The Walking Dead: Original Soundtrack Vol. 2 [RECENSIONE]

The Walking Dead

hollywoodreporter.com

Ebbene sì: è ricominciata la serie TV dei record. Scandite insieme a me: THE – WALKING – DEAD!

Nel corso delle puntate mi sono affezionata sempre più ai personaggi (Rick, Daryl e Michonne in primis) e, anche se a mio parere l’ultima stagione non è stata particolarmente brillante, non sto più nella pelle. Che, parlando di zombie, fa quasi ridere. Come dico sempre a chi non conosce la trama, in realtà questi simpatici mostriciattoli fanno solo da sfondo ad una storia ben più intricata che ti fa capire che i veri nemici sono i vivi che ti vogliono morto e non i “morti viventi”.  

Non ho bisogno che ve lo dica: senza musica qualsiasi serie TV sarebbe insensata. In questo caso, a fare da sottofondo alle vicissitudini dei nostri eroi ci sono perlopiù – e con grande piacere, canzoni di artisti emergenti. A inizio 2013 ci fu l’uscita di Vol. 1, contenitore delle colonne (musicali) portanti delle prime tre stagioni: non dimenticate di dare un ascolto e leggere la mia recensione. A marzo 2014 esce invece Vol. 2 che sono riuscita ad ascoltare solo recentemente, contenente altre 5 tracce.

Insomma, per ingannare l’attesa, immergetevi nelle musiche della scorsa stagione (le trovate anche su Spotify!) e leggete cosa ne penso a riguardo. PS. Non dimenticate i popcorn per stasera!

The Walking Dead – Original Soundtrack VOL. 2 

The Walking Dead Vol. 2

Ascoltalo su Spotify!

1. Portugal. The Man – HEAVY GAMES 
Voto: ★★★

Immaginatevi in un immenso giardino, col sole che vi scalda le guance e mille farfalle colorate che vi sfiorano la pelle. L’atmosfera è retro, non siete di certo negli anni 2000. Sarà che nel ritornello la cantante dalla voce ovattata urla power che banalmente fa rima con flower ma tutto quello che mi viene in mente è The Grove, la puntata a mio parere più bella – e forse l’unica che salvo a pieni voti, della quarta stagione. Indimenticabile il dialogo (o meglio monologo?) tra Carol e la piccola Lizzie. Just look at the flowers, Lizzie. 

2. Sharon Van Etten – SERPENTS (BASEMENT)
Voto: ★★★+

Locanda. Legno che scricchiola. Sul palco una sosia di Lana Del Rey che fa country. Lo strumming della chitarra sembra scandire i passi di una corsa. Lo scopo è scappare dal presente per arrivare in un futuro utopico che, togliendo i filtri delle illusioni, sembra non essere poi così diverso da ciò che ti sei lasciato alle spalle. Fiatone sul finale: esco dalla foresta e per assurdo immagino di essere sulla spiaggia di LOST. Smettila di sghignazzare, JJ Abrams.

3. Lee DeWyze – BLACKBIRD SONG
Voto: ★★★★

Un timbro raro, una voce così avvolgente che ti scalda il cuore, un violino che contribuisce al mood nostalgico. Per qualche strano motivo mi ritrovo col magone in gola per tutta la durata della canzone. Un origami di carta prende vita e spicca il volo. La rivoluzione parte al minuto 3 dove il brano si apre irradiato da una luce accecante.

4. A.C. Newman – BE NOT SO FEARFUL
Voto: 

Le chitarre continuano ad essere protagoniste anche in questa traccia che risulta essere la più debole dell’album. Sorrido pensando che la tematica è più o meno la stessa di Watercolor, una canzone che ho scritto per imparare ad amare anche la nostra parte più fragile, quella che facciamo fatica ad accettare. Purgatorio e resurrezione insieme.

5. Ben Nichols – THIS OLD DEATH
Voto: ★+

Ticchettio dell’orologio. Il tempo che passa inesorabile. Un bicchiere di whiskey sul comodino per un uomo troppo vecchio e troppo stanco per avere rimorsi o rimpianti. Che guarda caso, nella mia mente, prende le sembianze del buon vecchio Hershel.

TRAILER DELLA QUINTA STAGIONE: 

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Last but not least: la serie TV è stata rinnovata e presto verrà filmata anche la sesta stagione!

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Il Cile – In Cile Veritas: “Amo chi si rifugia nella mia musica” [INTERVISTA + RECENSIONE]

Il Cile - In Cile Veritas

Mi ha fatto innamorare della sua musica un paio d’anni fa quando incuriosita ho usato Shazam per scoprire a chi appartenessero le parole di Cemento Armato. Di lì a poco quelle parole avrebbero creato, a loro insaputa, uno di quegli inni generazionali che canti con il magone in gola, che parlano di rabbia ma non di resa. Con YouTube sono riuscita ad attribuire un volto a quella voce che sapeva di ruggine e miele al tempo stesso. iTunes mi ha dato la conferma del suo potenziale quando ho acquistato Siamo Morti a Vent’Anni, in formato digitale.

C’è stato poi il live all’Alcatraz, l’apertura del tour di Jovanotti a San Siro e il concerto al Carroponte che non hanno fatto altro che ribadire il concetto: Il Cile, all’anagrafe Lorenzo Cilembrini, è uno dei cantautori più promettenti e innovativi della scena musicale italiana. Versi affilati come lame, rime ABAB che vengono annientate da più imprevedibili assonanze e consonanze. Non si sa come ma in questi due anni è anche riuscito a trovare il tempo per scrivere il suo primo libro – Ho Smesso Tutto: un’altra perla preziosa. Sbalordire è il suo mestiere e lo sa fare bene.

Ciloski rock 'n roll @ La Feltrinelli, Milano

Perché Lorenzo io ce lo vedo sui banchi di scuola, non ad insegnare ma a distribuire manuali di sopravvivenza per i dopoguerra di vita e di amore. Ascoltando i suoi versi impari i trucchi per leccarti le ferite, ottimizzi i cerotti rimasti da mettere sulle ginocchia sbucciate, impari a convivere con il freddo del pavimento trovando la giusta angolazione per darti la spinta e rialzarti ancora una volta.

Le aspettative per questa seconda fatica musicale erano altissime. Con il primo singolo non è riuscito a conquistarmi ma ha saputo farsi perdonare con il secondo. L’ascolto dell’album ha fatto dimenticare i dubbi iniziali, come quando litighi alle 2 di notte e poi, dormendoci sopra, la mattina non ricordi nemmeno i motivi.

Qualche giorno prima che uscisse In Cile Veritas (che lui definisce un brindisi alla vita, a volte per sorridere altre per dimenticare), l’ho intervistato. Si è parlato di adrenalina da palco, di ispirazioni musicali e della grandezza delle piccole cose.

INTERVISTA

▨ 5 minuti prima di.. San Siro, Sanremo, un nuovo album in uscita: le farfalle nello stomaco cambiano in base all’esperienza che stai per vivere o sono sempre le stesse?

Sale sempre una strana inquietudine mista ad una strana voglia di vivere. In queste occasioni mentre canto piango ma lo nascondo bene. Perché sono lacrime di felicità.

▨ La ricerca di espressioni mai banali o scontate nei tuoi brani è frutto di notti insonni alla ricerca della parola perfetta o avviene tutto fluidamente senza troppe matite spezzate?

È connaturato a ciò che sono. Adoro l’italiano.. Non perdona errori ma è meravigliosamente complesso. Ci nuoto dentro dalle elementari.

▨ Qual è stato il tuo percorso musicale? E come hai nutrito il tuo particolarissimo timbro vocale?

La musica mi possiede. Fin dall’infanzia mi ha regalato evasioni meravigliose. Il timbro è nato studiando il canto ma a 20 anni mi dissero che non sapevo cantare. Mi sono rifatto.

▨ The Music Portrait parla di emozioni, sensazioni e sfumature connesse alla musica. Ti è mai capitato di associare colori alle canzoni che ascolti?

Per me la musica o è bianca o è nera.

▨ Back in the days: nella preziosa e bellissima Il Mio Incantesimo dici: E come un uomo elefante io mi emoziono per niente. In cosa ritrovi quel potere travolgente in grado di farti emozionare?

Io mi emoziono davanti all’amore e alle persone che amano. Tutto qui. 

▨ “Il Cile fa musica incazzata”, “Il Cile non sorride mai”, “Il Cile? Ma che nome è?” Quale tra queste espressioni è ormai diventata la più prevedibile?

“Il Cile non sorride mai” perché in realtà c’è poco da ridere. Io amo Johnny Cash che spiegò chiaramente che in quello che scriveva c’era molto poco da ridere. Per me la musica è la cartina tornasole dei miei tormenti. Non voglio compassione, voglio solo sfogarmi.

▨ Per il secondo singolo Sapevi Di Me hai chiesto la collaborazione dei tuoi fan per la realizzazione del video musicale: che rapporto hai con chi ti segue?

Quando ho visto il montaggio del video ho pianto. Quando ho visto l’album al 9° posto su iTunes in pre-order ho pianto. Io vivo per chi mi segue. Sono complesso ma amo chi si rifugia nella mia musica.


RECENSIONE
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Il Cile - In Cile Veritas


1. SAPEVI DI ME | ▻▻ Lyric Video
★★★★

Inizio col botto. Un continuo crescendo di espressioni da decifrare, di strofe alternate a ritornelli alternati a bridge, in una dinamica che mescola tutto e ti lascia, sfinita ma leggera, a fare i conti con te stessa. Il singolo che commuove anche i sordi.

♡ Sa di: spiagge insolitamente vuote, ritorni in macchina che sembrano più corti delle andate, singhiozzi nascosti per troppo tempo.
Dice: La vita ti asciuga le lacrime a volte togliendoti gli occhi.


2. ASCOLTANDO I TUOI PASSI
★★★★★ cum laude

Il Cile è un pazzo, un folle. Ho schiacciato play 7 minuti e 53 secondi fa e mi ritrovo già in una valle di lacrime. Questa canzone è una vera e propria pugnalata allo stomaco, così bella che fa star male. Ha la musicalità tipica di una canzone dei Coldplay ed è piena zuppa di quella sensibilità tipica di Lorenzo. Se non mi fa un altro scherzo di questi entro la fine dell’album qui lo dico e qui non lo nego: Ascoltando I Tuoi Passi è la canzone più bella che Lorenzo Cilembrini abbia mai scritto nonché una delle canzoni più belle degli ultimi anni. Sto tremando. Ho bisogno di una pausa. Vado a cercare un defibrillatore.

♡ Sa di: luci intermittenti riflesse sulla pelle e quel dolce senso di claustrofobia che ti provocano le gallerie in autostrada.
Dice: Il locale era pieno, posseduto dal fumo, io cantavo canzoni che non ricorda nessuno, mi fissavi negli occhi e mi ruppi come un bicchiere.


3. LIBERI DI VIVERE
★★★

Se questa canzone fosse un cocktail sarebbe una Caipiroska: alcol camuffato in quintalate di zucchero per farti indorare la pillola e far finta che vada tutto bene. Liberi Di Vivere è il fratello buono di Cemento Armato, quello che in faccia gli si rivolta contro ma poi elogia il fratello quando non c’è. La canzone che canteresti in una torrida notte d’estate, in riva alla spiaggia, poco prima di What’s Up. Quando Il Cile picchia duro su quel liberi a metà ritornello capisco che il ragazzo ha un’estensione mica da ridere.

♡ Sa di: falò e accettazione.
Dice: Di amici ne ho pochi ma tutti cattivi.


4. L’AMORE E’ UN SUICIDIO
★★★

Immaginatevi i Beatles spaccare chitarre come fossero i Rolling Stones. Aggiungeteci il capello spettinato – non è dato sapere se sia volontariamente spettinato o semplicemente il risultato di notti passate a rigirarsi sul cuscino. Ad ogni modo, questo è il mood della canzone che stravolge tutte le aspettative: dal titolo mi aspettavo un altro lento massacrante e invece fa quasi venir voglia di pogare. La prima uptempo dell’album ha tutte le componenti dei piatti forti di Lorenzo: dissacrazione dell’amore (quello finito perché quello attuale è troppo noioso) e ottimo arrangiamento musicale. Mi fa venir voglia di indossare le Dr. Martens. Solo quelle.

♡ Sa di: smalto sbeccato e Jack Daniels.
Dice: Principi e principesse azzurri ma carbonizzati, vittime della fiaba del c’eravamo tanto amati.


5. PARLANO DI TE
★★

Ci sono quei 5 secondi, quando ci alziamo al mattino, dove la mente non pensa, dove tutto sembra fatto di ovatta e non ci sono pensieri negativi che possono infestare la nostra anima: è il limbo tra i sogni e la realtà che, per colpa nostra, ci mette poco a riportarci con i piedi sul pavimento e nelle scarpe. Se la nostra vita avesse una colonna sonora che parte in automatico, in quel momento, dopo quei magici 5 secondi, partirebbe Parlano Di Te. Lei ti ha lasciato, tu hai fatto finta di niente ma ogni cosa che il tuo sguardo incontra ha il suo sapore. Anche quelle più stupide per cui i tuoi amici ti prenderebbero per il culo. Ogni persona che incontri ha qualcosa di lei, ogni tua abitudine sembra follia se fatta senza averla al tuo fianco. Quasi al pari di Ascoltando I Tuoi Passi, potrebbe esserne il seguito che rende giustizia. Riprendo il defibrillatore che ho lasciato sotto il tavolo.

 Sa di: secondi mazzi di chiavi abbandonati sul comodino.
Dice: Parlano di te tutti i miei piatti da lavare, parlano di te i vecchi film alla televisione che guardavamo isolati da tutto perché il tutto non ci ha mai voluto bene.


6. BARON SAMEDI
★★

Ce l’aveva fatta ascoltare durante i concerti del suo primo tour, come fosse una bonus track, come una di quelle canzoni che gli sarebbe tanto piaciuto inserire in Siamo Morti a Vent’Anni, sua prima fatica. Loop nostalgia dei live assicurato.

♡ Sa di: quella complessità immortale ed enigmatica tipica delle donne.
Dice: Sei la biologa che ridà la vita alle mie delusioni che trasmettono malinconie alle mie canzoni.


7. SOLE CUORE ALTA GRADAZIONE ▻▻ Video
★★½

Lui lo sa: Sole Cuore Alta Gradazione non mi ha entusiasmata e per questo sono stata ribattezzata Torquemada. Ma in fin dei conti è l’eccezione che conferma la regola e, arrivata alla settima traccia dell’album, direi che sono pronta a perdonargli questo (anti) tormentone che come scopo ha quello di dissacrare tutti i tormentoni della storia. L’idea è fighissima, il testo niente da dire, la melodia pre-ritornello in realtà è bellissima. Quello che non riesco a fare mio è l’intro oratoriale e la scontatezza del ritornello. Il video, divertentissimo e con una bellissima luce che risalta al meglio i colori de Il Cile, aiuta comunque un sacco.

Sa di: Tre Parole e Aserejé affogate in kili di Mentos e litri di Coca Cola.
Dice: C’è un cimitero di lattine indiane sul comodino di una strega abbronzata.


8. MARYJANE
★★½

Sono affezionata a Maryjane. Lorenzo l’aveva condivisa tempo fa su Facebook: in braccio la chitarra e la sua camera in bianco e nero a fare da sfondo. Se avessi il potere di decidere la scaletta dei suoi concerti la metterei tra le ultime tre canzoni. Perché Maryjane ha quella atmosfera da arrivederci in agrodolce.

Sa di: colpi di testa e fumata bianca.
Dice: Chissà con chi passi adesso le notti, se ami ancora per non essere amata, ignorando ogni tua ferita.


9. VORREI CHIEDERTI
★★

Ci sono occhi che non riusciamo a scordare, occhi che quando chiudiamo i nostri sono ancora lì a fissarci impavidi, consapevoli del loro effetto. Il respiro manca ma le gambe cominciano a tremare quando quegli occhi abbandonano i nostri abbassando lo sguardo, forse per un po’, forse per sempre. Quella persona diventa così assurdamente importante che riesce a tenerci in vita anche con la sua assenza, anche solo con i suoi silenzi. Vorrei Chiederti è la canzone dell’amore che poteva essere ma che, per errore o per destino, non è (più) stato. Un’occasione perduta. Il sipario che cala perché non riesci più a continuare. L’amico che ti incoraggia a lottare. Show must go on scritto sui muri e sul cuore. Rabbia, frustrazione, malinconia: qui più che le parole è la voce di Lorenzo a parlare. Inconsciamente più sporca del solito, ci arriva tutto il suo Io.

Sa di: afa e gelo e tutte le altre perfette contraddizioni di Milano.
Dice: Io che ringrazio Dio soltanto perché è riuscito a fare dei tuoi occhi un secondo paradiso.


10. UN’ALTRA AURORA
★★

La canzone che abbraccia e che vuole essere abbracciata. Un abbraccio protettivo, di quelli infiniti che ti fanno pensare che il mondo non è poi così male. Un’Altra Aurora è la canzone del presente che funziona.

Sa di: riconoscenza e riconoscimento.
Dice: Io che ti ho vista ricucire tutte le mie vene, io che di notte uccido i sogni se non stiamo insieme.


11. LIBERI DI VIVERE (Alternative Version)
★★

Bonus track regalata a chi ha deciso di pre-ordinare l’album su iTunes. Atmosfera rarefatta di quelle che piacciono a me, di quelle che la batteria entra dopo il primo minuto e a te dopo il primo battito è già venuta la pelle d’oca. Devo ancora decidere se mi piace di più questa o la versione con chitarra. Mi prenderò ancora qualche istante per decidere e per processare questo trip(udio) di emozioni.

Sa di: velluto, sbagli e gran finale.
Dice: Questa gioventù non ha mai smesso di bruciare, coi suoi rimorsi, i suoi conti da pagare, ma siamo liberi di vivere anche senza le istruzioni.


Il Cile - In Cile Veritas

L’album è giunto alla fine. Stranamente non ho quel pensiero da avrei voluto un paio di brani in più. Qui c’è tanto da metabolizzare. Mi sento sazia come ad una cena di Natale, in bilico tra il sentirmi scoppiare e l’essere grata per questo momento speciale.

Lorenzo è fortunatamente il Lorenzo di due anni fa, ha solo più tastiere e meno chitarre, ha solo scritto di più trovando ogni volta testi alternativi per i suoi ritornelli che non sono mai uguali ma ogni volta caramelle diverse da scartare. Perché sono tante le cose da dire e dirle in 4 minuti è sempre un’impresa.

Ho ascoltato Siamo Morti a Vent’Anni su una spiaggia siciliana e In Cile Veritas in una biblioteca milanese colma di studenti universitari a cui avrei voluto urlare di mollare tutto perché la vita, quella vera, non la si studia coi libri ma con le canzoni. Entrambi gli album sono arrivati a fine estate, come una scottatura che inizialmente ti dà noia ma diventa poi parte di te perché ti scuce la pelle ma poi te la rigenera.

E a dirla tutta, comincio a pensare che questa storia di fine estate non sia una semplice coincidenza. Comincio a pensare che la musica de Il Cile sia l’antidoto, la cura. E poco importa se il regalo da scartare arrivi i primi di settembre anziché gli ultimi di dicembre. Si tratta sempre e comunque di nuovi inizi, nuove porte che sbatteremo e nuove promesse che puntualmente infrangeremo.

In Cile Veritas non fa miracoli né aiuta a prevenire: è la crema doposole che dà sollievo alla pelle scottata, è la crema cicatrizzante che a distanza di tempo ci fa sfiorare le nostre ferite con quel sorriso in volto, tipico di tutti quelli che hanno imparato a rendere più sopportabili sbagli, sbadigli e paure.

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Amsterdam LIVE (Part 1): 15 momenti imperdibili dai concerti di Drake, The Weeknd e Bastille

Drake, The Weekend, Bastille

Foto: tumblr.com – weheartit.com

Potrei iniziare questo post piangendomi addosso per l’immenso ritardo con cui pubblico questo mash-up di recensioni ma voglio adottare una winning attitude e dire meglio tardi che mai fosse solo perché sto sorseggiando un cappuccino XL mentre la città dei mulini si sveglia con gli occhi bistratti e stropicciati.

Dando per scontato il vostro perdono, eccomi qui pronta a ripercorrere gli ultimi concerti che mi hanno vista protagonista (tra il pubblico) nel mese di marzo 2014 – il mese pazzo per eccellenza, quello dei cambiamenti, della primavera, del mare in tempesta dove la musica sembra uno dei pochi scogli a cui aggrapparsi.

Pare sia stato un mese ricco di performance tutte al maschile: la prima settimana Drake con la partecipazione di The Weeknd allo Ziggo Dome, la seconda i Bastille all’Heineken Music Hall e l’ultima i Boyce Avenue al Paradiso (raccontati nella seconda parte del post che, mea culpa, è ancora tra le bozze di questo blog). Unico rimpianto: essermi persa quello dei tre re dell’R&B ovvero Tyrese, Ginuwine & Tank. Ma, giusto perché sono in vena di proverbi, non si può avere tutto dalla vita. Anche se lo trovo estremamente ingiusto.

Ad ogni modo, qui sotto trovate recensioni, foto e video per (ri)vivere con me gli highlight delle serate – un modo per mettere nero su bianco i ricordi ed essere sicura di non dimenticarli.


DRAKE (feat. THE WEEKND)

5 MARZO 2014 @ ZIGGO DOME

#1. LA SELFIE PER BENEDIRE IL CONCERTO

Ovvero, la #DrizzyCrew in tutto il suo splendore. Un ringraziamento particolare a Ciccio, Byro e Lauretta per essere stati i miei compagni di avventura.

Drizzy Crew

#2. L’APERTURA OMG DI THE WEEKND

Per chi non lo conoscesse, cantante R&B canadese con due album all’attivo portato al successo grazie al suo innegabile talento e alla sua amicizia con Drake. La voce di The Weeknd sarebbe in grado di far sciogliere chiunque – sulle note più alte mi ricorda il grandissimo Michael Jackson, con quel timbro maschile ma non troppo, un timbro magnetico che destabilizza e affascina al tempo stesso. Sensualità a livello puro in ogni sua canzone – la più conosciuta è Wicked Games, anthem del fedifrago DOC.

#3. LINGRESSO DI DRAKE

Per chi non lo conoscesse, rapper canadese in cima alle classifiche di tutto il mondo, noto alle cronache rosa per il triangolo amoroso Rihanna/Chris Brown/Drake (a proposito, la signorina era tra il pubblico). Sulle note di Headlines, l’ombra di Drake viene riflessa su un telo che continua a cambiare colore. Minimalista ma ad effetto.

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

#4. IL MOMENTO IT’S GETTING HOT IN HERE 

Ovvero il duetto con The Weeknd su Crew Love. Uno dei miei momenti preferiti dell’intera serata – il compromesso perfetto, la miscela perfetta. Nessun istituto di ricerca sui comportamenti sessuali sarebbe stato in grado di contare i feromoni sprigionati nell’aria in quei 5 minuti.

#5. IL MOMENTO OMMIODDIO-DRAKE-HA-GUARDATO-PROPRIO-ME

I cantanti più furbetti lo fanno sempre: all’interno del concerto trovano sempre un momento per rafforzare il loro rapporto con i fan e lo fanno nei modi più disparati. Quello di Drake dura almeno mezz’ora e lo vede su una piattaforma posta sopra le nostre teste che, muovendosi, riesce a raggiungere praticamente tutte le 18.000 anime presenti allo Ziggo Dome. Più facile da vedere che da spiegare (e per questo si ringrazia chi ha inventato l’arte della fotografia). Non solo, ma pare che Drake abbia una vista da falco dato che è capace di improvvisare freestyle descrivendo le persone che si trova di fronte: Hey tu con la maglietta blu e le scarpe luccicanti e i capelli rossi con la frangia di lato, ti vedo.. – Ma dai? Insomma, gran bella cosa Drake – soprattutto il momento accendini (aka cellulari), però potevi far durare il tutto 10 minuti, ti avremmo voluto bene lo stesso.

Drake @ Ziggo Dome

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

#6. IL MOMENTO CHI E’ QUELLA STR**** SUL PALCO?

Perché quello è il momento bipolare per eccellenza. Fanno salire sul palco una fan che sta lì imbambolata a guardare a meno di 1 metro di distanza le labbra del cantante in questione che, per l’occasione, le sta dedicando la canzone più piaciona del suo ultimo album (ndr: Hold On, We’re Going Home). Tu che invece sei tra il pubblico da buona sfigata non sai se immedesimarti e mettere alla prova i tuoi sovracuti urlando woohoo per 10 secondi di fila OPPURE invidiarla e ripassare la lista delle parolacce che con tanta devozione hai imparato durante le tue sessioni di “fammi chiedere agli amici come si dice in inglese…”. Appena però realizzi che la fortunella indossa una t-shirt con su scritto H.O.E. e Drake le sta cantando ‘cause you’re a good girl and you know it decidi di mettere alla prova i tuoi muscoli facciali e scoppiare a ridere come se non ci fosse un domani.

#7. L’USCITA DI DRAKE

Impossibile non finire con Started from the Bottom. L’intera venue è in visibilio tra coriandoli, fuochi d’artificio, luci psichedeliche e applausi ad oltranza. Si torna a casa ampiamente soddisfatti: ebbravo Drake.

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari


BASTILLE

12 MARZO 2014 @ HEINEKEN MUSIC HALL

#8. MERRY XMAS!

Ovvero quando ricevi dal tuo moroso il biglietto del concerto come regalo di Natale – dopo avergli fatto una testa tanto ascoltando l’intero album dei Bastille per tre volte di seguito nell’arco di un solo pomeriggio. Perché i Bastille sono uno di quei gruppi di cui ti innamori perdutamente e soprattutto all’improvviso senza una particolare spiegazione e che, diventando l’infatuazione del momento, si tramutano in droga musicale che DEVI ascoltare per ritrovare il buonumore. Ho conosciuto la loro musica i primi di dicembre e al concerto ero in grado di cantare a memoria ogni loro canzone. Questa sì che è devozione!

Bastille @ HMH

#9. IL MOMENTO SPERIAMO CHE VI PIACCIA

Ok, questo è il momento in cui il pubblico si divide a metà: c’è chi scalpita perché ha a disposizione una canzone nuova di zecca con cui provare ad immedesimarsi e chi invece sbuffa perché non sa le parole e non ha voglia di concentrarsi per quell’arco di tempo cercando di adattarsi ad una melodia sconosciuta e a lyrics mai sentite prima. Io in quel caso rientro nel primo gruppo e mi innamoro all’istante di Blame che, per l’occasione, viene accompagnata da luci spettacolari che sembrano muovere Dan Smith, il leader del gruppo, su prospettive e altezze diverse a ritmo di batteria.

#10. IL MOMENTO KLEENEX

Speriamo vi stiate divertendo e ci scusiamo in anticipo se questa sarà la canzone più deprimente dell’intero concerto: è così che viene introdotta Oblivion, una delle mie canzoni preferite di Bad Blood. Modestia a parte, si tratta di una canzone potentissima a livello di testo e atmosfera, ancora di più se si ha la fortuna di ascoltarla live. Mi perdo nel tunnel di luci e sensazioni mentre scavo nella borsa alla ricerca di fazzoletti 100% resistenti.

#11. IL MOMENTO DELLA VERITA’

Ed ora canteremo These Streets, la canzone che ho più a cuore dell’intero album. E improvvisamente ritorni 15enne gongolandoti del fatto che il leader del gruppo ha appena confessato la sua canzone preferita e da quel giorno, ogni volta che la ascolterai, non sarà più la stessa. DAN TV1MDB.

Bastille @ HMH

Foto: nufoto.nl

#12. IL MOMENTO CHE ASPETTAVI

Ovvero quello della canzone che ti gasa più di tutte, quella che più di tutte sprigiona ossitocina e ti fa raggiungere lo stadio supremo del benessere. Per me ha il nome di Things We Lost In The Fire e ha la capacità di far scatenare la mia immaginazione a più non posso ogni volta che l’ascolto. Ovviamente questo è anche il momento multitasking per eccellenza dove devi tenere a bada il tuo entusiasmo per ricordarti di schiacciare Record sul cellulare. Mica semplice.

#13. LE CANZONI TROPPO CORTE vs LA COCCOLOSITA’ DI DAN

Quando ascolti l’album non ci fai caso ma durante il concerto, quando solitamente si dà spazio alla rivisitazione e all’allungamento di alcuni brani, le canzoni dei Bastille risultano davvero troppo corte. 3 minuti scarsi a canzone e il concerto sembra volare. Forse nessuno gliel’ha mai fatto presente, forse è il loro primo vero tour e si potrebbe chiudere un occhio (o un orecchio) ma alla decima canzone ti sembra di averne ascoltate solo tre e vuoi protestare perché non è giusto che le cose belle durino così poco. A compensare questa mancanza ci pensa però l’infinita dolcezza di Dan – credo che non ci sia persona più umile e modesta di questo ragazzo all’interno del mondo musicale. Anche nelle interviste che rilascia a radio e giornali non fa altro che sottolineare il suo essere ordinario. Ricordo una sua frase quando gli venne chiesta la sua opinione sulla canzone Flaws e la sua risposta fu: Everything about me is a flaw (Tutto ciò che mi riguarda è un difetto). Roba che vorresti abbracciarlo a mo’ di teddy bear e non lasciarlo più. Tornando al concerto, questo suo lato era assolutamente visibile anche sul palco. Nonostante si sia scatenato come un pazzo ci siamo sentiti dire I am a terrible dancer e alla fine di ogni canzone Thank you so much veniva ripetuto almeno 4 volte di fila. Insomma, il mio livello di glucosio nel sangue non è mai stato così alto.

Bastille @ HMH

Foto: wenn.com

#14. L’ACCENTO SUPER BRITISH DI DAN

FANK YOU SO MUCH lo dico io ogni volta che apre bocca.

#15. LA PREVEDIBILITA’ DEL GRAN FINALE (CON PERDONO)

Insomma, già lo sai che Pompeii sarà l’ultima canzone in scaletta – a mio parere la canzone più bruttina (e sopravvalutata) di Bad Blood. Quindi non è che la aspettassi impaziente come il punto 12). Nonostante tutto, Dan & co. hanno saputo mediare iniziando con Of The Night, mash-up di due stra-famosissime canzoni dance anni ’90 – Rhythm is a Dancer degli Snap! e The Rhythm of the Night di Corona, facendo saltare il pubblico sul ritornello.

E visto che il nome alla francese me lo permette: CHAPEAU. Ma di quelli grandi e imprevedibili alla Pharrell se no non vale.

 (To be continued..)