Lenny Kravitz: from Valencia, with love

foto: Mathieu Bitton

Quando ti si presenta un’occasione in cui ti viene regalato un pernottamento al Sorolla Palace – uno splendido hotel 4 stelle superior con vista mozzafiato, una Valencia card da 72 h da utilizzare gratuitamente su qualsiasi mezzo pubblico e, soprattutto, il concerto di una delle più grandi rockstar mondiali, come cavolo fai a dire di no?

Il “regalino”, gentilmente offerto da Visita Valencia, era in realtà della mia amica Fulvia che, avendo visto il concorso sulla mia bacheca, ha ben pensato (e per questo la ringrazio) di scegliere me come sua accompagnatrice.

Partenza ore 7.05 di martedì mattina e ritorno ore 23.05 di mercoledì sera, in questo tour de force devo ammettere che ci ho sguazzato allegramente. Innanzitutto, ho avuto l’opportunità di visitare e conoscere una città in cui non ero mai stata prima. La conseguenza è stata che me ne sono perdutamente innamorata tanto da eleggerla a “mi ciudad española favorita“. A Valencia non manca nulla: c’è la tradizione del centro storico con le sue viettine strette e i palazzi d’epoca, c’è la modernità con la Ciudad de las Ciencias – un complesso architettonico che farebbe impallidire chiunque, c’è il divertimento con i locali che rimangono aperti fino a tardi e, last but not least, c’è il mare e le sue spiagge infinite di sabbia dorata!

Avere avuto la possibilità di vedere Lenny dal vivo ha poi aggiunto valore al valore. Ero già stata ad un suo concerto anni fa al Forum di Assago a Milano, unica volta in cui ero beatamente andata sola soletta ad esultare e cantare a squarciagola le sue canzoni (chi l’ha detto che il divertimento deve essere per forza condiviso con qualcuno?).

Questa volta però, dopo tapas e sangria, ci sono andata con Fulvia e con la marea di sensazioni positive che la città mi aveva regalato fino a quel momento. Ho scoperto che staccare la spina anche per così poco tempo può davvero giovare alla salute e a tutte le preoccupazioni che si affollano nella testa – non che poi scompaiano, ma almeno se ne vanno a dormire per un po’.

Dopo aver cenato, con molta calma – lo ammetto, e aver sbagliato metro, finendo in una sorta di campagna valenciana, siamo arrivate al Velódromo Lluis Puig (quasi) in perfetto orario, nel perfetto istante in cui dalla quiete dell’attesa si passava all’adrenalina da concerto.

Amigas @ Lluis Puig, Valencia

Lenny? Impareggiabile come sempre. Le domande che ti poni davanti a cotanta perfezione sono 1. Come fa ad avere gli anni che ha (nonché uno sguardo che miete da anni milioni di vittime)? 2. Come fa ad avere una figlia della mia età? 3. Come fa ad essere così impeccabile vocalmente e musicalmente?

Credo di essermi innamorata almeno 100 volte nell’arco di due ore, di aver sospirato e bisbigliato “mamma mia” ogni minuto e di averlo stimato profondamente per la qualità della sua musica, della sua voce e dell’energia che riesce a trasmettere: un’energia contagiosa, mai forzata, a volte quasi spirituale.

Lenny Kravitz @ Lluis Puig, Valencia

Inutile negare quali siano stati i momenti clou della serata. Su American Woman aggressività e sensualità sono andate di pari passo e, nonostante al primo ritornello si siano erroneamente spente le luci sul palco, Lenny ha portato avanti la canzone fino alla fine in maniera egregia e professionale. Peccato che poi di canzoni senza luce ne abbia dovute fare almeno quattro e a quel punto come non concedergli un “We don’t need no motherfucking lights! All we need is you!“? Quando arriva il momento di Stand By My Woman – una delle sue perle più preziose a mio parere, il sentimento è talmente grande che, sfortunatamente, ci accorgiamo di una coppia accanto a noi che per tutta la durata del concerto, eccezion fatta per un paio di canzoni, se ne starà avvinghiata a palparsi e a copulare. Ma con Fly Away il fenomeno besitos si ridimensiona e la gente canta, urla, si sfoga a ritmo di chitarra elettrica, basso e batteria per poi passare al momento più intimista: Black and White America con una serie di diapositive dedicate alla sua famiglia e ai ricordi di quand’era piccino e I Belong to You in cui si siede a bordo palco per dedicarci una meravigliosa versione acustica che mi lascia completamente senza parole.

Due ore trascorrono veloci quando ciò che vedi e ascolti è qualcosa di infinitamente bello. E così arriva il momento della chiusura, che vede protagonista una di quelle canzoni che, negli attimi di sconforto, ti fa venir voglia di ricominciare a sorridere. E ad amare. La canzone in questione è Let Love Rule che, per l’occasione, dura una ventina di minuti. Nonostante i problemi di luce, un’acustica non proprio ottima e meno gente rispetto a quanta il velodromo potesse ospitarne, il fatto di vederlo scendere in mezzo alla folla entusiasta e passeggiare lungo tutto il perimetro cantando insieme a noi e chiedendo se ci stessimo divertendo fa di lui un artista umile e professionale, un artista che dà emozioni per riceverne e riceve emozioni per continuare a darne. Incondizionatamente.

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Ricordi valenciani – Top 10

✔ La Ciudad de las Artes y Ciencias e lo spettacolo al delfinario
✔ Anziani senzatetto che ti chiedono il gelato tirando fuori la lingua
✔ Sbagliare in continuazione mezzi pubblici e pretendere che le porte si aprino da sole
✔ La vista dalla camera del Sorolla Palace con piscina e idromassaggio annessi
✔ La cheesecake ai frutti di bosco di Starbucks e la (ma-anche-no) prova costume
✔  I Belong to You in versione acustica e gli spagnoli che con tutta la flemma del mondo urlano “Leeeeny Leeeeny”
✔  Scendere a Burjassot e trovarsi in una pseudo campagna valenciana
✔ Lo snack pack della Ryan Air (lo dico per voi, non provatelo nemmeno se siete a digiuno da due giorni)
✔ I programmi tragicomici di Tele Cinco
✔ Il potere e il brivido che solo una Valencia Card da 72 h può farti provare

Hasta luego Valencia!

Centro storico

Las Arenas

La Ciudad de las Artes y de las Ciencias

Sorolla Palace

  1. Pingback: The Music Portrait spegne una candelina! | The Music Portrait

  2. Pingback: Lenny Kravitz a Milano: “It’s All About Love” [RECENSIONE] | THE MUSIC PORTRAIT

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