Dedicato agli amanti dell’R&B vecchio stile: Joe LIVE @ Melkweg, Amsterdam [RECENSIONE CONCERTO]

stupiddopecom

Lo so che mi capite. Sì, dico a voi amanti dell’R&B vecchio stile. So che leggendo questa recensione potrete comprendere tutto il mio entusiasmo, la mia gioia infinita, quel groviglio di sensazioni positive nello stomaco. Un po’ come quando passano alla radio il vostro pezzo preferito mentre guidate con il finestrino abbassato e il vento tra i capelli. Un po’ come quando uscite la sera senza avere nessuna aspettativa e vi ritrovate tra le mani i ricordi della serata più grandiosa della vostra vita. O quando incontrate la persona che vi fa battere il cuore, quando ricevete una telefonata inaspettata o partite per un lungo viaggio. Insomma.. la Felicità (con la F maiuscola), quella della serendipity e delle piccole cose.

Ecco, è così che mi sento quando ascolto il Rhythm & Blues, quello di fine anni ’90 inizio anni zero-zero. Quei beat sincopati dove ogni basso, ogni cassa è un colpo al cuore, dove i ti-prego-torna e i non-vivo-senza-te sono assicurati e il sesso è sensuale e mai volgare.

Insomma, mettetemi un beat di quel genere a tutto volume e parto per mondi lontani e inesplorati. Da Bobby Valentino a Brian McKnight, passando per Maxwell, Jamie Foxx e Tyrese fino ad arrivare ad Aaliyah, Donell Jones e Ginuwine. Ecco, mescolando per bene, tra gli altri, trovate anche lui: JOE. No, nessun Satriani, nessun Cocker. Semplicemente Joe. O Joe Thomas, se proprio insistete. Un nome pulito, come la sua voce. Qualcosa di avvolgente, una coccola per l’anima che dà il meglio di sé sulle note alte, quando quel graffio gentile esce dal suo nascondiglio e provoca brividi tra collo e schiena.

urbanbackdropcom

Un vero gentleman, elegante ma anche provocante, quel poco che basta per accendere i pensieri proibiti delle donzelle presenti in sala. Al Melkweg (tradotto: Via Lattea), mitica venue per serate e concerti in quel di Amsterdam, martedì sera maggior parte del pubblico era femminile, ma sono comunque rimasta piacevolmente colpita dalla presenza di numerosi maschietti trenta-quarantenni. Già me li vedo, lì a rimpiangere i “vecchi” tempi in cui per prendere il numero di telefono della ragazza in questione cercavano in tasca un foglietto di carta e al bar più vicino una penna che scrivesse. E una volta tornati a casa provavano a chiamare con, in sottofondo, la canzone R&B del momento sperando fortemente che non rispondesse la madre.

E’ con Where You At, probabilmente la mia traccia preferita, che le luci si spengono e Joe fa il suo ingresso sul palco. Pubblico in visibilio, urla a non finire che nemmeno i peggiori film dell’orrore. Se non ci credete aspettate di dare un’occhiata al video che trovate a fine recensione. Nemmeno il tempo di pensare che ci si ritrova immersi in un’altra, bellissima canzone: If I Was Your Man. E da lì inizia un vero e proprio “calvario” con Joe che lancia asciugamani alla folla e accenna qualche passo di danza. Uno di quegli artisti che quando racconti il concerto ai tuoi amici non puoi far altro che dire: “Ti giuro, sembrava di ascoltare il CD“. Mai una nota fuori posto, mai un minimo errore. E no, non era in playback se non per qualche coro qua e là. Anche se, diciamo la verità caro Joe, una live band avrebbe completato il quadro.

Si spazia tra passato remoto e passato recente per scovare qualche bella perla tra cui le grandiose Stutter, Don’t Wanna Be a Player e Ride Wit Me. Sì, quella Ride Wit Me (no, l’acca non c’è) su cui abbiamo passato ore nei club a dondolarci sopra. Standing ovation su All The Things (Your Man Won’t Do) e la recentissima I’d Rather Have a Love. Da fine anni ’90 con I Wanna Know, dolcissima ballad, si passa ai primi anni 2000 con Let’s Stay Home Tonight per concludere con il bis di If I Was Your Man e la promessa che tornerà presto con una band dal vivo (ah ecco).

Note negative? La durata. Un’ora è troppo poco: il pubblico si è appena scaldato che tac.. finisce la magia. Insomma Joe, con 10 album alle spalle vuol dire sì e no una canzone ad album e, se proprio vogliamo dircelo, di canzoni belle e famose, come asso nella manica, ne hai almeno una ventina. Piacevole sorpresa? La parentesi acustica che l’ha visto imbracciare una chitarra e cantare un medley dei pezzi più famosi in maniera praticamente impeccabile. Prova che oltre ad essere cantante e autore è anche un eccellente musicista.

Non ci giriamo attorno: il ragazzo ne sa ed è in giro dal 1993, anno di pubblicazione di Everything, suo primo album. E sa come far breccia nel cuore degli innamorati senza troppi sforzi. E parlo degli innamorati dell’amore, della musica, di quel sound che oggigiorno è difficile trovare, così puro e semplice, senza autotune né contaminazioni dance. Ascolti una sua canzone e torni indietro con la mente: a tempi passati e ad amori finiti, a promesse infrante e a quelle mantenute, torni indietro a ciò che eri. Che poi, non importa come-quando-dove, ma ha contribuito a tutto ciò che sei. ORA.

E allora è a voi, amanti dell’R&B vecchio stampo e dei calici di vino rosso davanti ad un camino, è a voi che dedico il miglior sorriso piacione di Mister Joe Thomas, lo stesso che indosso quando ascolto la sua musica e la musica di chi come lui ha contribuito a farmi amare follemente questo genere musicale. E la vita, quando “ricordo di ricordarmi” quanto magnifica sia.

joe04

♫♫♫

English Review by @MissSpence91 

Time laps, tastes change, emotions are felt and the music world undergoes deep transformations. Almost 7 years on, I am still listening to Joe Thomas; despite the changes within the music industry, old albums never change and Joe has always remained to be one of my most favored artists. On Tuesday night me and my friend Ilaria went to see him perform live in Amsterdam. The set consisted of Where You At, If I Was Your Man, All the Things and so on. I was really surprised that he did not perform songs from his Signature or Joe Thomas albums. Besides the random choice of songs, he was full of energy and proved that he’s a true artist. However, after 45 minutes of intense songs, the set was over and he left. When it was all over, I really couldn’t believe how short it was. Besides the cut off, he was exceptional good and sounded exactly as he does on his album. If you have the opportunity to see Joe during this, don’t think twice: he is the real deal!

♫♫♫

About these ads

Il Cile LIVE @ Carroponte Festival: “Il coraggio va sempre premiato” [RECENSIONE]

Il Cile

ilcile.com

Alle parole, alla musica de Il Cile mi ci sono affezionata proprio tanto. Le esamino, le analizzo, do la mia interpretazione e, puntualmente, ogni volta ci trovo dentro mondi diversi, nuove sfumature e segreti di cui non mi ero accorta.

Un contorsionista delle espressioni verbali questo Lorenzo Cilembrini, suo vero nome. Una di quelle nuove voci della musica italiana su cui mi verrebbe da scommettere ad occhi chiusi ed orecchie ben attente, con quel graffio particolare nel timbro che lo rende estremamente interessante.

Perché mentre gli altri cantanti sono impegnati a scegliere la posa plastica con cui aprire il concerto, lui pensa a giocare magistralmente con le sue canzoni insieme al suo pubblico, un pubblico che sta lì perché è andato a sentir suonare un amico. Umiltà, creatività, profondità e anche quella giusta dose di sano scazzo che lo rende ancora più autentico di come ve lo aspettereste.

Va di 4 in 4 Il Cile: dall’Alcatraz di Milano al palco di Sanremo in soli 4 mesi per poi arrivare, dopo altri 4, ad aprire i concerti di Jovanotti allo stadio San Siro davanti ad un tripudio di gente. Che poi, mica è solo fortuna. Il Cile è uno che le cose le fa così bene che lo stesso Jovanotti, dopo aver espresso più volte la stima nei suoi confronti, gli invia un messaggio per chiedergli di essere uno dei suoi Opening Act.

E lì, dopo un palco così importante, viene da chiederti: sarà in grado di ridimensionare la percezione e dare il meglio di sé anche su un palco più modesto, più intimo come quello del Carroponte ieri sera? La risposta è sempre sì. Anzi, te lo vedi nel backstage che saltella cercando di stemperare la tensione che si prova prima di posizionarsi di fronte all’asta di un microfono, siano 20 o 50.000 persone. Quella tensione che si trasforma in adrenalina non appena emetti la prima nota, non appena ti rendi conto che il pubblico che hai di fronte ti sta osservando, scrutando e sorridendo, magari cantando a memoria le parole del tuo primo album.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

Così è stato. Dopo l’apertura dei bravi Plan De Fuga, gruppo rock italiano, Il Cile fa il suo ingresso accompagnato dalla sua ottima band (big up per Riccardo Presentini alle chitarre!) e accolto dal boato dei suoi ciloski, così a lui piace chiamare i suoi seguaci. Insieme ripercorriamo tutti i brani di Siamo Morti a Vent’Anni, l’album con cui ha sfondato il muro della canzone italiana, quel muro un po’ saturo di pezzi già sentiti e risentiti, l’album con cui è riuscito a crearsi uno spazio tutto suo: quello del cantautore sì incazzato ma mai arreso. Lo ripercorriamo insieme perché lo vedi che negli occhi de Il Cile c’è la voglia di cibarsi del calore di chi lo ascolta, perché in fondo anche lui, come noi, è ancora quel ragazzo un po’ insicuro che non riesce a capacitarsi di tutte le tappe che pian piano sta raggiungendo. Ricordo di aver ascoltato per la prima volta il suo album su una spiaggia siciliana sotto il sole cocente che bruciava la pelle e i ricordi dell’estate che stava finendo. Rimasi letteralmente stregata per il modo in cui aveva deciso di far combaciare le parole: tutto sembrava così complicato eppure così semplice. Dal Vangelo secondo Il Cile.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

È con Credere Alle Favole che apre il concerto al Carroponte passando per Tu Che Avrai Di Più e Il Mio Incantesimo fino ad arrivare a Tamigi, la canzone che più di tutte sento mia. Forse perché, come spiega Il Cile, “parla di una ragazza che ha deciso di lasciare tutto e andare a vivere all’estero e io penso che, dopotutto, il coraggio vada sempre premiato”. Che è quello che farò a breve scegliendo come meta l’Olanda, quella di cui Lorenzo parla all’interno de La Lametta. C’è spazio anche per Escluso Il Cane di Rino Gaetano, canzone a cui tiene tantissimo, un testo di altri tempi che nessuno oserebbe più scrivere e forse per questo così preziosa. Impossibile poi non cantare Le Parole Non Servono Più, brano portato a Sanremo Giovani che gli ha permesso di vincere il premio come Miglior Testo – e non c’è da stupirsi. Oltre a tutti gli altri pezzi presentati, La Tortura Medievale e I Tuoi Pugnali (altrimenti ribattezzata “la sperimentale Leone”), contenute all’interno dell’edizione speciale del disco, permettono di conoscere ancora più a fondo l’artista che abbiamo di fronte, quello che usa le sue ferite come ingredienti per la ricetta della canzone perfetta.

Il Cile

Il Cile LIVE @ Carroponte

Un paroliere che ti entra in testa e poi nella pancia e poi nel cuore. Un album che parla chiaro, senza illuderti con inutili coloranti, senza avere paura di puntare il dito contro ciò che non funziona, sia esso dentro o fuori di noi, nel corpo o nella società che abitiamo. Un animo semplice e profondo al tempo stesso che sa esprimersi attraverso la musica e soprattutto la scrittura. Probabilmente lo stesso effetto che a lui fa la cover di Rino Gaetano a me è la sua musica a farlo. Perché è qualcosa di altri tempi e non so se siano passati o futuri. So solo che si discosta dai cliché del cantante medio italiano ed è per questo che mi piace da impazzire. Uno di noi che parla per noi quando noi non abbiamo il coraggio di farlo. E dal Vangelo secondo Il Cile il coraggio va sempre premiato.

E allora chapeau, Lorenzo. E che la prossima volta San Siro sia tutto per te.

Il Cile

w/ @ilcile

Il Cile

w/ @prese82

Il Cile

w/ @LaEliNoel

Ti potrebbe interessare anche:
Il Cile LIVE @ Alcatraz: cronaca di un concerto senza inutili coloranti [RECENSIONE]
Jovanotti a Milano: Il Grande Party di San Siro [RECENSIONE]

Eurovision Song Contest 2013: tutte le esibizioni della serata

Eurovision Song Contest 2013

L’evento più seguito al mondo, che con i suoi 120 milioni di spettatori è secondo solo ai grandi eventi sportivi, torna a far breccia nei cuori di chi, incuriosito, stravede per musica e cultura miscelate assieme. Non sempre di grande spessore, bisogna ammetterlo. A guardare l’Eurovision Song Contest pare che noi italiani, in quanto a patrimonio musicale, non siamo messi poi così male. Ci sono Paesi in cui spopola ancora la dance anni ’90 e ci sono artisti che definirli trash è il complimento più bello che possano ricevere. Insomma, una sorta di Giochi Senza Frontiere in cui tutti (o quasi) i Paesi d’Europa si scontrano tra di loro a suon di canzoni inedite per proclamare un unico vincitore. Le regole bizzarre di questa kermesse? La canzone deve durare massimo 3 minuti, l’esibizione del cantante non può prevedere più di 6 persone on stage ed è assolutamente vietato portare animali sul palco.

Ho particolarmente a cuore questo programma perché, oltre ad essere curioso da analizzare sia a livello multiculturale che sociale, ho avuto il piacere di partecipare in qualità di corista alla finale svizzera dell’edizione 2011, accompagnando Scilla con la canzone Barbie Doll, davanti a qualcosa come mezzo milione di spettatori. Insomma, una delle esperienze musicali più belle e intense della mia vita.

Quest’anno la gara si è tenuta sabato 18 maggio a Malmö, in Svezia, presentata dalla simpaticissima Petra Mede. Dopo le esibizioni di Raphael GualazziNina Zilli degli ultimi due anni, l’Italia ha deciso di mettere in campo Marco Mengoni, reduce dalla sua vittoria a Sanremo 2013. Curiosi di sapere come se la sono cavata lui e gli altri 25 concorrenti? Qui sotto trovate le mie pagelle con voto e descrizione per ciascuno. Be careful: sarò spietata!

•••

♬ FRANCIA | Amandine Bourgeois • L’Enfer et Moi

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 23° su 26

La prima a rompere il ghiaccio è la credibilissima Amandine, vincitrice di Pop Idol Francia dal bellissimo timbro graffiante. Un inizio perfetto, convincente, tutto in crescendo. Ottima presenza scenica e una vaga somiglianza con Courtney Love versione educata.

♬ LITUANIA | Andrius Pojavis • Something

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 22° su 26

Il suddetto ragazzo vive nientepopòdimenoche a Milano e più precisamente in Viale Zara. Il numero civico sarebbe ben gradito dato che, nonostante la canzone francamente noiosa, l’è un bel fiò. Emozionato, impacciato, caro Andrius ti preferiamo come modello.

♬ MOLDAVIA | Aliona Moon O Mie

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 11° su 26

Aliona Moon

youtube.com

La più bella esibizione della serata a livello scenografico. Vincitrice di Operazione Trionfo in Moldavia, a livello di trucco, parrucco e vestito potrebbe far impallidire Lady Gaga (giusto per un paio di secondi). A metà performance, il gonnellone che le cinge la vita si alza magicamente da terra per riflettere sopra il tessuto effetti quali fulmini e saette. Arte contemporanea e musica mescolate sapientemente.

♬ FINLANDIA | Krista Siegfrids Marry Me

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 24° su 26

Un’altra delle innumerevoli Pop Icon per eccellenza: si presenta vestita da sposa con con sneaker rosa annesse. La canzone è puramente adolescenziale. Prova a “scandalizzare” con tanto di bacio saffico ad una delle sue coriste (si mormora che la Turchia abbia vietato la messa in onda dell’Eurovision per questo motivo) ma lei giura di averlo fatto per sensibilizzare sui matrimoni omosessuali in Finlandia, unico Paese nordico a non averli ancora legittimati. A me sinceramente più del bacio “scandalizza” la sua somiglianza con Laura Freddi.

♬ SPAGNA | El Sueño de Morfeo Contigo Hasta El Final 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 25° su 26

La moglie di Fernando Alonso, super emozionata, fa la sua entrata sul palco dell’Eurovision insieme al suo gruppo. A piedi nudi ma fasciata in un bellissimo abito color del sole appare piuttosto imprecisa. La canzone? Altrettanto scadente.

♬ BELGIO | Roberto Bellarosa Love Kills

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 12° su 26

Origini italiane per questo ragazzetto dal capello alla One Direction e lo sguardo da fulminato. Vincitore di The Voice Belgio, dalla sua ha un timbro molto caldo e piacevole ma la sua poca esperienza si sente e si vede. Nel momento in cui sto per salvare almeno il bridge pseudo drum’n’bass mi scivola sul finale con la chiusura a pugni a mo’ di Gianni Morandi. Next!

♬ ESTONIA | Birgit Et Uus Saks Alguse

VOTO PERSONALE: ☆☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 20° su 26

Lei bellissima e bellissimamente incinta nel suo abito bianco. Canzone facilmente dimenticabile ma sull’acuto dimostra di saperci fare.

♬ BIELORUSSIA | Alyona Lanskaya Solayo 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 16° su 26

La canzone era già uscita tempo fa ma non essendo mai stata commercializzata è stata accettata ugualmente all’Eurovision con un arrangiamento diverso rispetto all’originale. A metà tra Kiss Kiss di Holly Valance e un brano che sembra essere la colonna sonora dei Mondiali di calcio, Alyona sembra credersi un po’ la Beyoncé della Bielorussia, anche se bisogna ammettere che la sua bellezza è comunque innegabile. Sgambatissima e con lo sguardo di una che sa il fatto suo, impossibile non notare la coreografia che sembra esser stata presa dagli archivi degli anni ’80 in un’imitazione impareggiabile di Lorella Cuccarini con La Notte Vola.

♬ MALTA | Gianluca • Tomorrow

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 8° su 26

Gianluca

di-ve.com

Adoro, adoro, adoro. Vi sfido a trovarmi qualcuno con la faccia più simpatica di questo Gianluca. Sulla falsa corda di I’m Yours e Hey Soul Sista, la canzone non spicca per originalità ma è comunque piacevole. Le lyrics sul backdrop aiutano a farcela sentire subito nostra e potrebbe tranquillamente impazzare in tutte le radio con molta facilità. Il più empatico della serata. Bravo!

♬ RUSSIA | Dina Garipova What If

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 5° su 26

Che noia. Dipinta come l’Adele della Russia, di Adele non ha proprio nulla. Vincitrice di The Voice in madrepatria, la canzone che presenta non ha nemmeno nulla di nuovo. L’atmosfera e la scenografia aiutano un po’, con tanto di lanterne che si alzano in volo sulle teste sognanti del pubblico. Commovente sì, ma anche da facile sbadiglio.

♬ GERMANIA | Cascada Glorious 

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 21° su 26

Sì, quei Cascada. Quelli delle canzoni dance da autoscontri che ho sempre odiato. Lei giunonica dalla gamba assassina, riesce comunque a scaldare il pubblico che, inebetito, non si accorge che la canzone è la copia palese di Euphoria di Loreen, vincitrice dell’edizione precedente. Della serie: a noi piace(rebbe) tanto vincere facile.

♬ ARMENIA | Dorians Lonely Planet

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 18° su 26

Sopracciglia alla Elio per il cantante dei Dorians dal timbro molto italiano che però non sempre riesce ad essere preciso sulle note che fa. Pop-rock e assolo di chitarra (il primo e l’ultimo) per questa band che deve ancora farsi le ossa.

♬ PAESI BASSI | Anouk  Birds

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 9° su 26

Sarà che io sono innamorata di lei e dell’Olanda, ma questa canzone mi piace proprio tanto. Assolutamente lontana dal genere a cui ci ha abituati, Birds è compresa nel prossimo album in uscita di Anouk, Sad Singalong Songs, titolo piuttosto esplicativo. Una vera e propria poesia, da ascoltare più e più volte per poterla apprezzare appieno.

♬ ROMANIA | Cezar It’s My Life

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 13° su 26

Cezar

metro.co.uk

A rovinare la magia ci pensa Cezar, controtenore dall’outfit improponibile che sperimenta mescolando opera e (trash) dance. Il fratello segreto di Avetik – chi ha visto X Factor 6 sa di cosa sto parlando.

REGNO UNITO | Bonnie Tyler Believe in Me

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 19° su 26

Noi ci proviamo, cara Bonnie, a credere in te ma nulla riesce a riportarti in auge nonostante la grinta che dimostri all’alba dei 61 anni. Canzone uguale a mille altre, botox uguale a mille altri.

♬ SVEZIA | Robin Stjernberg You

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 14° su 26

Canzone carina ma ancora nulla di esaltante. Il ragazzo gioca in casa ma non riesce ad accendere gli animi peggiorando la situazione con zero testosterone e un kilo di fondotinta.

♬ UNGHERIA | Byealex Kedvesem

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 10° su 26

Hipster che promette bene per lo stile e per lo scazzo, ma che ti fa cambiare idea appena comincia a cantare. Calante, canzone poco catchy. Per me è no.

♬ DANIMARCA | Emmelie de Forest Only Teardrops 

VOTO PERSONALE: ☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 1° su 26

Emmelie de Forest

tv.uk.msn.com

Eccola qui, la vincitrice dell’Eurovision 2013. Vittoria meritata ma non troppo – anche lei gioca facile: la canzone era già stata pubblicata su YouTube in passato (dicono con 2 milioni di views tra l’altro) e viene riproposta con un remix. Lei è comunque caruccia, ci sa fare, molto acqua e sapone ma sul suo account Facebook c’è un album di foto insieme a Loreen, la vincitrice dello scorso anno, che la dice molto lunga.

♬ ISLANDA | Eythor Ingi  Ég Á Líf

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 17° su 26

Stile indeciso per il cantante islandese: capello lungo, liscio e biondo da metallaro e tuxedo da balera. La canzone ha quel non-so-che che fa molto Natale e che fa molto Hallelujah di Leonard Cohen versione beta.

♬ AZERBAIJAN | Farid Mammadov Hold Me

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 2° su 26

Occhio languido che miete migliaia di vittime per una canzone che non mi trasmette nulla. L’Europa la pensa diversamente dato che lo piazza al secondo posto dando del filo da torcere ad Emmelie de Forest. Dimenticavo, coreografia altrettanto senza senso che vede un uomo che fa il suo doppio rinchiuso in una scatola di vetro ed una tizia con abito rosso e strascico kilometrico. La domanda è: perché?

♬ GRECIA | Koza Mostra and Agathonas Iakovidis Alcohol is Free

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 6° su 26

Big up per il gruppo greco! Finalmente un po’ di folklore in questa manifestazione. Lo scopo della kermesse sarebbe quello di presentare lo stile musicale del singolo Paese che però, specialmente da qualche anno a questa parte, sembra sempre più omologarsi alle regole di mercato, tralasciando il fattore prettamente culturale. Questo pezzo rende però giustizia tra trombette, gonnelline e una buona dose di originalità.

♬ UCRAINA | Zlata Ognevich Gravity 

VOTO PERSONALE: ☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 3° su 26

Di pessimo gusto l’entrata della cantante, portata in braccio da un uomo atipicamente alto e possente, a mo’ di vichingo. Piuttosto brava, certo, ma a mio parere la canzone non ha il sapore della vittoria. Ovviamente (!) salirà sul podio dei migliori tre a insindacabile giudizio dei telespettatori Europei.

♬ ITALIA | Marco Mengoni L’Essenziale

VOTO PERSONALE: ☆☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 7° su 26

Marco Mengoni

sorrisi.com

Il Marcone nazionale sale sul palco emozionatissimo ma pronto a dare il meglio di sé. Nessuna coreografia trash né scenografie da capogiro per lui. Essenziale è la regola, di nome e di fatto. Il paradosso? La canzone, rispetto alla media, è una spanna sopra. In termini europei la traduzione è: meno piaciona delle altre e dunque non vincente.

♬ NORVEGIA | Margaret Berger • I Feed You My Love

VOTO PERSONALE: ☆☆☆+ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 4° su 26

Creatura eterea proveniente da un altro pianeta, la ragazza ne sa perché pare essere direttrice musicale di NRK P3, una delle più famose radio norvegesi. Dance e rock sapientemente mescolati in questo esperimento che sa di buono. La giusta dose di energia che ci porta verso il finale della serata.

♬ GEORGIA | Nodi Tatishvili & Sophie Gelovani Waterfall

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 15° su 26

Duetto per la Georgia senza un vero e proprio amalgama delle voci. A tratti fa sperare bene fino a che non ti rendi conto che è il solito pippone strappalacrima che non aggiunge nulla di nuovo alla tua cultura musicale.

♬ IRLANDA | Ryan Dolan Only Love Survives

VOTO PERSONALE: ☆☆ su 5
POSIZIONE IN CLASSIFICA: 26° su 26

Un tamarro con giacca e pantaloni di pelle fa la sua entrata sul palco. Ricorda vagamente Peter André ma i muscoli della pop icon degli anni ’90 non li ha lui ma i suoi ballerini pseudo-tatuati che hanno il potere, nonostante tutto, di piallare l’ormone con un balletto tunz tunz che fa tanto pollaio. Il momento clou arriva con le coriste che distribuiscono cuori con le dita e sorrisi plastici. Ultimo in classifica mica per nulla.

•••

WINNER:

 

 

Ti può interessare anche:

Eurovision Song Contest 2012: tutte le esibizioni della serata
Eurovisionando 2011: Italy’s back!