Jovanotti a Milano: Il Grande Party di San Siro [RECENSIONE]

Jovanotti

jovanotti.it

Geniale. Geniale è la parola che mi viene da associare a Lorenzo. Un marasma di colori, allegria, buonumore. Così tanta spensieratezza che riesci a goderti anche i brani più intimi e malinconici con altrettanta attesa. Penso che se l’arcobaleno potesse prender vita finirebbe per chiamarsi Jovanotti – con tutte le sue sfumature, i suoi passaggi cromatici, la sua rivoluzione pacifica.

Assistere ad un suo concerto sarebbe grandioso, pensavo fino a ieri pomeriggio. Ma assistere ad un suo concerto in uno stadio va oltre a tutto ciò che mi sarei potuta immaginare.

500 m² di schermo sapientemente utilizzato per diventare parte integrante dello show: i video proposti e gli effetti utilizzati calzavano a pennello con la scaletta proposta. Un viaggio dentro la testa di Lorenzo, per proporci le sue perle dalla sua prospettiva. Perché Lorenzo ci tiene a farci sapere cosa passa per la sua testa, come vive le sue stesse canzoni, cosa si immagina quando scrive un pezzo, quando di notte un ritornello fa capolino così, per caso.

Un’esperienza a 360°, una corsa adrenalinica sulle montagne russe, di quelle che ti sballottolano così tanto che tutto quello che puoi fare è ridere, ridere, ridere e pensare a quanto bella sia la vita. Bambini, anziani, famiglie intere: una grande festa senza selezione all’entrata. O forse sì: si accettano solo spettatori che pensano positivo – o che perlomeno vogliono provarci, nonostante tutto.

Dopo gli Opening Act (Il Cile, Tre Allegri Ragazzi Morti, Pink is Punk), Lorenzo non si fa aspettare: alle 9.02, in puro Django style, fa la sua entrata di rosso-giallo-blu vestito. Milano è alle sue spalle e gode ancora degli ultimi momenti di luce. L’accoppiata Tramonto + Jova non fa una piega: una libidine – come avrebbe detto lui qualche anno fa. Ed è proprio con Ciao Mamma che si regala alla folla in visibilio, facendo seguire Megamix, Mix, Gimme Five e Non M’Annoio. Lorenzo parte dal principio prendendoci per mano e facendoci fare un salto pazzesco fino ai giorni nostri, uno di quei salti che ti facevano fare da bambino, quando ti trovavi in mezzo a due adulti che per farti salire sul marciapiede ti sollevavano tenendoti per mano e a te sembrava di aver fatto il salto più incredibile del mondo.

Jovanotti

facebook.com/lorenzo.jovanotti.cherubini

Con un balzo si arriva quindi a Tensione Evolutiva, in un gioco di luci ed effetti incredibile. Safari mi rapisce il cuore e mi accorgo di essere ormai stata risucchiata nel vortice Jovanotti e di non volerne uscire tanto facilmente. Con il blocco Mezzogiorno, La Mia Moto, Serenata Rap e Questa è la Mia Casa la giostra continua in senso antiorario, facendoci sorridere mentre pensiamo a quanto sia cresciuto quel ragazzotto che a fine anni ’80 impazzava nelle radio con in testa un cappellino storto e centomila pazze idee da coltivare. Con Mi Fido Di Te Lorenzo guarda al cielo e mi ritrovo con quel magone in gola che non sai se tenere lì o lasciare esplodere. La sua emozione è la nostra. Lorenzo riesce a parlare ai cuori, ne è consapevole ma non ne approfitta mai. Ci saluta mentre la canzone si conclude e torna con un cambio d’abito per regalarci Gente della Notte e Piove, mentre il cielo di Milano decide di regalargli una leggera pioggerellina, quasi fosse un effetto scenico voluto e previsto. Come faccia il Jova a mettere d’accordo l’intero universo non è dato sapere.

Si torna al presente con Tutto L’Amore Che Ho, La Notte dei Desideri e Ti Porto Via Con Me che tutto lo stadio balla senza pensare al domani, perché in fondo abbiamo sempre la speranza di poter ribaltare il mondo, un-giorno-chissà. Lorenzo ci racconta un piccolo aneddoto di lui bambino, di quando in famiglia si comprava La Settimana Enigmistica e lui tralasciava le parole crociate, i rebus e gli indovinelli per l’unica cosa che gli interessasse davvero: unire i puntini. Dall’1 al 30 per formare un’astronave, una giraffa, un uomo con la tavola da surf. E quando scopre Internet ascolta il discorso di Steve Jobs fatto alla Standford University (“The first story is about connecting the dots..“) e pensa che pensarla come lui sia un pensiero fantastico. Nella vita però può capitare che qualche puntino resti fuori, che non sia possibile collegarli tutti con precisione, facendo sempre quadrare tutto, facendo in modo che tutto sia perfetto. E allora Lorenzo ci confida che un po’ gli dispiace per quel 49 che rimane fuori, per quel 16 che si è perso per strada. Ma che, nonostante tutto, siamo qui e questo è ciò che importa. Ce lo ricorda intonando Ora, una poesia che ha la capacità di far riflettere, sorridere e piangere in soli 4 minuti.

Jovanotti

@IZ2SWM

E poi in ogni concerto arriva “quel momento”, quella canzone che ti muove qualche strana corda che non sai spiegare, che non sei in grado di comprendere totalmente, quella canzone che senti tua e basta. Il mio momento arriva con Le Tasche Piene di Sassi, che ogni volta che l’ascolto qualche lacrima scende e mi coccola e io semplicemente non so spiegare perché. Con gli occhi appannati riesco a godermi anche Terra Degli Uomini, un altro di quei tesori preziosi che brillano di luce propria. Ci si asciuga le guance tornando a ballare con Tanto, Io Danzo, Muoviti Muoviti e Una Tribù Che Balla dove uno-cento-mille Jovanotti si muovono a ritmo sul grande schermo, come a voler simulare tutti noi che siamo lì per spazzar via dalle spalle qualche pensiero di troppo, di quelli che fanno una gran polvere.

Con il blocco Bella, Raggio Di Sole, Baciami Ancora e A Te si canta a memoria e ci si sente più leggeri, mentre Lorenzo manda un saluto alla moglie e alla figlia presenti in sala. In dirittura di arrivo, il viaggio prosegue con Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang e la bomba ad orologeria: L’Ombelico del Mondo che vede Lorenzo al centro del palco (a forma di piovra, che circonda tutto il prato di San Siro) dare inizio alle danze con un grande tamburo colorato. Come abbia fatto questo pezzo a non stancarmi mai – correva l’anno 1995, non riesco proprio a spiegarmelo.

È con Ragazzo Fortunato e Penso Positivo che il concerto si conclude, fermo lì in un punto lontano, ancorato al passato, quasi a volerci dimostrare una volta per tutte che lui è sempre il Peter Pan di allora. Perché per conservare dentro l’anima tutta quell’energia, tutta quella creatività, il segreto è uno solo: bisogna sempre restare un po’ bambini. Perché è la vita che ci fotte, sono le responsabilità, gli impegni. Bisogna maturare ma restare sempre un po’ lì, come in un limbo da cui non puoi uscire perché qualcuno, chissà chi, ha buttato via la chiave.

Jovanotti

@ignaziodilauro

La pioggia alla fine non ha avuto la meglio e anche se l’avesse avuta l’avremmo benedetta. Perché ci sono quei momenti in cui il chissenefrega vince su tutto, quei momenti in cui vuoi goderti l’istante e svuotare la mente. Quei momenti in cui sei felice di esserci e sia come sia.

Perché come la poesia di Charles Bukowski pubblicata da Lorenzo qualche giorno fa sulla sua pagina Facebook: “Non puoi sconfiggere la morte, ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.

Ora lo so..

Se l’arcobaleno potesse prender vita, finirebbe per chiamarsi Jovanotti.

Jovanotti

@fantasie84

SCALETTA:

Ciao Mamma
Megamix
Mix
Gimme Five
Non M’Annoio
Tensione Evolutiva
Safari
Mezzogiorno
La Mia Moto
Serenata Rap
Questa è la Mia Casa
Mi Fido Di Te
Gente della Notte
Piove
Tutto L’Amore Che Ho
La Notte dei Desideri
Ti Porto Via Con Me
Ora
Le Tasche Piene di Sassi
Terra degli Uomini
Tanto
Io Danzo
Muoviti Muoviti
Una Tribù che Balla
Bella
Raggio di Sole
Baciami Ancora
A Te
Il Più Grande Spettacolo Dopo il Big Bang
L’Ombelico del Mondo
Ragazzo Fortunato
Penso Positivo

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