Come Ho Conosciuto e Intervistato Ryan Leslie in Quel di Amsterdam [LIVE INTERVIEW]

*English audio interview at the bottom.

Ryan Leslie

Erano i tempi di MySpace, il pioniere dei social network, ancor prima di Twitter, ancor prima di Facebook. Ti creavi il tuo bel profilo personale e nell’arco di pochi minuti eri in contatto con il mondo intero. Hai il profilo normale o quello musicale? Ci si chiedeva questo tra amici, ma non tutti sapevano cosa fosse e ti sentivi un privilegiato, uno di nicchia ad avere 1.000 persone che seguissero la tua attivitá o che ascoltassero la tua canzone – in realtá, come spesso succede, di persona ne conoscevi giusto 5 ma faceva comunque figo. La foto di Tom, primo fondatore di MySpace, campeggiava un po’ ovunque e se non la vedevi ti sentivi quasi spaesato. Lasciami un commento, ascolta questo pezzo, aggiungi questa canzone come colonna sonora della tua pagina. Se non fosse che non ho piú la possibilitá di utilizzarlo poiché mi hanno chiuso gli account di posta con cui ero iscritta, penso che lo utilizzerei ancora e volentieri.

Avevo la mia Top 8 di artisti preferiti che, a seconda del mood, cambiavano di continuo e per qualche tempo la sua foto ha campeggiato sul mio profilo. Ryan Leslie: cantante, rapper, produttore, polistrumentista e chi piú ne ha piú ne metta. Aveva lanciato Cassie, sua (ex) protégé, con il singolo Me & U e tutti impazzivano quando il dj la suonava nei club. Prima, come spesso succede, dietro le quinte a scrivere pezzi per altri, poi sul palco a cantare le sue canzoni – credetemi quando vi dico che Ryan Leslie é una vera forza della natura. E se non ci credete date un’occhiata ad uno dei tanti video che lo vedono in studio alle prese con la creazione di una nuova canzone.

Poi arriva un giorno in cui ti autoconvinci e decidi di provarci, di provare a scrivergli un messaggio privato, cosí.. giusto per veder trasformare quel Sent in Read. A quei tempi la forza di Internet veniva ancora sottovalutata. E’ per questo motivo che, nel momento in cui mi sono vista arrivare un messaggio di risposta, la mia espressione facciale é diventata simile a quella del piú famoso dipinto di Munch. Insomma, non é che nel 2006 ti alzavi dal letto e ti arrivava un messaggio di Ryan Leslie cosí facilmente. Certa gente non osava nemmeno scrivergli perché pensava che il profilo fosse fake o che lui fosse troppo occupato a fare altro. Ma grazie a Dio esistono gli artisti che amano restare in contatto con i loro fan e che fanno musica non solo per comprarsi l’ultima Lamborghini sul mercato ma anche per la felicitá di condividere e di vedere, una volta sul palco, volti sconosciuti che cantano a memoria strofe e ritornelli.

Grazie, mi fa davvero piacere che apprezzi la mia musica e sí, se conosci qualcuno che organizza serate su Milano, dagli pure i miei contatti che non si sa mai, magari riesco ad esibirmi anche lí. Piú o meno il messaggio diceva cosí. L’idea poi non é andata in porto ma il solo pensiero che avesse impiegato 3 minuti del suo tempo per rispondermi mi aveva cambiato la giornata. Da lí in poi ogni suo singolo veniva pompato a palla dalle casse del computer della mia cameretta. Ascolta questa canzone di R-Les! Ah sai che mi ha risposto su MySpace? Ne andavo fiera.

E a distanza di 7 anni o forse piú, vuoi che non vado a sentirlo live in quel di Amsterdam? Come potete immaginare qui é molto piú facile che gli artisti hip-hop e R&B vengano ad esibirsi: c’é piú richiesta, la gente apprezza di piú questo genere musicale e le mie tasche piangono ogni volta che Songkick mi invia una nuova notifica (ma questi sono dettagli).

Ryan Leslie

Ed ecco che settimana scorsa, per restare aggiornata, mi sono ritrovata ad acquistare Black Mozart, il suo ultimo album. Vuoi che sono andata a controllare cosa scrivesse su Twitter e vuoi pure che ho trovato che il buon R-Les non ha cambiato abitudini.

Bingo! Il lupo perde il pelo ma non il vizio: provo a scrivergli, ancora una volta. Pochi minuti dopo la risposta. Urlo di Munch La Vendetta. Fatto sta che gli dico in breve che mi piacerebbe intervistarlo per The Music Portrait e fatto sta che mi dice di scrivere al suo team per organizzare il meet & greet. Mi guardo attorno nella stanza alla ricerca di un defibrillatore.

Lo stesso di cui poi ho avuto bisogno mercoledì 30 ottobre quando, una volta arrivata al locale (l’ormai caro e “vecchio” Melkweg), la speranza si è trasformata in conferma. Are you here for the Meet & Greet? Quasi una ventina di persone. Andre, responsabile del #Renegades Team, ci dà il benvenuto e ci incoraggia ad essere proattivi e curiosi prima di accompagnarci all’interno per assistere al soundcheck – dopo averci dato una raccomandazione: Mi raccomando, nessuna foto o video durante il soundcheck. Scoccia ammetterlo ma in una situazione del genere la vita senza uno smartphone può sembrare difficile. Eppure ho apprezzato il fatto di non esserne schiava, mi ha dato la possibilità di godermi appieno l’esperienza delle prove. Ryan indossa cappuccio e occhiali da sole e ci saluta con un cenno del capo mentre suona la tastiera durante Only The Lonely, uno dei pezzi che preferisco di Black Mozart, suo ultimo lavoro. Keith, batterista, ci divide in tre gruppi e ci fa armonizzare una melodia costruita sulla frase Welcome to the Meet & Greet – geniale! Tutti un po’ intimoriti dalla situazione, proviamo a dare comunque il nostro meglio mentre i musicisti ci accompagnano con i loro strumenti (Ryan Leslie in quel caso alla batteria). E’ tempo di continuare con il soundcheck e come desiderio da parte di un fan arriva la richiesta di suonare Glory. Ancora qualche suono da aggiustare, ancora qualche volume da alzare e ancora Black Mozart da suonare. Io rimango letteralmente incantata da tutto quanto: vedere un genio musicale (e non solo musicale dato che si è laureato ad Harvard prima del dovuto) cantare, suonare e gestire una live band passando dalla tastiera al pianoforte per poi finire alla batteria nell’arco di una canzone è qualcosa di grandioso.

Seguirlo dal 2005 e ritrovarselo davanti agli occhi, in carne e ossa, 8 anni dopo. A quei tempi mai avrei pensato di incontrarlo in una città come Amsterdam. Eppure oggi tutto sembra avere un senso. E’ come se vederlo suonare, mettendoci passione persino durante le prove e dando direttive ai propri compagni di avventura, mi abbia motivata ancora una volta a non mollare mai, per nessuna ragione al mondo, ciò che più mi fa stare bene: la musica.

Dopo mezz’ora di prove veniamo accompagnati nella galleria, al livello superiore del locale, per scambiare quattro chiacchiere con Ryan. Ognuno di noi ha a disposizione una domanda e io ovviamente non posso non formulare la domanda per eccellenza di The Music Portrait (non senza qualche indecisione dovuta dall’agitazione del momento):

Ciao Ryan! Quando ascolto la musica, in particolare alcune canzoni, qualche volta.. cioè spesso mi capita di associare alle emozioni che provo dei colori specifici. Mi chiedevo se ti fosse mai capitato qualcosa di simile e soprattutto di quale colore pensi che sia la tua musica. 

La sua risposta (trovate l’audio originale in fondo all’articolo!) riesce a sorprendermi. Mi dice che non ci sono colori in particolare che associa alla musica che ascolta o alla sua stessa musica ma che è più frequente che gli capiti di avere una sorta di vero e proprio film nella testa – Yes, I’m kinda visual with my music è la sua morale. Potete trovare le altre domande formulate (in inglese) a fine articolo per farvi un’idea più ampia di ciò di cui abbiamo discusso durante l’incontro con il mitico Ryan.

Ryan Leslie

Direi quasi un’oretta in cui Mr. Leslie ci ha confidato di tutto e di più, senza sottrarsi al calore e all’ammirazione dei fan. C’è chi lo chiamerebbe furbo – si sa, al giorno d’oggi l’affetto dei fan è uno dei principali motivi di successo (un esempio che Ryan ha fatto è quello relativo all’immensa fanbase di Macklemore, citato come caso di enorme ed improvviso successo). C’è chi invece penserebbe che non tutti gli artisti si mettono a disposizione dei propri ammiratori in questo modo. C’è chi con fare sgarbato e poco gradevole rifiuta di firmarti un autografo o di fare una selfie (:D) con il fan di turno. Certo, non ci ha ricoperti di baci e abbracci ma sicuramente di tante lezioni importanti, consigli, suggerimenti e gratitudine. Questo sì. E ne sono stata ampiamente soddisfatta. Per concludere autografo sull’All Access VIP Pass e foto insieme. Se ci penso ancora sorrido a 4000 denti.

Tempo di mangiare qualcosa al volo e di aspettare l’inizio vero e proprio intrattenuti da Marvin Brooks e la sua band, un cantante tedesco dalla voce smooth e avvolgente e un suono a metà strada tra pop, rock e soul. Ne rimango totalmente rapita che si becca il like istantaneo sulla sua pagina Facebook. E’ poi tempo di TAM-R, dj ufficiale del Black Mozart Tour, che ci porta alla (ri)scoperta di pezzi emblematici della scena hip-hop, dal passato recente a quello remoto, dai brani passati in radio qualche anno fa ai classici old school che per qualche strano motivo non stancano mai.

Marvin Brooks

Le luci si spengono, sul backdrop appare un video che vede Ryan viaggiare tra Marrakech, Dusseldorf e Dubai. Ad ognuna delle città è associata una canzone e più precisamente, in ordine di apparizione, Full Moon, Lay Down ed Evacuation. Il filmato si rivela essere un vero e proprio cortometraggio che vede Ryan intonare sul finale la prima strofa di Black Mozart per farla coincidere con la sua apparizione sul palco. La folla è in visibilio. Il Melkweg è in preda a vere e proprie urla isteriche.

Ryan Leslie

La tracklist della serata è ricchissima: dalle canzoni sopracitate alle pietre miliari come Just Right, AddictionDiamond Girl fino alle più recenti History, I Love It e Higher (a proposito, ascoltate quest’ultima perché ha un beat da paura). Trovano spazio anche le collaborazioni come Killin’ Em (insieme a Fabolous, amico di vecchia data) e Fly High (con Red Café e Rick Ross). Trova spazio persino una versione piano e voce di Hallelujah di Leonard Cohen. Meravigliosamente random e inaspettata.

La qualità del concerto è stata data dal perfetto mix tra suoni e luci, quella perfetta combinazione che a fine canzone ti fa applaudire mani, piedi e qualsiasi cosa possa fare casino. Quella sensazione che ti fa sentire sazia, che si concentra a metà tra cuore e stomaco. Ryan sa il fattaccio suo e durante le quasi due (!) ore di concerto non ha fatto altro che soddisfare le nostre aspettative e al tempo stesso continuare ad incitarci, per farci cantare, urlare, saltare e sfogare. Black Mozart, Black Mozart, Black Mozart gridava la folla. Spocchioso per la scelta del soprannome? Forse, ma giusto un pochino. Diciamo che dopo aver scritto per i più grandi nomi della scena musicale R&B, se lo può pure permettere. Give it up for my family who’s in the building tonight! Ed è questo il termine chiave da usare per gli artisti come lui: famiglia. Ryan Leslie tratta i suoi fan come una piccola grande famiglia. Chiede attenzione e supporto ma ricambia il favore con performance di qualità e soprattutto un’interazione e uno scambio reciproco che raramente ho visto quando si tratta di artisti di fama mondiale. È un rapporto 50/50 quello che ha con i suoi #Renegades, così vengono soprannominati i suoi fan. Un rapporto che qualunque artista – sia esso cantante, ballerino, attore, pittore, regista, dovrebbe prendere come esempio. La condivisione. L’ascolto. La ricompensa.

Ryan Leslie

E quindi, caro Ryan, lungi da me volerti tartassare di messaggi ma tu me la servi su un piatto d’argento. Chissà che prima o poi non abbia il coraggio di scriverti ancora, magari chiedendoti di ascoltare qualche mia creazione musicale. In attesa di quel momento, il mio inchino. Perché è proprio di questo che si tratta quando si parla di musica. Perché la musica è fatta per essere ascoltata in silenzio o in compagnia ma è sempre relazionata a ricordi ed emozioni che hanno a che vedere con il prossimo, con l’altro, con le relazioni. Perché chi ascolta dà credito a chi canta e perché sono sempre più convinta che chi canta non avrebbe senso di esistere senza destinatario. 

Ryan Leslie

*The following questions and answers are not an exact transcript of the conversation Ryan had with his fans but it will give you an idea of what has been asked during the meet and greet.

▨ Who would you like to collaborate with?

Unfortunately, the people I’d love to collaborate with are all gone (eg. Michael Jackson). But I had the fortune to work with many artists I really love as Beyoncé and Alicia Keys.

▨ Are you going to keep promoting your work via YouTube videos?

Sure! It’s a hard work – it usually takes 6/7 hours to edit a video and I do it myself most of the time.

▨ How much importance do you give to the fans?

It’s everything. I started on MySpace years ago and saw a huge response coming from there. Now I’m trying to do my best in order to make my fan base grow and know who are the fans that are actually buying my album or coming to one of my gigs – that’s why Renegades NYC exists, to see how many people want me to play live in their city. If there are 200 people ready for my music, I’m ready! Ready to go and play my songs even if it’s the Antarctica. Let’s take Macklemore as an example: he was a small artist in Seattle and kept playing his music in the city for 12 years. He went from 7.000 to 700.000 fans in one year due to the word of mouth of his fans. He got no record label but his fans kept supporting him by requesting his songs at the radio stations. Now he’s playing all over the world, in arenas with more than 10.000 people!

▨ What comes first when you write a new song? Lyrics? Melody? Beat? 

The problem is that sometimes I wake up with the whole song in my head so it’s the opposite process: I need to go to the studio and try to add one thing at a time to finally make it sound like I imagined. I don’t know how it happens but I have the final picture at first and then it’s all about breaking it up.

▨ What’s next on your agenda?

2 more albums in the next 6 months. The first one is almost done: we already recorded 7 songs in Berlin but I’m still thinking about the title. I’m sure it will have something to do with the word Renegades.

▨ If you could have done any other career what would it have been?

I would have been a teacher, definitely. The most amazing teacher in the world. But in a way that’s what I also am. Have I already told you I’m looking for an intern in New York City?

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* WARNING: Inspiring Talk *

If you’re passionate about (at least) one thing in your life,
dear friend, you should definitely check this out.

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BECOME A RENEGADE MEMBER!

(to get the chance to listen to Ryan Leslie’s new album,
receive a text message from Ryan on your mobile phone
and meet him live)

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Jutty Ranx, I See You: quando la Finlandia incontra la Jamaica [INTERVISTA]

Jutty Ranx

juttyranx.com

Non fate finta di nulla. L’avete vista in cima ad ogni classifica, l’avete sentita e ballata milioni di volte, milioni come le visualizzazioni del loro video su YouTube.

I See You è il tormentone del momento, ma non il solito tormentone privo di senso e di sostanza. Qui di materiale buono ce n’è alla grande: dal pop all’electro con una spolverata di ritmi jamaicani, conditi con tanta voglia di divertirsi e vivaci, svariati colori. Impossibile non soffermarmi su quest’ultimo punto. È proprio così: la sensazione, mentre ascolto i Jutty Ranx, è quella di essere travolta da un arcobaleno di sfumature che non riesce a lasciarmi indifferente. E se questo è il primo singolo sono ben speranzosa per l’intero album.

Ma chi sono i Jutty Ranx? La domanda l’ho posta al frontman del gruppo durante la mia intervista. Justin Taylor: un mix tra Jamaica e Nuova Zelanda che ha deciso di unire le sue forze con Jaakko Manninen, noto polistrumentista e DJ finlandese. Insomma, il giro del mondo in 3 minuti e 30 secondi.

Ho avuto il piacere di incontrarli alla Terrazza Aperol, in quel di Milano, prima tappa europea per la promozione del loro disco. L’Italia pare portare fortuna al duo tanto che svelano di aver composto il famoso singolo in un hotel del Belpaese.

Grande animale da palcoscenico il buon Justin/Jutty: gran voce, gran carisma e tanto, tanto stile.

Jutty Ranx, Milano

Me & Jutty Ranx @ Terrazza Aperol, Milano

bandieraitaliana

Ciao ragazzi. Siete un fiume in piena, un melting pot di generi musicali mescolati assieme. La prima cosa a cui ho pensato è che sareste capaci di qualsiasi cosa. Quello che vorrei sapere direttamente da voi è: chi sono davvero i Jutty Ranx?

Jutty Ranx nasce come collaborazione: è un po’ come miscelare beat finlandesi da brivido con visioni jamaicane.. diciamo un po’ annebbiate. Una musica “dance-pocalypse”. Ad ogni modo, piacere: io sono Jutty. Jutty Ranx è invece il nome del gruppo.

Parliamo delle vostre canzoni. Cosa viene prima? La melodia? I testi?

In realtà scrivere il testo non è tanto una formula quanto cercare di seguire la trama dell’ispirazione, e quindi costruirlo a partire da lì. La regola è: trova prima la voce e poi costruiscici attorno una storia.

You make me make moves: in che modo la musica riesce a motivarti?

La musica, quella vera intendo, mi fa sentire come un bambino, mi motiva a scrivere canzoni sempre migliori. Al contrario, la musica senza stile né intenzione mi fa venir voglia di andare a vivere sulle rive del Gange, come un Sadhu.

Che musica c’è al momento nel tuo iPod? Quali artisti stai ascoltando?

Chet Baker, Peter Tosh, Skeeter Davis, Blonde Redhead, The Band, Al Green, Bonnie “Prince” Billy. Se posso cerco di non ascoltare molto la radio. E solitamente preferisco il dolce scricchiolio di un vecchio LP.

Ho letto che siete stati voi i registi di I See You! Com’è nata l’idea?

Jaakko ha diretto il video. In realtà non dovevamo superare i 25 dollari di budget: il risultato è stato I See You!

The Music Portrait spesso associa le emozioni, quelle scaturite dalla musica, con i colori: qualche volta mi capita di visualizzare flussi di colore mentre ascolto una determinata canzone. Capita anche a te?

Sì! In particolar modo con Bonnie “Prince” Billy (conosciuto anche come Will Oldham), un artista che adoro. Associo colori diversi a seconda degli album che pubblica: Ease Down The Road mi sa di verde and Wolfroy Goes To Town lo vedo color blu notte.

Prossimi programmi?

Dopo aver suonato alla Terrazza Aperol, al Fellini Club di Milano e al Cassero di Bologna, passeremo tutto il 2013 in tour per il mondo per promuovere il nostro disco che uscirà ufficialmente il 15 maggio. Fateci sapere cosa ve ne pare!

bandieramericana

Hello guys. You’re unstoppable, a melting pot of musical genres merged together. The 1st thing I thought was that you could do anything and do it right. But I’d like to know, directly from you, who Jutty Ranx really are.

Jutty Ranx is a collaboration: icy beats from Finland, smoke visions by way of Jamaica. Music for the “dance-pocalypse”. I’m Jutty. The group is Jutty Ranx.

Let’s talk about your songs. What comes first? The melody? The lyrics?

The writing process is less of a formula, and more trying to follow a thread of inspiration, and then building from that. Find the voice, then build the story.

You make me make moves: how does music motivate you?

Real music makes me feel like a child and makes me want to write better songs. Music without style or intention makes me want to go live as a Sadhu, on the Ganges River.

Currently, what’s in your iPod? What are you listening to?

Chet Baker, Peter Tosh, Skeeter Davis, Blonde Redhead, The Band, Al Green, Bonnie “Prince” Billy. I don’t really listen to much radio, if I can help it. And the sweet crackle of an LP is always preferred.

As for I See You, I read you were the directors!
How did you come up with that?

Jaakko directed and shot the video. Basically, we had to make a video for under $25 and I See You was the result!

The Music Portrait often associates music emotions with colors: I sometimes visualize colors flows while I’m listening to a specific song. Has that ever happened to you as well?

Yes! With Bonnie “Prince” Billy (known also as Will Oldham), an artist that I love. I often associate different colors with his different albums. Ease Down The Road is green and Wolfroy Goes To Town is midnight blue.

What’s next on your agenda?

We played at Terrazza Aperol, Fellini Club in Milan and Cassero in Bologna. We will spend 2013 touring the world in support of our record: it’s coming May 15th. Let us know what you think about!

Jutty Ranx, Milano

Jutty Ranx, Milano

Jutty Ranx, Milano

Jutty Ranx, Milano

Jutty Ranx, Milano

Jutty Ranx, Milano

Jutty Ranx, Milano

Olimpiadi 2012: Cosa Si Prova Ad Essere Uno dei Ballerini della Opening Ceremony?

PJ @ Opening Ceremony

I giochi olimpici di Londra, iniziati lo scorso 27 luglio, sono tuttora in corso e hanno il magico potere di avvicinare grandi e piccoli, Nord e Sud, Est e Ovest del mondo in un colpo solo.

Ho sempre apprezzato il lato multiculturale di questo grande evento, qualcosa che sappiamo essere speciale per la sua frequenza (uno ogni quattro anni), per la sua versatilità (numerose le categorie sportive presentate) e per le innumerevoli sfaccettature che ci permettono di conoscere i rappresentanti di centinaia di paesi. In gara sì, ma il senso di unità e pace traspira da tutti i pori e si fa strada in un mondo sempre più egocentrico e superficiale.

La sera del 27 luglio, come tanti di voi, mi trovavo di fronte allo schermo della mia TV, in trepidante attesa. Non solo perché avrei assistito alla spettacolare Opening Ceremony che ogni volta lascia sempre più senza fiato, ma anche perché di lì a poco in quello stadio ci sarebbe stata Jole Pasquale (detta PJ), amica ballerina che da qualche anno, per rincorrere il suo sogno, si è trasferita a Londra e, puntando alto (ma anche lavorando sodo), è riuscita ad arrivare dove tutti sognerebbero di arrivare senza sentirsi arrivata. Prende questa esperienza come passione, come gioco, come punto di partenza per mirare ancora più in alto (leggi New York) e continuare a dipingere la sua vita di musica e movimenti.

Avendo una cotta per l’arte in generale, ho sempre apprezzato, oltre al canto, la danza. Permette al corpo di muoversi scuotendo l’anima, le preoccupazioni, facendoti sentire irresistibilmente forte, irresistibilmente sicura di te stessa e delle tue capacità.

E’ per questo che ho voluto fare quattro chiacchiere con lei: per avere il punto di vista, la prospettiva di qualcuno che la musica la sente nelle vene come me, ma in un modo differente. Ecco cosa mi ha raccontato.

Opening Ceremony Olympics 2012

Ciao Jole! Reduce dalla maestosità della Opening Ceremony: col senno di poi, quale potrebbe essere il resoconto di questa esperienza? 

Credo non ci possa essere niente di più incredibile! Ballare davanti alla regina, 70.000 spettatori e milioni di telespettatori da ogni singolo angolo della terra è ineguagliabile. Le Olimpiadi hanno portato una tale energia a Londra! Con l’ingresso degli atleti e le molteplici strutture costruite per l’occasione, la città ha raggiunto la forma più spettacolare: è davvero una delle città più meravigliose al mondo. Essere stata parte della cerimonia d’apertura, aver condiviso gli allenamenti con dei ballerini fenomenali e la possibilità di essere stata vista dalla mia famiglia in Italia, così orgogliosa, è e rimarrà sempre un ricordo eterno, qualcosa che si potrà raccontare ai nipoti per certo!

Di chi sono le musiche scelte per le coreografie e come vi siete preparati a riguardo?

La scelta musicale è stata effettuata dal direttore della cerimonia Danny Boyle (regista di Trainspotting e The Millionaire, ndr). Il nostro allenamento è stato basato su 3 principali obiettivi: la conoscenza della tecnica di base della danza Lindi Hop; memorizzare 12 minuti di coreografia con l’aggiudicato ‘partner’; l’attuazione di tale coreografia nello stadio, tenendo presente i corretti posizionamenti scelti dai coreografi Sunanda e Temujin.

Opening Ceremony Olympics 2012

Ci racconti qualche aneddoto curioso capitato durante le prove e/o la diretta?

Ci sono stati allenamenti ardui e stressanti. Il fatto che abbia piovuto per due settimane di fila non ci ha aiutato per niente! Noi ballerini abbiamo dovuto esibirci più volte con una sottospecie di poncho, fornito dallo stadio, in caso di pioggia, e non abbiamo potuto allenarci nelle parti coreografiche al suolo per via del pavimento bagnato. Il più delle volte abbiamo lottato nel cercare di stare in piedi e non scivolare, cosa abbastanza complicata per i b-boys che di natura ballano a terra! E’ stato inoltre interessante avere make up e hair stylist pronti a trasformarci in ‘oggetti di scena’! E inoltre avere a disposizione sarte e assistenti per quanto riguarda il fattore costumi.

Ballerina da tanti anni, hai a che fare con la musica 24 h su 24. Ti capita mai di associare colori o sensazioni ai pezzi che ascolti e che interpreti?

Essere artista e vivere per la propria arte è la vera passione. La musica accompagna la mia scelta di vita, di quello che sono e che voglio diventare: una ballerina professionista. Mi capita praticamente sempre di associare la musica a sensazioni: è molto di più, la musica è ciò che mi fa muovere, esplorare ed esprimere la mia persona ad altri che osservano. Ecco perchè la mia vita è e sarà sempre un palcoscenico.

Opening Ceremony Olympics 2012

L’artista che consiglieresti di ascoltare durante il meritato riposo estivo?

Credo che, in quanto artista inglese, possa consigliare la fantastica cantautrice Adele. E’ ormai una notorietà in Inghilterra e ha preso piede anche in Italia nell’ultimo anno. La sua musica è coinvolgente e toccante. Proprio per questa versatilità è apprezzata da giovani e adulti.

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E voi? State seguendo le Olimpiadi di Londra 2012? Avete assistito alla magnifica cerimonia d’apertura? Aspetto il vostro feedback!

“I campioni non si fanno nelle palestre. I campioni si fanno con qualcosa che hanno nel loro profondo: un desiderio, un sogno, una visione.” (Muhammad Ali)

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