta le giornate dei passanti della città meneghina a suon di voce e chitarra.

Conosciuto circa un anno fa, dal primo istante ho subito compreso che avevo di fronte a me un’anima pura, di quelle che oggi fatichi ad incontrare, di quelle che sanno trasformare la strada in palcoscenico con il semplice dono della genuinità. A volte pensiamo di dover strafare, di dover ricorrere a chissà quale aneddoto per farci notare, per farci ascoltare. Qui di calcoli non ce ne sono: il messaggio arriva forte e chiaro perché la comunicazione è senza filtri, tipica di chi sa guardare oltre, tipica di chi sa scovare e godere della grandezza delle piccole cose, di chi sa assaporare la vita sorseggiando un bicchiere mezzo pieno, possibilmente di birra.

Matteo è così: non ci sono giri di parole, non ci sono frasi fatte né ostentazione. Nelle liriche, nelle musiche di Soltanto c’è l’essenziale della vita. E anche se non lo conosci finisci per sentirlo amico. Perché è il riflesso di ciò che vorremmo essere, sempre e comunque: coerenti, leali, buoni.. ma soprattutto, coraggiosi.

Perché lui di coraggio ne ha (avuto) da vendere: è partito anni fa lasciando un lavoro sicuro per inseguire il suo sogno più grande: vivere di sola musica. Prima tappa Lione, a seguire le principali città europee. Nessun aereo, nessun ristorante costoso: via di autostop e panini del supermarket. Lui, una tenda e Cristina, il nome che ha dato alla sua chitarra. Umanizza spesso e volentieri, Matteo. E questo fa capire quanto per lui sia importante la relazione, la condivisione, il dialogo tra persone. A sua insaputa, un vero e proprio comunicatore. Perché nella musica di Soltanto il destinatario è importante quanto il mittente. Il destinatario è vera e propria fonte di ispirazione, è linfa vitale, è musa ispiratrice. Di questo ne ho avuto conferma lo scorso mercoledì, 24 aprile, quando sono andata a sentirlo live a La Salumeria della Musica per presentare Le Chiavi di Casa Mia, suo primo CD di inediti, realizzato – via Musicraiser, grazie agli aiuti di chi si è appassionato alla sua storia.

Ad aspettare la sua entrata un tripudio di gente. Ma non solo. Un tripudio di gente coinvolta, emozionata. Era come se su quel palco ci fossimo tutti noi. Avevamo il cuore a mille, eravamo preoccupati quando il suono della voce non riusciva a superare quello degli strumenti. Il cuore si rilassava a fine canzone, quando Matteo buttava fuori l’aria per la tensione. Spargevamo sorrisi quando, incredulo, ci fissava ed esordiva in un attonito Ma quanti siete? – Musicisti eccelsi hanno accompagnato la sua avventura in studio e sopra il palco (e ho scoperto che l’eleganza del violoncello riesce letteralmente a stregarmi).

Soltanto

facebook.com/soltanto

Pensateci: quando utilizzate l’avverbio soltanto? Quasi sempre per descrivere pensieri negativi. Che vuoi che sia, è soltanto un bambino. Voglio soltanto spiegarti la mia. Hai visitato soltanto quella città? E invece qui sa di zucchero, sa di carezza. Ascolti la sua musica, la sua storia e non serve aggiungere nulla di più. È tutto lì. È tutto racchiuso nella perfetta fusione tra una voce e una chitarra, ben posizionate nella cornice di un sogno che si avvera.

Perché in fondo, per essere felici, non abbiamo bisogno di molto. E mentiamo a noi stessi essendone consapevoli. Ci bastano gli affetti, un fuoco da tenere vivo e in tasca un mazzo di chiavi. Per sapere di poter tornare a casa. Eventualmente.

• Tracklist •

Soltanto

Acquista Le Chiavi di Casa Mia su iTunes!

1. LE CHIAVI DI CASA MIA | ▻▻ Video
Voto: ★★★★

Canzone apripista, singolo scelto per presentare il primo lavoro, video ben confezionato e coerenza con le lyrics. Una storia finita male. Un happy ending chimerico. Adoro come l’inizio riesce a spiazzarti: prima in acustico, poi con un marasma di emozioni e strumenti che, a inizio ritornello, ti confonde. Ma bastano un paio di secondi per tornare a far sorridere il cuore. Fatevi trascinare dall’atmosfera che si respira. Il violoncello a fine canzone è pura magia.

♬ Dice: Chissà se il dolore ha vinto sull’abitudine.
♡ Sa di: caffè, Champs Elysées e corse contro il tempo.

Soltanto

Clicca qui per guardare Le Chiavi di Casa Mia!

2. LA VITA HA SCELTO TE
Voto: ★★★★

Una bellissima nenia che, per qualche assurdo motivo, mi fa pensare a scenografie medievali, di altri tempi. A livello di testi penso possa essere il perfetto claim per Matteo: Io non ti conosco ma canto per te è la frase che sentiamo sua, che sentiamo nostra. Un cerchio che si chiude, con la fine che riprende l’inizio, come a dare un senso a tutto ciò che è stato detto.

♬ Dice: Lascia i dubbi nel cassetto, riempiremo il letto di felicità.
♡ Sa di: carillon e dolci follie.

3. PICCOLA (STUPIDA)
Voto: ★★★+

Orecchiabilissima. Radiofonicissima. Una sferzata di energia per sdrammatizzare la cotta che ci si prende per le persone sbagliate al momento sbagliato.

♬ Dice: E tu non sai quanto mi sei mancata, col tuo sorriso da fine giornata.
♡ Sa di: cortili e illusioni.

4. ACCANTO
Voto: ★★★+

E poi ci sono invece quelle storie che finiscono ma che in realtà non finiscono mai. Le strade si dividono, si prendono strade diverse, ognuno cerca di rincorrere i propri sogni senza la necessità, il bisogno di stare mano nella mano. Agrodolce. Rassicurante come una coperta in più nella stagione più fredda.

♬ Dice: Prendi il tempo di rincorrere i tuoi perché.
♡ Sa di: cieli infiniti, confusione e futuro.

5. OVUNQUE SEI
Voto: ★★★★★

La mia traccia preferita. Il pezzo che mi ha rapito il cuore e l’ha gettato lontano sin dal primo ascolto. Lontano per andarlo a riprendere, per credere nei sogni senza arrendersi mai. Il brano che mi fa pensare a chi non c’è più e a ciò che non c’è ancora. Il ponte tra il passato e il futuro, il brano del presente, quello in bilico, quello che non riusciamo mai a sentire nostro. Testi e musiche ricercati. Oasis meet Daniele Groff. La vera perla dell’album.

♬ Dice: Ma tu continui a illuminare tutti i sogni miei, anche se non ci sei..
♡ Sa di: Bibi e Olanda.

6. MONTPELLIER
Voto: ★★★+

Una canzone vissuta fino all’ultimo secondo. Matteo racconta della sua esperienza a Montpellier, probabilmente il vero fulcro del suo viaggio in giro per l’Europa. Scanzonata e spensierata, ci sembra quasi di conoscere tutte le persone che cita all’interno: da Filippo che organizza le feste a Clara, la querida, fino al bacio di Cristina, la sua chitarra, quasi a suggellare il momento.

♬ Dice: Sai è strano pensare di tornare a partire.
♡ Sa di: falò sul mare e rifornimenti di Perrier.

7. DOVE SEI
Voto: ★★★★★

Bellissima. Dolcissima. Con il magone in gola per tutta la durata. Una canzone profetica per Matteo che si chiedeva quando e dove avrebbe potuto incontrare la sua metà. E, come succede nella più bella delle favole, un giorno, per caso, il destino ha voluto che il suo destino incontrasse quello di Alessandra che, togliendosi le cuffie, si rese conto di ascoltare la medesima canzone che quel curioso ragazzo in strada stava cantando..

♬ Dice: E quanti giorni perderò a uccidere i miei demoni..
♡ Sa di: serendipity.

8. LETTERA A ROSE

Ogni storia si compone di molti inizi e a volte quelli decisivi accadono lungo il cammino. Il vero inizio della storia di Soltanto è in Rue Saint Jean, nel centro storico di Lione, Francia. Viaggiavo ormai da settimane: autostop, strada, tenda e ancora autostop. Solo. L’euforia legata alla partenza si stava piano piano spegnendo lasciando spazio ai fantasmi.. È davvero la strada giusta – mi chiedevo, o sto semplicemente perdendo un sacco di tempo dietro a una chitarra, qualche spicciolo e uno stupido sogno in queste strade sconosciute d’Europa?

Il tempo si dilatava, le giornate si facevano ovattate. Ricordo che ci fu un giorno in particolare in cui tutta quella tristezza venne fuori. Sentivo il tarlo crescere, continuamente, ossessivamente.. e quel giorno più che mai sentii il bisogno fortissimo di andare a suonare in strada provare a liberarmi di quei demoni. Ed eccomi lì, in Rue Saint Jean, pronto a intonare la mia preghiera, Please Please Please, Let Me Get What I Want degli Smiths che dice: Non mi capita di avere un sogno da molto, moltissimo tempo. Ho avuto così poca fortuna nella vita che al posto mio un uomo buono si sarebbe trasformato in cattivo. E allora per favore, per favore, per favore, per una volta, una volta soltanto nella mia vita lasciate che io possa ricevere quello che desidero. Il Signore lo sa, sarebbe la prima volta.

Cantando queste parole da lontano scorgo una bimba, la vedo ancora adesso incrociare i miei occhi e di punto in bianco tirare la giacchetta della mamma per potersi fermare ad ascoltarmi. Eccola che mi guarda.. ancora. È allora che si lascia andare al sorriso più semplice, puro e sincero che io abbia mai visto, di quei sorrisi che avrebbero riempito anche il cuore più cupo e nero della città. La canzone finisce e lei, con mamma e fratellino, si avvicina per farmi una domanda..

Posso abbracciarti?

Il tempo si fermò e d’improvviso tutto si fece chiaro: la felicità non è solo sorrisi e pace dei sensi ma è anche e soprattutto poter condividere se stessi nei giorni di sole e in quelli di pioggia, liberamente, e io riesco a farlo solo con la musica. Ecco perché non avrei mai smesso di suonare in strada: tutta la fatica che avevo sempre fatto nel raccontare i miei stati d’animo quel giorno smise di schiacciarmi perché quel giorno trovai le ali e cominciai a volare, sicuro di meritarmi l’affetto delle persone che avrebbero voluto donarmene.

Buona vita, piccola Rose.
Ovunque sei.

Soltanto

facebook.com/soltanto

•••

Le cartoline illustrate de Le Chiavi di Casa Mia!  [da un’idea di Alessia Bicocchi]

Soltanto sul web:

Sito ufficiale
Canale YouTube
Pagina Facebook
Account Twitter

•••

ACQUISTA L’ALBUM
SU AMAZON
A PREZZO SPECIALE!

Soltanto - Le Chiavi Di Casa Mia

CLICCA QUI!

The Script a Milano: Cronaca di un Concerto Elettrizzante [#3]

The Script | Milano

last.fm

Il copione vincente del concerto perfetto è quello che, guarda caso, seguono alla lettera i The Script. Apertura ad effetto, risate ed emozioni durante e gran finale col botto, il tutto condito da tanto cuore e genuinità. Dal loro primo (ed omonimo) album mi hanno letteralmente conquistata, riuscendo ad annoverarsi tra uno dei miei gruppi pop/rock preferiti di sempre. È come se il pop dei Savage Garden incontrasse influenze rap e si mescolasse nel frattempo con il rock dei Kings of Leon. La miscela è praticamente perfetta ed originale al tempo stesso.

Perché piacciono? Oltre all’indiscutibile fascino di Danny O’Donoghue, frontman del gruppo (insomma, anche l’occhio vuole la sua parte), dalla loro hanno la freschezza e la genuinità tipica irlandese, una musicalità semplice ma accattivante e lyrics ben confezionate e soprattutto non banali – come purtroppo succede a buona parte dei loro colleghi.

Ma soprattutto.. perché riescono a rendere sold out l’unica data italiana in così poco tempo? Ero stata al loro primo concerto qui a Milano un paio di anni fa e lo ammetto: di gente ce n’era abbastanza, ma non erano stati così memorabili da guadagnarsi il podio di miglior live band in circolazione. Danny non aveva dato il massimo in quanto a tecnica vocale e, più generalmente, non erano riusciti ad impressionarmi come durante l’ascolto dei primi 2 CD.

Ma che cambiamento ieri sera! La location era la medesima (Alcatraz di Via Valtellina), la gente si era magicamente duplicata. “Mi ricordo ancora di quando ci siamo esibiti qui, qualche tempo fa. Quanti di voi erano presenti? Beh, data la quantità di gente di stasera devo ammettere che siete riusciti a convertire un sacco di amici!” ironizza Danny. E loro? Veri e propri animali da palcoscenico. Danny ha utilizzato al meglio la sua estensione vocale saltando da una parte all’altra del palco. Glen e soprattutto Mark non sono stati da meno, intrattenendo il pubblico in visibilio, facendoci ridere ed emozionare.

The Script

thescriptmusic.com

Dopo l’apertura della band irlandese The Original Rude Boys (big up per la versione con ukulele di Niggas in Paris), è con Good Ol’ Days – canzone apripista del loro ultimo lavoro #3, che i The Script fanno la loro apparizione sul palco e danno inizio alle danze. Seguono a ruota due capisaldi: We Cry e Breakeven, la canzone del primo album che maggiormente rispecchia la (a quanto pare) burrascosa vita sentimentale di Danny. Si passa a Science & Faith, canzone omonima del secondo album, dove vengono analizzate le differenze tra ragione e sentimento, tra testa e cuore. Dolcemente fa capolino una delle canzoni più belle di sempre a livello di testo: The Man Who Can’t Be Moved che tutto l’Alcatraz canta a memoria dando vita ad uno splendido duetto improvvisato. Invito, chi non ne avesse ancora avuto modo di farlo, ad ascoltare attentamente le parole o a leggere le lyrics per rendersi conto della magia di questa canzone. Le emozioni continuano con If You Could See Me Now, canzone dell’ultimo album dedicata al padre di Danny e ai genitori di Mark, scomparsi quando aveva 12 anni e degnamente ricordati con questo brano. “I’m tryna make you proud / Do everything you didI hope you’re up there with GodSaying: that’s my kid“. Emozioni davvero indelebili, attimi davvero toccanti ma soprattutto veri e sentiti. È per questo che la forza dei The Script arriva forte e chiara: la loro emozione è pura e il pubblico lo sente.Ricordate che voi vedete noi su un palco ma noi da qui vediamo voi e vi assicuro che siete meravigliosi” ci ricorda Mark. Al cambio di prospettiva nessuno ci pensa mai, ma le emozioni dell’artista e del pubblico sono assolutamente bidirezionali. È questa la vera magia della musica.

Si torna ai “vecchi” tempi con Before The Worst, una delle canzoni emotivamente più vicine a me per poi passare a If You Ever Come Back, brano tratto dal secondo album. Con Nothing, che parla di quando siamo ubriachi e delle conseguenti tragicomiche conversazioni telefoniche con relativo/a ex, arriva il siparietto comico che vede Mark e Danny fare a gara per scolarsi una birra nel minor tempo possibile – con relativo ruttino finale e chiamata in diretta all’ex di una ragazza presente nel pubblico da parte di Danny. Dalla giocosità di Nothing si passa al momento più introspettivo della serata (nonché alla mia canzone preferita per eccellenza): I’m Yours, una ballata solo chitarra e voce scritta dal frontman del gruppo alle 3 di notte su una barca dopo una bottiglia di vino. Bella, pura, una canzone che mette a nudo la propria anima e la consegna incondizionatamente nelle mani del proprio partner. Si rimane in tema amoroso con Six Degrees of Separation, anche questa assolutamente eccellente a livello di testo. Anziché interpretare i sei gradi di separazione come si fa normalmente, i The Script li associano all’allontanamento graduale di una coppia ormai finita. “First, you think the worst is a broken heart / What’s gonna kill you is the second partAnd the third is when your world splits down the middle / And fourth, you’re gonna think that you fixed yourself  / Fifth, you see them out with someone else / And the sixth is when you admit that you may have fucked up a little.

È You Won’t Feel a Thing a chiudere il cerchio, in vista del finale. Finale che arriva con For The First Time, singolo vincente del secondo album, e ovviamente l’acclamata Hall Of Fame che ha sicuramente contribuito, con i suoi passaggi in radio e il featuring con will.i.am, ad aumentare la loro fama in Italia e nel mondo.

The Script | Milano

@thescript [Alcatraz, Milano – 29.01.13]

Un concerto senza timidi ed inutili convenevoli, quasi fosse una serata tra amici di vecchia data. Un concerto affiatato e di vero contatto, con Danny che più volte scende tra le prime file del pubblico e, a luci spente, si fa trovare su una delle balconate dell’Alcatraz, tra lo stupore e la sorpresa dei fan. Il calore del pubblico italiano li ha letteralmente travolti – più e più volte ci hanno ringraziati confessandoci quanto fosse meraviglioso sentirci cantare a memoria le loro canzoni con la consapevolezza che l’inglese non fosse la nostra lingua madre.

È così la canzone vincente, quella che parte dalle tue esperienze personali e, per qualche strano e misterioso motivo, arriva a risuonare e ad emozionare anche chi la ascolta. Ed è così anche l’artista perfetto: quello che parte alla grande con un album che vende milioni di dischi, quello che può deludere leggermente le aspettative al primo live dove deve ancora farsi le ossa, quello che poi torna più forte di prima e lascia tutti a bocca aperta, in un vero rollercoaster che si conclude con adrenalina in corpo e sorriso sul volto e la consapevolezza di aver assistito ad un’esperienza così elettrizzante da non avere precedenti.

•••

SCALETTA – Milano (29 gennaio 2013):

Good Ol’ Days
We Cry
Breakeven
Science & Faith
The Man Who Can’t Be Moved
If You Could See Me Now
Before The Worst
If You Ever Come Back
Nothing
I’m Yours
Six Degrees of Separation
You Won’t Feel a Thing
For the First Time
Hall of Fame

•••

Guarda la photogallery completa su ONSTAGE!


ACQUISTA L’ULTIMO
ALBUM DEI
 
THE SCRIPT
A PREZZO SPECIALE!

The Script - No Sound Without Silence

CLICCA QUI!