A te donna, che sei un essere speciale..

Stop al femminicidio

#iocimettolafaccia

DONNA, quante sfumature si racchiudono in queste cinque lettere. Una parola che sembra derivare dal verbo donare, come l’amore incondizionato per i figli, come l’empatia e la sensibilità che ci contraddistinguono.

La lingua latina pare voler sottolineare il lato tuttofare di noi, da domina che significa signora. Dominiamo dall’alto dei nostri tacchi, riuscendo a conciliare tutto e a farlo bene. Poi c’è la lingua francese che con il suo femme ci ricorda il nostro lato più femminile, quello che ci fa sentire belle, desiderate. E poi la negazione, il contrasto, l’attacco, dall’inglese woman ovvero wolf man e dunque derivata. Un riferimento all’uomo, sempre e comunque. Questa è la donna, da sempre e per sempre. Una donna che dovrebbe ricordarsi di lottare ogni giorno e non solo l’8 marzo. Una donna che sorride, spostandosi i capelli dagli angoli della bocca. Una donna che respira, con gli addominali contratti dalle ansie quotidiane. Una donna che cerca il positivo, con il fuoco che le scorre nelle vene.

Ieri sera mi sono trovata sul palco a cantare e recitare insieme a tante meravigliose donne (e a uomini altrettanto meravigliosi). Un atto unico contro la violenza sulle donne. Una riflessione dovuta e sentita per contrastare chi non vuole ascoltare, chi fa finta che vada tutto bene, chi cela malfatti dietro frasi ben dette. Eravamo lì, su quel palco, per urlare la nostra rabbia, la sofferenza delle donne che oggi non ci sono più per colpa di uomini violenti e meschini.

Per dire basta al femminicidio.

UNA DONNA UCCISA OGNI 2 GIORNI E MEZZO.
PIÙ DI 120 DONNE UCCISE NEL 2012.

Dal marito, dal figlio, dall’ex compagno. Che non riescono a capacitarsi della fine del loro rapporto, che non sopportano più quell’inutile presenza femminile che si aggira per casa. Che pensano di poter decidere sulla vita di un altro essere umano. Che pensano di possedere una donna come si possiede una cravatta nel cassetto.

Su quel palco ho cantato con tutta me stessa, per me stessa, per loro. Per le donne vittime, in loro ricordo. Per gli uomini assassini, per gli uomini violentatori, per far arrivare loro il mio sdegno, il mio disprezzo e la mia incontenibile rabbia.

Perché sono donna e ogni graffio sulla pelle lo sento nel cuore. Perché non posso dimenticare. Perché non si possono voltare le spalle su una tragedia così immensa. Perché una tragedia così immensa le spalle te le schiaccia.

Donne, anime delicate, così forti eppure così fragili. Siamo la vita e c’è chi, dal basso della sua presunzione, si permette di togliercela.

Senza capire che così facendo provoca una perdita, un dolore, una ferita immensa anche alla Terra, alla Natura, alla Vita. Non per nulla declinate al femminile.

“Donna come l’acqua di mare
Chi si bagna vuole anche il sole
Chi la vuole per una notte
C’è chi invece la prende a botte
Donna come un mazzo di fiori
Quando è sola ti fanno fuori
Donna cosa succederà
Quando a casa non tornerà?”


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    • Valter, credo che, oltre ad essere fuori luogo, questo commento sia da contestualizzare. Le donne vengono uccise principalmente dai propri compagni o ex tali per motivi assolutamente assurdi quali gelosia o incapacita’ di accettare la fine di una relazione e con la presunzione di poter essere gli unici a decidere il finale, trattando le proprie compagne come si tratta qualcuno o meglio qualcosa che non ha la possibilita’ di poter scegliere. Gli uomini di cui tu parli vengono uccisi da altri uomini per altrettanto futili motivi. Forse non c’e’ da capire chi e’ la vittima ma chi e’ il carnefice ovvero, nella stragrande maggioranza dei casi, un uomo. Penso ci sia da ragionarci su.

      Inutile dire che non vale per tutti – fortunatamente conosco molti uomini che non torcerebbero un capello a una mosca e che prendono parte a questa e qualsiasi altra indignazione che vede la donna in perenne e costante minaccia.

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