Cantare usando il vibratore? ADAM, girlband olandese, promuove così il nuovo singolo “Go To Go” [VIDEO]

ADAM girlband

Foto: Walter Vroegop

2 milioni di visualizzazioni in 2 giorni. Questo il record ottenuto dalla girlband olandese ADAM che, per promuovere l’uscita del singolo Go To Go, ha ben pensato di buttarla sul virale.

Il tutto è partito dal loro canale YouTube con successiva promozione sulla pagina Facebook (che conta solo qualche migliaio di fan). Idea geniale, certamente; per alcuni forse inappropriata, per altri dal successo troppo facile e scontato.

Di cosa sto parlando? Se nonostante il titolo fin troppo esplicito continuate a fare i finti tonti, eccovi serviti: tre delle cinque ragazze in questione (Anna, Sanne e Suzanne) vengono registrate mentre cantano – o meglio provano a cantare, con uno “strano” ronzio come sottofondo. Indizio: nessuna zanzara nella stanza. Conferma: un vibratore con pile funzionanti, probabilmente acquistato in uno dei tanti appositi negozi presenti ad Amsterdam.

Insomma, impresa alquanto ardua: l’intonazione va a farsi benedire e le espressioni inizialmente sostenute si trasformano ben presto in gemiti e risate. Al contrario dell’Olanda, dove il sesso non viene visto come argomento tabù, sicuramente in altri Paesi il video verrà ricevuto diversamente: bisogna comunque ammettere che.. sarà pure impudico ma di certo non è volgare.

La canzone sembra orecchiabile – sempre se ci avete fatto caso ovviamente, e se l’obiettivo era far parlare di sé le ragazze ci sono riuscite. Bisogna capire se si trasformerà in un fuoco di paglia o se la gente tornerà sul canale a guardare il video ufficiale, senza distrazioni – cosa che succederà a distanza di una settimana dall’upload del primo video.

In un modo o nell’altro, pare che la musica sia sempre in grado di dare buone vibrazioni.

Beyoncé: la recensione completa del nuovo album a sorpresa [aka The Visual Album]

Beyoncé Visual Album

Lei può. Solo Beyoncé può fregarsene della stampa, della promozione, dell’uscita di un singolo apripista, delle regole convenzionali del music business. Più passaparola di lei non c’è nessuno. L’eco che qualsiasi suo passo produce ha dimensioni epiche, dal taglio di capelli più corto del solito al battito di ciglia più veloce di quello precedente.

Ebbene sì, la signorina Knowles, ormai signora Carter, ha più di un asso nella manica. Tanto per iniziare ha delle corde vocali particolarmente in forma (alle quali avrà sicuramente fatto un’assicurazione vitalizia), una presenza scenica che farebbe impallidire la più spumeggiante delle popstar, un repertorio catchy, fresco e gigione che sa strizzare l’occhio ad almeno tre generazioni e un corpo da urlo che mette d’accordo uomini e donne: i primi dicono sì svenendo inermi sul pavimento ad ogni sua ondulazione e le seconde dicono sì pensando di essere rappresentate da quella carne in più (anche se, ammettiamolo, estremamente tonica) che sembra invece mancare ad ogni modella di passerella vista durante le collezioni autunno/inverno o primavera/estate dal 1970 ad oggi.

Insomma, Beyoncé è una di quelle che mi immagino batter le mani in salotto e anziché far accendere il televisore fa accendere le centrali idroelettriche. Se poi ci aggiungete che pare essere pure simpatica e alla mano il quadro è completo. Della serie, accettasi suggerimenti su ipotetici suoi difetti per sentirci meno sfigate.

E non è un caso se, nonostante la data non fosse propizia (venerdì 13 dicembre), Queen Bee è riuscita a battere ogni record facendo uscire a sorpresa un nuovo album con 14 canzoni e 17 video senza alcuna promozione né anticipazione. La signorina ha ben pensato di dare l’esclusiva a iTunes e acquistare tutti i banner in rotazione il giorno stesso dell’uscita spiazzando chiunque (colleghi compresi).

L’album è omogeneo eppure più sperimentale rispetto ai lavori passati. Il concept è molto simile a quello di The Music Portrait ed è stato proprio questo che mi ha spinto ad acquistare il CD ad occhi chiusi. Ogni volta che scrivo o canto un pezzo mi immagino il prodotto finale, immagini incluse. Ogni canzone scaturisce in me una sorta di film nella mia mente ed è questo che ho voluto fare in questo nuovo lavoro: dare voce a quelle immagini. Ecco perché per ogni canzone (ed ogni traccia potrebbe benissimo essere un ipotetico singolo) Beyoncé ha voluto girare un video. Uno più sexy dell’altro, siete avvisati. Una sorta di film a volerseli vedere uno dietro l’altro. Ma quello che vi suggerisco di fare è di dare un primo ascolto all’album senza farvi suggestionare per poi comparare le vostre immagini con quelle che lei ha deciso di proiettare.

Se invece proprio non ce la fate a resistere e volete saperne di più ORA, ecco quali sono state le mie impressioni a caldo su canzoni e videoclip. Enjoy!

• TRACKLIST •

Beyoncé Visual Album

1. PRETTY HURTS▻▻ Video Preview

CANZONE: Pop song con pennellate di R&B qua e là, scritta dalla bravissima Sia Furler (She Wolf e Titanium vi dice qualcosa?). Sarebbe stata perfetta per lo stile e la vocalità di Rihanna (ma probabilmente non per la sua personalità). Si apre con un mini dialogo: Qual è la tua aspirazione? Beyoncé risponde: Essere felice. E nella canzone ci ricorda che a volte l’unica cosa che meriterebbe un’operazione di chirurgia plastica non sono le tette ma la nostra anima.

Voto: ★★★

VIDEO: Eliminare la superficialità che ci circonda: è questo il messaggio. Un tributo alla profondità, a ciò che conta davvero. Un incoraggiamento ad abbandonare tutto ciò che è stupido e futile per abbracciare i sentimenti, le imperfezioni e la nostra vulnerabilità. Curiosità: nel video è la valletta numero 4, suo (e mio) numero preferito. Tra i cameo Shaun Ross, già scelto da Lana Del Rey come co-protagonista di Tropico, il suo sperimentale cortometraggio.

Voto: ★★★

Beyoncé Pretty Hurts

2. HAUNTED▻▻ Video Preview

CANZONE: La canzone che non vi aspettereste mai da Beyoncé. Imprevedibile quanto l’idea di far uscire a sorpresa questo album. Un brano che sembra mutare ogni minuto e un ritornello che assomiglia sì a qualche altro ritornello famoso ma che ti si inchioda comunque in testa e fa fatica ad andarsene.

Voto: ★★★½

VIDEO I: Il video si divide in due parti la prima delle quali viene rinominata GHOST, ad alto effetto WOW. Beyoncé gioca sul contrasto bianco/nero e sembra appena uscita da una pubblicità di Dior.

Voto: ★★★

VIDEO II: Il secondo video è la parte focale di Haunted. La provocazione tipica di alcune popstar (vedi Lady Gaga o Miley Cyrus) contagia anche lei che, per la prima volta nella sua carriera, realizza un video che rasenta la blasfemia. Ambientato in una sontuosa villa che si rivelerà essere una sorta di manicomio, lo scopo del video sarà quello di farvi sobbalzare dalla sedia a mo’ di horror movie durante il primo minuto e farvi abbassare la mascella per la parte restante, tra personaggi assurdi e una sensualissima (ma mai volgare) Beyoncé.

Voto★★★

Beyoncé Haunted

3. DRUNK IN LOVE (feat. Jay-Z) | ▻▻ Video Preview

CANZONE: L’inizio ti fa pensare che stia per iniziare un beat arabeggiante e invece la vocina lascia il tempo che trova per trasformarsi subito in un beat mid tempo. L’arrivo di Jay-Z sembra essere preceduta dal rumore di un elicottero (privato ovviamente) per poi lasciar spazio alle sue lyrics che nei primi 5 secondi sembrano essere in dialetto pugliese. Giuro! Bella ma per essere l’ennesimo featuring poteva osare qualcosa di più.

Voto: ★★★

VIDEO: Ovviamente il video vede anche la presenza del maritino Jay-Z che sembra più concentrato a reggere il bicchiere di vino che ha in mano piuttosto che a lanciare sguardi d’intesa alla sua wifey. Mai mi sarei aspettata un bianco e nero totale per questa canzone che invece a primo ascolto mi aveva dato l’impressione di essere piuttosto colorata (e colorita da quel che fan pensare le lyrics). Invece ci troviamo in riva al mare di notte con Beyoncé che per la prima volta fa delle mossettine danzerecce che non riescono a convincermi. Nessun plot, nulla di sbalorditivo come i precedenti video.

Voto: ★★★

Beyoncé Drunk In Love

4. BLOW▻▻ Video Preview

CANZONE: Birichina la Beyoncé di questo brano da atmosfere retro. Fossi stata la regista di questo video le avrei consigliato una di quelle pettinature anni 20 con frangia di lato ondulata e un bel rosso fuoco sulle labbra. Prima canzone dell’album che promuovo senza pensarci due volte. Mica per nulla prodotta da Pharrell Williams, Justin Timberlake e Timbaland. Che triade.

Voto: ★★★½

VIDEO: Se nel video precedente la mancanza di colore si era fatta sentire, qui ne abbiamo a volontà. La scena principale vede Beyoncé e compagnia bella divertirsi su una pista da pattinaggio e, come avevo immaginato, è ambientata nel passato, più precisamente nelle ultime decadi precedenti gli anni 2000. Inizio a conoscere a memoria tutte le angolazioni del suo fondoschiena (e siamo solo al quarto video) quindi forse è un po’ troppo per ora, ma sorriso a tremila denti quando a inizio video vedo il cameo della sorellina Solange mentre se la sfreccia in bici accanto alla sorellona maggiore.

Voto: ★★

Beyoncé Blow

5. NO ANGEL▻▻ Video Preview

CANZONE: Il falsetto troppo aspirato di Beyoncé non mi è mai piaciuto granché – forse perché ne ho troppo anche io quando passo alle note di testa. Canzone noiosa. Sbadiglio.

Voto: ½

VIDEO: Con il video riesco ad apprezzarla di più, ma non troppo. Belli i colori, bello il fatto che si tratti di un video ritrattistico, pieno di primi piani e personaggi peculiari (bad boys and no angels, ovviamente). Oltre alla sensualità sempre presente della signorina Knowles, i maschietti apprezzeranno anche una parata di macchine americane customizzate ad hoc. Nemmeno Xzibit in Pimp My Ride aveva osato tanto.

Voto: ★★

Beyoncé No Angel

6. PARTITION▻▻ Video Preview

CANZONE: Mi sveglio dal letargo in cui sono caduta su Lemme hear you saying Hello Mrs. Carter. Beat che picchia duro. Pollice verso solo per Bee che cerca di fare (male) quello che a Nicki Minaj e compagnia bella viene bene: rappare (o in questo caso far finta di rappare). Ma il beat è troppo bello per soffermarsi su questi dettagli. La ascolto mentre sono in viaggio dall’Olanda alla Germania e mi viene voglia di dire ai miei compagni sconosciuti di bus di alzarsi e bounceare con me a ritmo di musica. Uh c’è posto anche per un po’ di français. Cheapeau, Mademoiselle.

Voto: ★★½

VIDEO I: Anche qui doppio video per la song, il primo soprannominato YONCÉ. Beyoncé continua a sprizzare sensualità da tutti i pori ma con un twist più gangsta in questo caso. Street style e grillz a gogo.

Voto: ★★

VIDEO II: Boom! Se pensavate che Beyoncé fosse sexy e sensuale aspettate di vedere questo video. Avrete tutte le conferme che cercavate, e oltre. Jay-Z appare come cameo e la parte in cui il suo famoso booty appare riflesso nel tavolo sotto di lei vi farà sudare non poco. Bellissima la stampa animalier proiettata sul suo corpo a fine video. Moulin Rouge style e ormoni in subbuglio. Doccia fredda altamente consigliata per fare una pausa da tutto questo ambaradam.

Voto: ★★

Beyoncé Partition

7. JEALOUS▻▻ Video Preview

CANZONE: Alzi la mano chi non si immedesima in queste lyrics. Tu sei lì a casa mezza nuda con la cena preparata con amore sul tavolo e lui tarda ad arrivare. E tu inizi a farti mille paranoie sul dove sarà, con chi sarà, perché non risponde al telefono. E allora la volta dopo gli dai il ben servito e sei tu a farlo ingelosire apposta. La canzone è piacevolissima e arriva addosso come una ventata d’aria fresca.

Voto: ★★½

VIDEO: Rispetto agli altri, video un po’ sottotono. Belle le scene in prima persona ad alta velocità sfrecciando per le strade della città. Ma con tutto il ben di Dio che ha mostrato finora questo rischia di passare un po’ in sordina.

Voto: ★★

Beyoncé Jealous

8. ROCKET▻▻ Video Preview

CANZONE: La bomba ad orologeria che stavo aspettando. La slow jam ammiccante che non poteva tralasciare. Brividi da schiena a collo con quella che potrebbe essere la perfetta colonna sonora di Cinquanta Sfumature di Grigio e derivati. Dimenticavo, scritta da Miguel e Justin Timberlake. E ho detto tutto.

Voto: ★★

VIDEO: Niente, sono all’ottavo video e Beyoncé non ha ancora smesso di stupirmi. Per la canzone che maggiormente preferisco dell’intero album sceglie un video incentrato sui dettagli (e che dettagli!). Senza dilungarmi troppo, diciamo che dovete prepararvi a fare un viaggio sul corpo di Beyoncé. E sì, ho detto SUL. Qualche scena un po’ troppo esplicita che poteva tranquillamente evitare dato che il messaggio l’abbiamo recepito eccome (c’era davvero bisogno di una chiave che entra nella serrattura e di un trapano a tutta velocità?).

Voto: ★★

Beyoncé Rocket

9. MINE (feat. Drake) | ▻▻ Video Preview

CANZONE: Non so, l’accoppiata Beyoncé-Drake a mio parere è un po’ strana. Sarà che non ce li vedo proprio come coppia amorosa a dirsi Sei mio / Sei mia e la canzone non mi risulta troppo credibile. Da un punto di vista più oggettivo posso però dire che il ritornello è catchy e il fatto che Drake condisca il brano durata tutta la durata della canzone e non solo come mero featuring di 30 secondi la rende dinamica.

Voto: ★★

VIDEO: Se a mio parere Rocket ruba la scena come miglior canzone dell’album, Mine fa lo stesso per quanto riguarda il video musicale che l’accompagna. Perfetto, semplicemente perfetto. Bellissima la danza con i veli, bellissima la scena del bacio con le magliette in viso. Paradossalmente qui è azzeccatissima la presenza di Drake. Grandiosa Beyoncé nei panni della Madonna (no, non la cantante). Se non si è ancora capito, promosso a pieni voti.

Voto: ★★★★

Beyoncé Drake Mine

10. XO▻▻ Video Preview

CANZONE: Una di quelle canzoni che stimolano il buonumore. Piena e aperta. Dal vivo la vedrei con il coro gospel acapella sul finale. Curiositá: é stata prodotta da Ryan Tedder dei One Republic, lo stesso che ha prodotto la famosissima Halo.

Voto: ★★

VIDEO: Mi mancava la Beyoncé divertente e divertita. Il video dà ancora più enfasi al fatto che la canzone sia un inno alla gioia e vede lei al luna park ridere come una pazza. Autoscontri, montagne russe e fan in adorazione. E lei con quel caschetto e quella semplicità è così bella che fa venir voglia di schiacciare su replay. PS. Pare che per mantenere il segreto della canzone con i fan Beyoncé abbia registrato il video pronunciando le parole in playback senza emettere alcun suono sentendo la musica tramite cuffiette.

Voto: ★★

Beyoncé XO

11. ***FLAWLESS (feat. Chimamanda Ngozi Adichie)| ▻▻ Video Preview

CANZONE: Il tentativo mal riuscito di scrivere un’altra Diva. Per chi conosce Bow Down la melodia ripresa é proprio quella lí. Da metà canzone in poi va molto meglio. A fine canzone ho cambiato idea e mi piace di brutto. Il featuring prevede un interessante discorso da parte della scrittrice nigeriana Chimamanda Ngozi Adichie sulle differenze tra donne e uomini al giorno d’oggi.

Voto: ★★

VIDEO: Beyoncé bad ass (e qui non c’entra il didietro ma l’atteggiamento da “vi faccio vedere io chi sono”). Dal video emerge ancora una volta il suo femminismo, la sua voglia di indipendenza e la sua autostima che ovviamente consiglia a tutte le ragazze là fuori di avere. Certo, con un parrucchiere e un make up stylist a disposizione 24 ore su 24 sarebbe molto più semplice, Bee.

Voto: ★★

Beyoncé Flawless

12. SUPERPOWER (feat. Frank Ocean) | ▻▻ Video Preview

CANZONE: Bell’esperimento, devo ammetterlo, anche se la prima strofa a primo ascolto mi sembra troppo piatta. Frank Ocean che entra con i suoi super bassi mi sorprende ancora una volta: un’estensione pazzesca la sua e soprattutto sempre credibile. Insomma, uno di quei pezzi (come la sopracitata Mine) che non sono colpo di fulmine ma forse, proprio per questo, sono da apprezzare di più.

Voto: ★★½

VIDEO: Che la rivoluzione abbia inizio – ti verrebbe da urlare mentre guardi questo video. Beyoncé veste i panni da Power Ranger (o poco ci manca) ed è tutto un spacca-i-vetri-dai-fuoco-distruggi-tutto per trasformarsi poi in tutto fumo niente arrosto. Ma c’è un grande MA: anche se Frank Ocean manca, la sua assenza è compensata dall’arrivo di Kelly Rowland e Michelle Williams (ex Destiny’s Child) e Pharrell Williams, producer del pezzo. In a reunion mood.

Voto: ★★

Beyoncé Frank Ocean Superpower

13. HEAVEN▻▻ Video Preview

CANZONE: Pezzone importante, di quelli che pesano un po’ eppure tenuto appositamente piuttosto minimal, senza urli e urletti eccessivi anche se il momento pathos c’è comunque, intorno al secondo minuto. Si conclude con metà Padre Nostro in spagnolo. E no, non sto scherzando.

Voto: ★★½

VIDEO: La forza dell’amicizia. La vita che scappa dalle dita. La linea sottile tra la felicità e l’agonia. Il potere distruttivo di un secondo. Le promesse. La fede. Tutto questo in 3 minuti e 55 secondi. Preparate i fazzoletti.

Voto: ★★

Beyoncé Heaven

14. BLUE (feat. Blue Ivy) | ▻▻ Video Preview

CANZONE: Quando si dice finire col botto. Mamma Bee pensa bene di “duettare” con la figlioletta Blue Ivy, dopo il primo tentativo di papà Jay con Glory, pubblicata appena due giorni dopo la nascita della piccola. Non so perché qualcosa nelle strofe mi ricorda vagamente Somewhere Over the Rainbow. In realtà per ascoltare la dolce vocina dovrete aspettare fino alla fine. Nel frattempo godetevi il viaggio verso la culla.

Voto: ★★½

VIDEO: E’ il Brasile il Paese scelto come cornice per questa dolcissima ninna nanna. L’allegria e l’innocenza dei bambini, i sorrisi della gente semplice, i colori caldi delle case e dei paesaggi. E la piccola Blue che sfoggia i suoi ricciolini in ogni angolo. E finalmente possiamo dire che è l’esatta copia di mamma e papà, un giusto compromesso. Certo, avesse preso solo da Beyoncé in quanto a bellezza sarebbe stata una gran cosa ma è coccolosissima così com’è. Guardate il video solo se siete pronti a farvi venire i marshmallow nel cuore.

Voto: ★★

Beyoncé Blue Ivy Blue

14. GROWN WOMAN | ▻▻ Video Preview

VIDEO: La traccia non è presente come canzone all’interno della tracklist ma solo come bonus video. Già sentito grazie ad una pubblicità della Pepsi in cui Beyoncé è testimonial, il pezzo è stato prodotto da Timbaland e scritto da The-Dream. Il video è uno dei miei preferiti dell’intero album perché ci porta alla scoperta dell’infanzia e dell’adolescenza della regina dell’R&B – della serie “piccole star crescono”. Vedrete Bee piccina che se la balla in salotto in mezzo alle amichette mentre le medesime mosse vengono riproposte dalla Beyoncé cresciuta che tutti noi conosciamo insieme alla cugina Kelly Rowland, vestite peró in puro stile anni ’90. Sul finale ci si scatena con passi tribali e scenografie esotiche. Originale: vintage e moderno al tempo stesso!

Voto: ★★

Beyoncé Grown Woman

Insomma, a chi non fosse ancora chiaro il concetto: lei può. Non per nulla l’album ha venduto 1 milione di copie in soli 5 giorni, raggiungendo la prima posizione in classifica in 104 (!) paesi senza nessun e ripeto nessun tipo di pubblicitá. Questo fa capire quanto potere abbia la rete al giorno d’oggi e soprattutto la “costruzione” di un ottimo personal branding e una fedele fanbase pronta a tutto pur di sentirsi parte di una piccola grande famiglia. E no, non é solo questione di affidarsi a cifre da capogiro o ai migliori producer del momento. Tra i grandi nomi che hanno contribuito alle canzoni dell’album ce n’é uno piú di tutti su cui scommettere: Boots (all’anagrafe tale Jordy Asher). Sconosciuto, sconosciutissimo in realtá. E per questo molto pericoloso, in senso positivo. Boots ha infatti collaborato a ben 9 canzoni su 14, (co)scrivendone 4 di suo pugno (Haunted, Jealous, Heaven e Blue). Il ragazzo promette bene!

Ecco, a mio parere, gli unici elementi a cui dovrebbe far attenzione Beyoncé é che  1. fa un po’ strano inneggiare al femminismo mostrando il fondoschiena per 17 video di seguito – insomma, sono piú che d’accordo con lei ma la sensualitá non é il requisito piú importante per una Donna con la D maiuscola (ad ogni modo, la perdoniamo lo stesso) 2. avendo buttato cosí tanta carne al fuoco in cosí poco tempo c’é il rischio che non si riesca a dare importanza a tutti e 14 i pezzi come invece meriterebbero. Troppo materiale su cui riflettere e si sa il troppo stroppia. Ma come ho giá ribadito altre volte c’é una linea sottile tra il troppo e l’oltre. E Beyoncé é decisamente oltre (non per nulla il suo nome ricorda la parola beyond), decisamente una spanna in piú rispetto a tanti suoi colleghi che sembrano scervellarsi per stupire, provocare e lasciare tutti a bocca aperta con trovate improbabili e non capiscono che l’unconvenzionale é lí sotto i loro occhi.

Della serie, ride bene chi ride ultimo. Solo in ordine di tempo, intendiamoci.
Perché per il resto, signori, é prima in tutto.

• • •

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Soltanto: Le Chiavi di Casa Mia – Quando il sogno di un’anima diventa il sogno di mille [RECENSIONE CONCERTO + ALBUM]

Soltanto

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Semplicità. Il segreto è tutto lì. Lui, ragazzo della porta accanto dal cuore grande, ci lascia “le chiavi di casa sua” per entrare a far parte di un progetto musicale bidirezionale, perché, come spiega, il progetto di Soltanto è di tutti coloro che in questi anni hanno supportato, condiviso e accolto la mia, la nostra storia. Per chi non lo conoscesse, Matteo Terzi, 28 anni, è un busker (nonché Presidente degli Artisti di Strada di Milano) che, tra Via Dante e Piazza San Babila, allieta le giornate dei passanti della città meneghina a suon di voce e chitarra.

Conosciuto circa un anno fa, dal primo istante ho subito compreso che avevo di fronte a me un’anima pura, di quelle che oggi fatichi ad incontrare, di quelle che sanno trasformare la strada in palcoscenico con il semplice dono della genuinità. A volte pensiamo di dover strafare, di dover ricorrere a chissà quale aneddoto per farci notare, per farci ascoltare. Qui di calcoli non ce ne sono: il messaggio arriva forte e chiaro perché la comunicazione è senza filtri, tipica di chi sa guardare oltre, tipica di chi sa scovare e godere della grandezza delle piccole cose, di chi sa assaporare la vita sorseggiando un bicchiere mezzo pieno, possibilmente di birra.

Matteo è così: non ci sono giri di parole, non ci sono frasi fatte né ostentazione. Nelle liriche, nelle musiche di Soltanto c’è l’essenziale della vita. E anche se non lo conosci finisci per sentirlo amico. Perché è il riflesso di ciò che vorremmo essere, sempre e comunque: coerenti, leali, buoni.. ma soprattutto, coraggiosi.

Perché lui di coraggio ne ha (avuto) da vendere: è partito anni fa lasciando un lavoro sicuro per inseguire il suo sogno più grande: vivere di sola musica. Prima tappa Lione, a seguire le principali città europee. Nessun aereo, nessun ristorante costoso: via di autostop e panini del supermarket. Lui, una tenda e Cristina, il nome che ha dato alla sua chitarra. Umanizza spesso e volentieri, Matteo. E questo fa capire quanto per lui sia importante la relazione, la condivisione, il dialogo tra persone. A sua insaputa, un vero e proprio comunicatore. Perché nella musica di Soltanto il destinatario è importante quanto il mittente. Il destinatario è vera e propria fonte di ispirazione, è linfa vitale, è musa ispiratrice. Di questo ne ho avuto conferma lo scorso mercoledì, 24 aprile, quando sono andata a sentirlo live a La Salumeria della Musica per presentare Le Chiavi di Casa Mia, suo primo CD di inediti, realizzato – via Musicraiser, grazie agli aiuti di chi si è appassionato alla sua storia.

Ad aspettare la sua entrata un tripudio di gente. Ma non solo. Un tripudio di gente coinvolta, emozionata. Era come se su quel palco ci fossimo tutti noi. Avevamo il cuore a mille, eravamo preoccupati quando il suono della voce non riusciva a superare quello degli strumenti. Il cuore si rilassava a fine canzone, quando Matteo buttava fuori l’aria per la tensione. Spargevamo sorrisi quando, incredulo, ci fissava ed esordiva in un attonito Ma quanti siete? – Musicisti eccelsi hanno accompagnato la sua avventura in studio e sopra il palco (e ho scoperto che l’eleganza del violoncello riesce letteralmente a stregarmi).

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Pensateci: quando utilizzate l’avverbio soltanto? Quasi sempre per descrivere pensieri negativi. Che vuoi che sia, è soltanto un bambino. Voglio soltanto spiegarti la mia. Hai visitato soltanto quella città? E invece qui sa di zucchero, sa di carezza. Ascolti la sua musica, la sua storia e non serve aggiungere nulla di più. È tutto lì. È tutto racchiuso nella perfetta fusione tra una voce e una chitarra, ben posizionate nella cornice di un sogno che si avvera.

Perché in fondo, per essere felici, non abbiamo bisogno di molto. E mentiamo a noi stessi essendone consapevoli. Ci bastano gli affetti, un fuoco da tenere vivo e in tasca un mazzo di chiavi. Per sapere di poter tornare a casa. Eventualmente.

• Tracklist •

Soltanto

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1. LE CHIAVI DI CASA MIA | ▻▻ Video
Voto: ★★★★

Canzone apripista, singolo scelto per presentare il primo lavoro, video ben confezionato e coerenza con le lyrics. Una storia finita male. Un happy ending chimerico. Adoro come l’inizio riesce a spiazzarti: prima in acustico, poi con un marasma di emozioni e strumenti che, a inizio ritornello, ti confonde. Ma bastano un paio di secondi per tornare a far sorridere il cuore. Fatevi trascinare dall’atmosfera che si respira. Il violoncello a fine canzone è pura magia.

♬ Dice: Chissà se il dolore ha vinto sull’abitudine.
♡ Sa di: caffè, Champs Elysées e corse contro il tempo.

Soltanto

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2. LA VITA HA SCELTO TE
Voto: ★★★★

Una bellissima nenia che, per qualche assurdo motivo, mi fa pensare a scenografie medievali, di altri tempi. A livello di testi penso possa essere il perfetto claim per Matteo: Io non ti conosco ma canto per te è la frase che sentiamo sua, che sentiamo nostra. Un cerchio che si chiude, con la fine che riprende l’inizio, come a dare un senso a tutto ciò che è stato detto.

♬ Dice: Lascia i dubbi nel cassetto, riempiremo il letto di felicità.
♡ Sa di: carillon e dolci follie.

3. PICCOLA (STUPIDA)
Voto: ★★★+

Orecchiabilissima. Radiofonicissima. Una sferzata di energia per sdrammatizzare la cotta che ci si prende per le persone sbagliate al momento sbagliato.

♬ Dice: E tu non sai quanto mi sei mancata, col tuo sorriso da fine giornata.
♡ Sa di: cortili e illusioni.

4. ACCANTO
Voto: ★★★+

E poi ci sono invece quelle storie che finiscono ma che in realtà non finiscono mai. Le strade si dividono, si prendono strade diverse, ognuno cerca di rincorrere i propri sogni senza la necessità, il bisogno di stare mano nella mano. Agrodolce. Rassicurante come una coperta in più nella stagione più fredda.

♬ Dice: Prendi il tempo di rincorrere i tuoi perché.
♡ Sa di: cieli infiniti, confusione e futuro.

5. OVUNQUE SEI
Voto: ★★★★★

La mia traccia preferita. Il pezzo che mi ha rapito il cuore e l’ha gettato lontano sin dal primo ascolto. Lontano per andarlo a riprendere, per credere nei sogni senza arrendersi mai. Il brano che mi fa pensare a chi non c’è più e a ciò che non c’è ancora. Il ponte tra il passato e il futuro, il brano del presente, quello in bilico, quello che non riusciamo mai a sentire nostro. Testi e musiche ricercati. Oasis meet Daniele Groff. La vera perla dell’album.

♬ Dice: Ma tu continui a illuminare tutti i sogni miei, anche se non ci sei..
♡ Sa di: Bibi e Olanda.

6. MONTPELLIER
Voto: ★★★+

Una canzone vissuta fino all’ultimo secondo. Matteo racconta della sua esperienza a Montpellier, probabilmente il vero fulcro del suo viaggio in giro per l’Europa. Scanzonata e spensierata, ci sembra quasi di conoscere tutte le persone che cita all’interno: da Filippo che organizza le feste a Clara, la querida, fino al bacio di Cristina, la sua chitarra, quasi a suggellare il momento.

♬ Dice: Sai è strano pensare di tornare a partire.
♡ Sa di: falò sul mare e rifornimenti di Perrier.

7. DOVE SEI
Voto: ★★★★★

Bellissima. Dolcissima. Con il magone in gola per tutta la durata. Una canzone profetica per Matteo che si chiedeva quando e dove avrebbe potuto incontrare la sua metà. E, come succede nella più bella delle favole, un giorno, per caso, il destino ha voluto che il suo destino incontrasse quello di Alessandra che, togliendosi le cuffie, si rese conto di ascoltare la medesima canzone che quel curioso ragazzo in strada stava cantando..

♬ Dice: E quanti giorni perderò a uccidere i miei demoni..
♡ Sa di: serendipity.

8. LETTERA A ROSE

Ogni storia si compone di molti inizi e a volte quelli decisivi accadono lungo il cammino. Il vero inizio della storia di Soltanto è in Rue Saint Jean, nel centro storico di Lione, Francia. Viaggiavo ormai da settimane: autostop, strada, tenda e ancora autostop. Solo. L’euforia legata alla partenza si stava piano piano spegnendo lasciando spazio ai fantasmi.. È davvero la strada giusta – mi chiedevo, o sto semplicemente perdendo un sacco di tempo dietro a una chitarra, qualche spicciolo e uno stupido sogno in queste strade sconosciute d’Europa?

Il tempo si dilatava, le giornate si facevano ovattate. Ricordo che ci fu un giorno in particolare in cui tutta quella tristezza venne fuori. Sentivo il tarlo crescere, continuamente, ossessivamente.. e quel giorno più che mai sentii il bisogno fortissimo di andare a suonare in strada provare a liberarmi di quei demoni. Ed eccomi lì, in Rue Saint Jean, pronto a intonare la mia preghiera, Please Please Please, Let Me Get What I Want degli Smiths che dice: Non mi capita di avere un sogno da molto, moltissimo tempo. Ho avuto così poca fortuna nella vita che al posto mio un uomo buono si sarebbe trasformato in cattivo. E allora per favore, per favore, per favore, per una volta, una volta soltanto nella mia vita lasciate che io possa ricevere quello che desidero. Il Signore lo sa, sarebbe la prima volta.

Cantando queste parole da lontano scorgo una bimba, la vedo ancora adesso incrociare i miei occhi e di punto in bianco tirare la giacchetta della mamma per potersi fermare ad ascoltarmi. Eccola che mi guarda.. ancora. È allora che si lascia andare al sorriso più semplice, puro e sincero che io abbia mai visto, di quei sorrisi che avrebbero riempito anche il cuore più cupo e nero della città. La canzone finisce e lei, con mamma e fratellino, si avvicina per farmi una domanda..

Posso abbracciarti?

Il tempo si fermò e d’improvviso tutto si fece chiaro: la felicità non è solo sorrisi e pace dei sensi ma è anche e soprattutto poter condividere se stessi nei giorni di sole e in quelli di pioggia, liberamente, e io riesco a farlo solo con la musica. Ecco perché non avrei mai smesso di suonare in strada: tutta la fatica che avevo sempre fatto nel raccontare i miei stati d’animo quel giorno smise di schiacciarmi perché quel giorno trovai le ali e cominciai a volare, sicuro di meritarmi l’affetto delle persone che avrebbero voluto donarmene.

Buona vita, piccola Rose.
Ovunque sei.

Soltanto

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Le cartoline illustrate de Le Chiavi di Casa Mia!  [da un'idea di Alessia Bicocchi]

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Woodkid: The Golden Age, cronaca di un concerto apocalittico [+ RECENSIONE ALBUM]

Woodkid

vice.com

La poliedricità è un aspetto che mi ha sempre affascinata: sarà perché mi sento un po’ tirata in causa? Adoro fare venti, cento, mille cose (sicuramente non tutte assieme e soprattutto non tutte con lode), anche se musica e scrittura sono le due che prediligo. Diciamo che le personalità poliedriche, per forza di cose, mi attraggono. E direi che questo è proprio il caso di Woodkid, all’anagrafe Yoann Lemoine. Artista nel vero senso della parola, Yoann è regista, compositore e cantante. Dimenticavo l’aggettivo: visionario.

Tanto per cominciare, avete presente il video di Blue Jeans di Miss Lana Del Rey? E quello di Teenage Dream di Katy Perry o Take Care di Drake e Rihanna? Ecco, la regia è del signorino qui in questione. Il meglio di sé, in qualità di regista, lo dà però nei video delle sue stesse canzoni. Iron, Run Boy Run e I Love You sembrano essere uno il continuo dell’altro, come una vera e propria saga, rigorosamente in bianco e nero e, soprattutto, di grande impatto emotivo.

La vista non è l’unico senso da utilizzare quando si tratta di Woodkid. L’udito ha, dalla sua, probabilmente il primo scalino del podio. Un genere musicale difficilmente definibile. Melodie altamente apocalittiche. Lo ascolti e ti sembra di essere in una dimensione parallela, protagonista di un videogioco di ruolo, impegnato a scappare da mostri e problemi in una corsa senza fine. Insomma, spararvi Woodkid nelle cuffie corrisponde ad una corsa sulle montagne russe, con adrenalina a mille ed esaltazione alla massima potenza! Provare per credere.

E chi è stato ieri sera al concerto di Milano al Teatro Franco Parenti (questa sera non perdetevelo in quel di Roma!) non può che confermare. Luci e musiche sono state il connubio perfetto per venti, cento, mille scosse di adrenalina. Sul backdrop alle sue spalle immagini ad alta definizione: interni di chiese, cime innevate e l’inconfondibile bambino/statua di Run Boy Run sgretolato in mille pezzi davanti ai nostri occhi increduli. Insomma, il tocco inconfondibile di Woodkid-regista si è sentito eccome.

Dopo l’apertura del bravissimo Andrea Nardinocchi, Woodkid si presenta sul palco con una band di tutto rispetto: due tastiere, tre fiati e due tamburi. La performance è stata intenzionalmente suddivisa in due fasi: la prima, più soffice e delicata, con i pezzi più calmi di The Golden Age (e una splendida versione di Brooklyn) e la seconda, più movimentata ed elettrizzante, con la folla in visibilio tra salti e teste a tempo. Lui? Simpatico, alla mano, divertente e profondo al tempo stesso. E spesso di spalle.

Quasi a contemplare lui stesso quello che è stato capace di creare. Quasi fosse lui stesso parte integrante del pubblico e assistesse, nella sua umiltà, a qualcosa di superlativo.

Woodkid, Milano

@airaliworld

E per chi non avesse avuto la possibilità di sentirlo dal vivo, datevi una seconda chance e ascoltate The Golden Age su Spotify, uscito lo scorso 18 marzo, leggendo al tempo stesso la mia recensione. Sicura che non ve ne pentirete!

 • THE GOLDEN AGE Tracklist •

The Golden Age, Woodkid

1. THE GOLDEN AGE
Voto: ★★★★

Perfetto inizio di un album perfetto. Note malinconiche si susseguono tra violini e pianoforti per arrivare ad un ritornello che ti entra subito in testa e che rimpiange i vecchi tempi d’oro, quelli che passano e che non tornano più. Poco prima del secondo minuto la canzone si trasforma e così anche il vostro stato d’animo: il ritmo si fa incalzante e forse anche voi vi sentirete meno sconfitti e più risoluti. Da brivido la voce che sembra spezzarsi sul finale della canzone.

♬ Dice: Did you ever feel we’re falling as we grow?
♡ Sa di: lunapark abbandonati, lacrime e rimpianti.

2. RUN BOY RUN | ▻▻ Video
Voto: ★★★★

Suoni di campane segnano l’alba di questa canzone, uno dei singoli portafortuna. Probabilmente suggestionata dal video musicale (un vero e proprio capolavoro) ogni volta che l’ascolto mi sento la protagonista di una corsa senza tempo. I buffi mostriciattoli co-protagonisti del videoclip mi ricordano il film Nel Paese delle Creature Selvagge e il ritornello assordante sembra voler sottolineare un momento di esasperazione, disagio e insoddisfazione che sfocia nel cambiamento e quindi nella pace dei sensi. E’ proprio quando Woodkid abbassa i toni e spiega al ragazzino che domani sarà un uomo e quindi non avrà più modo di nascondersi che l’anima si quieta, speranzosa di avere ancora una possibilità.

♬ DiceRun Boy Run! Running is a victory!
♡ Sa di: inseguimenti, spine nel fianco e battito accelerato.

Run Boy Run

Clicca qui per guardare Run Boy Run!

3. THE GREAT ESCAPE
Voto: ★★★

Chissà perché l’inizio mi fa pensare subito a Dog Days Are Over di Florence + the Machine e riesce a strapparmi un sorriso. La base uptempo è piacevole e risolta ma Woodkid lo preferisco più quando suscita pathos..

♬ Dice: Can’t you see that we’re dead until we wake up?
♡ Sa di: vittoria.

4. BOAT SONG
Voto: ★★★

Sulle canzoni lente Woodkid sembra essere la perfetta controparte maschile di Lana Del Rey, sua grande amica. Il timbro si fa cupo e gli armonici risuonano in tutto il loro splendore. Il tema è ricorrente: il fato, il destino, le scelte. La canzone è piena di domande e dilemmi a cui non si riesce a dare una risposta e le immagini vedono il mare far da protagonista, specchio argentato delle nostre insicurezze.

♬ Dice: Are we instruments of fate? Do we really have a choice?
♡ Sa di: orizzonti, dubbi e addii.

5. I LOVE YOU | ▻▻ Video
Voto: ★★★

Questa canzone ha il potere di farmi venire la pelle d’oca alta due metri. Racchiude tutto nei suoi quasi 4 minuti: tutta l’insofferenza che si può provare per un amore non corrisposto, per una battaglia persa e forse inutile o forse una vittoria perché, in fondo, tutto può tornarci utile un giorno. Anche qui distese di oceani hanno la meglio: l’acqua è un simbolo ricorrente nelle canzoni di Woodkid. Ciò che nei nostri sogni rappresenta l’emotivo viene scelto da un grande artista per rappresentare tutto ciò che prova nei confronti della vita, della società, dell’amore. Il graffio sulla pelle lo dà poi quel suono metallico che sentite ad inizio canzone e che poi torna minaccioso sulle strofe. Pare quasi essere un cancello che si chiude, metafora perfetta per il significato del brano.

♬ Dice: I was synchronized with you but now the sound of love is out of tune.
♡ Sa di: sconfitta, tepore e Islanda.

I Love You

Clicca qui per guardare I Love You!

6. THE SHORE
Voto: ★★★

Torniamo alla malinconia con questa canzone dal mood inquietante. Il simbolo, guarda caso, è quello di una spiaggia su cui Woodkid passeggia immaginando quello che sarebbe potuto essere tra lui e l’amore della sua vita. Al minuto 2:20 le emozioni prendono il sopravvento grazie all’aiuto delle trombe che esasperano questa sensazione di disperazione.

♬ Dice: You don’t remember anymore the kisses that I stole from you.
♡ Sa di: vuoto interiore e mare d’inverno.

7. GHOST LIGHTS
Voto: ★★★★

Suoni possenti alla Iron ma smorzati dai pensieri continui rivolti all’amore perduto. Questa contraddizione sembra funzionare decisamente bene e mi fa pensare all’altalena dell’amore. A volte ti fa salire fino a su per farti toccare il paradiso con un dito e poi, puntualmente, ti riporta giù fino a farti sprofondare negli abissi.

♬ Dice: Without you I can’t stand the sound of the rain.
♡ Sa di: chiavi di casa e vetri frantumati sul pavimento.

8. SHADOWS
Voto: ★★★

Prima traccia completamente strumentale. Woodkid si riposa e ci porta, mano nella mano, in un viaggio al di là dell’atmosfera dove tutto sembrare fluttuare, dove tutto sembra senza consistenza.

♡ Sa di: galassie e buchi neri.

9. STABAT MATER
Voto: ★★★★

Una di quelle canzoni che calzerebbe a pennello come colonna sonora di uno di quei film dove la gloria è tutto. Quasi paradossalmente, il titolo Stabat Mater (che in latino significa Stava la Madre) rimanda ad una preghiera cattolica sulla sofferenza, amata moltissimo da grandi musicisti come Vivaldi e Rossini.

♬ Dice: Hey, do you still braid some flowers in your hair?
♡ Sa di: lutti e rivincite.

10. CONQUEST OF SPACES
Voto: ★★★★

Non so perché ma questo pezzo mi fa invece pensare ad un altro progetto musicale che amo tantissimo: i Nightwish. Nella seconda parte della canzone, quando i tamburi si fermano, più che allo spazio mi rendo conto di pensare ad una sorta di circo a cui ho accesso grazie ad una grande tenda rossa. Il ritornello è vincente e giova a tutta la canzone facendotela sentire tua già dal primo ascolto.

♬ Dice: Behind the dreams of mastery love dies silently.
♡ Sa di: navicelle spaziali e vite alternative.

10. FALLING
Voto: ★★★

Seconda traccia strumentale dell’album. Un crescendo di ansia e paura.. Abbandonate ogni speranza o voi che entrate!

♡ Sa di: incubi nel pieno della notte.

11. WHERE I LIVE
Voto: ★★★★★

La mia canzone. Ha tutto quello che cerco: musica giusta, melodia giusta, testo giusto. Le sensazioni che mi capita di provare nei giorni più bui Woodkid le spiega perfettamente in questo brano. Puro. Emozionante. Così puro ed emozionante che mi ritrovo alla fine con il groppo in golo e gli occhi lucidi. La perla preziosa e nascosta di tutto l’album.

♬ Dice: I’ll never reach the truth of lies. I’m just watching the flowers grow.
♡ Sa di: promesse infrante, frustrazione e immobilità.

11. IRON | ▻▻ Video
Voto: ★★★★★

Eccola arrivare, la colonna portante di The Golden Age. Utilizzata come soundtrack del trailer di Assassin’s Creed: Revelations, ha tutti gli elementi per chi vuole ascoltare un po’ di sana epic music. I viaggi che mi faccio con questa canzone.. Non basterebbe un’intera recensione per raccontarveli, anche perché sono cangianti e discontinui ma sempre appassionanti. Se non l’avete mai ascoltata mi chiedo quasi come abbiate fatto a sopravvivere finora :P

♬ Dice: I want to feel the pain and the bitter taste of the blood on my lips, again.
♡ Sa di: ibernazione e combustione al tempo stesso.

Iron

Clicca qui per guardare Iron!

11. THE OTHER SIDE
Voto: ★★★★

E così come si era aperto, l’album si chiude in maniera altrettanto perfetta con una marcia agonizzante di tamburi soffocati a fare da sottofondo. A sua volta, il finale della canzone è altrettanto perfetto: i tamburi sembrano più lontani e si arrendono ad una chiusura che sembra volerci sussurrare “All good things come to an end“.

♬ Dice: And in the arms of endless anger will end the story of a soldier in the dark.
♡ Sa di: secondo gradino del podio e risate agrodolci.

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Così come l’album, anche il concerto segue fedele lo stesso inizio e la stessa fine. Woodkid è uno preciso, mica fa le cose tanto per fare. Insomma, se non siete riusciti a leggere tutta la recensione leggete semplicemente quello che segue.

Se siete apatici e deboli di cuore, questa non è roba che fa per voi. Se siete ancora alla ricerca del significato della vita, nonostante siate disillusi da tempo, dategli una chance. Insistete se la musica, a primo ascolto, vi sembrerà simile e non riuscirete subito a comprenderla. I tesori preziosi sono sempre quelli nascosti. Se invece volete esaltarvi skippate diretti alla traccia numero 2 e poi alla 11 e poi ancora alla 2 e poi ancora alla 11, ad libitum.

Ma ricordate: uno che al suo stesso concerto si mette di spalle, stessa prospettiva del pubblico, non è uno che sta facendo il maleducato.. è uno che sa mettersi nei panni di chi ascolta e, a sua volta, ne sa ascoltare l’anima.

SCALETTA CONCERTO

Intro
The Golden Age
Baltimore’s Fireflies
Where I Live
Ghost Lights
I love you
Brookyln
Boat Song
Shadows
Stabat Mater
Conquest of Spaces
Iron
The Great Escape
Run Boy Run
The Other Side

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