Erykah Badu: cronaca di un concerto eclettico

facebook.com/erykahbadu

Stile, eleganza e impegno sociale: con queste tre parole si potrebbe descrivere il lavoro che c’è dietro ad Erykah Badu, dal 1997 a oggi. Sabato 7 luglio, nell’affascinante scenario di Villa Arconati, ne ha dato prova insieme ai suoi eccelsi musicisti in un meraviglioso concerto di 2 ore. Uno di quei concerti che ti riporta back in the days, agli albori dell’r&b vecchio stile, quello che meglio si amalgamava con il soul, il jazz, il blues e l’hip-hop. Una fusione di stili che oggi è difficile ritrovare nei lavori degli artisti degli anni duemila che preferiscono lasciar spazio a contaminazioni electrodance.

Mi sono sentita a casa tra quelle scelte musicali, mi sono sentita completamente a mio agio. Il groove fine anni ’90 che tanto mi piace si è nuovamente impossessato di me per farmi cantare, ballare, commuovere, pensare. E’ come se al giorno d’oggi avessimo perso l’anima insita, indivisibile della musica, leggera nella consistenza ma profonda nell’intento, per dar spazio a beat martellanti e superficiali. Mi mancavano le regine dell’old school ed Erykah me l’ha fatto notare senza essere invasiva. La sua carica si è dimostrata involontariamente contagiosa tanto che alla prima canzone la gente non ha resistito e si è accalcata sotto il palco, lasciando perdere le sedie accuratamente sistemate per accogliere il nostro peso. E’ stato come se, davanti a tutta quella forza, non avessimo più bisogno di sostegno, come se fossimo in grado di librarci da soli con il solo supporto della sua musica.

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Un tripudio di strumenti musicali era presente sul palco: chitarre, basso, batteria, percussioni, clarinetto, turntables e ben quattro voci ai cori. Erykah cantava e suonava per noi e tutto risuonava con lei. Da I Want You a On & On passando per le più famose Love of My Life (An Ode to Hip-Hop) e Window Seat, il concerto si è concluso con le nostre teste a tempo su Bag Lady.

Una performance impeccabile con una Erykah Badu al di sopra delle aspettative e la sua voce potente, il suo timbro inconfondibile, la sua energia disarmante: pane per i denti di chi vive la musica con introspezione, senza fermarsi in superficie. Una Erykah Badu eclettica, a tratti enigmatica, da cui mi è risultato impossibile togliere gli occhi di dosso. E anche se il paragone con dive quali Lauryn Hill, Sade, Mary J. Blige (e tante altre) è inevitabile che a volte scappi, Erykah sa vivere di vita propria. Come un rebus che inizialmente guardi con fare interrogativo per poi lasciar spazio alla curiosità di vederlo risolto. E mentre ti impegni a decifrarlo, ti rendi conto che la soluzione l’avevi davanti già dal principio. E allora sorridi, lasciandoti travolgere da quel finto ignoto e godendoti il mistero che ti riporta sulla via di casa.

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