Lenny Kravitz a Milano: “It’s All About Love” [RECENSIONE]

Foto: Debora Corti • Instagram: @deboracorti

Foto: Debora Corti • Instagram: @deboracorti

Per una volta lasciatemi fare la blogger con le ovaie: ieri sera al Mediolanum Forum di Assago era alquanto impossibile stabilire la quantità di feromoni sprigionati nell’aria nell’esatto momento in cui Lenny Kravitz si è palesato sul palco.

Che poi, “per una volta” mica tanto: questo era il mio-suo terzo concerto e il mio primo commento a riguardo è sempre stato questo. Come prima cosa, ovvio. Perché poi giustamente c’è dell’altro. Molto altro.

Però ecco, se penso a Lenny Kravitz, se ascolto Lenny Kravitz, se guardo Lenny Kravitz il pensiero casualmente va sempre lì, non c’è niente da fare. Sarà che lui sta all’aggettivo sexy come la combo Ciobar + coperta sta alle piovose serate invernali. (Esiste ancora la Ciobar?) – E poi mica è solo colpa mia: anche lui ci stuzzica in continuazione. Una cosa a caso? La cover di Sex, singolo del nuovo album Strut.

Lenny Kravitz

Foto/Instagram: @martipavan

Ok la smetto. Però prima di dirvi le mie impressioni sul concerto, vorrei soffermarmi sul mio ingresso alquanto plateale: 1) io e la mia BFF Irene siamo partite 2 ore prima da casa per paura del traffico (causa pioggia e ora di punta) e nonostante tutto siamo arrivate a metà della prima canzone 2) a causa della calca che si era creata tra le file dell’anello C qualche beata anima ha ben pensato di inondarmi con una bottiglietta d’acqua.

Perché? Perché per un millisecondo stavo coprendo la visuale. Capito? Ai concerti di Lenny Kravitz la gente è “generosa” e ti offre pure l’acqua naturale.

In faccia però.

Lenny Kravitz

Foto: Fiammetta Gianfrate • Instagram: @fiammetta_g

Insomma, va bene comunque. Anche perché, dopo esserci perse l’ingresso e metà The Chamber, la rabbia l’ho smaltita subito a suon di Dirty White Boots e American Woman che, tanto per cambiare, è sempre sexyssima come poche. A proposito, sapete tutti vero che è una cover e che il pezzo originale è dei Guess Who che di sexy hanno solo la chitarra?

Il concerto dura 2 ore e mezza e regala emozioni a non finire anche grazie ai suoi musicisti eccelsi: impossibile non citare i fiati (tra cui Trombone Shorty che a quanto pare ha anche fatto da supporter scaldando il pubblico in attesa di Lenny), la batterista Cindy Blackman e l’impareggiabile Craig Ross che con i suoi assoli sa far cantare / urlare / verbo-a-caso la chitarra come non mai.

Tanti i pezzoni della serata: dalle nuovissime Strut e New York City alle meno recenti It Ain’t Over Til It’s Over, Dancin’ Til Dawn, Sister e la bellissima Circus, scritta dal cugino Gerry DeVeaux che era presente tra il pubblico in sala.

Foto/Instagram: @nellyj89

Foto: Antonella Grillo • Instagram: @nellyj89

Arriva poi il momento di Dig In, Always On the Run, la famosissima I Belong To You e la lunghissima (ma mai noiosa) Let Love Rule che nei live dura sempre una buona ventina di minuti. Peccato che a sto giro non sia sceso tra il pubblico come aveva invece fatto nella data di Valencia a cui avevo partecipato nel 2011.

Prima di cantarla Lenny ci fa riflettere sui tristi fatti del giorno: la dedica va ai bambini uccisi durante un attentato terroristico in una scuola della Nigeria. Assurdo, soprattutto quando ci ricordiamo che siamo nel 2014.

La riflessione si fa più ampia quando ci sprona a non dar peso ai politici, ai media, alla società ma solo a ciò che ognuno di noi ha dentro di sé: quello, dice Lenny, nessuno ve lo può togliere, nessuno può controllarlo. It’s all about love. 

Lenny Kravitz

Foto: Ambroise Colombo

Il gran finale? L’accoppiata Fly Away + Are You Gonna Go My Way.

Che dire, il ragazzo (mi rifiuto di togliergli questo appellativo nonostante i suoi 50 anni) ha sempre le carte in regola e un estremo rispetto nei confronti dei suoi fan. La data italiana e poche altre che l’hanno preceduta arrivavano infatti dopo 9 giorni di completo silenzio: sui social ufficiali erano trapelate notizie di un’infezione virale che ha costretto Lenny a cancellare le date dell’Est Europa.

Ha voluto farci sapere tutto il suo rammarico, probabilmente anche la sua rabbia nei confronti di questa situazione – perché tutto quello che ho lo devo a voi e non è giusto che non sia al 100%. Vi prometto che la prossima volta sarò in piena forma.. nel frattempo stasera canto con il cuore.

Lenny Kravitz

Foto: Roberta Gotadoro

Non serviva che si giustificasse perché, a parte qualche nota calante e qualche secondo di voce spezzata, Lenny è stato ineccepibile. Più che altro io mi concentrerei a far sì che la carica che ha e che dà sia ancora più a fuoco. Tutte le volte che sono andata a vederlo è stato grandioso, credibile, prorompente ma a mio modesto parere manca sempre quel non-so-che che potrebbe far sì che il concerto sia davvero perfetto. Sarà la scenografia sempre scarna (anche se giustamente lui non ha bisogno di fuochi d’artificio per far capire che ci sa fare), sarà il divario che c’è sempre tra la partenza e la fine del concerto (l’energia iniziale è decisamente inferiore a quella finale).

Ma alla fine a Lenny gli perdoni qualsiasi cosa, pure la mezza caduta sul palco quando su una delle ultime canzoni proprio non ce la faceva più. Un po’ meno la mancanza in scaletta dei miei pezzi preferiti: Stand By My Woman, If You Can’t Say No, Believe In Me e l’irrinunciabile Again ma mi passerà :)

Lenny Kravitz

Foto: Veronica Camici • Instagram: @nika89

E allora riposati Lenny che al prossimo giro ti vogliamo più che perfetto. Non perché siamo fan esigenti ma perché ne sei capace e hai stoffa da vendere.

E sinceramente a noi poco importa se è glitterata e metrosexual.

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Il Cile – In Cile Veritas: “Amo chi si rifugia nella mia musica” [INTERVISTA + RECENSIONE]

Il Cile - In Cile Veritas

Mi ha fatto innamorare della sua musica un paio d’anni fa quando incuriosita ho usato Shazam per scoprire a chi appartenessero le parole di Cemento Armato. Di lì a poco quelle parole avrebbero creato, a loro insaputa, uno di quegli inni generazionali che canti con il magone in gola, che parlano di rabbia ma non di resa. Con YouTube sono riuscita ad attribuire un volto a quella voce che sapeva di ruggine e miele al tempo stesso. iTunes mi ha dato la conferma del suo potenziale quando ho acquistato Siamo Morti a Vent’Anni, in formato digitale.

C’è stato poi il live all’Alcatraz, l’apertura del tour di Jovanotti a San Siro e il concerto al Carroponte che non hanno fatto altro che ribadire il concetto: Il Cile, all’anagrafe Lorenzo Cilembrini, è uno dei cantautori più promettenti e innovativi della scena musicale italiana. Versi affilati come lame, rime ABAB che vengono annientate da più imprevedibili assonanze e consonanze. Non si sa come ma in questi due anni è anche riuscito a trovare il tempo per scrivere il suo primo libro – Ho Smesso Tutto: un’altra perla preziosa. Sbalordire è il suo mestiere e lo sa fare bene.

Ciloski rock 'n roll @ La Feltrinelli, Milano

Perché Lorenzo io ce lo vedo sui banchi di scuola, non ad insegnare ma a distribuire manuali di sopravvivenza per i dopoguerra di vita e di amore. Ascoltando i suoi versi impari i trucchi per leccarti le ferite, ottimizzi i cerotti rimasti da mettere sulle ginocchia sbucciate, impari a convivere con il freddo del pavimento trovando la giusta angolazione per darti la spinta e rialzarti ancora una volta.

Le aspettative per questa seconda fatica musicale erano altissime. Con il primo singolo non è riuscito a conquistarmi ma ha saputo farsi perdonare con il secondo. L’ascolto dell’album ha fatto dimenticare i dubbi iniziali, come quando litighi alle 2 di notte e poi, dormendoci sopra, la mattina non ricordi nemmeno i motivi.

Qualche giorno prima che uscisse In Cile Veritas (che lui definisce un brindisi alla vita, a volte per sorridere altre per dimenticare), l’ho intervistato. Si è parlato di adrenalina da palco, di ispirazioni musicali e della grandezza delle piccole cose.

INTERVISTA

▨ 5 minuti prima di.. San Siro, Sanremo, un nuovo album in uscita: le farfalle nello stomaco cambiano in base all’esperienza che stai per vivere o sono sempre le stesse?

Sale sempre una strana inquietudine mista ad una strana voglia di vivere. In queste occasioni mentre canto piango ma lo nascondo bene. Perché sono lacrime di felicità.

▨ La ricerca di espressioni mai banali o scontate nei tuoi brani è frutto di notti insonni alla ricerca della parola perfetta o avviene tutto fluidamente senza troppe matite spezzate?

È connaturato a ciò che sono. Adoro l’italiano.. Non perdona errori ma è meravigliosamente complesso. Ci nuoto dentro dalle elementari.

▨ Qual è stato il tuo percorso musicale? E come hai nutrito il tuo particolarissimo timbro vocale?

La musica mi possiede. Fin dall’infanzia mi ha regalato evasioni meravigliose. Il timbro è nato studiando il canto ma a 20 anni mi dissero che non sapevo cantare. Mi sono rifatto.

▨ The Music Portrait parla di emozioni, sensazioni e sfumature connesse alla musica. Ti è mai capitato di associare colori alle canzoni che ascolti?

Per me la musica o è bianca o è nera.

▨ Back in the days: nella preziosa e bellissima Il Mio Incantesimo dici: E come un uomo elefante io mi emoziono per niente. In cosa ritrovi quel potere travolgente in grado di farti emozionare?

Io mi emoziono davanti all’amore e alle persone che amano. Tutto qui. 

▨ “Il Cile fa musica incazzata”, “Il Cile non sorride mai”, “Il Cile? Ma che nome è?” Quale tra queste espressioni è ormai diventata la più prevedibile?

“Il Cile non sorride mai” perché in realtà c’è poco da ridere. Io amo Johnny Cash che spiegò chiaramente che in quello che scriveva c’era molto poco da ridere. Per me la musica è la cartina tornasole dei miei tormenti. Non voglio compassione, voglio solo sfogarmi.

▨ Per il secondo singolo Sapevi Di Me hai chiesto la collaborazione dei tuoi fan per la realizzazione del video musicale: che rapporto hai con chi ti segue?

Quando ho visto il montaggio del video ho pianto. Quando ho visto l’album al 9° posto su iTunes in pre-order ho pianto. Io vivo per chi mi segue. Sono complesso ma amo chi si rifugia nella mia musica.


Su In Cile Veritas Lorenzo dirà la sua, proponendo inoltre alcuni brani in acustico, negli appuntamenti InStore che si terranno in molte delle Feltrinelli sparse per l’Italia. Nel frattempo vi propongo la mia recensione di pancia, da primo ascolto. Date un’occhiata giusto per non farvi trovare impreparati ;)

RECENSIONE
In Cile Veritas su iTunes!

Il Cile - In Cile Veritas


1. SAPEVI DI ME | ▻▻ Lyric Video
★★★★

Inizio col botto. Un continuo crescendo di espressioni da decifrare, di strofe alternate a ritornelli alternati a bridge, in una dinamica che mescola tutto e ti lascia, sfinita ma leggera, a fare i conti con te stessa. Il singolo che commuove anche i sordi.

♡ Sa di: spiagge insolitamente vuote, ritorni in macchina che sembrano più corti delle andate, singhiozzi nascosti per troppo tempo.
Dice: La vita ti asciuga le lacrime a volte togliendoti gli occhi.


2. ASCOLTANDO I TUOI PASSI
★★★★★ cum laude

Il Cile è un pazzo, un folle. Ho schiacciato play 7 minuti e 53 secondi fa e mi ritrovo già in una valle di lacrime. Questa canzone è una vera e propria pugnalata allo stomaco, così bella che fa star male. Ha la musicalità tipica di una canzone dei Coldplay ed è piena zuppa di quella sensibilità tipica di Lorenzo. Se non mi fa un altro scherzo di questi entro la fine dell’album qui lo dico e qui non lo nego: Ascoltando I Tuoi Passi è la canzone più bella che Lorenzo Cilembrini abbia mai scritto nonché una delle canzoni più belle degli ultimi anni. Sto tremando. Ho bisogno di una pausa. Vado a cercare un defibrillatore.

♡ Sa di: luci intermittenti riflesse sulla pelle e quel dolce senso di claustrofobia che ti provocano le gallerie in autostrada.
Dice: Il locale era pieno, posseduto dal fumo, io cantavo canzoni che non ricorda nessuno, mi fissavi negli occhi e mi ruppi come un bicchiere.


3. LIBERI DI VIVERE
★★★

Se questa canzone fosse un cocktail sarebbe una Caipiroska: alcol camuffato in quintalate di zucchero per farti indorare la pillola e far finta che vada tutto bene. Liberi Di Vivere è il fratello buono di Cemento Armato, quello che in faccia gli si rivolta contro ma poi elogia il fratello quando non c’è. La canzone che canteresti in una torrida notte d’estate, in riva alla spiaggia, poco prima di What’s Up. Quando Il Cile picchia duro su quel liberi a metà ritornello capisco che il ragazzo ha un’estensione mica da ridere.

♡ Sa di: falò e accettazione.
Dice: Di amici ne ho pochi ma tutti cattivi.


4. L’AMORE E’ UN SUICIDIO
★★★

Immaginatevi i Beatles spaccare chitarre come fossero i Rolling Stones. Aggiungeteci il capello spettinato – non è dato sapere se sia volontariamente spettinato o semplicemente il risultato di notti passate a rigirarsi sul cuscino. Ad ogni modo, questo è il mood della canzone che stravolge tutte le aspettative: dal titolo mi aspettavo un altro lento massacrante e invece fa quasi venir voglia di pogare. La prima uptempo dell’album ha tutte le componenti dei piatti forti di Lorenzo: dissacrazione dell’amore (quello finito perché quello attuale è troppo noioso) e ottimo arrangiamento musicale. Mi fa venir voglia di indossare le Dr. Martens. Solo quelle.

♡ Sa di: smalto sbeccato e Jack Daniels.
Dice: Principi e principesse azzurri ma carbonizzati, vittime della fiaba del c’eravamo tanto amati.


5. PARLANO DI TE
★★

Ci sono quei 5 secondi, quando ci alziamo al mattino, dove la mente non pensa, dove tutto sembra fatto di ovatta e non ci sono pensieri negativi che possono infestare la nostra anima: è il limbo tra i sogni e la realtà che, per colpa nostra, ci mette poco a riportarci con i piedi sul pavimento e nelle scarpe. Se la nostra vita avesse una colonna sonora che parte in automatico, in quel momento, dopo quei magici 5 secondi, partirebbe Parlano Di Te. Lei ti ha lasciato, tu hai fatto finta di niente ma ogni cosa che il tuo sguardo incontra ha il suo sapore. Anche quelle più stupide per cui i tuoi amici ti prenderebbero per il culo. Ogni persona che incontri ha qualcosa di lei, ogni tua abitudine sembra follia se fatta senza averla al tuo fianco. Quasi al pari di Ascoltando I Tuoi Passi, potrebbe esserne il seguito che rende giustizia. Riprendo il defibrillatore che ho lasciato sotto il tavolo.

 Sa di: secondi mazzi di chiavi abbandonati sul comodino.
Dice: Parlano di te tutti i miei piatti da lavare, parlano di te i vecchi film alla televisione che guardavamo isolati da tutto perché il tutto non ci ha mai voluto bene.


6. BARON SAMEDI
★★

Ce l’aveva fatta ascoltare durante i concerti del suo primo tour, come fosse una bonus track, come una di quelle canzoni che gli sarebbe tanto piaciuto inserire in Siamo Morti a Vent’Anni, sua prima fatica. Loop nostalgia dei live assicurato.

♡ Sa di: quella complessità immortale ed enigmatica tipica delle donne.
Dice: Sei la biologa che ridà la vita alle mie delusioni che trasmettono malinconie alle mie canzoni.


7. SOLE CUORE ALTA GRADAZIONE ▻▻ Video
★★½

Lui lo sa: Sole Cuore Alta Gradazione non mi ha entusiasmata e per questo sono stata ribattezzata Torquemada. Ma in fin dei conti è l’eccezione che conferma la regola e, arrivata alla settima traccia dell’album, direi che sono pronta a perdonargli questo (anti) tormentone che come scopo ha quello di dissacrare tutti i tormentoni della storia. L’idea è fighissima, il testo niente da dire, la melodia pre-ritornello in realtà è bellissima. Quello che non riesco a fare mio è l’intro oratoriale e la scontatezza del ritornello. Il video, divertentissimo e con una bellissima luce che risalta al meglio i colori de Il Cile, aiuta comunque un sacco.

Sa di: Tre Parole e Aserejé affogate in kili di Mentos e litri di Coca Cola.
Dice: C’è un cimitero di lattine indiane sul comodino di una strega abbronzata.


8. MARYJANE
★★½

Sono affezionata a Maryjane. Lorenzo l’aveva condivisa tempo fa su Facebook: in braccio la chitarra e la sua camera in bianco e nero a fare da sfondo. Se avessi il potere di decidere la scaletta dei suoi concerti la metterei tra le ultime tre canzoni. Perché Maryjane ha quella atmosfera da arrivederci in agrodolce.

Sa di: colpi di testa e fumata bianca.
Dice: Chissà con chi passi adesso le notti, se ami ancora per non essere amata, ignorando ogni tua ferita.


9. VORREI CHIEDERTI
★★

Ci sono occhi che non riusciamo a scordare, occhi che quando chiudiamo i nostri sono ancora lì a fissarci impavidi, consapevoli del loro effetto. Il respiro manca ma le gambe cominciano a tremare quando quegli occhi abbandonano i nostri abbassando lo sguardo, forse per un po’, forse per sempre. Quella persona diventa così assurdamente importante che riesce a tenerci in vita anche con la sua assenza, anche solo con i suoi silenzi. Vorrei Chiederti è la canzone dell’amore che poteva essere ma che, per errore o per destino, non è (più) stato. Un’occasione perduta. Il sipario che cala perché non riesci più a continuare. L’amico che ti incoraggia a lottare. Show must go on scritto sui muri e sul cuore. Rabbia, frustrazione, malinconia: qui più che le parole è la voce di Lorenzo a parlare. Inconsciamente più sporca del solito, ci arriva tutto il suo Io.

Sa di: afa e gelo e tutte le altre perfette contraddizioni di Milano.
Dice: Io che ringrazio Dio soltanto perché è riuscito a fare dei tuoi occhi un secondo paradiso.


10. UN’ALTRA AURORA
★★

La canzone che abbraccia e che vuole essere abbracciata. Un abbraccio protettivo, di quelli infiniti che ti fanno pensare che il mondo non è poi così male. Un’Altra Aurora è la canzone del presente che funziona.

Sa di: riconoscenza e riconoscimento.
Dice: Io che ti ho vista ricucire tutte le mie vene, io che di notte uccido i sogni se non stiamo insieme.


11. LIBERI DI VIVERE (Alternative Version)
★★

Bonus track regalata a chi ha deciso di pre-ordinare l’album su iTunes. Atmosfera rarefatta di quelle che piacciono a me, di quelle che la batteria entra dopo il primo minuto e a te dopo il primo battito è già venuta la pelle d’oca. Devo ancora decidere se mi piace di più questa o la versione con chitarra. Mi prenderò ancora qualche istante per decidere e per processare questo trip(udio) di emozioni.

Sa di: velluto, sbagli e gran finale.
Dice: Questa gioventù non ha mai smesso di bruciare, coi suoi rimorsi, i suoi conti da pagare, ma siamo liberi di vivere anche senza le istruzioni.


Il Cile - In Cile Veritas

L’album è giunto alla fine. Stranamente non ho quel pensiero da avrei voluto un paio di brani in più. Qui c’è tanto da metabolizzare. Mi sento sazia come ad una cena di Natale, in bilico tra il sentirmi scoppiare e l’essere grata per questo momento speciale.

Lorenzo è fortunatamente il Lorenzo di due anni fa, ha solo più tastiere e meno chitarre, ha solo scritto di più trovando ogni volta testi alternativi per i suoi ritornelli che non sono mai uguali ma ogni volta caramelle diverse da scartare. Perché sono tante le cose da dire e dirle in 4 minuti è sempre un’impresa.

Ho ascoltato Siamo Morti a Vent’Anni su una spiaggia siciliana e In Cile Veritas in una biblioteca milanese colma di studenti universitari a cui avrei voluto urlare di mollare tutto perché la vita, quella vera, non la si studia coi libri ma con le canzoni. Entrambi gli album sono arrivati a fine estate, come una scottatura che inizialmente ti dà noia ma diventa poi parte di te perché ti scuce la pelle ma poi te la rigenera.

E a dirla tutta, comincio a pensare che questa storia di fine estate non sia una semplice coincidenza. Comincio a pensare che la musica de Il Cile sia l’antidoto, la cura. E poco importa se il regalo da scartare arrivi i primi di settembre anziché gli ultimi di dicembre. Si tratta sempre e comunque di nuovi inizi, nuove porte che sbatteremo e nuove promesse che puntualmente infrangeremo.

In Cile Veritas non fa miracoli né aiuta a prevenire: è la crema doposole che dà sollievo alla pelle scottata, è la crema cicatrizzante che a distanza di tempo ci fa sfiorare le nostre ferite con quel sorriso in volto, tipico di tutti quelli che hanno imparato a rendere più sopportabili sbagli, sbadigli e paure.

Dedicato agli amanti dell’R&B vecchio stile: Joe LIVE @ Melkweg, Amsterdam [RECENSIONE]

stupiddopecom

Lo so che mi capite. Sì, dico a voi amanti dell’R&B vecchio stile. So che leggendo questa recensione potrete comprendere tutto il mio entusiasmo, la mia gioia infinita, quel groviglio di sensazioni positive nello stomaco. Un po’ come quando passano alla radio il vostro pezzo preferito mentre guidate con il finestrino abbassato e il vento tra i capelli. Un po’ come quando uscite la sera senza avere nessuna aspettativa e vi ritrovate tra le mani i ricordi della serata più grandiosa della vostra vita. O quando incontrate la persona che vi fa battere il cuore, quando ricevete una telefonata inaspettata o partite per un lungo viaggio. Insomma.. la Felicità (con la F maiuscola), quella della serendipity e delle piccole cose.

Ecco, è così che mi sento quando ascolto il Rhythm & Blues, quello di fine anni ’90 inizio anni zero-zero. Quei beat sincopati dove ogni basso, ogni cassa è un colpo al cuore, dove i ti-prego-torna e i non-vivo-senza-te sono assicurati e il sesso è sensuale e mai volgare.

Insomma, mettetemi un beat di quel genere a tutto volume e parto per mondi lontani e inesplorati. Da Bobby Valentino a Brian McKnight, passando per Maxwell, Jamie Foxx e Tyrese fino ad arrivare ad Aaliyah, Donell Jones e Ginuwine. Ecco, mescolando per bene, tra gli altri, trovate anche lui: JOE. No, nessun Satriani, nessun Cocker. Semplicemente Joe. O Joe Thomas, se proprio insistete. Un nome pulito, come la sua voce. Qualcosa di avvolgente, una coccola per l’anima che dà il meglio di sé sulle note alte, quando quel graffio gentile esce dal suo nascondiglio e provoca brividi tra collo e schiena.

urbanbackdropcom

Un vero gentleman, elegante ma anche provocante, quel poco che basta per accendere i pensieri proibiti delle donzelle presenti in sala. Al Melkweg (tradotto: Via Lattea), mitica venue per serate e concerti in quel di Amsterdam, martedì sera maggior parte del pubblico era femminile, ma sono comunque rimasta piacevolmente colpita dalla presenza di numerosi maschietti trenta-quarantenni. Già me li vedo, lì a rimpiangere i “vecchi” tempi in cui per prendere il numero di telefono della ragazza in questione cercavano in tasca un foglietto di carta e al bar più vicino una penna che scrivesse. E una volta tornati a casa provavano a chiamare con, in sottofondo, la canzone R&B del momento sperando fortemente che non rispondesse la madre.

E’ con Where You At, probabilmente la mia traccia preferita, che le luci si spengono e Joe fa il suo ingresso sul palco. Pubblico in visibilio, urla a non finire che nemmeno i peggiori film dell’orrore. Se non ci credete aspettate di dare un’occhiata al video che trovate a fine recensione. Nemmeno il tempo di pensare che ci si ritrova immersi in un’altra, bellissima canzone: If I Was Your Man. E da lì inizia un vero e proprio “calvario” con Joe che lancia asciugamani alla folla e accenna qualche passo di danza. Uno di quegli artisti che quando racconti il concerto ai tuoi amici non puoi far altro che dire: “Ti giuro, sembrava di ascoltare il CD“. Mai una nota fuori posto, mai un minimo errore. E no, non era in playback se non per qualche coro qua e là. Anche se, diciamo la verità caro Joe, una live band avrebbe completato il quadro.

Si spazia tra passato remoto e passato recente per scovare qualche bella perla tra cui le grandiose Stutter, Don’t Wanna Be a Player e Ride Wit Me. Sì, quella Ride Wit Me (no, l’acca non c’è) su cui abbiamo passato ore nei club a dondolarci sopra. Standing ovation su All The Things (Your Man Won’t Do) e la recentissima I’d Rather Have a Love. Da fine anni ’90 con I Wanna Know, dolcissima ballad, si passa ai primi anni 2000 con Let’s Stay Home Tonight per concludere con il bis di If I Was Your Man e la promessa che tornerà presto con una band dal vivo (ah ecco).

Note negative? La durata. Un’ora è troppo poco: il pubblico si è appena scaldato che tac.. finisce la magia. Insomma Joe, con 10 album alle spalle vuol dire sì e no una canzone ad album e, se proprio vogliamo dircelo, di canzoni belle e famose, come asso nella manica, ne hai almeno una ventina. Piacevole sorpresa? La parentesi acustica che l’ha visto imbracciare una chitarra e cantare un medley dei pezzi più famosi in maniera praticamente impeccabile. Prova che oltre ad essere cantante e autore è anche un eccellente musicista.

Non ci giriamo attorno: il ragazzo ne sa ed è in giro dal 1993, anno di pubblicazione di Everything, suo primo album. E sa come far breccia nel cuore degli innamorati senza troppi sforzi. E parlo degli innamorati dell’amore, della musica, di quel sound che oggigiorno è difficile trovare, così puro e semplice, senza autotune né contaminazioni dance. Ascolti una sua canzone e torni indietro con la mente: a tempi passati e ad amori finiti, a promesse infrante e a quelle mantenute, torni indietro a ciò che eri. Che poi, non importa come-quando-dove, ma ha contribuito a tutto ciò che sei. ORA.

E allora è a voi, amanti dell’R&B vecchio stampo e dei calici di vino rosso davanti ad un camino, è a voi che dedico il miglior sorriso piacione di Mister Joe Thomas, lo stesso che indosso quando ascolto la sua musica e la musica di chi come lui ha contribuito a farmi amare follemente questo genere musicale. E la vita, quando “ricordo di ricordarmi” quanto magnifica sia.

joe04

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English Review by @MissSpence91 

Time laps, tastes change, emotions are felt and the music world undergoes deep transformations. Almost 7 years on, I am still listening to Joe Thomas; despite the changes within the music industry, old albums never change and Joe has always remained to be one of my most favored artists. On Tuesday night me and my friend Ilaria went to see him perform live in Amsterdam. The set consisted of Where You At, If I Was Your Man, All the Things and so on. I was really surprised that he did not perform songs from his Signature or Joe Thomas albums. Besides the random choice of songs, he was full of energy and proved that he’s a true artist. However, after 45 minutes of intense songs, the set was over and he left. When it was all over, I really couldn’t believe how short it was. Besides the cut off, he was exceptional good and sounded exactly as he does on his album. If you have the opportunity to see Joe during this, don’t think twice: he is the real deal!

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