Eurovision Song Contest 2013: tutte le esibizioni della serata

Eurovision Song Contest 2013

L’evento più seguito al mondo, che con i suoi 120 milioni di spettatori è secondo solo ai grandi eventi sportivi, torna a far breccia nei cuori di chi, incuriosito, stravede per musica e cultura miscelate assieme. Non sempre di grande spessore, bisogna ammetterlo. A guardare l’Eurovision Song Contest pare che noi italiani, in quanto a patrimonio musicale, non siamo messi poi così male. Ci sono Paesi in cui spopola ancora la dance anni ’90 e ci sono artisti che definirli trash è il complimento più bello che possano ricevere. Insomma, una sorta di Giochi Senza Frontiere in cui tutti (o quasi) i Paesi d’Europa si scontrano tra di loro a suon di canzoni inedite per proclamare un unico vincitore. Le regole bizzarre di questa kermesse? La canzone deve durare massimo 3 minuti, l’esibizione del cantante non può prevedere più di 6 persone on stage ed è assolutamente vietato portare animali sul palco.

Ho particolarmente a cuore questo programma perché, oltre ad essere curioso da analizzare sia a livello multiculturale che sociale, ho avuto il piacere di partecipare in qualità di corista alla finale svizzera dell’edizione 2011, accompagnando Scilla con la canzone Barbie Doll, davanti a qualcosa come mezzo milione di spettatori. Insomma, una delle esperienze musicali più belle e intense della mia vita.

Quest’anno la gara si è tenuta sabato 18 maggio a Malmö, in Svezia, presentata dalla simpaticissima Petra Mede. Dopo le esibizioni di Raphael GualazziNina Zilli degli ultimi due anni, l’Italia ha deciso di mettere in campo Marco Mengoni, reduce dalla sua vittoria a Sanremo 2013. Curiosi di sapere come se la sono cavata lui e gli altri 25 concorrenti? Qui sotto trovate le mie pagelle con voto e descrizione per ciascuno. Be careful: sarò spietata!

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♬ FRANCIA | Amandine Bourgeois • L’Enfer et Moi

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 23° su 26

La prima a rompere il ghiaccio è la credibilissima Amandine, vincitrice di Pop Idol Francia dal bellissimo timbro graffiante. Un inizio perfetto, convincente, tutto in crescendo. Ottima presenza scenica e una vaga somiglianza con Courtney Love versione educata.

♬ LITUANIA | Andrius Pojavis • Something

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 22° su 26

Il suddetto ragazzo vive nientepopòdimenoche a Milano e più precisamente in Viale Zara. Il numero civico sarebbe ben gradito dato che, nonostante la canzone francamente noiosa, l’è un bel fiò. Emozionato, impacciato, caro Andrius ti preferiamo come modello.

♬ MOLDAVIA | Aliona Moon O Mie

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 11° su 26

Aliona Moon

youtube.com

La più bella esibizione della serata a livello scenografico. Vincitrice di Operazione Trionfo in Moldavia, a livello di trucco, parrucco e vestito potrebbe far impallidire Lady Gaga (giusto per un paio di secondi). A metà performance, il gonnellone che le cinge la vita si alza magicamente da terra per riflettere sopra il tessuto effetti quali fulmini e saette. Arte contemporanea e musica mescolate sapientemente.

♬ FINLANDIA | Krista Siegfrids Marry Me

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 24° su 26

Un’altra delle innumerevoli Pop Icon per eccellenza: si presenta vestita da sposa con con sneaker rosa annesse. La canzone è puramente adolescenziale. Prova a “scandalizzare” con tanto di bacio saffico ad una delle sue coriste (si mormora che la Turchia abbia vietato la messa in onda dell’Eurovision per questo motivo) ma lei giura di averlo fatto per sensibilizzare sui matrimoni omosessuali in Finlandia, unico Paese nordico a non averli ancora legittimati. A me sinceramente più del bacio “scandalizza” la sua somiglianza con Laura Freddi.

♬ SPAGNA | El Sueño de Morfeo Contigo Hasta El Final 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 25° su 26

La moglie di Fernando Alonso, super emozionata, fa la sua entrata sul palco dell’Eurovision insieme al suo gruppo. A piedi nudi ma fasciata in un bellissimo abito color del sole appare piuttosto imprecisa. La canzone? Altrettanto scadente.

♬ BELGIO | Roberto Bellarosa Love Kills

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 12° su 26

Origini italiane per questo ragazzetto dal capello alla One Direction e lo sguardo da fulminato. Vincitore di The Voice Belgio, dalla sua ha un timbro molto caldo e piacevole ma la sua poca esperienza si sente e si vede. Nel momento in cui sto per salvare almeno il bridge pseudo drum’n'bass mi scivola sul finale con la chiusura a pugni a mo’ di Gianni Morandi. Next!

♬ ESTONIA | Birgit Et Uus Saks Alguse

VOTO PERSONALE: ☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 20° su 26

Lei bellissima e bellissimamente incinta nel suo abito bianco. Canzone facilmente dimenticabile ma sull’acuto dimostra di saperci fare.

♬ BIELORUSSIA | Alyona Lanskaya Solayo 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 16° su 26

La canzone era già uscita tempo fa ma non essendo mai stata commercializzata è stata accettata ugualmente all’Eurovision con un arrangiamento diverso rispetto all’originale. A metà tra Kiss Kiss di Holly Valance e un brano che sembra essere la colonna sonora dei Mondiali di calcio, Alyona sembra credersi un po’ la Beyoncé della Bielorussia, anche se bisogna ammettere che la sua bellezza è comunque innegabile. Sgambatissima e con lo sguardo di una che sa il fatto suo, impossibile non notare la coreografia che sembra esser stata presa dagli archivi degli anni ’80 in un’imitazione impareggiabile di Lorella Cuccarini con La Notte Vola.

♬ MALTA | Gianluca • Tomorrow

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 8° su 26

Gianluca

di-ve.com

Adoro, adoro, adoro. Vi sfido a trovarmi qualcuno con la faccia più simpatica di questo Gianluca. Sulla falsa corda di I’m Yours e Hey Soul Sista, la canzone non spicca per originalità ma è comunque piacevole. Le lyrics sul backdrop aiutano a farcela sentire subito nostra e potrebbe tranquillamente impazzare in tutte le radio con molta facilità. Il più empatico della serata. Bravo!

♬ RUSSIA | Dina Garipova What If

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 5° su 26

Che noia. Dipinta come l’Adele della Russia, di Adele non ha proprio nulla. Vincitrice di The Voice in madrepatria, la canzone che presenta non ha nemmeno nulla di nuovo. L’atmosfera e la scenografia aiutano un po’, con tanto di lanterne che si alzano in volo sulle teste sognanti del pubblico. Commovente sì, ma anche da facile sbadiglio.

♬ GERMANIA | Cascada Glorious 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 21° su 26

Sì, quei Cascada. Quelli delle canzoni dance da autoscontri che ho sempre odiato. Lei giunonica dalla gamba assassina, riesce comunque a scaldare il pubblico che, inebetito, non si accorge che la canzone è la copia palese di Euphoria di Loreen, vincitrice dell’edizione precedente. Della serie: a noi piace(rebbe) tanto vincere facile.

♬ ARMENIA | Dorians Lonely Planet

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 18° su 26

Sopracciglia alla Elio per il cantante dei Dorians dal timbro molto italiano che però non sempre riesce ad essere preciso sulle note che fa. Pop-rock e assolo di chitarra (il primo e l’ultimo) per questa band che deve ancora farsi le ossa.

♬ PAESI BASSI | Anouk  Birds

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 9° su 26

Sarà che io sono innamorata di lei e dell’Olanda, ma questa canzone mi piace proprio tanto. Assolutamente lontana dal genere a cui ci ha abituati, Birds è compresa nel prossimo album in uscita di Anouk, Sad Singalong Songs, titolo piuttosto esplicativo. Una vera e propria poesia, da ascoltare più e più volte per poterla apprezzare appieno.

♬ ROMANIA | Cezar It’s My Life

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 13° su 26

Cezar

metro.co.uk

A rovinare la magia ci pensa Cezar, controtenore dall’outfit improponibile che sperimenta mescolando opera e (trash) dance. Il fratello segreto di Avetik – chi ha visto X Factor 6 sa di cosa sto parlando.

REGNO UNITO | Bonnie Tyler Believe in Me

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 19° su 26

Noi ci proviamo, cara Bonnie, a credere in te ma nulla riesce a riportarti in auge nonostante la grinta che dimostri all’alba dei 61 anni. Canzone uguale a mille altre, botox uguale a mille altri.

♬ SVEZIA | Robin Stjernberg You

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 14° su 26

Canzone carina ma ancora nulla di esaltante. Il ragazzo gioca in casa ma non riesce ad accendere gli animi peggiorando la situazione con zero testosterone e un kilo di fondotinta.

♬ UNGHERIA | Byealex Kedvesem

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 10° su 26

Hipster che promette bene per lo stile e per lo scazzo, ma che ti fa cambiare idea appena comincia a cantare. Calante, canzone poco catchy. Per me è no.

♬ DANIMARCA | Emmelie de Forest Only Teardrops 

VOTO PERSONALE: ☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 1° su 26

Emmelie de Forest

tv.uk.msn.com

Eccola qui, la vincitrice dell’Eurovision 2013. Vittoria meritata ma non troppo – anche lei gioca facile: la canzone era già stata pubblicata su YouTube in passato (dicono con 2 milioni di views tra l’altro) e viene riproposta con un remix. Lei è comunque caruccia, ci sa fare, molto acqua e sapone ma sul suo account Facebook c’è un album di foto insieme a Loreen, la vincitrice dello scorso anno, che la dice molto lunga.

♬ ISLANDA | Eythor Ingi  Ég Á Líf

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 17° su 26

Stile indeciso per il cantante islandese: capello lungo, liscio e biondo da metallaro e tuxedo da balera. La canzone ha quel non-so-che che fa molto Natale e che fa molto Hallelujah di Leonard Cohen versione beta.

♬ AZERBAIJAN | Farid Mammadov Hold Me

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 2° su 26

Occhio languido che miete migliaia di vittime per una canzone che non mi trasmette nulla. L’Europa la pensa diversamente dato che lo piazza al secondo posto dando del filo da torcere ad Emmelie de Forest. Dimenticavo, coreografia altrettanto senza senso che vede un uomo che fa il suo doppio rinchiuso in una scatola di vetro ed una tizia con abito rosso e strascico kilometrico. La domanda è: perché?

♬ GRECIA | Koza Mostra and Agathonas Iakovidis Alcohol is Free

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 6° su 26

Big up per il gruppo greco! Finalmente un po’ di folklore in questa manifestazione. Lo scopo della kermesse sarebbe quello di presentare lo stile musicale del singolo Paese che però, specialmente da qualche anno a questa parte, sembra sempre più omologarsi alle regole di mercato, tralasciando il fattore prettamente culturale. Questo pezzo rende però giustizia tra trombette, gonnelline e una buona dose di originalità.

♬ UCRAINA | Zlata Ognevich Gravity 

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 3° su 26

Di pessimo gusto l’entrata della cantante, portata in braccio da un uomo atipicamente alto e possente, a mo’ di vichingo. Piuttosto brava, certo, ma a mio parere la canzone non ha il sapore della vittoria. Ovviamente (!) salirà sul podio dei migliori tre a insindacabile giudizio dei telespettatori Europei.

♬ ITALIA | Marco Mengoni L’Essenziale

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 7° su 26

Marco Mengoni

sorrisi.com

Il Marcone nazionale sale sul palco emozionatissimo ma pronto a dare il meglio di sé. Nessuna coreografia trash né scenografie da capogiro per lui. Essenziale è la regola, di nome e di fatto. Il paradosso? La canzone, rispetto alla media, è una spanna sopra. In termini europei la traduzione è: meno piaciona delle altre e dunque non vincente.

♬ NORVEGIA | Margaret Berger • I Feed You My Love

VOTO PERSONALE: ☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 4° su 26

Creatura eterea proveniente da un altro pianeta, la ragazza ne sa perché pare essere direttrice musicale di NRK P3, una delle più famose radio norvegesi. Dance e rock sapientemente mescolati in questo esperimento che sa di buono. La giusta dose di energia che ci porta verso il finale della serata.

♬ GEORGIA | Nodi Tatishvili & Sophie Gelovani Waterfall

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 15° su 26

Duetto per la Georgia senza un vero e proprio amalgama delle voci. A tratti fa sperare bene fino a che non ti rendi conto che è il solito pippone strappalacrima che non aggiunge nulla di nuovo alla tua cultura musicale.

♬ IRLANDA | Ryan Dolan Only Love Survives

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 26° su 26

Un tamarro con giacca e pantaloni di pelle fa la sua entrata sul palco. Ricorda vagamente Peter André ma i muscoli della pop icon degli anni ’90 non li ha lui ma i suoi ballerini pseudo-tatuati che hanno il potere, nonostante tutto, di piallare l’ormone con un balletto tunz tunz che fa tanto pollaio. Il momento clou arriva con le coriste che distribuiscono cuori con le dita e sorrisi plastici. Ultimo in classifica mica per nulla.

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WINNER:

 

 

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Lana Del Rey: cronaca di un concerto dedicato ai fan

Lana Del Rey

facebook.com/lanadelrey

In un mondo così frenetico che vede nel caos la soluzione per sopravvivere e nel futuro prossimo la direzione in cui andare, Lana Del Rey spiazza chiunque e, trionfante, fa capire che le cose, insomma, non stanno proprio così. O perlomeno non per tutti.

Il ritorno al passato, alle origini, a ciò che di bello ci siamo buttati alle spalle senza troppi ripensamenti è ancora troppo forte per lasciarlo andare davvero. Una diva tra quello che fu e quello che è, così vedo Lana. Tratti e lineamenti del passato e sì, qualche ritocchino chirurgico del presente. Leggiadria nei movimenti, nel parlare, nel cantare: è evidente non possano essere frutto di quest’era. Ma anche beat freschi, di nuova sperimentazione.

Un compromesso perfetto. O forse una contraddizione che funziona.  

La Nancy Sinatra degli anni duemila+dieci che ha sfornato due lavori in un anno, Born To Die e la sua ri-edizione The Paradise Edition che più che una ri-edizione è un album a tutti gli effetti. Due lavori superlativi, dal punto di vista cantautoriale e musicale. Quella che chiamo la mia piacevole scoperta 2012/2013. Finalmente qualcosa di nuovo e vintage al tempo stesso, finalmente il coraggio di distinguersi dalla massa dei cantanti di oggi che, per paura di mettersi in gioco, non osano, si amalgamano e si dimenticano nel giro di un singolo portafortuna.
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Ieri sera al Mediolanum Forum di Milano, dopo i concerti di Roma e Torino, sinceramente non sapevo cosa aspettarmi se non migliaia di persone in più rispetto a quelle che avrebbe potuto contenere l’Alcatraz, inizialmente venue dello show milanese, successivamente modificata per l’inesauribile richiesta di biglietti. Non sapevo cosa aspettarmi perché ero e sono tuttora convinta che Lana Del Rey è una di quelle artiste da ascoltare su CD. Non perché abbia dato rilievo alle voci insistenti che la vogliono stonata e insicura sul palco, tutt’altro. Lei che inizialmente, dopo le critiche ricevute a seguito della sua performance al Saturday Night Live, aveva deciso di posticipare il tour mondiale, ha fatto passi da gigante da quel punto di vista. Mai fuori luogo né fuori nota, sempre sorridente e divertita dall’affetto dei fan. Però la magia che riesce ad esprimere attraverso un lavoro ben confezionato è perfetta per una situazione da luce spenta, occhi chiusi e tanta voglia di far viaggiare la mente. Cosa che in piedi ad un concerto non è possibile, soprattutto se hai il vicino che ti calpesta i piedi o quello davanti che alza le braccia proprio nel momento in cui cerchi di fare la tua foto migliore.
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Lana Del Rey

LIVE @ Mediolanum Forum, Milan

Nonostante questo, la sua grazia e la sua onorevole umiltà hanno comunque fatto centro. Un concerto non troppo lungo - poco meno di un’ora e mezza, una squadra di bravi musicisti – big up per le violiniste con coroncina di fiori sui capelli, una scenografia di grande effetto – assolutamente in tema con la copertina di The Paradise Edition: tropicale, esotica, di altri spazi e tempi, con due grandi megaschermi che la riprendevano in versione seppia e in bianco e nero, effetto Instagram.
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Le luci si spengono, il boato del pubblico si fa sentire e da dietro le quinte la voce di Lana comincia il suo show: è con Cola che il velo posizionato davanti al palco cade giù e lascia apparire la bellissima scenografia con statue di leoni e palme tropicali incluse. Canta, scoppia a ridere, riprende la strofa: è divertita e travolta, Lana, dall’affetto dei suoi fan tanto che scende subito sotto al palco per salutarli e stampare un bacio sulle labbra ad uno di loro. Si prosegue la corsa con Body Electric e l’immancabile Blue Jeans che tutto il Forum di Assago canta a memoria. Stessa solfa, naturalmente, per Born To Die su cui Lana si lascia andare al politically uncorrect modificando le lyrics in let me f*** you hard in the pouring rain. Si arriva a Carmen in un batter d’occhio. Non si lascia trasportare dai grandi discorsi Lana se non intervallando con sorrisi e saluti una canzone e l’altra e provando a mettere le mani avanti: Ieri sera ho urlato così tanto che pensavo di non potercela fare stasera. Dai Lana che sei in grado. Con Blue Velvet, splendida cover di Tony Bennett, l’atmosfera si fa via via più intima fino ad arrivare ad American che, per l’occasione, viene storpiata in be young, be dope, be proud like an Italian. Chi glielo spiega che qui sta la crisi? Without You è uno dei pezzi che più le rende giustizia riadattato, sulla coda, in una versione rilassata della sempre piacevole Knockin’ on Heaven’s Door di Bob Dylan. Si continua a destreggiare con buoni voti anche su Young and Beautiful, colonna sonora del film Il Grande Gatsby che uscirà i prossimi giorni in tutte le sale italiane. Su Ride Lana si prende qualche minuto di riposo vocale grazie al discorso introduttivo del video musicale. Summertime Madness, una delle mie preferite, arriva subito dopo seguita da Burning Desire.Il gran finale si ha con Video Games su cui si emoziona nel sentire il pubblico che la precede nel cantarne le parole e una versione infinita di National Anthem che la vede scendere tra i fan per un arco temporale di 20 minuti (sì, avete capito bene) in preda a deliri, foto, autografi, baci e saluti.
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Lana Del Rey

LIVE @ Mediolanum Forum, Milan

Insomma, non sarà la prima della classe ma è anche vero che questo era un concerto che aspettavo da tempo sia per curiosità che per stima nei confronti di questa brava cantante e ottima autrice. Sincera? Pensavo peggio. Invece mi ha intrattenuta, divertita, emozionata. Ha dimostrato di aver lavorato sulle sue mancanze e di volerlo fare ancora e bene. Quello che mi ha davvero colpito di lei è la sua assoluta devozione verso i fan, forse un po’ esasperata per sopperire alle sue insicurezze ma sicuramente sentita. Mai visto nessuno firmare autografi o distribuire abbracci nel bel mezzo di un concerto e questo le fa sicuramente onore. E sono sicura che il prossimo tour la vedrà sempre più in gran forma.
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Intanto aspetto impaziente il terzo album per poter sognare ancora in quel limbo tra passato e presente che, con tutto il rispetto per il futuro, non gode di incertezze né rischi ma solo di una giusta dose di rassicurante nostalgia.
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SCALETTA CONCERTO
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1. Cola
2. Body Electric
3. Blue Jeans
4. Born to Die
5. Carmen
6. Blue Velvet
7. American
8. Without You
9. Knockin’ on Heaven’s Door
10. Young and Beautiful
11. Ride
12. Summertime Sadness
13. Burning Desire
14. Video Games
15. National Anthem
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Soltanto: Le Chiavi di Casa Mia – Quando il sogno di un’anima diventa il sogno di mille [RECENSIONE CONCERTO + ALBUM]

Soltanto

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Semplicità. Il segreto è tutto lì. Lui, ragazzo della porta accanto dal cuore grande, ci lascia “le chiavi di casa sua” per entrare a far parte di un progetto musicale bidirezionale, perché, come spiega, il progetto di Soltanto è di tutti coloro che in questi anni hanno supportato, condiviso e accolto la mia, la nostra storia. Per chi non lo conoscesse, Matteo Terzi, 28 anni, è un busker (nonché Presidente degli Artisti di Strada di Milano) che, tra Via Dante e Piazza San Babila, allieta le giornate dei passanti della città meneghina a suon di voce e chitarra.

Conosciuto circa un anno fa, dal primo istante ho subito compreso che avevo di fronte a me un’anima pura, di quelle che oggi fatichi ad incontrare, di quelle che sanno trasformare la strada in palcoscenico con il semplice dono della genuinità. A volte pensiamo di dover strafare, di dover ricorrere a chissà quale aneddoto per farci notare, per farci ascoltare. Qui di calcoli non ce ne sono: il messaggio arriva forte e chiaro perché la comunicazione è senza filtri, tipica di chi sa guardare oltre, tipica di chi sa scovare e godere della grandezza delle piccole cose, di chi sa assaporare la vita sorseggiando un bicchiere mezzo pieno, possibilmente di birra.

Matteo è così: non ci sono giri di parole, non ci sono frasi fatte né ostentazione. Nelle liriche, nelle musiche di Soltanto c’è l’essenziale della vita. E anche se non lo conosci finisci per sentirlo amico. Perché è il riflesso di ciò che vorremmo essere, sempre e comunque: coerenti, leali, buoni.. ma soprattutto, coraggiosi.

Perché lui di coraggio ne ha (avuto) da vendere: è partito anni fa lasciando un lavoro sicuro per inseguire il suo sogno più grande: vivere di sola musica. Prima tappa Lione, a seguire le principali città europee. Nessun aereo, nessun ristorante costoso: via di autostop e panini del supermarket. Lui, una tenda e Cristina, il nome che ha dato alla sua chitarra. Umanizza spesso e volentieri, Matteo. E questo fa capire quanto per lui sia importante la relazione, la condivisione, il dialogo tra persone. A sua insaputa, un vero e proprio comunicatore. Perché nella musica di Soltanto il destinatario è importante quanto il mittente. Il destinatario è vera e propria fonte di ispirazione, è linfa vitale, è musa ispiratrice. Di questo ne ho avuto conferma lo scorso mercoledì, 24 aprile, quando sono andata a sentirlo live a La Salumeria della Musica per presentare Le Chiavi di Casa Mia, suo primo CD di inediti, realizzato – via Musicraiser, grazie agli aiuti di chi si è appassionato alla sua storia.

Ad aspettare la sua entrata un tripudio di gente. Ma non solo. Un tripudio di gente coinvolta, emozionata. Era come se su quel palco ci fossimo tutti noi. Avevamo il cuore a mille, eravamo preoccupati quando il suono della voce non riusciva a superare quello degli strumenti. Il cuore si rilassava a fine canzone, quando Matteo buttava fuori l’aria per la tensione. Spargevamo sorrisi quando, incredulo, ci fissava ed esordiva in un attonito Ma quanti siete? - Musicisti eccelsi hanno accompagnato la sua avventura in studio e sopra il palco (e ho scoperto che l’eleganza del violoncello riesce letteralmente a stregarmi).

Soltanto

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Pensateci: quando utilizzate l’avverbio soltanto? Quasi sempre per descrivere pensieri negativi. Che vuoi che sia, è soltanto un bambino. Voglio soltanto spiegarti la mia. Hai visitato soltanto quella città? E invece qui sa di zucchero, sa di carezza. Ascolti la sua musica, la sua storia e non serve aggiungere nulla di più. È tutto lì. È tutto racchiuso nella perfetta fusione tra una voce e una chitarra, ben posizionate nella cornice di un sogno che si avvera.

Perché in fondo, per essere felici, non abbiamo bisogno di molto. E mentiamo a noi stessi essendone consapevoli. Ci bastano gli affetti, un fuoco da tenere vivo e in tasca un mazzo di chiavi. Per sapere di poter tornare a casa. Eventualmente.

• Tracklist •

Soltanto

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1. LE CHIAVI DI CASA MIA | ▻▻ Video
Voto: ★★★★

Canzone apripista, singolo scelto per presentare il primo lavoro, video ben confezionato e coerenza con le lyrics. Una storia finita male. Un happy ending chimerico. Adoro come l’inizio riesce a spiazzarti: prima in acustico, poi con un marasma di emozioni e strumenti che, a inizio ritornello, ti confonde. Ma bastano un paio di secondi per tornare a far sorridere il cuore. Fatevi trascinare dall’atmosfera che si respira. Il violoncello a fine canzone è pura magia.

♬ Dice: Chissà se il dolore ha vinto sull’abitudine.
♡ Sa di: caffè, Champs Elysées e corse contro il tempo.

Soltanto

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2. LA VITA HA SCELTO TE
Voto: ★★★★

Una bellissima nenia che, per qualche assurdo motivo, mi fa pensare a scenografie medievali, di altri tempi. A livello di testi penso possa essere il perfetto claim per Matteo: Io non ti conosco ma canto per te è la frase che sentiamo sua, che sentiamo nostra. Un cerchio che si chiude, con la fine che riprende l’inizio, come a dare un senso a tutto ciò che è stato detto.

♬ Dice: Lascia i dubbi nel cassetto, riempiremo il letto di felicità.
♡ Sa di: carillon e dolci follie.

3. PICCOLA (STUPIDA)
Voto: ★★★+

Orecchiabilissima. Radiofonicissima. Una sferzata di energia per sdrammatizzare la cotta che ci si prende per le persone sbagliate al momento sbagliato.

♬ Dice: E tu non sai quanto mi sei mancata, col tuo sorriso da fine giornata.
♡ Sa di: cortili e illusioni.

4. ACCANTO
Voto: ★★★+

E poi ci sono invece quelle storie che finiscono ma che in realtà non finiscono mai. Le strade si dividono, si prendono strade diverse, ognuno cerca di rincorrere i propri sogni senza la necessità, il bisogno di stare mano nella mano. Agrodolce. Rassicurante come una coperta in più nella stagione più fredda.

♬ Dice: Prendi il tempo di rincorrere i tuoi perché.
♡ Sa di: cieli infiniti, confusione e futuro.

5. OVUNQUE SEI
Voto: ★★★★★

La mia traccia preferita. Il pezzo che mi ha rapito il cuore e l’ha gettato lontano sin dal primo ascolto. Lontano per andarlo a riprendere, per credere nei sogni senza arrendersi mai. Il brano che mi fa pensare a chi non c’è più e a ciò che non c’è ancora. Il ponte tra il passato e il futuro, il brano del presente, quello in bilico, quello che non riusciamo mai a sentire nostro. Testi e musiche ricercati. Oasis meet Daniele Groff. La vera perla dell’album.

♬ Dice: Ma tu continui a illuminare tutti i sogni miei, anche se non ci sei..
♡ Sa di: Bibi e Olanda.

6. MONTPELLIER
Voto: ★★★+

Una canzone vissuta fino all’ultimo secondo. Matteo racconta della sua esperienza a Montpellier, probabilmente il vero fulcro del suo viaggio in giro per l’Europa. Scanzonata e spensierata, ci sembra quasi di conoscere tutte le persone che cita all’interno: da Filippo che organizza le feste a Clara, la querida, fino al bacio di Cristina, la sua chitarra, quasi a suggellare il momento.

♬ Dice: Sai è strano pensare di tornare a partire.
♡ Sa di: falò sul mare e rifornimenti di Perrier.

7. DOVE SEI
Voto: ★★★★★

Bellissima. Dolcissima. Con il magone in gola per tutta la durata. Una canzone profetica per Matteo che si chiedeva quando e dove avrebbe potuto incontrare la sua metà. E, come succede nella più bella delle favole, un giorno, per caso, il destino ha voluto che il suo destino incontrasse quello di Alessandra che, togliendosi le cuffie, si rese conto di ascoltare la medesima canzone che quel curioso ragazzo in strada stava cantando..

♬ Dice: E quanti giorni perderò a uccidere i miei demoni..
♡ Sa di: serendipity.

8. LETTERA A ROSE

Ogni storia si compone di molti inizi e a volte quelli decisivi accadono lungo il cammino. Il vero inizio della storia di Soltanto è in Rue Saint Jean, nel centro storico di Lione, Francia. Viaggiavo ormai da settimane: autostop, strada, tenda e ancora autostop. Solo. L’euforia legata alla partenza si stava piano piano spegnendo lasciando spazio ai fantasmi.. È davvero la strada giusta – mi chiedevo, o sto semplicemente perdendo un sacco di tempo dietro a una chitarra, qualche spicciolo e uno stupido sogno in queste strade sconosciute d’Europa?

Il tempo si dilatava, le giornate si facevano ovattate. Ricordo che ci fu un giorno in particolare in cui tutta quella tristezza venne fuori. Sentivo il tarlo crescere, continuamente, ossessivamente.. e quel giorno più che mai sentii il bisogno fortissimo di andare a suonare in strada provare a liberarmi di quei demoni. Ed eccomi lì, in Rue Saint Jean, pronto a intonare la mia preghiera, Please Please Please, Let Me Get What I Want degli Smiths che dice: Non mi capita di avere un sogno da molto, moltissimo tempo. Ho avuto così poca fortuna nella vita che al posto mio un uomo buono si sarebbe trasformato in cattivo. E allora per favore, per favore, per favore, per una volta, una volta soltanto nella mia vita lasciate che io possa ricevere quello che desidero. Il Signore lo sa, sarebbe la prima volta.

Cantando queste parole da lontano scorgo una bimba, la vedo ancora adesso incrociare i miei occhi e di punto in bianco tirare la giacchetta della mamma per potersi fermare ad ascoltarmi. Eccola che mi guarda.. ancora. È allora che si lascia andare al sorriso più semplice, puro e sincero che io abbia mai visto, di quei sorrisi che avrebbero riempito anche il cuore più cupo e nero della città. La canzone finisce e lei, con mamma e fratellino, si avvicina per farmi una domanda..

Posso abbracciarti?

Il tempo si fermò e d’improvviso tutto si fece chiaro: la felicità non è solo sorrisi e pace dei sensi ma è anche e soprattutto poter condividere se stessi nei giorni di sole e in quelli di pioggia, liberamente, e io riesco a farlo solo con la musica. Ecco perché non avrei mai smesso di suonare in strada: tutta la fatica che avevo sempre fatto nel raccontare i miei stati d’animo quel giorno smise di schiacciarmi perché quel giorno trovai le ali e cominciai a volare, sicuro di meritarmi l’affetto delle persone che avrebbero voluto donarmene.

Buona vita, piccola Rose.
Ovunque sei.

Soltanto

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