Macklemore e Ryan Lewis: The Heist Tour LIVE @ Heineken Music Hall [RECENSIONE]

Macklemore & Ryan Lewis

metrojolt.com

Ci sono giorni in cui tutto ciò di cui hai bisogno è una sferzata di energia. Per ricominciare, per ricaricare le batterie e sentirti viva, ancora una volta. Ci sono poi concerti in cui tutto ciò di cui hai bisogno è un biglietto, soprattutto se il concerto in questione è sold out da mesi. Perché non vorresti perderti quello spettacolo per nulla al mondo. E infine ci sono paragrafi nel tuo blog in cui ti ritrovi a parlare prima dell’effetto e poi della causa. Perché ti piace essere alternativa e farti chiamare Airali.

Inutile girarci intorno: Macklemore è tanta roba. Tra un biglietto inviato per posta e mai arrivato e un altro inviato via mail e stampato il giorno stesso, alla fine sono riuscita ad andare a vederlo live martedì 8 ottobre 2013 in quel di Amsterdam e più precisamente all’Heineken Music Hall, accanto alla Bijlmer ArenA, stadio ufficiale dell’Ajax.

Non so se siete stati attenti ma mi sembra giusto ripeterlo.
SOLD OUT. Da mesi. In tutta Europa.

Macklemore & Ryan Lewis

Insomma, un motivo dovrà pur esserci. Io penso che dopo anni di hip-hop ignorante che propina beat e lyrics a suon di money-sex-and-bitches (per carità, ognuno di noi ha ogni tanto quella parentesi da twerk selvaggio a mo’ di Miley Cyrus) ci siamo un po’ stufati di tutta questa superficialità. Anche Macklemore all’interno di The Heist, il suo ultimo lavoro, ha un paio di canzoni facilotte, con ritornello orecchiabile e rime baciate. Ma la cosa più bella è che vengono oscurate dalle canzoni impegnate – e senza nemmeno troppa fatica.

Un artista indipendente che lotta per anni. Per la musica. Per combattere (e vincere, ormai anni fa) la sua dipendenza da alcol e droghe. Per coronare il suo sogno e abitare il palco. Per intonare le sue battaglie ed essere di ispirazione per qualcun altro. Poco importa se sono 200 o 20.000 persone. L’importante è fare musica: per lavoro, per passione, per non capire dove comincia uno e finisce l’altra.

Macklemore & Ryan Lewis

Alle 19.30 sono già lì, convinta che il concerto cominci alle 20 – strane regole da concerto olandese, penso tra me e me. Mi gusto un’ottima performance dei Majors, crew di danza di altissimo livello. Non contenta della mia posizione o più semplicemente del mio metro e 68 che dietro agli olandesi volanti non mi permette di avere una buona visuale, decido di curiosare in galleria e da lì trovo posto per assistere all’esibizione dell’opening act: My name is Chance, The Rapper. I’m from Chicago, Illinois. Questo continuerà a ripetere tra una canzone e l’altra. Un artista bizzarro, particolare. Un misto tra Lupe Fiasco, Kid Cudi e Charlie Chaplin. Decido che mi piace – eccezion fatta per la scelta di chiudere con Harlem Shake, nota stonata. Le luci si riaccendono e c’è ancora mezz’ora di tempo prima che Macklemore faccia il suo ingresso sul palco.

30 minuti infiniti di agonia – rotta (finalmente!) dalle note di BomBom, unica traccia strumentale del nuovo album e, devo ammettere, una delle mie preferite perché mi permette di creare nella mia mente storie sempre diverse ogni volta che l’ascolto. Sulle ultime note eccolo apparire con una giacca sberluccicosa (It’s Michael Jackson’s jacket! Ok, take out Michael Jackson. It’s a jacket!) seminascosto da fuochi d’artificio ed effetti scenici degni dei più grandi artisti internazionali. Insieme ai musicisti (fiati e viole inclusi) e al fidato socio/dj/produttore Ryan Lewis si sale sulla giostra.

Macklemore & Ryan Lewis

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Ecco che parte Ten Thousand Hours, canzone apripista di The Heist, che parla di tutte le ore spese a far musica, ripagate poi dall’affetto incondizionato dei fan. Da lì un susseguirsi di luci, emozioni, suoni e lyrics di grande spessore tra cui Starting Over e Wing$ (un vero e proprio omaggio a Michael Jordan).

Macklemore & Ryan Lewis

I singoli di successo non tardano ad arrivare. Il primo è anticipato da una simpatica storiella probabilmente fittizia sull’arrivo di Macklemore in quel di Amsterdam con tanto di pedalata in bicicletta, bagno nei canali, i suoi vestiti rubati dai passanti e una vecchia signora che lo prende in spalla per portarlo nientepopòdimenoche al Thrift Shop, ovvero il negozio di seconda mano. Poco dopo è tempo di Same Love, un inno all’amore in tutte le sue forme, assolutamente a favore dei matrimoni gay. Mi sarebbe piaciuto ascoltare live anche la bravissima Mary Lambert che ha prestato la sua voce al ritornello, leggermente rimodellato rispetto alla sua (meno conosciuta) She Keeps Me Warm ma mi sono dovuta accontentare della registrazione. La folla (e la sottoscritta) va letteralmente in visibilio sulle primissime note di Can’t Hold Us (ci sarà spazio anche per un bis a fine show): ancora non mi so spiegare come quella canzone riesca a gasarmi così tanto e a non stancarmi mai.

C’è spazio anche per i pezzi meno impegnati come White Walls (e l’outfit da cowboy davvero impagabile) e la meno recente (e qui lo ammetto, piuttosto trash) And We Danced. Nel mezzo tanto spazio per pezzi meno conosciuti – tra cui il suo primissimo pezzo, scritto in 20 minuti, che ci propone acapella, e soprattutto grandi discorsi: a Macklemore piace dialogare con il suo pubblico. Del suo amore per la musica, della sua gavetta, della sua dipendenza ormai sconfitta, dei sogni che uno ha quando inizia a far musica nel garage di casa per poi ritrovarsi sulla bocca di tutti grazie al passaparola della gente. Perché così è avvenuto per la musica di Ben Haggerty, in arte Macklemore. Non sono state le case discografiche a farlo emergere grazie a business plan freddi e venali ma è stato il riconoscimento da parte del pubblico nel ritrovarsi di fronte un artista fatto e finito e semplicemente non ancora famoso. La voglia di condividere quella determinata canzone con i propri amici o colleghi, la smorfia di apprezzamento nel constatare che anche a mamma e papà questo tizio che vuole fare rap non dispiace perché parla di cose serie: tutto questo e molto altro è Macklemore.

Macklemore & Ryan Lewis

Uno dei concerti più adrenalinici a cui ho assistito ultimamente con tanto di stage diving, effetti speciali e tanta, tanta energia. Uno di quegli artisti che moriresti dalla voglia di conoscere perché sei sicura che ti farebbe divertire come pochi. 

E sapere che la scorsa notte è salito anche sul palco milanese del Forum di Assago mi rende ancora più orgogliosa. Sono sicura che anche in quel di Milano avete fatto la vostra bella figura in quanto a calore e coinvolgimento!

Insomma, caro Mack.. alla fine ce l’ho fatta. 1 a 0 per me, palla al centro. Sono riuscita a prender parte al tuo grande, grandissimo show. Sono salita sulla giostra e sono scesa con dieci, cento, mille idee in testa. La più grande di tutte? Tornare a far musica che, per cause di forza maggiore, in questo periodo ho un po’ accantonato.

E ora sì che tutto torna: causa-effetto rimessi al proprio posto. Concerto magnifico-Voglia di provarlo sulla mia pelle, anche se ovviamente in scala estremamente ridotta. E se tu hai questo potere di sedurre la mente solo grazie alla forza della tua musica e delle tue parole, beh, ce l’hai fatta anche tu amico. 1 pari, mi arrendo. Ma nessuno vince: è uno scambio, è un give-take, è bidirezionale, come hai tenuto a ricordare tu su quel palco. Perché di seconda mano la tua musica ha poco e niente.

Finalmente un artista originale, come non se ne sentivano da un po’. Finalmente un Rapper con la R maiuscola, di quelli che ascolti a tutto volume mentre pedali a mille e se ti sfugge qualche parola non vedi l’ora di cercare le lyrics su Google per completare il quadro.

Finalmente un poeta moderno che impara dagli errori del passato e li trasforma in parole e poi in musica e poi in concerti da 10.000 persone. E infine in ispirazione. E in futili case discografiche che si disperano per non averci pensato prima.

Macklemore & Ryan Lewis

•••

Macklemore & Ryan Lewis
Video Playlist (LIVE @ HMH, Amsterdam)

Thrift Shop
Same Love
Can’t Hold Us

Macklemore & Ryan Lewis – Scalper Calls

Macklemore & Ryan Lewis – Fall Tour Docu Series: Episode 01

Una risposta

  1. Pingback: Ryan Leslie LIVE @ Melkweg, Amsterdam [INTERVISTA + RECENSIONE] | THE MUSIC PORTRAIT

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