Amsterdam LIVE (Part 1): 15 momenti imperdibili dai concerti di Drake, The Weeknd e Bastille

Drake, The Weekend, Bastille

Foto: tumblr.com – weheartit.com

Potrei iniziare questo post piangendomi addosso per l’immenso ritardo con cui pubblico questo mash-up di recensioni ma voglio adottare una winning attitude e dire meglio tardi che mai fosse solo perché sto sorseggiando un cappuccino XL mentre la città dei mulini si sveglia con gli occhi bistratti e stropicciati.

Dando per scontato il vostro perdono, eccomi qui pronta a ripercorrere gli ultimi concerti che mi hanno vista protagonista (tra il pubblico) nel mese di marzo 2014 – il mese pazzo per eccellenza, quello dei cambiamenti, della primavera, del mare in tempesta dove la musica sembra uno dei pochi scogli a cui aggrapparsi.

Pare sia stato un mese ricco di performance tutte al maschile: la prima settimana Drake con la partecipazione di The Weeknd allo Ziggo Dome, la seconda i Bastille all’Heineken Music Hall e l’ultima i Boyce Avenue al Paradiso (raccontati nella seconda parte del post che, mea culpa, è ancora tra le bozze di questo blog). Unico rimpianto: essermi persa quello dei tre re dell’R&B ovvero Tyrese, Ginuwine & Tank. Ma, giusto perché sono in vena di proverbi, non si può avere tutto dalla vita. Anche se lo trovo estremamente ingiusto.

Ad ogni modo, qui sotto trovate recensioni, foto e video per (ri)vivere con me gli highlight delle serate – un modo per mettere nero su bianco i ricordi ed essere sicura di non dimenticarli.


DRAKE (feat. THE WEEKND)

5 MARZO 2014 @ ZIGGO DOME

#1. LA SELFIE PER BENEDIRE IL CONCERTO

Ovvero, la #DrizzyCrew in tutto il suo splendore. Un ringraziamento particolare a Ciccio, Byro e Lauretta per essere stati i miei compagni di avventura.

Drizzy Crew

#2. L’APERTURA OMG DI THE WEEKND

Per chi non lo conoscesse, cantante R&B canadese con due album all’attivo portato al successo grazie al suo innegabile talento e alla sua amicizia con Drake. La voce di The Weeknd sarebbe in grado di far sciogliere chiunque – sulle note più alte mi ricorda il grandissimo Michael Jackson, con quel timbro maschile ma non troppo, un timbro magnetico che destabilizza e affascina al tempo stesso. Sensualità a livello puro in ogni sua canzone – la più conosciuta è Wicked Games, anthem del fedifrago DOC.

#3. LINGRESSO DI DRAKE

Per chi non lo conoscesse, rapper canadese in cima alle classifiche di tutto il mondo, noto alle cronache rosa per il triangolo amoroso Rihanna/Chris Brown/Drake (a proposito, la signorina era tra il pubblico). Sulle note di Headlines, l’ombra di Drake viene riflessa su un telo che continua a cambiare colore. Minimalista ma ad effetto.

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

#4. IL MOMENTO IT’S GETTING HOT IN HERE 

Ovvero il duetto con The Weeknd su Crew Love. Uno dei miei momenti preferiti dell’intera serata – il compromesso perfetto, la miscela perfetta. Nessun istituto di ricerca sui comportamenti sessuali sarebbe stato in grado di contare i feromoni sprigionati nell’aria in quei 5 minuti.

#5. IL MOMENTO OMMIODDIO-DRAKE-HA-GUARDATO-PROPRIO-ME

I cantanti più furbetti lo fanno sempre: all’interno del concerto trovano sempre un momento per rafforzare il loro rapporto con i fan e lo fanno nei modi più disparati. Quello di Drake dura almeno mezz’ora e lo vede su una piattaforma posta sopra le nostre teste che, muovendosi, riesce a raggiungere praticamente tutte le 18.000 anime presenti allo Ziggo Dome. Più facile da vedere che da spiegare (e per questo si ringrazia chi ha inventato l’arte della fotografia). Non solo, ma pare che Drake abbia una vista da falco dato che è capace di improvvisare freestyle descrivendo le persone che si trova di fronte: Hey tu con la maglietta blu e le scarpe luccicanti e i capelli rossi con la frangia di lato, ti vedo.. – Ma dai? Insomma, gran bella cosa Drake – soprattutto il momento accendini (aka cellulari), però potevi far durare il tutto 10 minuti, ti avremmo voluto bene lo stesso.

Drake @ Ziggo Dome

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

#6. IL MOMENTO CHI E’ QUELLA STR**** SUL PALCO?

Perché quello è il momento bipolare per eccellenza. Fanno salire sul palco una fan che sta lì imbambolata a guardare a meno di 1 metro di distanza le labbra del cantante in questione che, per l’occasione, le sta dedicando la canzone più piaciona del suo ultimo album (ndr: Hold On, We’re Going Home). Tu che invece sei tra il pubblico da buona sfigata non sai se immedesimarti e mettere alla prova i tuoi sovracuti urlando woohoo per 10 secondi di fila OPPURE invidiarla e ripassare la lista delle parolacce che con tanta devozione hai imparato durante le tue sessioni di “fammi chiedere agli amici come si dice in inglese…”. Appena però realizzi che la fortunella indossa una t-shirt con su scritto H.O.E. e Drake le sta cantando ‘cause you’re a good girl and you know it decidi di mettere alla prova i tuoi muscoli facciali e scoppiare a ridere come se non ci fosse un domani.

#7. L’USCITA DI DRAKE

Impossibile non finire con Started from the Bottom. L’intera venue è in visibilio tra coriandoli, fuochi d’artificio, luci psichedeliche e applausi ad oltranza. Si torna a casa ampiamente soddisfatti: ebbravo Drake.

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari

Drake @ Ziggo Dome

Foto: Roberta Cari


BASTILLE

12 MARZO 2014 @ HEINEKEN MUSIC HALL

#8. MERRY XMAS!

Ovvero quando ricevi dal tuo moroso il biglietto del concerto come regalo di Natale – dopo avergli fatto una testa tanto ascoltando l’intero album dei Bastille per tre volte di seguito nell’arco di un solo pomeriggio. Perché i Bastille sono uno di quei gruppi di cui ti innamori perdutamente e soprattutto all’improvviso senza una particolare spiegazione e che, diventando l’infatuazione del momento, si tramutano in droga musicale che DEVI ascoltare per ritrovare il buonumore. Ho conosciuto la loro musica i primi di dicembre e al concerto ero in grado di cantare a memoria ogni loro canzone. Questa sì che è devozione!

Bastille @ HMH

#9. IL MOMENTO SPERIAMO CHE VI PIACCIA

Ok, questo è il momento in cui il pubblico si divide a metà: c’è chi scalpita perché ha a disposizione una canzone nuova di zecca con cui provare ad immedesimarsi e chi invece sbuffa perché non sa le parole e non ha voglia di concentrarsi per quell’arco di tempo cercando di adattarsi ad una melodia sconosciuta e a lyrics mai sentite prima. Io in quel caso rientro nel primo gruppo e mi innamoro all’istante di Blame che, per l’occasione, viene accompagnata da luci spettacolari che sembrano muovere Dan Smith, il leader del gruppo, su prospettive e altezze diverse a ritmo di batteria.

#10. IL MOMENTO KLEENEX

Speriamo vi stiate divertendo e ci scusiamo in anticipo se questa sarà la canzone più deprimente dell’intero concerto: è così che viene introdotta Oblivion, una delle mie canzoni preferite di Bad Blood. Modestia a parte, si tratta di una canzone potentissima a livello di testo e atmosfera, ancora di più se si ha la fortuna di ascoltarla live. Mi perdo nel tunnel di luci e sensazioni mentre scavo nella borsa alla ricerca di fazzoletti 100% resistenti.

#11. IL MOMENTO DELLA VERITA’

Ed ora canteremo These Streets, la canzone che ho più a cuore dell’intero album. E improvvisamente ritorni 15enne gongolandoti del fatto che il leader del gruppo ha appena confessato la sua canzone preferita e da quel giorno, ogni volta che la ascolterai, non sarà più la stessa. DAN TV1MDB.

Bastille @ HMH

Foto: nufoto.nl

#12. IL MOMENTO CHE ASPETTAVI

Ovvero quello della canzone che ti gasa più di tutte, quella che più di tutte sprigiona ossitocina e ti fa raggiungere lo stadio supremo del benessere. Per me ha il nome di Things We Lost In The Fire e ha la capacità di far scatenare la mia immaginazione a più non posso ogni volta che l’ascolto. Ovviamente questo è anche il momento multitasking per eccellenza dove devi tenere a bada il tuo entusiasmo per ricordarti di schiacciare Record sul cellulare. Mica semplice.

#13. LE CANZONI TROPPO CORTE vs LA COCCOLOSITA’ DI DAN

Quando ascolti l’album non ci fai caso ma durante il concerto, quando solitamente si dà spazio alla rivisitazione e all’allungamento di alcuni brani, le canzoni dei Bastille risultano davvero troppo corte. 3 minuti scarsi a canzone e il concerto sembra volare. Forse nessuno gliel’ha mai fatto presente, forse è il loro primo vero tour e si potrebbe chiudere un occhio (o un orecchio) ma alla decima canzone ti sembra di averne ascoltate solo tre e vuoi protestare perché non è giusto che le cose belle durino così poco. A compensare questa mancanza ci pensa però l’infinita dolcezza di Dan – credo che non ci sia persona più umile e modesta di questo ragazzo all’interno del mondo musicale. Anche nelle interviste che rilascia a radio e giornali non fa altro che sottolineare il suo essere ordinario. Ricordo una sua frase quando gli venne chiesta la sua opinione sulla canzone Flaws e la sua risposta fu: Everything about me is a flaw (Tutto ciò che mi riguarda è un difetto). Roba che vorresti abbracciarlo a mo’ di teddy bear e non lasciarlo più. Tornando al concerto, questo suo lato era assolutamente visibile anche sul palco. Nonostante si sia scatenato come un pazzo ci siamo sentiti dire I am a terrible dancer e alla fine di ogni canzone Thank you so much veniva ripetuto almeno 4 volte di fila. Insomma, il mio livello di glucosio nel sangue non è mai stato così alto.

Bastille @ HMH

Foto: wenn.com

#14. L’ACCENTO SUPER BRITISH DI DAN

FANK YOU SO MUCH lo dico io ogni volta che apre bocca.

#15. LA PREVEDIBILITA’ DEL GRAN FINALE (CON PERDONO)

Insomma, già lo sai che Pompeii sarà l’ultima canzone in scaletta – a mio parere la canzone più bruttina (e sopravvalutata) di Bad Blood. Quindi non è che la aspettassi impaziente come il punto 12). Nonostante tutto, Dan & co. hanno saputo mediare iniziando con Of The Night, mash-up di due stra-famosissime canzoni dance anni ’90 – Rhythm is a Dancer degli Snap! e The Rhythm of the Night di Corona, facendo saltare il pubblico sul ritornello.

E visto che il nome alla francese me lo permette: CHAPEAU. Ma di quelli grandi e imprevedibili alla Pharrell se no non vale.

 (To be continued..)

Una risposta

  1. Pingback: BANKS – Goddess (Ovvero L’Album Più Bello del 2014) | THE MUSIC PORTRAIT

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