BANKS – Goddess (Ovvero L’Album Più Bello del 2014)

BANKS

popmatters.com

A volte è la musica che trova te e non viceversa. Lo fa nei modi più strambi ed inconsueti: alla radio, su Spotify o, come in questo caso, tramite passaparola. Che se ci pensate bene è qualcosa che al giorno d’oggi succede raramente. Siamo sempre più individualisti ma al tempo stesso contraddittori: a volte ci sentiamo un passo indietro e per recuperare ci adeguiamo ai gusti della massa.

Per farvela breve: ho conosciuto la musica di BANKS non al suo concerto ma a quello di Sam Smith. Perché quando in una città straniera trovi qualcuno con i tuoi stessi gusti musicali ti fai fare la carrellata di nomi che ascolta nella speranza che venga fuori qualcosa di nuovo ed interessante. Violeta detta Vio, una delle mie partner in crime quando si tratta di andare in giro per concerti, quella sera mi ha suggerito di ascoltare BANKS (stilizzato sempre con caratteri maiuscoli).

Dal primo ascolto non ho potuto farne a meno tanto che penso di averla eletta come migliore scoperta musicale del 2014.

HER NAME IS BANKS

La sua ricetta? Prendete Lana Del Rey e mescolatela con Lorde, spruzzate un po’ di trip-hop e qualche goccia di electro, alzate i bassi al massimo e godetevi il risultato. Le canzoni parlano di amori finiti o mai iniziati: la via di mezzo, il presente, l’equilibrio non sono quasi mai presenti. Non lasciatevi ingannare dal nome d’arte che poi nome d’arte non è – si tratta semplicemente del suo cognome: a differenza di Lana, non ironizza mai su soldi, fama e ricchezza. Anzi, BANKS è quella che sul suo account Twitter scrive che a volte si sente un po’ inappropriata, un pesce fuor d’acqua nonostante il mondo del music biz (si dice ancora music biz?) le abbia spalancato le porte dopo aver aperto i concerti di The Weeknd, altro artista che adoro, canadese come lei.

BANKS

facebook.com/hernameisbanks

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I suoni sono quelli: beat sincopati ma mai prevedibili, canzoni che cominciano in sordina per poi aprirti il cuore a metà quando raggiungono la vetta più alta. Si è fatta conoscere con Warm Water che ha quel motivetto che ti entra in testa e non ti lascia più. Io però me ne sono innamorata ascoltando Goddess e Waiting Game, così diverse tra loro eppure sempre con quell’atmosfera rarefatta a fare da sfondo. Ecco sì, se dovessi descriverla direi che la sua musica non è mai nitida, delineata. Si tratta sempre di immagini offuscate, annebbiate che sta a te decifrare. Inutile dire che, trattandosi di R&B sperimentale, si porta dietro di sé quella sensualità che lo contraddistingue dall’R&B più commerciale che impazza ultimamente.

RECENSIONE CONCERTO

Sono andata a sentirla live sabato 15 novembre al Paradiso di Amsterdam, uno dei posti più suggestivi dove poter ascoltare musica dal vivo. Ha segnato il mio ritorno nel Paese dei mulini, dopo qualche mese di pausa. E non poteva esserci concerto migliore per ricominciare.

BANKS

Lei, vestita in all black, si trasforma radicalmente: da ragazza timidissima quale è, sul palco diventa una bomba. Ha un manierismo tutto suo che risulta quasi imbarazzante e affascinante al tempo stesso: agita le mani, le braccia, ha lo sguardo fisso e concentrato, il vibrato spesso presente nella sua voce fa sì che anche le sue labbra vibrino. BANKS è davvero tante cose quando si trova davanti al suo pubblico che non ringrazia quasi mai, non per maleducazione ma perché troppo concentrata a portare a termine il suo lavoro e a portarlo a termine nel migliore dei modi.

Tutte (o quasi) le canzoni del suo primo album si susseguono sul palco. Tra quelle più ad effetto vi consiglio, oltre alle già citate, anche Brain, This Is What It Feels Like, Someone New e Change sulla quale stava quasi per scappare la lacrimuccia.

Non ha bisogno di effetti speciali, BANKS. Solo le cinque lettere del suo cognome come sfondo e due musicisti a farle compagnia sul palco. Tra il buio della sala e i giochi di luce a volte sembrava scomparire e riapparire magicamente sul palco.

Ed è proprio questo l’effetto della sua musica: quando la ascolti sei presente e incosciente al tempo stesso. Riesce a trasportarti in chissà quali altri mondi e tempi. Ho provato la stessa sensazione al concerto: mi capita poche volte di chiudere gli occhi riuscendo ad isolarmi nonostante le migliaia di persone che mi circondano.

E soprattutto, non mi è mai successo di farmi andar bene la durata striminzita di una performance (totale: 1 ora e 10 minuti) – e di certo non perché fosse stata scadente ma anzi, perché ero già sazia così e c’era fin troppo da processare.

BANKS

thestar.com

SO WHAT?

Probabilmente in Italia non prenderà mai piede ma spero di sbagliarmi. Voi nel caso iniziate a dare un ascolto al suo primo CD e fatemi sapere che ne pensate. Se vi piacciono The Weeknd, Lana Del Rey, Lorde e tutta quella corrente di alternative R&B misto ad electro-pop senza mai essere super hype (che è ben diverso da dire “musica deprimente”) allora siete già sulla buona strada.

Però aspettatevi questo e il suo contrario: a me ha colpito proprio per la sua imprevedibilità, per la sua voce dolcissima, quasi sussurrata che si trasforma quasi in urlo disperato in Under The Table.

Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare all’interno di uno degli album più sensuali, sensibili e sofisticati del 2014. E poi non dite che non vi avevo avvisati.


ARTISTI SIMILI

Prova anche: FKA Twigs, Lo-Fang, Tears & Marble, Maxine Ashley.


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Lenny Kravitz a Milano: “It’s All About Love” [RECENSIONE]

Foto: Debora Corti • Instagram: @deboracorti

Foto: Debora Corti • Instagram: @deboracorti

Per una volta lasciatemi fare la blogger con le ovaie: ieri sera al Mediolanum Forum di Assago era alquanto impossibile stabilire la quantità di feromoni sprigionati nell’aria nell’esatto momento in cui Lenny Kravitz si è palesato sul palco.

Che poi, “per una volta” mica tanto: questo era il mio-suo terzo concerto e il mio primo commento a riguardo è sempre stato questo. Come prima cosa, ovvio. Perché poi giustamente c’è dell’altro. Molto altro.

Però ecco, se penso a Lenny Kravitz, se ascolto Lenny Kravitz, se guardo Lenny Kravitz il pensiero casualmente va sempre lì, non c’è niente da fare. Sarà che lui sta all’aggettivo sexy come la combo Ciobar + coperta sta alle piovose serate invernali. (Esiste ancora la Ciobar?) – E poi mica è solo colpa mia: anche lui ci stuzzica in continuazione. Una cosa a caso? La cover di Sex, singolo del nuovo album Strut.

Lenny Kravitz

Foto/Instagram: @martipavan

Ok la smetto. Però prima di dirvi le mie impressioni sul concerto, vorrei soffermarmi sul mio ingresso alquanto plateale: 1) io e la mia BFF Irene siamo partite 2 ore prima da casa per paura del traffico (causa pioggia e ora di punta) e nonostante tutto siamo arrivate a metà della prima canzone 2) a causa della calca che si era creata tra le file dell’anello C qualche beata anima ha ben pensato di inondarmi con una bottiglietta d’acqua.

Perché? Perché per un millisecondo stavo coprendo la visuale. Capito? Ai concerti di Lenny Kravitz la gente è “generosa” e ti offre pure l’acqua naturale.

In faccia però.

Lenny Kravitz

Foto: Fiammetta Gianfrate • Instagram: @fiammetta_g

Insomma, va bene comunque. Anche perché, dopo esserci perse l’ingresso e metà The Chamber, la rabbia l’ho smaltita subito a suon di Dirty White Boots e American Woman che, tanto per cambiare, è sempre sexyssima come poche. A proposito, sapete tutti vero che è una cover e che il pezzo originale è dei Guess Who che di sexy hanno solo la chitarra?

Il concerto dura 2 ore e mezza e regala emozioni a non finire anche grazie ai suoi musicisti eccelsi: impossibile non citare i fiati (tra cui Trombone Shorty che a quanto pare ha anche fatto da supporter scaldando il pubblico in attesa di Lenny), la batterista Cindy Blackman e l’impareggiabile Craig Ross che con i suoi assoli sa far cantare / urlare / verbo-a-caso la chitarra come non mai.

Tanti i pezzoni della serata: dalle nuovissime Strut e New York City alle meno recenti It Ain’t Over Til It’s Over, Dancin’ Til Dawn, Sister e la bellissima Circus, scritta dal cugino Gerry DeVeaux che era presente tra il pubblico in sala.

Foto/Instagram: @nellyj89

Foto: Antonella Grillo • Instagram: @nellyj89

Arriva poi il momento di Dig In, Always On the Run, la famosissima I Belong To You e la lunghissima (ma mai noiosa) Let Love Rule che nei live dura sempre una buona ventina di minuti. Peccato che a sto giro non sia sceso tra il pubblico come aveva invece fatto nella data di Valencia a cui avevo partecipato nel 2011.

Prima di cantarla Lenny ci fa riflettere sui tristi fatti del giorno: la dedica va ai bambini uccisi durante un attentato terroristico in una scuola della Nigeria. Assurdo, soprattutto quando ci ricordiamo che siamo nel 2014.

La riflessione si fa più ampia quando ci sprona a non dar peso ai politici, ai media, alla società ma solo a ciò che ognuno di noi ha dentro di sé: quello, dice Lenny, nessuno ve lo può togliere, nessuno può controllarlo. It’s all about love. 

Lenny Kravitz

Foto: Ambroise Colombo

Il gran finale? L’accoppiata Fly Away + Are You Gonna Go My Way.

Che dire, il ragazzo (mi rifiuto di togliergli questo appellativo nonostante i suoi 50 anni) ha sempre le carte in regola e un estremo rispetto nei confronti dei suoi fan. La data italiana e poche altre che l’hanno preceduta arrivavano infatti dopo 9 giorni di completo silenzio: sui social ufficiali erano trapelate notizie di un’infezione virale che ha costretto Lenny a cancellare le date dell’Est Europa.

Ha voluto farci sapere tutto il suo rammarico, probabilmente anche la sua rabbia nei confronti di questa situazione – perché tutto quello che ho lo devo a voi e non è giusto che non sia al 100%. Vi prometto che la prossima volta sarò in piena forma.. nel frattempo stasera canto con il cuore.

Lenny Kravitz

Foto: Roberta Gotadoro

Non serviva che si giustificasse perché, a parte qualche nota calante e qualche secondo di voce spezzata, Lenny è stato ineccepibile. Più che altro io mi concentrerei a far sì che la carica che ha e che dà sia ancora più a fuoco. Tutte le volte che sono andata a vederlo è stato grandioso, credibile, prorompente ma a mio modesto parere manca sempre quel non-so-che che potrebbe far sì che il concerto sia davvero perfetto. Sarà la scenografia sempre scarna (anche se giustamente lui non ha bisogno di fuochi d’artificio per far capire che ci sa fare), sarà il divario che c’è sempre tra la partenza e la fine del concerto (l’energia iniziale è decisamente inferiore a quella finale).

Ma alla fine a Lenny gli perdoni qualsiasi cosa, pure la mezza caduta sul palco quando su una delle ultime canzoni proprio non ce la faceva più. Un po’ meno la mancanza in scaletta dei miei pezzi preferiti: Stand By My Woman, If You Can’t Say No, Believe In Me e l’irrinunciabile Again ma mi passerà :)

Lenny Kravitz

Foto: Veronica Camici • Instagram: @nika89

E allora riposati Lenny che al prossimo giro ti vogliamo più che perfetto. Non perché siamo fan esigenti ma perché ne sei capace e hai stoffa da vendere.

E sinceramente a noi poco importa se è glitterata e metrosexual.

We Will Rock You: Insieme Per Sconfiggere L’Atassia

We Will Rock You

Stasera mi faccio un regalo e vado a teatro.

Per essere precisi, vado a vedere un musical. Lo faccio perché prenderne parte – sul palco in realtà, è in cima alla mia to do list. Non è mica facile mettere d’accordo tre delle mie (mille) passioni: canto, danza e teatro. Se mi fermo a pensarci credo non ci sia spettacolo più completo. Se poi ci aggiungete le musiche dei Queen e un amico di vecchia data nei panni del protagonista direi che siamo quasi al completo. Quasi perché in realtà il fine ultimo è quello di fare del bene – e si sa, fare del bene agli altri equivale a fare del bene anche a noi stessi. Ci sentiamo leggeri quando vediamo apparire un sorriso sul volto di chi ha più bisogno.

Lo spettacolo sarà al Teatro Sant’Angelo di Lentate sul Seveso e vedrà Stefano de Santis nel ruolo principale. Lo conosco perché abbiamo avuto occasione di cantare assieme ed è, last but not least, il fratello maggiore di uno dei miei più cari amici (ciao Fra!). Per l’occasione ho deciso di telefonargli per una breve intervista. Giusto per pregustarmi quello che mi aspetterà stasera.

We Will Rock You

L’articolo sui Queen (di Mikal Gilmore su Rolling Stone Italia di questo mese)

Ciao Ste. Allora, com’è nata l’idea di portare in scena We Will Rock You? Mi pare di aver capito che non si tratta della vostra prima rappresentazione..

Ciao Ila. Quello che dici è esatto, abbiamo già portato in scena We Will Rock You: quella di stasera sarà infatti la nostra seconda rappresentazione. La progettazione e messa in scena è dell’associazione culturale Cartanima che ti invito a conoscere: se la fusione di teatro, canto e danza è la tua passione loro sono i maestri ideali. Lavoro con loro da un po’ e posso dirti che ti preparano davvero a 360°! Ogni anno l’impegno di noi allievi viene messo alla prova con un concerto e/o una rappresentazione.

L’idea di trasformarlo in uno spettacolo di beneficenza è partita da me: abbiamo scelto questo musical perché il primo riscontro è stato molto positivo. Poi la musica dei Queen è universale, arriva a tutti e in più volevamo qualcosa di fresco. Saremo in 16 sul palco, lo spettacolo sarà molto più cantato che recitato ma non mancheranno scenette divertenti.

Il nostro scopo principale era quello di dedicare ai ragazzi dell’AISA qualcosa di tostoSono tutti amanti del rock! Molti di loro fanno anche parte dei Piccoli Diavoli, fanno handcycling su 3 ruote: sono una forza della natura.

Mi parli un po’ di questa Onlus? Purtroppo non tutti sanno cosa sia l’atassia.

Già e non dovrebbe essere così. L’atassia ha a che fare con la mancanza di coordinazione muscolare, solitamente collegata al cervelletto che elabora gli impulsi. Purtroppo non c’è ancora una cura, l’unica cosa da fare è tirare su fondi. 

Abbiamo deciso di dedicare questo spettacolo ai ragazzi atassici donando il 100% del ricavato all’AISA (Associazione Italiana (lotta alle) Sindromi Atassiche) per poter regalare una carrozzina ad uno dei ragazzi, Alessandro Avanzi detto Stellino. È un vero rocker, sia per i suoi gusti musicali che nella vita in generale.

Oltre allo spettacolo, che è sold out da settimane, come si può donare? 

Potete donare direttamente online, ci sono due siti dedicati: www.atassia.it e www.atassia.org. Trovate informazioni anche sulle pagine Facebook: quello della sezione Lombardia e quello generico.

Grandioso! Sai che comunque non sono mai riuscita ad andare a vedere We Will Rock You a teatro? 

Se vuoi ti accenno la trama.. Siamo nel 2314 e la musica è completamente vietata. Esiste solo il mondo GaGa dove tutti i ragazzi e le ragazze hanno il divieto di utilizzare strumenti veri e propri; l’unica concessione è la musica campionata: il popolo è dunque costretto a vivere una vita completamente computerizzata. Da qualche parte però la speranza è ancora viva: i Bohemians vogliono mettere insieme le forze per ritrovare gli strumenti che sono stati nascosti e lo faranno grazie al Messia, che sarei io.

We Will Rock You

Ammazza! Il Messia, che responsabiltà. Un ruolo decisamente importante. 

Direi. Nello spettacolo sono Galileo Figaro, il salvatore. La cattiva della situazione si chiama Killer Queen che tra l’altro, fammelo dire, ha una voce eccezionale. Insomma, lo spettacolo è davvero bello, scorre via che è un piacere.

Quali canzoni ascolteremo sul palco? 

Sicuramente le pietre miliari, quelle che tutti conoscono. Da Under Pressure a Crazy Little Thing Called Love passando per Headlong, Who Wants to Live Forever e Bohemian Rhapsody a 5 voci. Ogni volta che la canto mi sento trasportato in un’altra dimensione. Uh certo, anche We Will Rock You – è così scontata che me ne stavo dimenticando! Una bella sfida.

We Will Rock You

Quindi la vostra rappresentazione è totalmente ispirata al musical originale o è più una sorta di tributo “personalizzato”?

Posso dirti che Alberto e Andrea, fondatori del progetto Cartanima, sono dei professionisti: Alberto è laureato in scenografia e Andrea è un attore. Lavorano spesso con i musical e li riscrivono in base alle persone che si trovano di fronte. Insomma, mantengono lo spettacolo reale e credibile ridimensionandolo e rimodellandolo al tempo stesso. Hanno rifatto Peter Pan, Romeo e Giulietta, Saturday Night Fever e La Famiglia Addams seguendo questo approccio. Vale anche per We Will Rock You ovviamente.

Per concludere, qualche aneddoto dal dietro le quinte? 

Tanta emozione e non lo dico così per dire. Durante uno dei pezzi principali le ragazze si commuovono sempre. Per quanto riguarda me invece posso dirti che, come accennato prima, con Bohemian Rhapsody ogni volta mi viene la pelle d’oca. Letteralmente. C’è anche una foto che lo testimonia!

We Will Rock You


E allora non mi rimane nient’altro che assistere alle mille emozioni di stasera: quelle di chi sarà sul palco, quelle del pubblico, quelle dei ragazzi a cui questo spettacolo è dedicato. Anche le vostre in realtà, che siate fisicamente presenti oppure no. Perché non è retorica quando si dice che si può essere vicini anche a distanza. In questo caso basta un click per sostenere AISA – Associazione Italiana (lotta alle) Sindromi Atassiche e dare speranza e coraggio ai ragazzi atassici.

DONA UN SORRISO :)

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