Asaf Avidan: l’uomo che canta con la voce del mondo [RECENSIONE CONCERTO]

Asaf Avidan

40secondi.com

Se anche per la musica ci fossero le Olimpiadi, non avrei dubbi: come portabandiera ufficiale sceglierei Asaf Avidan. Io ve lo giuro: mai, davvero mai in vita mia ho sentito una voce come la sua. E non è solo questione di timbro, è questione di quanto.

Quanto c’è nella sua voce è quasi incalcolabile..

C’è fuoco, mare, vento.
C’è Israele, sua terra d’origine.
C’è il suo inglese perfetto, da personalità poliedrica ed internazionale.
Ci sono tante lacrime asciugate e altrettanti sorrisi mai spenti.
C’è il maschile e il femminile. Nella sua voce c’è il girotondo dei bambini.
Vetri rotti in gola che danno brividi sulla pelle.
Quel fulmine a ciel sereno, quella telefonata che non ti aspetti.
Quel rumore che, colpevole, ti sveglia nel cuore della notte.

Potrei andare avanti per ore ad ascoltare la sua voce e a raccontarvi cosa provo.

Cangiante, prima debole, poi forte. Assolutamente imprevedibile. Una voce vissuta.

A soli 33 anni Asaf Avidan ha la voce del saggio e del bambino, è la perfetta via di mezzo tra il tutto e il niente, tra il nero e il bianco.

La sua voce è magia e parla al mondo del mondo.

Come tanti ho imparato a conoscere la sua musica perché quella strana creatura alla radio, sulle note di One Day/Reckoning Song, mi incuriosiva. La magnifica performance a Sanremo ha poi confermato (e superato) le mie aspettative. Ero pronta a tutto.. eppure al concerto di martedì 23 aprile, all’Alcatraz di Milano, è riuscito a sorprendermi ancora una volta. E ho come l’impressione che, mettendolo alla prova, potrebbe riuscirci da qui all’infinito. Il regalo di compleanno che avevo deciso di regalare a mia madre. Un regalo che, quasi inaspettatamente e colpevolmente, è finito per diventare anche un po’ mio.

LIVE @ Alcatraz, Milano

LIVE @ Alcatraz, Milano

Ma Asaf non è solo voce. Asaf è anche chitarra. Asaf è anche musica. Rock, pop, folk meticolosamente mescolati in un genere a sé.

Il concerto, suddiviso in due parti, è iniziato col botto. Un tripudio di suoni, colori, atmosfere dai sapori orientali-ma-non-solo. Non ce n’è, Asaf Avidan non lo si può etichettare. Non lo si può nemmeno descrivere come si vorrebbe. Un marasma di sensazioni ed emozioni confuse, rarefatte, ovattate. Ti incanta, ti disincanta, ti meraviglia.

La seconda parte, più tranquilla, ha lasciato spazio ai pensieri più malinconici. Depressi direbbe lui, con un gran sorriso sulle labbra. Una pura, bellissima contraddizione questo Asaf. Talmente scanzonato e divertente che appena ricomincia a cantare sembra trasformarsi in qualcosa di mistico: improvvisamente non è più così accessibile e diretto. Ma ne rimango totalmente rapita, affascinata.

Una band di altrettanto degni musicisti che lui guarda con rispetto e ammirazione. Strumenti musicali ricercati (chi sa cos’è il güiro?) che non sempre trovano spazio sul palco di un tour. Ma qui è tutto il contrario di tutto. E allora non resta nient’altro che lasciarsi trascinare dalla corrente e godersi il momento. Perché di momenti così preziosi nella vita ce ne sono pochi. E quei pochi che arrivano bisogna saperli assaporare.

Prima forte, poi piano, in un’altalena che segue i dondolii della sua voce. Perché Asaf Avidan è l’instabilità delle nostre emozioni, dei nostri perché. È quel continuo oscillare che, nonostante tutto, ci fa sentire a casa.

Ascolta DIFFERENT PULSES su Spotify! 

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