BANKS – Goddess (Ovvero L’Album Più Bello del 2014)

BANKS

popmatters.com

A volte è la musica che trova te e non viceversa. Lo fa nei modi più strambi ed inconsueti: alla radio, su Spotify o, come in questo caso, tramite passaparola. Che se ci pensate bene è qualcosa che al giorno d’oggi succede raramente. Siamo sempre più individualisti ma al tempo stesso contraddittori: a volte ci sentiamo un passo indietro e per recuperare ci adeguiamo ai gusti della massa.

Per farvela breve: ho conosciuto la musica di BANKS non al suo concerto ma a quello di Sam Smith. Perché quando in una città straniera trovi qualcuno con i tuoi stessi gusti musicali ti fai fare la carrellata di nomi che ascolta nella speranza che venga fuori qualcosa di nuovo ed interessante. Violeta detta Vio, una delle mie partner in crime quando si tratta di andare in giro per concerti, quella sera mi ha suggerito di ascoltare BANKS (stilizzato sempre con caratteri maiuscoli).

Dal primo ascolto non ho potuto farne a meno tanto che penso di averla eletta come migliore scoperta musicale del 2014.

HER NAME IS BANKS

La sua ricetta? Prendete Lana Del Rey e mescolatela con Lorde, spruzzate un po’ di trip-hop e qualche goccia di electro, alzate i bassi al massimo e godetevi il risultato. Le canzoni parlano di amori finiti o mai iniziati: la via di mezzo, il presente, l’equilibrio non sono quasi mai presenti. Non lasciatevi ingannare dal nome d’arte che poi nome d’arte non è – si tratta semplicemente del suo cognome: a differenza di Lana, non ironizza mai su soldi, fama e ricchezza. Anzi, BANKS è quella che sul suo account Twitter scrive che a volte si sente un po’ inappropriata, un pesce fuor d’acqua nonostante il mondo del music biz (si dice ancora music biz?) le abbia spalancato le porte dopo aver aperto i concerti di The Weeknd, altro artista che adoro, canadese come lei.

BANKS

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I suoni sono quelli: beat sincopati ma mai prevedibili, canzoni che cominciano in sordina per poi aprirti il cuore a metà quando raggiungono la vetta più alta. Si è fatta conoscere con Warm Water che ha quel motivetto che ti entra in testa e non ti lascia più. Io però me ne sono innamorata ascoltando Goddess e Waiting Game, così diverse tra loro eppure sempre con quell’atmosfera rarefatta a fare da sfondo. Ecco sì, se dovessi descriverla direi che la sua musica non è mai nitida, delineata. Si tratta sempre di immagini offuscate, annebbiate che sta a te decifrare. Inutile dire che, trattandosi di R&B sperimentale, si porta dietro di sé quella sensualità che lo contraddistingue dall’R&B più commerciale che impazza ultimamente.

RECENSIONE CONCERTO

Sono andata a sentirla live sabato 15 novembre al Paradiso di Amsterdam, uno dei posti più suggestivi dove poter ascoltare musica dal vivo. Ha segnato il mio ritorno nel Paese dei mulini, dopo qualche mese di pausa. E non poteva esserci concerto migliore per ricominciare.

BANKS

Lei, vestita in all black, si trasforma radicalmente: da ragazza timidissima quale è, sul palco diventa una bomba. Ha un manierismo tutto suo che risulta quasi imbarazzante e affascinante al tempo stesso: agita le mani, le braccia, ha lo sguardo fisso e concentrato, il vibrato spesso presente nella sua voce fa sì che anche le sue labbra vibrino. BANKS è davvero tante cose quando si trova davanti al suo pubblico che non ringrazia quasi mai, non per maleducazione ma perché troppo concentrata a portare a termine il suo lavoro e a portarlo a termine nel migliore dei modi.

Tutte (o quasi) le canzoni del suo primo album si susseguono sul palco. Tra quelle più ad effetto vi consiglio, oltre alle già citate, anche Brain, This Is What It Feels Like, Someone New e Change sulla quale stava quasi per scappare la lacrimuccia.

Non ha bisogno di effetti speciali, BANKS. Solo le cinque lettere del suo cognome come sfondo e due musicisti a farle compagnia sul palco. Tra il buio della sala e i giochi di luce a volte sembrava scomparire e riapparire magicamente sul palco.

Ed è proprio questo l’effetto della sua musica: quando la ascolti sei presente e incosciente al tempo stesso. Riesce a trasportarti in chissà quali altri mondi e tempi. Ho provato la stessa sensazione al concerto: mi capita poche volte di chiudere gli occhi riuscendo ad isolarmi nonostante le migliaia di persone che mi circondano.

E soprattutto, non mi è mai successo di farmi andar bene la durata striminzita di una performance (totale: 1 ora e 10 minuti) – e di certo non perché fosse stata scadente ma anzi, perché ero già sazia così e c’era fin troppo da processare.

BANKS

thestar.com

SO WHAT?

Probabilmente in Italia non prenderà mai piede ma spero di sbagliarmi. Voi nel caso iniziate a dare un ascolto al suo primo CD e fatemi sapere che ne pensate. Se vi piacciono The Weeknd, Lana Del Rey, Lorde e tutta quella corrente di alternative R&B misto ad electro-pop senza mai essere super hype (che è ben diverso da dire “musica deprimente”) allora siete già sulla buona strada.

Però aspettatevi questo e il suo contrario: a me ha colpito proprio per la sua imprevedibilità, per la sua voce dolcissima, quasi sussurrata che si trasforma quasi in urlo disperato in Under The Table.

Chiudete gli occhi e lasciatevi trasportare all’interno di uno degli album più sensuali, sensibili e sofisticati del 2014. E poi non dite che non vi avevo avvisati.


ARTISTI SIMILI

Prova anche: FKA Twigs, Lo-Fang, Tears & Marble, Maxine Ashley.


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Lenny Kravitz a Milano: “It’s All About Love” [RECENSIONE]

Foto: Debora Corti • Instagram: @deboracorti

Foto: Debora Corti • Instagram: @deboracorti

Per una volta lasciatemi fare la blogger con le ovaie: ieri sera al Mediolanum Forum di Assago era alquanto impossibile stabilire la quantità di feromoni sprigionati nell’aria nell’esatto momento in cui Lenny Kravitz si è palesato sul palco.

Che poi, “per una volta” mica tanto: questo era il mio-suo terzo concerto e il mio primo commento a riguardo è sempre stato questo. Come prima cosa, ovvio. Perché poi giustamente c’è dell’altro. Molto altro.

Però ecco, se penso a Lenny Kravitz, se ascolto Lenny Kravitz, se guardo Lenny Kravitz il pensiero casualmente va sempre lì, non c’è niente da fare. Sarà che lui sta all’aggettivo sexy come la combo Ciobar + coperta sta alle piovose serate invernali. (Esiste ancora la Ciobar?) – E poi mica è solo colpa mia: anche lui ci stuzzica in continuazione. Una cosa a caso? La cover di Sex, singolo del nuovo album Strut.

Lenny Kravitz

Foto/Instagram: @martipavan

Ok la smetto. Però prima di dirvi le mie impressioni sul concerto, vorrei soffermarmi sul mio ingresso alquanto plateale: 1) io e la mia BFF Irene siamo partite 2 ore prima da casa per paura del traffico (causa pioggia e ora di punta) e nonostante tutto siamo arrivate a metà della prima canzone 2) a causa della calca che si era creata tra le file dell’anello C qualche beata anima ha ben pensato di inondarmi con una bottiglietta d’acqua.

Perché? Perché per un millisecondo stavo coprendo la visuale. Capito? Ai concerti di Lenny Kravitz la gente è “generosa” e ti offre pure l’acqua naturale.

In faccia però.

Lenny Kravitz

Foto: Fiammetta Gianfrate • Instagram: @fiammetta_g

Insomma, va bene comunque. Anche perché, dopo esserci perse l’ingresso e metà The Chamber, la rabbia l’ho smaltita subito a suon di Dirty White Boots e American Woman che, tanto per cambiare, è sempre sexyssima come poche. A proposito, sapete tutti vero che è una cover e che il pezzo originale è dei Guess Who che di sexy hanno solo la chitarra?

Il concerto dura 2 ore e mezza e regala emozioni a non finire anche grazie ai suoi musicisti eccelsi: impossibile non citare i fiati (tra cui Trombone Shorty che a quanto pare ha anche fatto da supporter scaldando il pubblico in attesa di Lenny), la batterista Cindy Blackman e l’impareggiabile Craig Ross che con i suoi assoli sa far cantare / urlare / verbo-a-caso la chitarra come non mai.

Tanti i pezzoni della serata: dalle nuovissime Strut e New York City alle meno recenti It Ain’t Over Til It’s Over, Dancin’ Til Dawn, Sister e la bellissima Circus, scritta dal cugino Gerry DeVeaux che era presente tra il pubblico in sala.

Foto/Instagram: @nellyj89

Foto: Antonella Grillo • Instagram: @nellyj89

Arriva poi il momento di Dig In, Always On the Run, la famosissima I Belong To You e la lunghissima (ma mai noiosa) Let Love Rule che nei live dura sempre una buona ventina di minuti. Peccato che a sto giro non sia sceso tra il pubblico come aveva invece fatto nella data di Valencia a cui avevo partecipato nel 2011.

Prima di cantarla Lenny ci fa riflettere sui tristi fatti del giorno: la dedica va ai bambini uccisi durante un attentato terroristico in una scuola della Nigeria. Assurdo, soprattutto quando ci ricordiamo che siamo nel 2014.

La riflessione si fa più ampia quando ci sprona a non dar peso ai politici, ai media, alla società ma solo a ciò che ognuno di noi ha dentro di sé: quello, dice Lenny, nessuno ve lo può togliere, nessuno può controllarlo. It’s all about love. 

Lenny Kravitz

Foto: Ambroise Colombo

Il gran finale? L’accoppiata Fly Away + Are You Gonna Go My Way.

Che dire, il ragazzo (mi rifiuto di togliergli questo appellativo nonostante i suoi 50 anni) ha sempre le carte in regola e un estremo rispetto nei confronti dei suoi fan. La data italiana e poche altre che l’hanno preceduta arrivavano infatti dopo 9 giorni di completo silenzio: sui social ufficiali erano trapelate notizie di un’infezione virale che ha costretto Lenny a cancellare le date dell’Est Europa.

Ha voluto farci sapere tutto il suo rammarico, probabilmente anche la sua rabbia nei confronti di questa situazione – perché tutto quello che ho lo devo a voi e non è giusto che non sia al 100%. Vi prometto che la prossima volta sarò in piena forma.. nel frattempo stasera canto con il cuore.

Lenny Kravitz

Foto: Roberta Gotadoro

Non serviva che si giustificasse perché, a parte qualche nota calante e qualche secondo di voce spezzata, Lenny è stato ineccepibile. Più che altro io mi concentrerei a far sì che la carica che ha e che dà sia ancora più a fuoco. Tutte le volte che sono andata a vederlo è stato grandioso, credibile, prorompente ma a mio modesto parere manca sempre quel non-so-che che potrebbe far sì che il concerto sia davvero perfetto. Sarà la scenografia sempre scarna (anche se giustamente lui non ha bisogno di fuochi d’artificio per far capire che ci sa fare), sarà il divario che c’è sempre tra la partenza e la fine del concerto (l’energia iniziale è decisamente inferiore a quella finale).

Ma alla fine a Lenny gli perdoni qualsiasi cosa, pure la mezza caduta sul palco quando su una delle ultime canzoni proprio non ce la faceva più. Un po’ meno la mancanza in scaletta dei miei pezzi preferiti: Stand By My Woman, If You Can’t Say No, Believe In Me e l’irrinunciabile Again ma mi passerà :)

Lenny Kravitz

Foto: Veronica Camici • Instagram: @nika89

E allora riposati Lenny che al prossimo giro ti vogliamo più che perfetto. Non perché siamo fan esigenti ma perché ne sei capace e hai stoffa da vendere.

E sinceramente a noi poco importa se è glitterata e metrosexual.

Another Feedback: Intervista e Recensione Completa del Nuovo EP [ALTERNATIVE ROCK]

Another Feedback

Ci sono due tipi di band emergenti.

1) Quelle che ci credono così tanto che quando ti inviano il link del loro video su YouTube hai mille aspettative e ti senti Claudio Cecchetto quando scoprì Jovanotti. Peccato che il risultato sia scadente e non all’altezza della situazione.

2) Quelle che ci credono altrettanto e tu parti già prevenuta perché, blame it on the wannabe, ci vuoi andare con i piedi di (stra)piombo. Risultato? Occhi sgranati, wow distribuiti ad ogni minuto, CD a palla e recensione su The Music Portrait.

Questa è la premessa che faccio agli Another Feedback che appartengono alla seconda tipologia di gruppi emergenti e che no, non mi hanno pagata.

Conosco Dario, bassista del gruppo, grazie alla scuola di musica NCDM. Mi appassiono al suo progetto e poco prima dell’uscita del loro nuovo EP – dal nome omonimo, ci si incontra per una chiacchierata. Il suo entusiasmo è contagioso: mi svela i retroscena del nuovo lavoro, le date e i locali in cui poterli sentire dal vivo e mi invita ad ampliare il discorso anche con Cristian, voce degli Another Feedback.

La ricetta? Prendete gli Stone Sour, mescolateli agli Alter Bridge e aggiungete una spolverata di Linkin Park. Il tutto condito da una grande credibilità, estensione vocale e buone lyrics in inglese.

Prima di leggere la mia recensione a riguardo, sentite un po’ cosa mi hanno raccontato Dario e Cristian prima del release party ufficiale tenutosi domenica 26 ottobre 2014 al LegendClub di Milano. Non uno ma ben tre gruppi rock hanno aperto il concerto: Edge (alternative metal da Bologna), The Ophelia’s Nunnery (alternative rock della Brianza) e Violet (grunge da Varese).


INTERVISTA

Ciao ragazzi. Domanda di riscaldamento e dunque banale ma lecita: da cosa nasce il nome del gruppo?

CRISTIAN: Ciao Ilaria! Il nome nasce insieme all’idea di formare la band, quindi parliamo di fine 2008 inizio 2009. Per noi era il periodo in cui scoprivamo certa musica, certe band e il desiderio di essere come loro. Il periodo degli idoli probabilmente. Eravamo abbastanza giovani da giustificare il fatto che conoscessimo molto poco l’inglese, nonostante avessimo scelto di utilizzarlo per i nostri testi. Era il periodo in cui quando trovi una nuova parola che ha un suono figo automaticamente crei un legame con essa. Fu proprio per questo che io e Carlo, chitarrista degli Another Feedback, durante una lezione di psicologia incontrammo la parola feedback tra le pagine di un libro. Aveva un bel suono così pensammo di aggiungere another per avvalorarne il significato: da lì è uscito il definitivo un altro riscontro.

..Sono stato un po’ prolisso vero?

Non ti preoccupare. Tra me e te è una bella sfida! Parlando del vostro EP, l’ho ascoltato e sono rimasta piacevolmente sorpresa. L’ho trovato coeso e credibile. Com’è nata e come si è sviluppata l’idea? 

CRISTIAN: Per questi nuovi brani l’idea era chiara già dall’inizio: volevamo creare qualcosa di più avvolgente e, come dici tu, credibile, che forse è la sfida più ardua per le band del nostro livello. Abbiamo fin da subito affrontato la composizione delle parti di chitarra in modo diverso dal solito e dato maggiore importanza al brano in sé più che a voce e strumenti. Penso fossimo già in una fase di maturazione importante, come persone e musicisti, al punto di sapere con maggior chiarezza cosa volevamo realizzare e come doveva suonare.

La copertina rappresenta una montagna e una fonte (o è forse un sentiero)? Ad ogni modo, più la guardo e più ci vedo i profili di due persone che si baciano. L’eterna romantica, lo so. Ad ogni modo, nelle vostre canzoni parlate anche d’amore o preferite mettere in gioco altre tematiche? 

Another Feedback EP

DARIO: Fantastica questa interpretazione.. Un po’ come le macchie di Rorschach, la nostra montagna e la nostra musica sono state in grado di unirsi in un bacio. Quindi come hai anticipato tu: che i testi ne parlino esplicitamente o meno, l’amore è quel sentimento che ci spinge a vivere con determinazione le nostre passioni. Mi piace pensare che la musica non sia lo strumento per secondi fini e personalmente non amo quando viene strumentalizzata. Abbiamo dato carta bianca al grafico che ha collaborato con noi, la sua creatività ha portato ad avere 3 elementi ben distinti: la montagna (l’obiettivo), la strada in salita (il percorso) e le strisce rosse (elemento contrastante che capovolge il b/w e dà centralità al titolo omonimo dell’EP).

CRISTIAN: Sono d’accordo con Dario quando dice che la musica non deve avere fini precisi. Nello specifico le nostre canzoni non parlano mai d’amore in senso stretto, i testi sono riflessioni personali su ciò che proviamo durante certi periodi o giornate, spesso anche solo sensazioni. A volte, come succede con le poesie, non sono altro che immagini che evocano certi sentimenti quindi aperte a più interpretazioni. La nostra musica non è chiaramente “allegra” ma ciò non esclude che questa forza non possa essere percepita come energia. Apparteniamo a quella sfera di gruppi che cercano qualcosa in cui credere e contemporaneamente sfatare. Più che del mondo parliamo semplicemente di noi stessi e di ciò che siamo.

Cristian - Another Feedback

CRISTIAN (Voce)

In un’epoca come quella 2.0 e oltre, Internet è un’arma a doppio taglio: da una parte è molto più semplice promuovere la propria musica grazie a mille canali disponibili e a tecniche di (social media) marketing; dall’altra però risulta ostico differenziarsi a causa dei mille input con cui siamo bombardati. Perché un fan dovrebbe seguire voi e la vostra musica? In cosa pensate di differenziarvi rispetto al resto? 

DARIO: Credo che un fan debba seguirci perché nella fase di composizione ogni elemento della nostra band crea musica con l’intenzione di proporre qualcosa di unico, innovativo ed emozionale. Non creiamo musica fine a se stessa o, diversamente, musica che va di moda. Nonostante non ci siano vincoli, siamo fortemente e inevitabilmente condizionati dalla musica che ascoltiamo ed essendo molto vasta un fan può ritrovare in noi molteplici influenze artistiche. Relativamente al web, sai che ho dei sentimenti un po’ contrastanti: non amo le vetrine da palcoscenico legate ad un’immagine collettiva e scontata (esempio: conosco quella determinata band perché c’è la tipa seminuda nel videoclip). Sinceramente non capisco l’ossessione delle realtà emergenti che fremono per farsi conoscere attraverso le campagne di advertising a pagamento. Con il video di Beautiful Monsters da novembre dell’anno scorso abbiamo totalizzato 2.000 visualizzazioni sul nostro canale YouTube e 1.000 visualizzazioni su Blank TV. Non ti nascondo che se fossero state 10.000 o 100.000 sarei molto più soddisfatto ma quelle che abbiamo sono reali e ce le siamo guadagnate tutte. Per il prossimo video – From Today, spero si possano moltiplicare!

Dario - Another Feedback

DARIO (Basso)

CRISTIAN: Io penso che Internet sia pericoloso per i gruppi emergenti. Oltre a darti potenzialmente in pasto ai leoni, se presenti un lavoro non all’altezza si pone il problema che tu band emergente vieni sempre messa a confronto con major band che hanno esperienza, opportunità e budget maggiori! Per poter sfruttare Internet a dovere, oltre a proporre qualcosa di paragonabile ai grandi nomi, si deve anche sapere come e a chi indirizzare il tuo prodotto: sinceramente penso siano pochi quelli in grado di farlo. Noi abbiamo un lavoro che, come hai detto prima, suona “credibile” e questo è qualcosa di importante, però sento che prima c’è un ostacolo da sorpassare. Purtroppo non riguarda la musica ma piuttosto l’aspetto inevitabilmente commerciale della band: non è facile farsi notare nel modo giusto da tutti o da molti. La difficoltà diventa paradossalmente proprio quella di far superare alla tua musica e al tuo pensiero tutti i filtri che si sono creati con la Rete.

Domenica 26 ottobre vi vedremo sul palco del LegendClub di Milano per il vostro Release Party. Cosa dobbiamo aspettarci?

CRISTIAN: La serata di domenica è già una gran bella idea, poter ascoltare 4 band emergenti valide in un locale che rende giustizia alla musica senza spendere un cent! Se riusciremo a coinvolgere e farci coinvolgere come sperato ci rimarrà un bel ricordo. Noi cercheremò con tutte le nostre capacità di farvi assistere ad un concerto vero e proprio, di mostrare la nostra credibilità anche dal vivo. Inoltre durante la serata faremo vedere per la prima volta il video di From Today. Diciamo che qualcosa di interessante ci sarà.

Gabriele - Another Feedback

GABRIELE (Batteria)

Domandona che faccio a chiunque venga intervistato su The Music Portrait – che nasce come blog musicosensoriale: capita anche a voi di associare colori o determinate immagini alle canzoni che ascoltate o suonate?

CRISTIAN: A me capita sempre e generalmente tendo all’ascolto di canzoni blu. Posso farti una lista di quelli che, secondo la mia visione, sono i colori dei nostri brani!

Intro = rosso
Not Strong Enough = arancione
From Today = azzurro
The Voice = verde
The Journey = blu
NFNC = nero

Wow! Questa non me l’aspettavo. A proposito, dove è possibile acquistare il vostro EP?

DARIO: Momentaneamente l’EP è disponibile come merchandising durante i nostri concerti ma ovviamente, qualora ci fosse qualcuno interessato, può scriverci a anotherfeedback@gmail.com!

Cosa ha in serbo il 2015 per gli AF? E su quali social è possibile seguirvi?

DARIO: Per il 2015 il massimo sarebbe riuscire a suonare all’estero, prendere parte a festival musicali importanti ed entrare nuovamente in studio. Per ingannare l’attesa insieme, potete sostenerci su Facebook, SoundCloud e YouTube.


RECENSIONE

• Another Feedback – AF Tracklist • 

1. INTRO 
Voto: ★★★+

Schiaccio play e trovo una chitarra a farmi compagnia. Come un orologio che scandisce inesorabile il passare del tempo, il suo suono è incalzante, dà quella sensazione che ci sia qualcosa di imminente all’orizzonte, non riesco a decifrare ancora cosa. Per qualche assurdo motivo mi viene in mente Lose Yourself di Eminem e mi sento al centro del ring poco prima di un incontro. A metà corsa la canzone si apre e il sistema impazzisce. A 1:59 l’intro ha portato a termine il suo compito. Un leggero vento spazza via ogni anticipazione. Che lo spettacolo abbia inizio.

Carlo - Another Feedback

CARLO (Chitarra)

2. NOT STRONG ENOUGH 
Voto: ★★★

I primi secondi sono volutamente cacofonici, ci metti qualche secondo a capire cosa stia succedendo ma appena la batteria entra.. magicamente tutti i pezzi del puzzle tornano ad incastrarsi e il quadro prende forma. Probabilmente la canzone più credibile dell’intero EP – soprattutto grazie al ritornello che da solo vale 100, quella dal sapore internazionale a cui non puoi negarti, quella che probabilmente io sceglierei come singolo per far conoscere il gruppo. Ci vedo voli pindarici di bottiglie spazzate via dal tavolo, le vedo cadere a rallentatore facendo rumore, tanto rumore ma è come se la musica riuscisse a sovrastarlo e tu vedessi la disfatta senza sentirne il tonfo. Not Strong Enough è la canzone delle nostre paure, della resa ma non della sconfitta. Sul finale si sentono i sospiri di chi ha lottato e si è solo preso una piccola pausa prima di tornare a crederci.

DiceEach seed is hidden in the fruit, I’m not strong enough to reap them again.

3. FROM TODAY 
Voto: ★★★

Si parte in media res: vieni buttata a capofitto nella canzone e nella storia che racconta. Come fosse una lista di buoni propositi al contrario, elenchi tutte quelle dinamiche che vuoi assolutamente eliminare dalla tua vita ma che poi, si sa, torneranno sempre a farti visita. Dal punto di vista più prettamente musicale, i ritornelli degli Another Feedback riescono sempre a inchiodare le canzoni in testa, con il compito ultimo di appendere immagini ed evocare sensazioni ben precise. Qui c’è il Cristian che preferisco: quello che parte tranquillo, quello che con la sua voce ti prende e ti accompagna per mano per poi esplodere sul finale, quando la canzone si svuota e la chitarra fa capolino per ricordarti che di lì a poco si scatenerà l’inferno. Sono curiosa di sentirla dal vivo: ci sento dentro un sacco di lotte irrisolte e voglio vedere se alla fine il fuoco che arde riuscirà davvero a purificarle e a resettarle. Uh dimenticavo, il finale Jared Leto style a me gasa tantissimo.

Dice: Bets are closed ‘cause time broke my faith.

4. THE VOICE 
Voto: ★★★-

La disillusione continua ma questa volta c’è l’aiuto del pubblico. No, nessun milione di euro in palio, purtroppo. Una voce dispersa nella folla sa esattamente dove bisogna andare, che poi è un po’ la magia che si crea sul palco quando l’act e la sua audience diventano una cosa sola alimentandosi a vicenda. The Voice è il pezzo più commerciale dell’EP con quel tocco pop-rock che non guasta. Cristian dà prova della sua estensione vocale anche se qui risulta un po’ ostentata e troppo distribuita su tutta la canzone. Avrei preferito che partisse in sordina per poi esplodere solo sul finale seguendo la scia di From Today. Resta il fatto che la melodia è bellissima, ascoltare per credere. Me la immagino in versione acustica e sbatto le ciglia sognante.

Dice: Too refined this rough diamond.

Alessio - Another Feedback

ALESSIO (Chitarra)

5. THE JOURNEY 
Voto: ★★★★

Eccolo il pezzo risoluto, quello cazzuto: dopo tutte le paranoie è finalmente tempo di partire. Un viaggio tosto, solitario ma con il benestare di chi ci ama, un viaggio che si deve fare. Chissà perché la sento profondamente mia. The Journey calzerebbe benissimo come colonna sonora di un film o di una serie TV. Così su due piedi mi viene in mente la citazione di Animal House: Quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare, ma con quella chitarra prepotente ce la vedrei benissimo anche all’interno della colonna sonora di The Walking Dead, anzi sarebbe praticamente perfetta! Nonostante abbia meno struttura delle canzoni precedenti, ha tutto quello che ti aspetteresti (e molto di più) da una band emergente che vuole fare centro: quel riff di chitarra che ti prende e non ti lascia più andare, l’effetto voce intubata, le chitarre infuocate sul finale sovrapposto. Anche se alla fine il segreto di questo pezzo è tutto in quel everything, everything.

Dice: I started alone, I’ll finish alone but we should be together. 

6. NFNC
Voto: ★★★★

Il passaggio tra The Journey e NFNC è scandito da una voce femminile (e molto, molto british) che anticipa quello che ascolteremo a breve. L’acronimo sta per Not Fading Not Crying – della serie: col cavolo che ci arrendiamo. Al primo ascolto l’avevo già messa sul podio ed eletta come mia preferita, forse perché ci sento delle lievi ma comunque presenti influenze rock che a me fanno impazzire (Korn e System of a Down su tutti). Voi penserete: wow, si fa casino! Sì ok, è cattiva al punto giusto ma c’è spazio anche per elementi melodici che personalmente mi piacciono un bel po’ (I-I-I-I- know me su tutti). NFNC parla dei nostri peccati, difetti e mancanze e dei nostri vani sforzi nel cercare di sopprimerli. Ogni tanto possiamo permettere loro di prevalere prendendoci una tregua, una pausa per riposarci ma guai ad arrendersi. Che poi mi piace pensare sia un po’ il messaggio dell’intero progetto Another Feedback.

DiceNot fading, I’m falling down to rest. 


CONCLUSIONE

Another Feedback

L’EP è un vero e proprio percorso di attesa, preparazione, paranoia, lotta, risoluzione. Poco importa se si esca vincenti o perdenti. Le 6 canzoni proposte dagli Another Feedback – che non hanno pause ma risultano collegata l’una all’altra, sono un continuo cadere e rialzarsi. Nel mezzo c’è il racconto di come ognuno di loro si sia procurato le cicatrici che porta addosso. Un invito a non arrendersi, a provare e riprovare.. e riprovare ancora. Quello che tutte le band emergenti dovrebbero fare.

Non è di certo un percorso in discesa ma il loro continuo miglioramento permette alla salita di appianarsi giorno dopo giorno. Basta dare un’occhiata a Beautiful Monsters, il video di un paio di anni fa che propongo a fine articolo: la canzone è a mio parere bellissima, con quella credibilità che li ha sempre contraddistinti. Ci sono però un paio di elementi che a quei tempi non erano ancora presenti e vi invito a trovarli confrontandolo con il secondo video proposto, quello recentissimo di From Today. Rispetto al primo video infatti la voce di Cristian oggi risulta più aperta e matura, la pronuncia quasi perfetta, l’amalgama dei musicisti più compatto e deciso. Certo, il nuovo EP degli Another Feedback non sarà impeccabile: ascoltandolo su alcuni dispositivi la voce arriva in secondo piano facendo prevalere gli strumenti. Quello che però posso assicurarvi è che per essere una band emergente è una band emergente con i controcazzi.

Penso che il segreto sia tutto lì: se siete una band mediocre lavorate duro per migliorarvi, non mettete tutto in gioco fino al momento più opportuno e siate pronti ad incassare ogni giorno un altro riscontro, critiche comprese.

Se invece sentite il bisogno di offrire aspettative e carne al fuoco fate come loro.
Assumetevi il rischio ma assicuratevi che l’attesa sia ben ripagata.

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