The Walking Dead: Original Soundtrack Vol. 2 [RECENSIONE]

The Walking Dead

hollywoodreporter.com

Ebbene sì: è ricominciata la serie TV dei record. Scandite insieme a me: THE – WALKING – DEAD!

Nel corso delle puntate mi sono affezionata sempre più ai personaggi (Rick, Daryl e Michonne in primis) e, anche se a mio parere l’ultima stagione non è stata particolarmente brillante, non sto più nella pelle. Che, parlando di zombie, fa quasi ridere. Come dico sempre a chi non conosce la trama, in realtà questi simpatici mostriciattoli fanno solo da sfondo ad una storia ben più intricata che ti fa capire che i veri nemici sono i vivi che ti vogliono morto e non i “morti viventi”.  

Non ho bisogno che ve lo dica: senza musica qualsiasi serie TV sarebbe insensata. In questo caso, a fare da sottofondo alle vicissitudini dei nostri eroi ci sono perlopiù – e con grande piacere, canzoni di artisti emergenti. A inizio 2013 ci fu l’uscita di Vol. 1, contenitore delle colonne (musicali) portanti delle prime tre stagioni: non dimenticate di dare un ascolto e leggere la mia recensione. A marzo 2014 esce invece Vol. 2 che sono riuscita ad ascoltare solo recentemente, contenente altre 5 tracce.

Insomma, per ingannare l’attesa, immergetevi nelle musiche della scorsa stagione (le trovate anche su Spotify!) e leggete cosa ne penso a riguardo. PS. Non dimenticate i popcorn per stasera!

The Walking Dead – Original Soundtrack VOL. 2 

The Walking Dead Vol. 2

Ascoltalo su Spotify!

1. Portugal. The Man – HEAVY GAMES 
Voto: ★★★

Immaginatevi in un immenso giardino, col sole che vi scalda le guance e mille farfalle colorate che vi sfiorano la pelle. L’atmosfera è retro, non siete di certo negli anni 2000. Sarà che nel ritornello la cantante dalla voce ovattata urla power che banalmente fa rima con flower ma tutto quello che mi viene in mente è The Grove, la puntata a mio parere più bella – e forse l’unica che salvo a pieni voti, della quarta stagione. Indimenticabile il dialogo (o meglio monologo?) tra Carol e la piccola Lizzie. Just look at the flowers, Lizzie. 

2. Sharon Van Etten – SERPENTS (BASEMENT)
Voto: ★★★+

Locanda. Legno che scricchiola. Sul palco una sosia di Lana Del Rey che fa country. Lo strumming della chitarra sembra scandire i passi di una corsa. Lo scopo è scappare dal presente per arrivare in un futuro utopico che, togliendo i filtri delle illusioni, sembra non essere poi così diverso da ciò che ti sei lasciato alle spalle. Fiatone sul finale: esco dalla foresta e per assurdo immagino di essere sulla spiaggia di LOST. Smettila di sghignazzare, JJ Abrams.

3. Lee DeWyze – BLACKBIRD SONG
Voto: ★★★★

Un timbro raro, una voce così avvolgente che ti scalda il cuore, un violino che contribuisce al mood nostalgico. Per qualche strano motivo mi ritrovo col magone in gola per tutta la durata della canzone. Un origami di carta prende vita e spicca il volo. La rivoluzione parte al minuto 3 dove il brano si apre irradiato da una luce accecante.

4. A.C. Newman – BE NOT SO FEARFUL
Voto: 

Le chitarre continuano ad essere protagoniste anche in questa traccia che risulta essere la più debole dell’album. Sorrido pensando che la tematica è più o meno la stessa di Watercolor, una canzone che ho scritto per imparare ad amare anche la nostra parte più fragile, quella che facciamo fatica ad accettare. Purgatorio e resurrezione insieme.

5. Ben Nichols – THIS OLD DEATH
Voto: ★+

Ticchettio dell’orologio. Il tempo che passa inesorabile. Un bicchiere di whiskey sul comodino per un uomo troppo vecchio e troppo stanco per avere rimorsi o rimpianti. Che guarda caso, nella mia mente, prende le sembianze del buon vecchio Hershel.

TRAILER DELLA QUINTA STAGIONE: 

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Last but not least: la serie TV è stata rinnovata e presto verrà filmata anche la sesta stagione!

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The Walking Dead: Original Soundtrack Vol. 1 [RECENSIONE]

The Walking DeadNon mi entusiasmavo così tanto per una serie TV dai tempi di LOST. Gli appassionati del genere mi capiranno: tutta la settimana aspetti impaziente quel momento in cui finalmente, in compagnia di una coperta e di qualcosa da spiluccare, ti ritroverai con le tue chiappe sul divano, il cuore in gola e l’adrenalina a mille. Per quell’ora starai lì, con gli occhi sbarrati, per scoprire se tu e le tue intuizioni ci avevate azzeccato. E ogni volta, inevitabilmente, rimarrai stupefatto per i nuovi, inaspettati risvolti. Finirai per sentirti parte integrante del gruppo, farai il tifo per loro, proverai affetto, ammirazione, rabbia, delusione per questo o quel personaggio: tutti loro diventeranno una sorta di cerchia di amici parallela in cui rivivere emozioni e sensazioni, in cui ritrovare e riconoscere la personalità che ti fa solitamente imbestialire nella vita di tutti i giorni e quella che ti porteresti dietro come spalla destra perché sai di poterti fidare.

Probabilmente non te ne accorgerai o non ci farai così tanta attenzione, ma tutte le vicissitudini, così come la nostra vita, saranno accompagnate dalla musica. Suoni che ti faranno sussultare, musiche che susciteranno in te quel giusto pathos, quella giusta emozione che ti porterà sull’orlo del pianto singhiozzato. Altre invece faranno decelerare il tuo battito dopo la battaglia, riportandoti dolcemente ad una routine emozionale meno densa e più tranquilla.

Questo è quello che, per quattro stagioni, mi è successo guardando e apprezzando sempre più la fortunatissima serie di The Walking Dead. Ho iniziato poco convinta, mi sembrava troppo forte la parte che vedeva gli zombie in preda a vere e proprie “morsicate” selvagge ma devo ammettere che, dopo un paio di episodi, la questione è passata assolutamente in secondo piano. La storia, la vita dei personaggi è talmente avvincente da far dimenticare la dinamica più “splatter” per fare leva sulle emozioni tra coloro che sono rimasti e che lottano ogni giorno per la vita. Sarà interessante, nel corso del tempo, notare che i veri nemici non sono in realtà gli zombie ma i vivi che, stupidamente e inutilmente, riescono ancora a fare la guerra a chi, come loro, vuole solo sopravvivere senza capire invece che, come spesso capita, è l’unione a fare la forza. E dunque la domanda rimarrà una sola: chi sono in realtà i morti viventi? Gli zombie o coloro che sprecano la loro vita senza averne davvero compreso il significato? A proposito, se non avete mai visto la serie RIMEDIATE QUI.

Tornando alle musiche, a inizio 2013 viene rilasciato Vol. 1 ovvero il primo volume della colonna sonora ufficiale della serie: 8 canzoni che hanno fatto da sottofondo durante le prime tre stagioni. Il Vol. 2 esce invece il 25 marzo 2014 (presto la recensione su The Music Portrait). PS. La seconda parte della quinta stagione verrà trasmessa a inizio febbraio su Fox Italia!

Per ingannare l’attesa consoliamoci con l’ascolto della colonna sonora, analizzata qui sotto, canzone per canzone.

The Walking Dead

facebook.com/TheWalkingDeadAMC

The Walking Dead – Original Soundtrack VOL. 1 

The Walking Dead OST

Ascoltala su Spotify!

1. Jamie N Commons – LEAD ME HOME
Voto: ★★★★

La prima volta che ho ascoltato questa canzone, sul finale di una delle puntate della terza stagione, ne sono rimasta totalmente rapita. Il riff di chitarra è malinconico al punto giusto, così come il titolo e le lyrics della canzone, che rimpiangono il luogo dove, più di tutti, ci sentiamo al sicuro: casa dolce casa. Condizione che, per i protagonisti di The Walking Dead, risulta piuttosto utopica e dunque doppiamente ad effetto. Il timbro di Jamie N Commons è così scuro e profondo che non lo attribuireste mai ad un giovane cantautore britannico di 24 anni.

2. Bear McCreary – MAIN TITLE THEME SONG (Unkle Remix)
Voto: ★★★★

I fan della serie la riconosceranno dalle prime note: si tratta della sigla di The Walking Dead, qui ovviamente rivisitata e con una durata di ben 5:17. In un sali e scendi, la canzone si aprirà come fosse un ventaglio per svelarvi i due temi principali della serie: l’amore e l’odio, a volte così lontani, a volte così vicini. Massimo del voto per questa strumentale di Bear McCreary che, lo ammetto, vive di vero e proprio valore affettivo. Qui sotto trovate invece quella breve, utilizzata ad inizio di ogni episodio.

3. Voxhaul Broadcast – YOU ARE THE WILDERNESS 
Voto: ★★★★ 

Rock ‘n roll, baby. Qui si va giù pesanti con chitarre urlanti e timbro graffiante. Lo scenario ideale è un bosco in pieno giorno dove correre forsennatamente. Il ritornello incalzante There’s a wolf in my heart mi fa pensare a Daryl Dixon, il mio personaggio preferito, interpretato magistralmente dall’affascinante Norman Reedus.

4. Baby Bee – LOVE BUG
Voto: ★★★★ 

Restiamo sul rock con questa canzone super adrenalinica. Pensi di ascoltare Lenny Kravitz e invece poi ti rendi conto che è semplicemente uno che lo imita (tra l’altro benissimo), dal timbro allo stile della canzone fino all’effetto utilizzato sulla sua voce che fa molto American Woman. Perfetta per quando volete aprire il tettuccio della cabrio e far svolazzare la vostra folta chioma al vento.

5. Fink – WARM SHADOW (Dactyl Remix) 
Voto: ★★★

Complessa e struggente nel suo minimalismo. La vocalità dà il suo incipit ad inizio e a fine canzone lasciando il posto ad una versione quasi interamente strumentale che vede la chitarra far da protagonista. Da ascoltare ad occhi chiusi per lasciarsi trasportare in una dimensione parallela.

6. Of Monsters and Men – SINKING MAN 
Voto: ★★★★

Dopo la hit Little Talks (che abbiamo sentito impazzare in tutte le radio qualche estate fa), il gruppo islandese continua la sua ascesa. Ho amato questo pezzo all’istante, già dal primo ascolto. Voci, maschile e femminile, armonizzate perfettamente. Il risultato è un brano che, dall’inizio alla fine, ambisce a cullare l’ascoltatore. Semplice, senza fronzoli e per questo vincente.

7. Lauren Cohan & Emily Kinney – THE PARTING GLASS
Voto: ★★★★

Anche qui i ricordi hanno la meglio e rendono il pezzo altamente empatico: The Parting Glass, canzone folk irlandese, viene infatti cantata durante il primo episodio della terza stagione da Emily Kinney – che nella serie interpreta la dolce Beth Greene, e da Lauren Cohan – che interpreta invece la bellissima e tostissima Maggie Greene, sorellastre e figlie di Hershel. Il brano fa a sua volta da colonna sonora ad uno dei momenti senza ritorno di The Walking Dead che, per l’ennesima volta, cambierà le cose rimescolando le carte. Curiosità: oltre ad essere attrice, Emily Kinney ha all’attivo due EP + Expired Love, il suo primo album da cantante.

8. Delta Spirit – RUNNING
Voto: ★★★

Il cerchio si chiude con un altro riff di chitarra che rimane in testa e fatica ad andar via. Perfetto sequel di Lead Me Home, canzone apripista. Ma se lì c’era ancora la speranza di poter tornare a casa, qui, a fine album e a fine terza stagione, quello che rimane da fare è solo correre..

The Walking Dead

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Distant Worlds: Music from Final Fantasy (LIVE @ Edinburgh Playhouse)

Distant Worlds

originalsoundversion.com

Immaginatevi un teatro, un grande teatro in una città straniera.
Immaginatevi seduti e trepidanti in quel teatro gremito di gente.

Improvvisamente le voci si affievoliscono, le luci si spengono, i musicisti prendono posto e il direttore d’orchestra è l’unico a cui donate la possibilità di darvi le spalle senza alcun rancore. La bacchetta magica che tiene tra le dita fluttua nell’aria dando vita ad un turbinio di suoni, melodie e colori. Siete entrati in un fascio di luce in cui non vedete fine né uscita, in cui correte leggeri perdendovi tra passato, presente e futuro. In cui nulla ha più importanza.

Quale sarebbe la vostra reazione se un’intera orchestra sinfonica suonasse dal vivo le musiche del vostro film preferito? E se non fosse un film ma il videogioco con il quale siete cresciuti? E se non fosse un videogioco di quelli che rasentano il patetismo ma fosse il Signor Videogioco per eccellenza? Uno di quelli per cui varrebbe la pena sognare, combattere. Come reagireste se l’opera che meglio rappresenta la via di fuga da questa triste realtà venisse trasformata in un concerto di quasi 3 ore?

Mi dispiace deludervi ma io, beh, non sono sicura di conoscere la risposta, o almeno non direttamente. So soltanto che qualcuno a me molto vicino (a.k.a. la mia dolce metà) è stato così bravo da farmi comprendere la sensazione. In questa avventura l’ho accompagnato e, in fondo, questa avventura ha avuto inizio in una calda sera d’estate, con l’idea di donargli due biglietti di Distant Worlds: Music from Final Fantasy come regalo di compleanno.

Chissà che pazienza aspettare fino allo scorso 4 novembre.. Esattamente un mese fa.

Final Fantasy Dissidia

thesixthaxis.com

Quella notte, la magia.
Una città: Edimburgo.
Una location: la Edinburgh Playhouse.

E 3.000 persone pronte a rivivere i momenti di una vita.

14 capitoli, centinaia di personaggi, ambientazioni fantastiche, talvolta quasi oniriche. Per chi non lo conoscesse, Final Fantasy è una serie di videogiochi di ruolo che, dal 1987 ad oggi, ha venduto la bellezza di 100 milioni di copie.

Distant Worlds è l’idea messa in musica, è portare fuori dallo schermo una parte vitale del gioco: la componente musicale. Che, vi assicuro, in Final Fantasy è di assoluta importanza. Masashi Hamauzu (presente quella sera) ma, soprattutto, Nobuo Uematsu sono compositori eccelsi. La commistione tra musiche e immagini riesce a portarvi davvero in un’altra dimensione.

Arnie Roth, direttore d’orchestra, e la Royal Scottish Orchestra (con la partecipazione della bravissima Susan Calloway) hanno dato vita ad uno spettacolo senza precedenti. Ma, poiché non sarei così brava a tradurre in parole le emozioni di quella sera, ecco la recensione del protagonista per eccellenza, del festeggiato, del fan, dell’appassionato. Io, per una volta, mi faccio piccola e torno sorridente nel backstage di questo blog.

E allora ecco che il silenzio in sala ha la meglio. Tutti sull’attenti.
Ancora un attimo di sussulto e..

Che lo spettacolo abbia inizio.

Squall & Rinoa

beefjack.com

Nel cuore oscuro di Edimburgo, prendono vita i sogni del meraviglioso mondo di Final Fantasy.

Per alcuni un videogioco, per altri una serie di opere d’arte che ha fatto innamorare milioni di sognatori in tutto il mondo da 25 anni a questa parte. Ci sono infinite cose da scoprire in questa incantevole serie di romanzi videoludici: basti sapere però che ogni capitolo confronta a “suo modo”  ogni tematica possibile (odio, pace, guerra, amore, amicizia, famiglia) intrattenendo lo spettatore con scenari e personaggi unici, accompagnati da colonne sonore di altissimo livello. Ed è proprio la musica che rende possibile questo fantastico viaggio. Il grande compositore Nobuo Uematsu è l’uomo che ha scritto centinaia di motivi e opere orchestrali che hanno accompagnato tutte le incredibili avventure della saga fino al tredicesimo capitolo Squaresoft. Finalmente il suo operato prende vita in una meravigliosa cornice, in quel di Edimburgo, a cura della Royal Scottish Orchestra.

Cori gotici interrompono il vociare in sala, in video una piccola onda accarezza la spiaggia con il suo dolce fruscìo, l’emozione è già alle stelle. Improvvisamente si torna indietro di oltre 12 anni: gli stessi brividi, lo stesso calore nello stomaco sale lentamente. Inizia il viaggio: volare oltre l’oceano, tra prati fioriti, nuvole e tempeste. I violini alzano la tensione e, insieme ai cori, crescono sempre più di intensità. Un tuono improvviso blocca per un istante lo sfondo, dove appare Edea in tutta la sua bellezza enigmatica. E’ l’intro di Final Fantasy VIII: Liberi Fatali, tra i 2 capitoli più amati della saga insieme a FFVII.

Il pubblico si gode un’immagine dopo l’altra, mentre l’orchestra fa un lavoro a dir poco incredibile: l’aspettativa è gia stata pienamente soddisfatta alla prima opera. Uno dei migliori pezzi in assoluto in apertura, come potranno continuare per più di 2 ore? Personalmente le mie orecchie hanno già sentito tutto ciò che desideravano da anni: è stata una delle emozioni più grandi di sempre.

Prima di continuare con la seconda opera il direttore annuncia di avere una priorità. Un attimo di silenzio e.. da non credere: riproducono il motivetto da 8 secondi presente dopo ogni combattimento dell’intera saga, a dir poco storico! Risate e apprezzamenti assicurati.

Pochi sono gli elementi (tra cui questa breve sigla) che si ripetono nei capitoli di FF, poiché questi differiscono quasi completamente l’uno dall’altro. Tra quelli piu importanti ritroviamo gli adorabili, fantastici celeberrimi Chocobo! Dolci teneri pulcini dorati, che crescono fino a raggiungere dimensioni sufficienti da essere cavalcati dall’uomo: sono gli accompagnatori “fissi” dei nostri eroi preferiti. Ogni loro apparizione è caratterizzata dal personale motivetto musicale, che si ripresenta però ogni volta in una versione e arrangiamento differente. Infatti, come da abitudine, anche questa volta l’orchestra diverte il pubblico con una nuovissima inedita scoppiettante versione swing della Chocobo Melody: l’ennesima incredibile emozione.

Una dopo l’altra le esibizioni proseguono, si passa da un capitolo all’altro mantenendo viva, con fedeltà, tutta la magia che è capace di trasmettere il mondo Final Fantasy. E’ un continuo crescendo di emozioni, ricordi di storie così uniche che solo simili opere musicali hanno il potere di raccontare senza l’uso di parole.

Come ultima chicca, lo spettacolo si chiude con la stessa ondata emotiva dell’inizio: l’inno di uno dei personaggi più amati della saga, Sephirot! A tenere incollati tutti sulla poltrona si aggiunge anche una sorpresa: Masashi Hamauzu, compositore protagonista delle musiche di Final Fantasy XIII, si aggiunge al coro.

L’intero spettacolo è un vero successo, gli applausi durano quasi 10 minuti ed è difficile credere che tutte queste persone siano qui per lo stesso motivo. Di sicuro, tutto ciò è la prova di quante emozioni possa lasciare la musica nei nostri cuori, persino attraverso un videogame (anche se parliamo comunque di un certo livello)!

Un’altra prova del successo della serata? La doppia fila di 2 ore per accaparrarsi il merchandising a fine spettacolo.

Se non è magia questa..

Corrado Pettinato

Distant Worlds

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Sephiroth

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