We Will Rock You: Insieme Per Sconfiggere L’Atassia

We Will Rock You

Stasera mi faccio un regalo e vado a teatro.

Per essere precisi, vado a vedere un musical. Lo faccio perché prenderne parte – sul palco in realtà, è in cima alla mia to do list. Non è mica facile mettere d’accordo tre delle mie (mille) passioni: canto, danza e teatro. Se mi fermo a pensarci credo non ci sia spettacolo più completo. Se poi ci aggiungete le musiche dei Queen e un amico di vecchia data nei panni del protagonista direi che siamo quasi al completo. Quasi perché in realtà il fine ultimo è quello di fare del bene – e si sa, fare del bene agli altri equivale a fare del bene anche a noi stessi. Ci sentiamo leggeri quando vediamo apparire un sorriso sul volto di chi ha più bisogno.

Lo spettacolo sarà al Teatro Sant’Angelo di Lentate sul Seveso e vedrà Stefano de Santis nel ruolo principale. Lo conosco perché abbiamo avuto occasione di cantare assieme ed è, last but not least, il fratello maggiore di uno dei miei più cari amici (ciao Fra!). Per l’occasione ho deciso di telefonargli per una breve intervista. Giusto per pregustarmi quello che mi aspetterà stasera.

We Will Rock You

L’articolo sui Queen (di Mikal Gilmore su Rolling Stone Italia di questo mese)

Ciao Ste. Allora, com’è nata l’idea di portare in scena We Will Rock You? Mi pare di aver capito che non si tratta della vostra prima rappresentazione..

Ciao Ila. Quello che dici è esatto, abbiamo già portato in scena We Will Rock You: quella di stasera sarà infatti la nostra seconda rappresentazione. La progettazione e messa in scena è dell’associazione culturale Cartanima che ti invito a conoscere: se la fusione di teatro, canto e danza è la tua passione loro sono i maestri ideali. Lavoro con loro da un po’ e posso dirti che ti preparano davvero a 360°! Ogni anno l’impegno di noi allievi viene messo alla prova con un concerto e/o una rappresentazione.

L’idea di trasformarlo in uno spettacolo di beneficenza è partita da me: abbiamo scelto questo musical perché il primo riscontro è stato molto positivo. Poi la musica dei Queen è universale, arriva a tutti e in più volevamo qualcosa di fresco. Saremo in 16 sul palco, lo spettacolo sarà molto più cantato che recitato ma non mancheranno scenette divertenti.

Il nostro scopo principale era quello di dedicare ai ragazzi dell’AISA qualcosa di tostoSono tutti amanti del rock! Molti di loro fanno anche parte dei Piccoli Diavoli, fanno handcycling su 3 ruote: sono una forza della natura.

Mi parli un po’ di questa Onlus? Purtroppo non tutti sanno cosa sia l’atassia.

Già e non dovrebbe essere così. L’atassia ha a che fare con la mancanza di coordinazione muscolare, solitamente collegata al cervelletto che elabora gli impulsi. Purtroppo non c’è ancora una cura, l’unica cosa da fare è tirare su fondi. 

Abbiamo deciso di dedicare questo spettacolo ai ragazzi atassici donando il 100% del ricavato all’AISA (Associazione Italiana (lotta alle) Sindromi Atassiche) per poter regalare una carrozzina ad uno dei ragazzi, Alessandro Avanzi detto Stellino. È un vero rocker, sia per i suoi gusti musicali che nella vita in generale.

Oltre allo spettacolo, che è sold out da settimane, come si può donare? 

Potete donare direttamente online, ci sono due siti dedicati: www.atassia.it e www.atassia.org. Trovate informazioni anche sulle pagine Facebook: quello della sezione Lombardia e quello generico.

Grandioso! Sai che comunque non sono mai riuscita ad andare a vedere We Will Rock You a teatro? 

Se vuoi ti accenno la trama.. Siamo nel 2314 e la musica è completamente vietata. Esiste solo il mondo GaGa dove tutti i ragazzi e le ragazze hanno il divieto di utilizzare strumenti veri e propri; l’unica concessione è la musica campionata: il popolo è dunque costretto a vivere una vita completamente computerizzata. Da qualche parte però la speranza è ancora viva: i Bohemians vogliono mettere insieme le forze per ritrovare gli strumenti che sono stati nascosti e lo faranno grazie al Messia, che sarei io.

We Will Rock You

Ammazza! Il Messia, che responsabiltà. Un ruolo decisamente importante. 

Direi. Nello spettacolo sono Galileo Figaro, il salvatore. La cattiva della situazione si chiama Killer Queen che tra l’altro, fammelo dire, ha una voce eccezionale. Insomma, lo spettacolo è davvero bello, scorre via che è un piacere.

Quali canzoni ascolteremo sul palco? 

Sicuramente le pietre miliari, quelle che tutti conoscono. Da Under Pressure a Crazy Little Thing Called Love passando per Headlong, Who Wants to Live Forever e Bohemian Rhapsody a 5 voci. Ogni volta che la canto mi sento trasportato in un’altra dimensione. Uh certo, anche We Will Rock You – è così scontata che me ne stavo dimenticando! Una bella sfida.

We Will Rock You

Quindi la vostra rappresentazione è totalmente ispirata al musical originale o è più una sorta di tributo “personalizzato”?

Posso dirti che Alberto e Andrea, fondatori del progetto Cartanima, sono dei professionisti: Alberto è laureato in scenografia e Andrea è un attore. Lavorano spesso con i musical e li riscrivono in base alle persone che si trovano di fronte. Insomma, mantengono lo spettacolo reale e credibile ridimensionandolo e rimodellandolo al tempo stesso. Hanno rifatto Peter Pan, Romeo e Giulietta, Saturday Night Fever e La Famiglia Addams seguendo questo approccio. Vale anche per We Will Rock You ovviamente.

Per concludere, qualche aneddoto dal dietro le quinte? 

Tanta emozione e non lo dico così per dire. Durante uno dei pezzi principali le ragazze si commuovono sempre. Per quanto riguarda me invece posso dirti che, come accennato prima, con Bohemian Rhapsody ogni volta mi viene la pelle d’oca. Letteralmente. C’è anche una foto che lo testimonia!

We Will Rock You


E allora non mi rimane nient’altro che assistere alle mille emozioni di stasera: quelle di chi sarà sul palco, quelle del pubblico, quelle dei ragazzi a cui questo spettacolo è dedicato. Anche le vostre in realtà, che siate fisicamente presenti oppure no. Perché non è retorica quando si dice che si può essere vicini anche a distanza. In questo caso basta un click per sostenere AISA – Associazione Italiana (lotta alle) Sindromi Atassiche e dare speranza e coraggio ai ragazzi atassici.

DONA UN SORRISO :)

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AISA Onlus


Another Feedback: Intervista e Recensione Completa del Nuovo EP [ALTERNATIVE ROCK]

Another Feedback

Ci sono due tipi di band emergenti.

1) Quelle che ci credono così tanto che quando ti inviano il link del loro video su YouTube hai mille aspettative e ti senti Claudio Cecchetto quando scoprì Jovanotti. Peccato che il risultato sia scadente e non all’altezza della situazione.

2) Quelle che ci credono altrettanto e tu parti già prevenuta perché, blame it on the wannabe, ci vuoi andare con i piedi di (stra)piombo. Risultato? Occhi sgranati, wow distribuiti ad ogni minuto, CD a palla e recensione su The Music Portrait.

Questa è la premessa che faccio agli Another Feedback che appartengono alla seconda tipologia di gruppi emergenti e che no, non mi hanno pagata.

Conosco Dario, bassista del gruppo, grazie alla scuola di musica NCDM. Mi appassiono al suo progetto e poco prima dell’uscita del loro nuovo EP – dal nome omonimo, ci si incontra per una chiacchierata. Il suo entusiasmo è contagioso: mi svela i retroscena del nuovo lavoro, le date e i locali in cui poterli sentire dal vivo e mi invita ad ampliare il discorso anche con Cristian, voce degli Another Feedback.

La ricetta? Prendete gli Stone Sour, mescolateli agli Alter Bridge e aggiungete una spolverata di Linkin Park. Il tutto condito da una grande credibilità, estensione vocale e buone lyrics in inglese.

Prima di leggere la mia recensione a riguardo, sentite un po’ cosa mi hanno raccontato Dario e Cristian prima del release party ufficiale tenutosi domenica 26 ottobre 2014 al LegendClub di Milano. Non uno ma ben tre gruppi rock hanno aperto il concerto: Edge (alternative metal da Bologna), The Ophelia’s Nunnery (alternative rock della Brianza) e Violet (grunge da Varese).


INTERVISTA

Ciao ragazzi. Domanda di riscaldamento e dunque banale ma lecita: da cosa nasce il nome del gruppo?

CRISTIAN: Ciao Ilaria! Il nome nasce insieme all’idea di formare la band, quindi parliamo di fine 2008 inizio 2009. Per noi era il periodo in cui scoprivamo certa musica, certe band e il desiderio di essere come loro. Il periodo degli idoli probabilmente. Eravamo abbastanza giovani da giustificare il fatto che conoscessimo molto poco l’inglese, nonostante avessimo scelto di utilizzarlo per i nostri testi. Era il periodo in cui quando trovi una nuova parola che ha un suono figo automaticamente crei un legame con essa. Fu proprio per questo che io e Carlo, chitarrista degli Another Feedback, durante una lezione di psicologia incontrammo la parola feedback tra le pagine di un libro. Aveva un bel suono così pensammo di aggiungere another per avvalorarne il significato: da lì è uscito il definitivo un altro riscontro.

..Sono stato un po’ prolisso vero?

Non ti preoccupare. Tra me e te è una bella sfida! Parlando del vostro EP, l’ho ascoltato e sono rimasta piacevolmente sorpresa. L’ho trovato coeso e credibile. Com’è nata e come si è sviluppata l’idea? 

CRISTIAN: Per questi nuovi brani l’idea era chiara già dall’inizio: volevamo creare qualcosa di più avvolgente e, come dici tu, credibile, che forse è la sfida più ardua per le band del nostro livello. Abbiamo fin da subito affrontato la composizione delle parti di chitarra in modo diverso dal solito e dato maggiore importanza al brano in sé più che a voce e strumenti. Penso fossimo già in una fase di maturazione importante, come persone e musicisti, al punto di sapere con maggior chiarezza cosa volevamo realizzare e come doveva suonare.

La copertina rappresenta una montagna e una fonte (o è forse un sentiero)? Ad ogni modo, più la guardo e più ci vedo i profili di due persone che si baciano. L’eterna romantica, lo so. Ad ogni modo, nelle vostre canzoni parlate anche d’amore o preferite mettere in gioco altre tematiche? 

Another Feedback EP

DARIO: Fantastica questa interpretazione.. Un po’ come le macchie di Rorschach, la nostra montagna e la nostra musica sono state in grado di unirsi in un bacio. Quindi come hai anticipato tu: che i testi ne parlino esplicitamente o meno, l’amore è quel sentimento che ci spinge a vivere con determinazione le nostre passioni. Mi piace pensare che la musica non sia lo strumento per secondi fini e personalmente non amo quando viene strumentalizzata. Abbiamo dato carta bianca al grafico che ha collaborato con noi, la sua creatività ha portato ad avere 3 elementi ben distinti: la montagna (l’obiettivo), la strada in salita (il percorso) e le strisce rosse (elemento contrastante che capovolge il b/w e dà centralità al titolo omonimo dell’EP).

CRISTIAN: Sono d’accordo con Dario quando dice che la musica non deve avere fini precisi. Nello specifico le nostre canzoni non parlano mai d’amore in senso stretto, i testi sono riflessioni personali su ciò che proviamo durante certi periodi o giornate, spesso anche solo sensazioni. A volte, come succede con le poesie, non sono altro che immagini che evocano certi sentimenti quindi aperte a più interpretazioni. La nostra musica non è chiaramente “allegra” ma ciò non esclude che questa forza non possa essere percepita come energia. Apparteniamo a quella sfera di gruppi che cercano qualcosa in cui credere e contemporaneamente sfatare. Più che del mondo parliamo semplicemente di noi stessi e di ciò che siamo.

Cristian - Another Feedback

CRISTIAN (Voce)

In un’epoca come quella 2.0 e oltre, Internet è un’arma a doppio taglio: da una parte è molto più semplice promuovere la propria musica grazie a mille canali disponibili e a tecniche di (social media) marketing; dall’altra però risulta ostico differenziarsi a causa dei mille input con cui siamo bombardati. Perché un fan dovrebbe seguire voi e la vostra musica? In cosa pensate di differenziarvi rispetto al resto? 

DARIO: Credo che un fan debba seguirci perché nella fase di composizione ogni elemento della nostra band crea musica con l’intenzione di proporre qualcosa di unico, innovativo ed emozionale. Non creiamo musica fine a se stessa o, diversamente, musica che va di moda. Nonostante non ci siano vincoli, siamo fortemente e inevitabilmente condizionati dalla musica che ascoltiamo ed essendo molto vasta un fan può ritrovare in noi molteplici influenze artistiche. Relativamente al web, sai che ho dei sentimenti un po’ contrastanti: non amo le vetrine da palcoscenico legate ad un’immagine collettiva e scontata (esempio: conosco quella determinata band perché c’è la tipa seminuda nel videoclip). Sinceramente non capisco l’ossessione delle realtà emergenti che fremono per farsi conoscere attraverso le campagne di advertising a pagamento. Con il video di Beautiful Monsters da novembre dell’anno scorso abbiamo totalizzato 2.000 visualizzazioni sul nostro canale YouTube e 1.000 visualizzazioni su Blank TV. Non ti nascondo che se fossero state 10.000 o 100.000 sarei molto più soddisfatto ma quelle che abbiamo sono reali e ce le siamo guadagnate tutte. Per il prossimo video – From Today, spero si possano moltiplicare!

Dario - Another Feedback

DARIO (Basso)

CRISTIAN: Io penso che Internet sia pericoloso per i gruppi emergenti. Oltre a darti potenzialmente in pasto ai leoni, se presenti un lavoro non all’altezza si pone il problema che tu band emergente vieni sempre messa a confronto con major band che hanno esperienza, opportunità e budget maggiori! Per poter sfruttare Internet a dovere, oltre a proporre qualcosa di paragonabile ai grandi nomi, si deve anche sapere come e a chi indirizzare il tuo prodotto: sinceramente penso siano pochi quelli in grado di farlo. Noi abbiamo un lavoro che, come hai detto prima, suona “credibile” e questo è qualcosa di importante, però sento che prima c’è un ostacolo da sorpassare. Purtroppo non riguarda la musica ma piuttosto l’aspetto inevitabilmente commerciale della band: non è facile farsi notare nel modo giusto da tutti o da molti. La difficoltà diventa paradossalmente proprio quella di far superare alla tua musica e al tuo pensiero tutti i filtri che si sono creati con la Rete.

Domenica 26 ottobre vi vedremo sul palco del LegendClub di Milano per il vostro Release Party. Cosa dobbiamo aspettarci?

CRISTIAN: La serata di domenica è già una gran bella idea, poter ascoltare 4 band emergenti valide in un locale che rende giustizia alla musica senza spendere un cent! Se riusciremo a coinvolgere e farci coinvolgere come sperato ci rimarrà un bel ricordo. Noi cercheremò con tutte le nostre capacità di farvi assistere ad un concerto vero e proprio, di mostrare la nostra credibilità anche dal vivo. Inoltre durante la serata faremo vedere per la prima volta il video di From Today. Diciamo che qualcosa di interessante ci sarà.

Gabriele - Another Feedback

GABRIELE (Batteria)

Domandona che faccio a chiunque venga intervistato su The Music Portrait – che nasce come blog musicosensoriale: capita anche a voi di associare colori o determinate immagini alle canzoni che ascoltate o suonate?

CRISTIAN: A me capita sempre e generalmente tendo all’ascolto di canzoni blu. Posso farti una lista di quelli che, secondo la mia visione, sono i colori dei nostri brani!

Intro = rosso
Not Strong Enough = arancione
From Today = azzurro
The Voice = verde
The Journey = blu
NFNC = nero

Wow! Questa non me l’aspettavo. A proposito, dove è possibile acquistare il vostro EP?

DARIO: Momentaneamente l’EP è disponibile come merchandising durante i nostri concerti ma ovviamente, qualora ci fosse qualcuno interessato, può scriverci a anotherfeedback@gmail.com!

Cosa ha in serbo il 2015 per gli AF? E su quali social è possibile seguirvi?

DARIO: Per il 2015 il massimo sarebbe riuscire a suonare all’estero, prendere parte a festival musicali importanti ed entrare nuovamente in studio. Per ingannare l’attesa insieme, potete sostenerci su Facebook, SoundCloud e YouTube.


RECENSIONE

• Another Feedback – AF Tracklist • 

1. INTRO 
Voto: ★★★+

Schiaccio play e trovo una chitarra a farmi compagnia. Come un orologio che scandisce inesorabile il passare del tempo, il suo suono è incalzante, dà quella sensazione che ci sia qualcosa di imminente all’orizzonte, non riesco a decifrare ancora cosa. Per qualche assurdo motivo mi viene in mente Lose Yourself di Eminem e mi sento al centro del ring poco prima di un incontro. A metà corsa la canzone si apre e il sistema impazzisce. A 1:59 l’intro ha portato a termine il suo compito. Un leggero vento spazza via ogni anticipazione. Che lo spettacolo abbia inizio.

Carlo - Another Feedback

CARLO (Chitarra)

2. NOT STRONG ENOUGH 
Voto: ★★★

I primi secondi sono volutamente cacofonici, ci metti qualche secondo a capire cosa stia succedendo ma appena la batteria entra.. magicamente tutti i pezzi del puzzle tornano ad incastrarsi e il quadro prende forma. Probabilmente la canzone più credibile dell’intero EP – soprattutto grazie al ritornello che da solo vale 100, quella dal sapore internazionale a cui non puoi negarti, quella che probabilmente io sceglierei come singolo per far conoscere il gruppo. Ci vedo voli pindarici di bottiglie spazzate via dal tavolo, le vedo cadere a rallentatore facendo rumore, tanto rumore ma è come se la musica riuscisse a sovrastarlo e tu vedessi la disfatta senza sentirne il tonfo. Not Strong Enough è la canzone delle nostre paure, della resa ma non della sconfitta. Sul finale si sentono i sospiri di chi ha lottato e si è solo preso una piccola pausa prima di tornare a crederci.

DiceEach seed is hidden in the fruit, I’m not strong enough to reap them again.

3. FROM TODAY 
Voto: ★★★

Si parte in media res: vieni buttata a capofitto nella canzone e nella storia che racconta. Come fosse una lista di buoni propositi al contrario, elenchi tutte quelle dinamiche che vuoi assolutamente eliminare dalla tua vita ma che poi, si sa, torneranno sempre a farti visita. Dal punto di vista più prettamente musicale, i ritornelli degli Another Feedback riescono sempre a inchiodare le canzoni in testa, con il compito ultimo di appendere immagini ed evocare sensazioni ben precise. Qui c’è il Cristian che preferisco: quello che parte tranquillo, quello che con la sua voce ti prende e ti accompagna per mano per poi esplodere sul finale, quando la canzone si svuota e la chitarra fa capolino per ricordarti che di lì a poco si scatenerà l’inferno. Sono curiosa di sentirla dal vivo: ci sento dentro un sacco di lotte irrisolte e voglio vedere se alla fine il fuoco che arde riuscirà davvero a purificarle e a resettarle. Uh dimenticavo, il finale Jared Leto style a me gasa tantissimo.

Dice: Bets are closed ‘cause time broke my faith.

4. THE VOICE 
Voto: ★★★-

La disillusione continua ma questa volta c’è l’aiuto del pubblico. No, nessun milione di euro in palio, purtroppo. Una voce dispersa nella folla sa esattamente dove bisogna andare, che poi è un po’ la magia che si crea sul palco quando l’act e la sua audience diventano una cosa sola alimentandosi a vicenda. The Voice è il pezzo più commerciale dell’EP con quel tocco pop-rock che non guasta. Cristian dà prova della sua estensione vocale anche se qui risulta un po’ ostentata e troppo distribuita su tutta la canzone. Avrei preferito che partisse in sordina per poi esplodere solo sul finale seguendo la scia di From Today. Resta il fatto che la melodia è bellissima, ascoltare per credere. Me la immagino in versione acustica e sbatto le ciglia sognante.

Dice: Too refined this rough diamond.

Alessio - Another Feedback

ALESSIO (Chitarra)

5. THE JOURNEY 
Voto: ★★★★

Eccolo il pezzo risoluto, quello cazzuto: dopo tutte le paranoie è finalmente tempo di partire. Un viaggio tosto, solitario ma con il benestare di chi ci ama, un viaggio che si deve fare. Chissà perché la sento profondamente mia. The Journey calzerebbe benissimo come colonna sonora di un film o di una serie TV. Così su due piedi mi viene in mente la citazione di Animal House: Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare, ma con quella chitarra prepotente ce la vedrei benissimo anche all’interno della colonna sonora di The Walking Dead, anzi sarebbe praticamente perfetta! Nonostante abbia meno struttura delle canzoni precedenti, ha tutto quello che ti aspetteresti (e molto di più) da una band emergente che vuole fare centro: quel riff di chitarra che ti prende e non ti lascia più andare, l’effetto voce intubata, le chitarre infuocate sul finale sovrapposto. Anche se alla fine il segreto di questo pezzo è tutto in quel everything, everything.

Dice: I started alone, I’ll finish alone but we should be together. 

6. NFNC
Voto: ★★★★

Il passaggio tra The Journey e NFNC è scandito da una voce femminile (e molto, molto british) che anticipa quello che ascolteremo a breve. L’acronimo sta per Not Fading Not Crying – della serie: col cavolo che ci arrendiamo. Al primo ascolto l’avevo già messa sul podio ed eletta come mia preferita, forse perché ci sento delle lievi ma comunque presenti influenze rock che a me fanno impazzire (Korn e System of a Down su tutti). Voi penserete: wow, si fa casino! Sì ok, è cattiva al punto giusto ma c’è spazio anche per elementi melodici che personalmente mi piacciono un bel po’ (I-I-I-I- know me su tutti). NFNC parla dei nostri peccati, difetti e mancanze e dei nostri vani sforzi nel cercare di sopprimerli. Ogni tanto possiamo permettere loro di prevalere prendendoci una tregua, una pausa per riposarci ma guai ad arrendersi. Che poi mi piace pensare sia un po’ il messaggio dell’intero progetto Another Feedback.

DiceNot fading, I’m falling down to rest. 


CONCLUSIONE

Another Feedback

L’EP è un vero e proprio percorso di attesa, preparazione, paranoia, lotta, risoluzione. Poco importa se si esca vincenti o perdenti. Le 6 canzoni proposte dagli Another Feedback – che non hanno pause ma risultano collegata l’una all’altra, sono un continuo cadere e rialzarsi. Nel mezzo c’è il racconto di come ognuno di loro si sia procurato le cicatrici che porta addosso. Un invito a non arrendersi, a provare e riprovare.. e riprovare ancora. Quello che tutte le band emergenti dovrebbero fare.

Non è di certo un percorso in discesa ma il loro continuo miglioramento permette alla salita di appianarsi giorno dopo giorno. Basta dare un’occhiata a Beautiful Monsters, il video di un paio di anni fa che propongo a fine articolo: la canzone è a mio parere bellissima, con quella credibilità che li ha sempre contraddistinti. Ci sono però un paio di elementi che a quei tempi non erano ancora presenti e vi invito a trovarli confrontandolo con il secondo video proposto, quello recentissimo di From Today. Rispetto al primo video infatti la voce di Cristian oggi risulta più aperta e matura, la pronuncia quasi perfetta, l’amalgama dei musicisti più compatto e deciso. Certo, il nuovo EP degli Another Feedback non sarà impeccabile: ascoltandolo su alcuni dispositivi la voce arriva in secondo piano facendo prevalere gli strumenti. Quello che però posso assicurarvi è che per essere una band emergente è una band emergente con i controcazzi.

Penso che il segreto sia tutto lì: se siete una band mediocre lavorate duro per migliorarvi, non mettete tutto in gioco fino al momento più opportuno e siate pronti ad incassare ogni giorno un altro riscontro, critiche comprese.

Se invece sentite il bisogno di offrire aspettative e carne al fuoco fate come loro.
Assumetevi il rischio ma assicuratevi che l’attesa sia ben ripagata.

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Se a twerkare fossero i cervelli (e non i culi)

Jennifer Lopez, Iggy Azalea - BootySul fatto che sia gnocca non ci piove, anzi.. ci facciamo proprio splendere un bel sole. Quello che non capisco è: nei primi anni duemila Jennifer Lopez – anzi J.Lo perché lei viene dal Bronx-mica-pizza-e-fichi, fa un’assicurazione vitalizia per il suo didietro pari a 1 miliardo di dollari (sì, avete capito bene) e GUAI se veniva mostrato, filmato, fotografato per più di un secondo e mezzo. Ora che Nicki Minaj & co. twerkano come pazze, lo ostenta anche lei per 4 minuti. ININTERROTTAMENTE.

A far ballare i culi a nord-sud-ovest-est siamo avvezzi da tempo, per carità. Io per prima non disdegno il club né le canzoni ignoranti su cui scatenarsi on the dancefloor come se non ci fosse un domani. Il punto è: OGNI TANTO.

Il problema invece è che ormai vige la regola, che non mi trova d’accordo, “basta che se ne parli“. E infatti.. 10 milioni di visualizzazioni in 48 ore. Meglio la quantità che la qualità. Meglio milioni di persone che cliccano sul tuo video solo per curiosità che mille fan di quelli DOC che si strapperebbero i capelli pur di avere il tuo disco.

L’exploit l’abbiamo avuto con Hannah Montana che un giorno si alza e decide che il multitasking sarà l’arma vincente della carriera di Miley Cyrus. Più precisamente vuole: 1. cacciar fuori la lingua per almeno 13 ore al giorno 2. strusciarsi come tante altre sul pipino di Robin Thicke 3. leccare martelli 4. dondolare nuda su una wrecking ball. Tutte e quattro le cose assieme. A proposito, sono l’unica che la prima volta che ha ascoltato la canzone ha capito All I wanted was to break your balls? Tutto torna. Nonostante la mancanza di materia prima (il suo didietro è stato paragonato a quello di un pollo), Miley le ha sempre twerkate di santa ragione.

Poi arriva Rihanna che nel video di Pour It Up fa twerkare le sue ballerine. SULL’ACQUA. Cioè, non so se mi spiego. Una rivisitazione divina in chiave moderna. Gesù ha telefonato a Riri sentendosi offeso per questa presa di potere.

Il 2014 offre invece la rifattissima Nicki Minaj con Anaconda, video che crea scalpore ma che in realtà non è così differente dai precedenti. Riassunto: ginnastica ritmica a suon di chiappe (un omaggio a Call On Me di Eric Prydz?), banana split e allusioni da 15enni e un Drake che, per riprendersi da tutto questo bendiddio (la doppia d è d’obbligo), l’unica cosa che vorrebbe è un’inaspettata ice bucket challenge.

Iggy Azalea, co-protagonista di Booty con Jennifer Lopez, il suo (vero o finto) “culetto” ce l’ha eccome ma nei suoi video musicali non l’aveva mai esasperatamente esasperato. Solo che come fai a dire di no alla Jenny che a 45 anni è ancora sulla cresta dell’onda – o che fa di tutto per cercare di rimanerci, a costo di sembrare ridicola? Se ai tempi di If You Had My Love mi avessero chiesto come-te-la-vedi-la-Lopez-tra-15-anni avrei risposto: a fare un album di cover jazz con Diana Krall.

Twerking

Non capisco più la differenza tra YouTube e YouPorn. A mio parere rimangono ancora due mondi distanti ma il mondo della musica sembra non essere d’accordo. Che poi dico, volete parlare di culi? Bene. Lo si può fare in mille modi. Una canzone twerkosa ci sta pure. Due, massì anche tre. Alla quarta inizia a girarmi la testa.

E quando ti esce qualcosa di simpatico come All About That Bass di Meghan Trainor per forza di cose mi viene da osannarla manco avesse inventato l’acqua calda. Perché è lei quella che esce fuori dal coro e non tutte queste super dive che si spalmano l’olio di cocco e indossano le calze contenitive per far finta di non avere la cellulite.

Insomma, tutto questo per dirvi che ho deciso il titolo della prossima canzone che scriverò. Si intitolerà Brain e come featuring avrà un discorso di Rita Levi Montalcini. Tenetevi forte però. Perché nel video farò shakerare selvaggiamente la mia scatola cranica. Avete tempo da qui fino al 2015 per prepararvi psicologicamente.

Visualizzazioni previste: 99. Tutte mie.