Soltanto: Le Chiavi di Casa Mia – Quando il sogno di un’anima diventa il sogno di mille [RECENSIONE CONCERTO + ALBUM]

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Semplicità. Il segreto è tutto lì. Lui, ragazzo della porta accanto dal cuore grande, ci lascia “le chiavi di casa sua” per entrare a far parte di un progetto musicale bidirezionale, perché, come spiega, il progetto di Soltanto è di tutti coloro che in questi anni hanno supportato, condiviso e accolto la mia, la nostra storia. Per chi non lo conoscesse, Matteo Terzi, 28 anni, è un busker (nonché Presidente degli Artisti di Strada di Milano) che, tra Via Dante e Piazza San Babila, allieta le giornate dei passanti della città meneghina a suon di voce e chitarra.

Conosciuto circa un anno fa, dal primo istante ho subito compreso che avevo di fronte a me un’anima pura, di quelle che oggi fatichi ad incontrare, di quelle che sanno trasformare la strada in palcoscenico con il semplice dono della genuinità. A volte pensiamo di dover strafare, di dover ricorrere a chissà quale aneddoto per farci notare, per farci ascoltare. Qui di calcoli non ce ne sono: il messaggio arriva forte e chiaro perché la comunicazione è senza filtri, tipica di chi sa guardare oltre, tipica di chi sa scovare e godere della grandezza delle piccole cose, di chi sa assaporare la vita sorseggiando un bicchiere mezzo pieno, possibilmente di birra.

Matteo è così: non ci sono giri di parole, non ci sono frasi fatte né ostentazione. Nelle liriche, nelle musiche di Soltanto c’è l’essenziale della vita. E anche se non lo conosci finisci per sentirlo amico. Perché è il riflesso di ciò che vorremmo essere, sempre e comunque: coerenti, leali, buoni.. ma soprattutto, coraggiosi.

Perché lui di coraggio ne ha (avuto) da vendere: è partito anni fa lasciando un lavoro sicuro per inseguire il suo sogno più grande: vivere di sola musica. Prima tappa Lione, a seguire le principali città europee. Nessun aereo, nessun ristorante costoso: via di autostop e panini del supermarket. Lui, una tenda e Cristina, il nome che ha dato alla sua chitarra. Umanizza spesso e volentieri, Matteo. E questo fa capire quanto per lui sia importante la relazione, la condivisione, il dialogo tra persone. A sua insaputa, un vero e proprio comunicatore. Perché nella musica di Soltanto il destinatario è importante quanto il mittente. Il destinatario è vera e propria fonte di ispirazione, è linfa vitale, è musa ispiratrice. Di questo ne ho avuto conferma lo scorso mercoledì, 24 aprile, quando sono andata a sentirlo live a La Salumeria della Musica per presentare Le Chiavi di Casa Mia, suo primo CD di inediti, realizzato – via Musicraiser, grazie agli aiuti di chi si è appassionato alla sua storia.

Ad aspettare la sua entrata un tripudio di gente. Ma non solo. Un tripudio di gente coinvolta, emozionata. Era come se su quel palco ci fossimo tutti noi. Avevamo il cuore a mille, eravamo preoccupati quando il suono della voce non riusciva a superare quello degli strumenti. Il cuore si rilassava a fine canzone, quando Matteo buttava fuori l’aria per la tensione. Spargevamo sorrisi quando, incredulo, ci fissava ed esordiva in un attonito Ma quanti siete? - Musicisti eccelsi hanno accompagnato la sua avventura in studio e sopra il palco (e ho scoperto che l’eleganza del violoncello riesce letteralmente a stregarmi).

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Pensateci: quando utilizzate l’avverbio soltanto? Quasi sempre per descrivere pensieri negativi. Che vuoi che sia, è soltanto un bambino. Voglio soltanto spiegarti la mia. Hai visitato soltanto quella città? E invece qui sa di zucchero, sa di carezza. Ascolti la sua musica, la sua storia e non serve aggiungere nulla di più. È tutto lì. È tutto racchiuso nella perfetta fusione tra una voce e una chitarra, ben posizionate nella cornice di un sogno che si avvera.

Perché in fondo, per essere felici, non abbiamo bisogno di molto. E mentiamo a noi stessi essendone consapevoli. Ci bastano gli affetti, un fuoco da tenere vivo e in tasca un mazzo di chiavi. Per sapere di poter tornare a casa. Eventualmente.

• Tracklist •

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1. LE CHIAVI DI CASA MIA | ▻▻ Video
Voto: ★★★★

Canzone apripista, singolo scelto per presentare il primo lavoro, video ben confezionato e coerenza con le lyrics. Una storia finita male. Un happy ending chimerico. Adoro come l’inizio riesce a spiazzarti: prima in acustico, poi con un marasma di emozioni e strumenti che, a inizio ritornello, ti confonde. Ma bastano un paio di secondi per tornare a far sorridere il cuore. Fatevi trascinare dall’atmosfera che si respira. Il violoncello a fine canzone è pura magia.

♬ Dice: Chissà se il dolore ha vinto sull’abitudine.
♡ Sa di: caffè, Champs Elysées e corse contro il tempo.

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2. LA VITA HA SCELTO TE
Voto: ★★★★

Una bellissima nenia che, per qualche assurdo motivo, mi fa pensare a scenografie medievali, di altri tempi. A livello di testi penso possa essere il perfetto claim per Matteo: Io non ti conosco ma canto per te è la frase che sentiamo sua, che sentiamo nostra. Un cerchio che si chiude, con la fine che riprende l’inizio, come a dare un senso a tutto ciò che è stato detto.

♬ Dice: Lascia i dubbi nel cassetto, riempiremo il letto di felicità.
♡ Sa di: carillon e dolci follie.

3. PICCOLA (STUPIDA)
Voto: ★★★+

Orecchiabilissima. Radiofonicissima. Una sferzata di energia per sdrammatizzare la cotta che ci si prende per le persone sbagliate al momento sbagliato.

♬ Dice: E tu non sai quanto mi sei mancata, col tuo sorriso da fine giornata.
♡ Sa di: cortili e illusioni.

4. ACCANTO
Voto: ★★★+

E poi ci sono invece quelle storie che finiscono ma che in realtà non finiscono mai. Le strade si dividono, si prendono strade diverse, ognuno cerca di rincorrere i propri sogni senza la necessità, il bisogno di stare mano nella mano. Agrodolce. Rassicurante come una coperta in più nella stagione più fredda.

♬ Dice: Prendi il tempo di rincorrere i tuoi perché.
♡ Sa di: cieli infiniti, confusione e futuro.

5. OVUNQUE SEI
Voto: ★★★★★

La mia traccia preferita. Il pezzo che mi ha rapito il cuore e l’ha gettato lontano sin dal primo ascolto. Lontano per andarlo a riprendere, per credere nei sogni senza arrendersi mai. Il brano che mi fa pensare a chi non c’è più e a ciò che non c’è ancora. Il ponte tra il passato e il futuro, il brano del presente, quello in bilico, quello che non riusciamo mai a sentire nostro. Testi e musiche ricercati. Oasis meet Daniele Groff. La vera perla dell’album.

♬ Dice: Ma tu continui a illuminare tutti i sogni miei, anche se non ci sei..
♡ Sa di: Bibi e Olanda.

6. MONTPELLIER
Voto: ★★★+

Una canzone vissuta fino all’ultimo secondo. Matteo racconta della sua esperienza a Montpellier, probabilmente il vero fulcro del suo viaggio in giro per l’Europa. Scanzonata e spensierata, ci sembra quasi di conoscere tutte le persone che cita all’interno: da Filippo che organizza le feste a Clara, la querida, fino al bacio di Cristina, la sua chitarra, quasi a suggellare il momento.

♬ Dice: Sai è strano pensare di tornare a partire.
♡ Sa di: falò sul mare e rifornimenti di Perrier.

7. DOVE SEI
Voto: ★★★★★

Bellissima. Dolcissima. Con il magone in gola per tutta la durata. Una canzone profetica per Matteo che si chiedeva quando e dove avrebbe potuto incontrare la sua metà. E, come succede nella più bella delle favole, un giorno, per caso, il destino ha voluto che il suo destino incontrasse quello di Alessandra che, togliendosi le cuffie, si rese conto di ascoltare la medesima canzone che quel curioso ragazzo in strada stava cantando..

♬ Dice: E quanti giorni perderò a uccidere i miei demoni..
♡ Sa di: serendipity.

8. LETTERA A ROSE

Ogni storia si compone di molti inizi e a volte quelli decisivi accadono lungo il cammino. Il vero inizio della storia di Soltanto è in Rue Saint Jean, nel centro storico di Lione, Francia. Viaggiavo ormai da settimane: autostop, strada, tenda e ancora autostop. Solo. L’euforia legata alla partenza si stava piano piano spegnendo lasciando spazio ai fantasmi.. È davvero la strada giusta – mi chiedevo, o sto semplicemente perdendo un sacco di tempo dietro a una chitarra, qualche spicciolo e uno stupido sogno in queste strade sconosciute d’Europa?

Il tempo si dilatava, le giornate si facevano ovattate. Ricordo che ci fu un giorno in particolare in cui tutta quella tristezza venne fuori. Sentivo il tarlo crescere, continuamente, ossessivamente.. e quel giorno più che mai sentii il bisogno fortissimo di andare a suonare in strada provare a liberarmi di quei demoni. Ed eccomi lì, in Rue Saint Jean, pronto a intonare la mia preghiera, Please Please Please, Let Me Get What I Want degli Smiths che dice: Non mi capita di avere un sogno da molto, moltissimo tempo. Ho avuto così poca fortuna nella vita che al posto mio un uomo buono si sarebbe trasformato in cattivo. E allora per favore, per favore, per favore, per una volta, una volta soltanto nella mia vita lasciate che io possa ricevere quello che desidero. Il Signore lo sa, sarebbe la prima volta.

Cantando queste parole da lontano scorgo una bimba, la vedo ancora adesso incrociare i miei occhi e di punto in bianco tirare la giacchetta della mamma per potersi fermare ad ascoltarmi. Eccola che mi guarda.. ancora. È allora che si lascia andare al sorriso più semplice, puro e sincero che io abbia mai visto, di quei sorrisi che avrebbero riempito anche il cuore più cupo e nero della città. La canzone finisce e lei, con mamma e fratellino, si avvicina per farmi una domanda..

Posso abbracciarti?

Il tempo si fermò e d’improvviso tutto si fece chiaro: la felicità non è solo sorrisi e pace dei sensi ma è anche e soprattutto poter condividere se stessi nei giorni di sole e in quelli di pioggia, liberamente, e io riesco a farlo solo con la musica. Ecco perché non avrei mai smesso di suonare in strada: tutta la fatica che avevo sempre fatto nel raccontare i miei stati d’animo quel giorno smise di schiacciarmi perché quel giorno trovai le ali e cominciai a volare, sicuro di meritarmi l’affetto delle persone che avrebbero voluto donarmene.

Buona vita, piccola Rose.
Ovunque sei.

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Le cartoline illustrate de Le Chiavi di Casa Mia!  [da un'idea di Alessia Bicocchi]

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• Il mondo di Soltanto: quando la strada diventa palcoscenico
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Woodkid: The Golden Age, cronaca di un concerto apocalittico [+ RECENSIONE ALBUM]

Woodkid

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La poliedricità è un aspetto che mi ha sempre affascinata: sarà perché mi sento un po’ tirata in causa? Adoro fare venti, cento, mille cose (sicuramente non tutte assieme e soprattutto non tutte con lode), anche se musica e scrittura sono le due che prediligo. Diciamo che le personalità poliedriche, per forza di cose, mi attraggono. E direi che questo è proprio il caso di Woodkid, all’anagrafe Yoann Lemoine. Artista nel vero senso della parola, Yoann è regista, compositore e cantante. Dimenticavo l’aggettivo: visionario.

Tanto per cominciare, avete presente il video di Blue Jeans di Miss Lana Del Rey? E quello di Teenage Dream di Katy Perry o Take Care di Drake e Rihanna? Ecco, la regia è del signorino qui in questione. Il meglio di sé, in qualità di regista, lo dà però nei video delle sue stesse canzoni. Iron, Run Boy Run e I Love You sembrano essere uno il continuo dell’altro, come una vera e propria saga, rigorosamente in bianco e nero e, soprattutto, di grande impatto emotivo.

La vista non è l’unico senso da utilizzare quando si tratta di Woodkid. L’udito ha, dalla sua, probabilmente il primo scalino del podio. Un genere musicale difficilmente definibile. Melodie altamente apocalittiche. Lo ascolti e ti sembra di essere in una dimensione parallela, protagonista di un videogioco di ruolo, impegnato a scappare da mostri e problemi in una corsa senza fine. Insomma, spararvi Woodkid nelle cuffie corrisponde ad una corsa sulle montagne russe, con adrenalina a mille ed esaltazione alla massima potenza! Provare per credere.

E chi è stato ieri sera al concerto di Milano al Teatro Franco Parenti (questa sera non perdetevelo in quel di Roma!) non può che confermare. Luci e musiche sono state il connubio perfetto per venti, cento, mille scosse di adrenalina. Sul backdrop alle sue spalle immagini ad alta definizione: interni di chiese, cime innevate e l’inconfondibile bambino/statua di Run Boy Run sgretolato in mille pezzi davanti ai nostri occhi increduli. Insomma, il tocco inconfondibile di Woodkid-regista si è sentito eccome.

Dopo l’apertura del bravissimo Andrea Nardinocchi, Woodkid si presenta sul palco con una band di tutto rispetto: due tastiere, tre fiati e due tamburi. La performance è stata intenzionalmente suddivisa in due fasi: la prima, più soffice e delicata, con i pezzi più calmi di The Golden Age (e una splendida versione di Brooklyn) e la seconda, più movimentata ed elettrizzante, con la folla in visibilio tra salti e teste a tempo. Lui? Simpatico, alla mano, divertente e profondo al tempo stesso. E spesso di spalle.

Quasi a contemplare lui stesso quello che è stato capace di creare. Quasi fosse lui stesso parte integrante del pubblico e assistesse, nella sua umiltà, a qualcosa di superlativo.

Woodkid, Milano

@airaliworld

E per chi non avesse avuto la possibilità di sentirlo dal vivo, datevi una seconda chance e ascoltate The Golden Age su Spotify, uscito lo scorso 18 marzo, leggendo al tempo stesso la mia recensione. Sicura che non ve ne pentirete!

 • THE GOLDEN AGE Tracklist •

The Golden Age, Woodkid

1. THE GOLDEN AGE
Voto: ★★★★

Perfetto inizio di un album perfetto. Note malinconiche si susseguono tra violini e pianoforti per arrivare ad un ritornello che ti entra subito in testa e che rimpiange i vecchi tempi d’oro, quelli che passano e che non tornano più. Poco prima del secondo minuto la canzone si trasforma e così anche il vostro stato d’animo: il ritmo si fa incalzante e forse anche voi vi sentirete meno sconfitti e più risoluti. Da brivido la voce che sembra spezzarsi sul finale della canzone.

♬ Dice: Did you ever feel we’re falling as we grow?
♡ Sa di: lunapark abbandonati, lacrime e rimpianti.

2. RUN BOY RUN | ▻▻ Video
Voto: ★★★★

Suoni di campane segnano l’alba di questa canzone, uno dei singoli portafortuna. Probabilmente suggestionata dal video musicale (un vero e proprio capolavoro) ogni volta che l’ascolto mi sento la protagonista di una corsa senza tempo. I buffi mostriciattoli co-protagonisti del videoclip mi ricordano il film Nel Paese delle Creature Selvagge e il ritornello assordante sembra voler sottolineare un momento di esasperazione, disagio e insoddisfazione che sfocia nel cambiamento e quindi nella pace dei sensi. E’ proprio quando Woodkid abbassa i toni e spiega al ragazzino che domani sarà un uomo e quindi non avrà più modo di nascondersi che l’anima si quieta, speranzosa di avere ancora una possibilità.

♬ DiceRun Boy Run! Running is a victory!
♡ Sa di: inseguimenti, spine nel fianco e battito accelerato.

Run Boy Run

Clicca qui per guardare Run Boy Run!

3. THE GREAT ESCAPE
Voto: ★★★

Chissà perché l’inizio mi fa pensare subito a Dog Days Are Over di Florence + the Machine e riesce a strapparmi un sorriso. La base uptempo è piacevole e risolta ma Woodkid lo preferisco più quando suscita pathos..

♬ Dice: Can’t you see that we’re dead until we wake up?
♡ Sa di: vittoria.

4. BOAT SONG
Voto: ★★★

Sulle canzoni lente Woodkid sembra essere la perfetta controparte maschile di Lana Del Rey, sua grande amica. Il timbro si fa cupo e gli armonici risuonano in tutto il loro splendore. Il tema è ricorrente: il fato, il destino, le scelte. La canzone è piena di domande e dilemmi a cui non si riesce a dare una risposta e le immagini vedono il mare far da protagonista, specchio argentato delle nostre insicurezze.

♬ Dice: Are we instruments of fate? Do we really have a choice?
♡ Sa di: orizzonti, dubbi e addii.

5. I LOVE YOU | ▻▻ Video
Voto: ★★★

Questa canzone ha il potere di farmi venire la pelle d’oca alta due metri. Racchiude tutto nei suoi quasi 4 minuti: tutta l’insofferenza che si può provare per un amore non corrisposto, per una battaglia persa e forse inutile o forse una vittoria perché, in fondo, tutto può tornarci utile un giorno. Anche qui distese di oceani hanno la meglio: l’acqua è un simbolo ricorrente nelle canzoni di Woodkid. Ciò che nei nostri sogni rappresenta l’emotivo viene scelto da un grande artista per rappresentare tutto ciò che prova nei confronti della vita, della società, dell’amore. Il graffio sulla pelle lo dà poi quel suono metallico che sentite ad inizio canzone e che poi torna minaccioso sulle strofe. Pare quasi essere un cancello che si chiude, metafora perfetta per il significato del brano.

♬ Dice: I was synchronized with you but now the sound of love is out of tune.
♡ Sa di: sconfitta, tepore e Islanda.

I Love You

Clicca qui per guardare I Love You!

6. THE SHORE
Voto: ★★★

Torniamo alla malinconia con questa canzone dal mood inquietante. Il simbolo, guarda caso, è quello di una spiaggia su cui Woodkid passeggia immaginando quello che sarebbe potuto essere tra lui e l’amore della sua vita. Al minuto 2:20 le emozioni prendono il sopravvento grazie all’aiuto delle trombe che esasperano questa sensazione di disperazione.

♬ Dice: You don’t remember anymore the kisses that I stole from you.
♡ Sa di: vuoto interiore e mare d’inverno.

7. GHOST LIGHTS
Voto: ★★★★

Suoni possenti alla Iron ma smorzati dai pensieri continui rivolti all’amore perduto. Questa contraddizione sembra funzionare decisamente bene e mi fa pensare all’altalena dell’amore. A volte ti fa salire fino a su per farti toccare il paradiso con un dito e poi, puntualmente, ti riporta giù fino a farti sprofondare negli abissi.

♬ Dice: Without you I can’t stand the sound of the rain.
♡ Sa di: chiavi di casa e vetri frantumati sul pavimento.

8. SHADOWS
Voto: ★★★

Prima traccia completamente strumentale. Woodkid si riposa e ci porta, mano nella mano, in un viaggio al di là dell’atmosfera dove tutto sembrare fluttuare, dove tutto sembra senza consistenza.

♡ Sa di: galassie e buchi neri.

9. STABAT MATER
Voto: ★★★★

Una di quelle canzoni che calzerebbe a pennello come colonna sonora di uno di quei film dove la gloria è tutto. Quasi paradossalmente, il titolo Stabat Mater (che in latino significa Stava la Madre) rimanda ad una preghiera cattolica sulla sofferenza, amata moltissimo da grandi musicisti come Vivaldi e Rossini.

♬ Dice: Hey, do you still braid some flowers in your hair?
♡ Sa di: lutti e rivincite.

10. CONQUEST OF SPACES
Voto: ★★★★

Non so perché ma questo pezzo mi fa invece pensare ad un altro progetto musicale che amo tantissimo: i Nightwish. Nella seconda parte della canzone, quando i tamburi si fermano, più che allo spazio mi rendo conto di pensare ad una sorta di circo a cui ho accesso grazie ad una grande tenda rossa. Il ritornello è vincente e giova a tutta la canzone facendotela sentire tua già dal primo ascolto.

♬ Dice: Behind the dreams of mastery love dies silently.
♡ Sa di: navicelle spaziali e vite alternative.

10. FALLING
Voto: ★★★

Seconda traccia strumentale dell’album. Un crescendo di ansia e paura.. Abbandonate ogni speranza o voi che entrate!

♡ Sa di: incubi nel pieno della notte.

11. WHERE I LIVE
Voto: ★★★★★

La mia canzone. Ha tutto quello che cerco: musica giusta, melodia giusta, testo giusto. Le sensazioni che mi capita di provare nei giorni più bui Woodkid le spiega perfettamente in questo brano. Puro. Emozionante. Così puro ed emozionante che mi ritrovo alla fine con il groppo in golo e gli occhi lucidi. La perla preziosa e nascosta di tutto l’album.

♬ Dice: I’ll never reach the truth of lies. I’m just watching the flowers grow.
♡ Sa di: promesse infrante, frustrazione e immobilità.

11. IRON | ▻▻ Video
Voto: ★★★★★

Eccola arrivare, la colonna portante di The Golden Age. Utilizzata come soundtrack del trailer di Assassin’s Creed: Revelations, ha tutti gli elementi per chi vuole ascoltare un po’ di sana epic music. I viaggi che mi faccio con questa canzone.. Non basterebbe un’intera recensione per raccontarveli, anche perché sono cangianti e discontinui ma sempre appassionanti. Se non l’avete mai ascoltata mi chiedo quasi come abbiate fatto a sopravvivere finora :P

♬ Dice: I want to feel the pain and the bitter taste of the blood on my lips, again.
♡ Sa di: ibernazione e combustione al tempo stesso.

Iron

Clicca qui per guardare Iron!

11. THE OTHER SIDE
Voto: ★★★★

E così come si era aperto, l’album si chiude in maniera altrettanto perfetta con una marcia agonizzante di tamburi soffocati a fare da sottofondo. A sua volta, il finale della canzone è altrettanto perfetto: i tamburi sembrano più lontani e si arrendono ad una chiusura che sembra volerci sussurrare “All good things come to an end“.

♬ Dice: And in the arms of endless anger will end the story of a soldier in the dark.
♡ Sa di: secondo gradino del podio e risate agrodolci.

•••

Così come l’album, anche il concerto segue fedele lo stesso inizio e la stessa fine. Woodkid è uno preciso, mica fa le cose tanto per fare. Insomma, se non siete riusciti a leggere tutta la recensione leggete semplicemente quello che segue.

Se siete apatici e deboli di cuore, questa non è roba che fa per voi. Se siete ancora alla ricerca del significato della vita, nonostante siate disillusi da tempo, dategli una chance. Insistete se la musica, a primo ascolto, vi sembrerà simile e non riuscirete subito a comprenderla. I tesori preziosi sono sempre quelli nascosti. Se invece volete esaltarvi skippate diretti alla traccia numero 2 e poi alla 11 e poi ancora alla 2 e poi ancora alla 11, ad libitum.

Ma ricordate: uno che al suo stesso concerto si mette di spalle, stessa prospettiva del pubblico, non è uno che sta facendo il maleducato.. è uno che sa mettersi nei panni di chi ascolta e, a sua volta, ne sa ascoltare l’anima.

SCALETTA CONCERTO

Intro
The Golden Age
Baltimore’s Fireflies
Where I Live
Ghost Lights
I love you
Brookyln
Boat Song
Shadows
Stabat Mater
Conquest of Spaces
Iron
The Great Escape
Run Boy Run
The Other Side

•••

My favorite YouTubers: 5 cantanti da non perdere su YouTube

wallpapersgroup.net

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Dicesi YouTuber colui o colei che ottiene popolarità e consenso dal pubblico - e qualche volta anche da superstar e case discografiche, tramite l’upload di uno o più contenuti su YouTube, piattaforma di visualizzazione e condivisione video.

Personalmente credo sia uno dei mezzi più (av)vincenti per chi fa musica (e non solo): dà la possibilità di farsi conoscere da un pubblico assolutamente democratico e, nella maggior parte dei casi, composto da gente che porta alta la bandiera della meritocrazia. Sì, è vero, YouTube è anche quell’enorme piazza dove persone frustrate postano commenti ingiustamente perfidi a qualsiasi ora del giorno e della notte, MA le visualizzazioni parlano chiaro: se hai talento il tuo video non passerà inosservato. Anche qui si potrebbe aprire un capitolo a parte per tutte quelle voci (probabilmente fondate) che affermano che anche su YouTube è possibile comprare le visualizzazioni, ma credo non sia questo il momento giusto per parlarne.

Parliamo invece dei miei YouTubers preferiti – quelli bravi e conosciuti (“famosi” è una parola poco YouTubesca). Coloro che, senza timore né vergogna, si sono lanciati in questo mondo per provare a vedere se poteva smuoversi qualcosina e sono riusciti a smuovere le montagne!

•••

La prima è Italianissima ma ha vissuto per 4 anni negli Stati Uniti d’America (New York, per la precisione). Sistiana è il suo nome, assolutamente poetico. E altrettanto poetica è la sua voce. Suona la chitarra e compone canzoni sue accompagnandole con video originali. Ammirazione (e un pizzico di invidia, lo ammetto) per essersi goduta così appieno la Grande Mela!

SISTIANA ♬ Iscriviti al canale

Ugualmente Italiana, ma di origini nigeriane, la bravissima Loretta Grace che vanta il ruolo di protagonista nel musical Sister Act, andato in scena al Teatro Nazionale di Milano, nonché una serata tutta sua al Blue Note. Personalità squisitamente internazionale e ottima agilità vocale sono i suoi assi nella manica.

LORETTA GRACE ♬ Iscriviti al canale

Karmin è il nome del duo composto da Amy Heidemann e Nick Noonan, colleghi musicali nonché compagni di vita. Lei ha carisma da vendere, è una bomba ad orologeria e ha uno stile crazy retrò che mi fa impazzire. Lui davanti a cotanta personalità bisogna ammettere che rimane un po’ in sordina, ma pare sia un ottimo musicista. In questo video che vi propongo vedrete Amy alle prese con Look At Me Now, brano rap portato al successo da Busta Rhymes (e chi lo conosce sa quanto le sue lyrics siano veri e propri scioglilingua). So che probabilmente storcerete il naso all’inizio ma andate avanti fiduciosi e rimarrete estasiati di fronte alla velocità di Amy!

KARMIN ♬ Iscriviti al canale

La sua missione è quella di ispirare la vita dei suoi ascoltatori attraverso la musica. Punta in alto (ma non troppo) David Sides, eccelso pianista che arrangia le canzoni mainstream suonando la melodia principale – che solitamente viene cantata dal cantante in questione, con il pianoforte. Ne vado pazza!

DAVID SIDES ♬ Iscriviti al canale

Finiamo col botto citando una delle YouTube band più celebri in assoluto. Chi è YouTube-addicted probabilmente li conoscerà. Dietro al nome di Boyce Avenue si cela un gruppo di tre fratelli provenienti dalla Florida, “capitanati” da Alejandro Manzano che ha dalla sua un timbro particolarmente avvolgente e rassicurante. Immancabile l’uso del cajón. Morale: potrei ascoltarli per ore.

BOYCE AVENUE ♬ Iscriviti al canale

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E poi ovviamente, se vi avanzano cinque minuti, date un’occhiata anche al mio canale YouTube dove, oltre ai video dei concerti recensiti su The Music Portrait, troverete diverse mie esibizioni canore (purtroppo non recenti, eccezion fatta per l’acapella di For Your Love con le Kanteria presente su questo canale). Non si parla di milioni di visualizzazioni come i video citati sopra ma.. ci stiamo lavorando. Chissà, magari tra una decina d’anni.. ツ

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