#GIRLITUDE

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Oltre a The Music Portrait, scrivo per GIRLITUDE, il blog di Peugeot Italia che parla di donne alle donne (ma anche ai maschietti)!

Sono responsabile della rubrica GIRLI-TUNES, interamente dedicata alla musica. 


ESSERE RAGAZZE NELLA AMSTERDAM MULTICULTURALE

Le vedo che passeggiano sole o con le amiche, senza saper scegliere tra la spensieratezza ancora tipica della nostra generazione e la ruga del pensatore che comincia, inevitabile, a farsi strada sulla loro fronte. A cosa pensano le ragazze musulmane (e non solo) di Amsterdam? Quali sono i loro sogni, le loro aspirazioni? Che musica ascoltano? Adorano i cantanti del loro Paese d’origine, di quello dei loro genitori, o fanno indigestione di musica mainstream? A quale donna si ispirano? Qual è il posto dove si sentono più a casa? Ma, soprattutto, si sentono integrate in una città dai mille canali, dalle case storte e strette, dove il sole che conoscono bene fa capolino un giorno sì e cento no? Come se la passano? Voglio saperne di più, voglio dialogare di cose semplici e capire se il mio intuito farà centro anche questa volta. [CONTINUA QUI]

Girls of Amsterdam

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IL TEATRO SPERIMENTALE DI UNTITLED FEMINIST SHOW

In un mondo ancora lontano dall’essere equo, in cui si lotta ininterrottamente per la causa femminista, vi propongo una provocazione. Vi siete mai chieste perché limitarsi ad esplorare (e celebrare) le mille possibilità del termine ‘Donna’ quando la parola ‘Persona’ ne suggerisce invece centomila? Per poter assistere ad Untitled Feminist Show non ha importanza essere femminista, maschilista o neutrale. Essere attivista, nel senso di mettere in atto e in discussione tutto ciò che siamo, di porlo in discussione, ha qui invece il fascino palpitante delle prime volte. Parlare di femminismo è complicato, ti fa fare respiri profondi come quando chiamano il tuo nome prima di un esame. Sarà per questo che il respiro esasperato e sincronizzato è il modo in cui le protagoniste di Untitled Feminist Show iniziano il loro spettacolo. Le senti ovunque come se avessero attivato in sala l’audio 3D. Te le vedi arrivare con passo cadenzato, occhi penetranti e un solo obiettivo: farti sentire piuttosto a disagio. Sì perché le protagoniste di Untitled Feminist Show sono completamente nude. Dalla testa ai piedi. Dal primo all’ultimo minuto. Come mamma le ha fatte. Come la drammaturga Young Jean Lee le ha volute. [CONTINUA QUI]

Untitled Feminist Show

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HIP-HOP AL FEMMINILE

Quindici anni. Sono passati quindici anni da quando, per la prima volta nella mia vita, mi sentii totalmente in sintonia con quel beat sincopato e quell’altalena musicale che alternava il canto con il rap. Il pezzo in questione era We Need A Resolution di Aaliyah e Timbaland, e la mia mente viaggiava portandomi su palchi fittizi di tutto il mondo dove, senza ombra di dubbio, sarei stata in grado di riprodurre quell’atmosfera cantando e ballando senza il timore di non sentirmi all’altezza della situazione. Perché io in quel tun-cha tutun-tun-cha ci vedevo mille colori, opzioni e varianti in grado di alimentare la mia creatività e la voglia di esprimermi attraverso la musica. I forum di Yahoo dedicati al genere e un gruppo di amici con cui condividere e scambiare tracce e opinioni a riguardo facevano il resto. Traducevo lyrics per ricavarne qualcosa in più e poter dare un significato a quello che ascoltavo o che cercavo di riprodurre quando mi cimentavo in riadattamenti davanti allo specchio – rigorosamente con spazzola-microfono e pubblico immaginario pronto ad applaudire ogni mia performance. Mi appassionavo alle storie dei rapper più famosi e osannati: da Tupac a Notorious B.I.G. passando per Snoop Dogg e Big Pun. E più questo genere riusciva ad appassionarmi più mi ponevo delle domande. [CONTINUA QUI]

Hip-Hop Al Femminile

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IL DECALOGO DELLA YOUTUBER PERFETTA

È tempo di tirare le somme. Rispetto a qualche anno fa, quando le case discografiche riuscivano ad imporre la loro corrente di pensiero senza troppa fatica, al giorno d’oggi possiamo tranquillamente ammettere di vivere in un mondo quasi interamente democratico dal punto di vista musicale. Sì, è vero: i pezzi che passano in radio sono sempre gli stessi, gli artisti che riempiono gli stadi sono sempre quelli più commerciali ma c’è da dire che almeno non abbiamo più il paraocchi come un tempo. E suonerà ormai banale ma tutto questo è stato possibile grazie alla Rete che ci ha aperto strade che mai avremmo pensato possibili. La televisione democratica per eccellenza? YouTube. Da spezzoni di film degni di nota a inspiring talk come quelli proposti da TED, ci si imbatte anche in artisti che senza un mezzo di comunicazione del genere non avrebbero saputo dove sbattere la testa. Tanti, tantissimi sono ormai i cantanti in erba che, non trovando valide alternative, si svegliano un giorno con la brillante idea di cantare, registrarsi e postare la loro esibizione sul tubo. I più talentuosi capiscono poi che può essere un’ottima carta da giocare e investono in tempo, dedizione e lezioni di canto indebitandosi con amici videomaker e provando i loro migliori outfit shabby-chic davanti allo specchio, prima di appoggiare il loro indice e le loro speranze sul tasto record. Ma tralasciando le statistiche scoraggianti (ogni 60 secondi vengono postate 100 ore di video), come è possibile differenziarsi e fare in modo che i propri video raggiungano migliaia – o perché no, milioni di visualizzazioni? [CONTINUA QUI]

Decalogo YouTuber

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